ROTZO un paese da scoprire

 

L'Abate Agostino Dal Pozzo
L'illustre personaggio della Storia di Rotzo

Nella Sala Consiliare del Municipio di Rotzo, un volto sereno e pensoso colpisce il nostro sguardo: è l'effigie dell'Abate Agostino Dal Pozzo. Sulla facciata delle Scuole Elementari si legge il suo nome; a Castelletto una via è intitolata a questo nostro concittadino; l'Istituto di Cultura Cimbra di Roana si onora del suo nome, il suo busto veglia l'entrata al municipio di Rotzo. Abbiamo pensato di tracciare un profilo di questo figlio della terra rotzese, divenuto il più illustre storico che con le sue ricerche e studi, ha onorato non solo il paese di Rotzo ma anche l'intero Altopiano.

E' l'anno 1732. Agostino nasce a Castelletto, in una tipica casa, tuttora esistente, da Pietro Dal Pozzo e da Maria Maddalena Dalla Costa, entrambi di Rotzo. La dimora è vicina alla chiesetta di San Rocco e in prossimità al " pozzo", primo centro di vita della contrada e preciso punto di riferimento. La sua famiglia viene appunto indicata con il nome " Pronnen" (oggi Prunner), cioè " pozzo", per distinguerla dalla famiglia Dal Pozzo "Obarn" (oggi Ober) ossia " sopra", che sta appunto a nord. Il fanciullo manifesta una singolare intelligenza e suo zio, Don Giovanni Dal Pozzo, Rettore della Parrocchia di Canove di Roana, intuisce le sue doti e prende personalmente a cuore la sua istruzione nella " Bella Letteratura". A 18 anni, a Trento, frequenta il corso biennale delle " Filosofiche Discipline". Manifesta quindi una passione per la Medicina. Lo zio, rispettoso della scelta del nipote, lo conduce a Padova e lo iscrive alla celebre Università. Agostino intraprende con grande ardore gli studi e si appassiona sempre più in questa disciplina. Pare proprio trascinato da naturale inclinazione. Ma al terzo anno di studi universitari lascia l'Università ed entra in Seminario. Era sbocciata la vocazione sacerdotale; una vocazione profondamente convinta, serenamente vissuta nell'esemplare costanza dell'adempimento dei suoi sacri doveri. Al seminarista Dal Pozzo, ora, sta a cuore soltanto una ricca e perfetta cultura, incoraggiata e sostenuta da validissimi professori e con zelante impegno si applica alle " Filosofiche e Matematiche Discipline". Nel contempo, conversando familiarmente con i più dotti professori, arricchisce sempre più la sua mente. In seguito questi illustri insegnanti si fanno un tal concetto del nostro Dal Pozzo, che tengono un'amichevole corrispondenza di lettere, non disdegnando nei casi più difficili di ricorrere a lui, ritenuto persona competente, in grado di conoscere e giudicare con raffinato intuito. Ordinato sacerdote da Sua Eccellenza Mons. Carlo Rezzonico, rimane a Padova soltanto due anni. Il nobile Roberti di Bassano, lo richiede presso la sua famiglia e gli affida l'incarico di precettore, cioè insegnante -. Educatore dei suoi figli. Presso questa famiglia compie ogni suo dovere con vero spirito cristiano, offrendo un'ammirevole pubblica testimonianza di zelante sacerdote, di scrupoloso pedagogo e di appassionato studioso, sempre sostenuto e incoraggiato dalla stima e dall'amore dei cittadini. Di aspetto robusto il suo fisico, media la sua statura, vigoroso il suo volto, ma , in seguito, la sua salute divenne sempre più cagionevole a causa dei lunghi e approfonditi studi. Infatti, il suo più gradito piacere, che diventa sempre più passione, è di frugare nelle antiche pergamene e, osservandole e leggendole con acuto occhio filosofico, rilevare le vicende dei secoli passati. Stringe molte amicizie ed è in relazione con una fitta corrispondenza con insigni letterati italiani e germanici. Non mai soddisfatto di raccogliere notizie, intraprende numerosi viaggi, accumulando diverso materiale per le sue diverse opere. L'abate Dal Pozzo inoltre conosce a fondo la lingua latina e la lingua greca. Scrive saggi poetici di autori classici, tradotti poi in lingua italiana, dimostrando sempre vivo amore per ogni forma di studio e di erudizione. Appassionato storico, dedica tutto il suo ingegno per illustrare il glorioso passato dei Sette Comuni, sua patria. E da Bassano volge lo sguardo ai suoi monti che mai dimentica, proponendosi di risalire alle origini della gente dell'Altopiano, così diversa dalle altre popolazioni per lingua, usi e costumi: gente che costituì per molti secoli una piccola nazione con leggi e governo proprio. Vi si impegna con lunghe e accurate ricerche, consultando carte e documenti con la più rigorosa critica. E ciò lo rende meritevole di ogni ammirazione per il fatto che è il primo studioso che intraprende questa nuova strada di ricerca, lasciando completamente da parte tradizioni e leggende. L'Abate Dal Pozzo è pertanto, un geniale precursore dei metodi di ricerca dei nostri tempi. Non si può dimenticare, nel tracciare il suo profilo, il suo interesse geologico e il valore scientifico dei suoi studi e ricerche. Nel 1781, intraprende degli scavi regolari sulla collina del Bostel, che conducono a importantissime scoperte. Vengono alla luce una quantità di oggetti; si fa un accurato elenco e si intuisce la grande importanza della stazione archeologica del Bostel, villaggio preromano con numerose casette sotterranee. Con questa ricerca il Dal Pozzo si acquista una grande benemerenza e viene considerato il primo ricercatore in Italia che abbia intuito che si può dare luce alla storia, frugando nel sottosuolo terrestre. Stremato di forze per la lunga e intensa applicazione allo studio, circondato da amorose cure nella malattia, l'Abate Dal Pozzo conclude la sua operosa vita il 28 luglio 1798, all'età di poco più di 66 anni. Non è solo compianto dai generosi Conti Roberti, ma da tutta la città di Bassano, che si rende dolorosamente conto di aver perduto un cittadino illustre per la sua profonda e vasta cultura, un sacerdote esemplare, un affettuoso e ottimo amico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

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