ROTZO un paese da scoprire

 


I nani e i tesori dell'Altarknotto

Molti anni fa, quando ancora non esistevano negozi pieni di ogni cosa, ma le varie mercanzie erano portate da un paese all’altro dagli ambulanti, un mercante girava con un piccolo carro per l’Altopiano, cercando di vendere le sue merci e guadagnare cosi qualche soldo. Un giorno, molto stanco per il lungo cammino, il mercante si addormentò sotto un albero e, mentre era immerso nel sonno, arrivò un nano che gli sfilò dalla cintura la borsa con i denari fino allora guadagnati. Quando l’uomo si svegliò e si accorse che i suoi soldi erano stati rubati cominciò a disperarsi, pensando a come avrebbe fatto a tornare dalla sua famiglia a mani vuote. Cercò dappertutto la borsa dei denari, sperando ancora di averla persa e di poterla ritrovare, ma alla fine dovette rassegnarsi e disperato si sedette su un sasso prendendo la testa tra le mani. Era così afflitto che si mise perfino a piangere, ed una grossa lacrima scese lungo la sua guancia e cadde sul sasso. " Cosa succede?" disse una strana voce sotto di lui. Il mercante ebbe un sobbalzo e quasi urlò dallo spavento, poiché attorno non c’era nessuno. "Insomma, che accade? Piove?" chiese di nuovo la voce, mentre il sasso su cui era seduto aggrottava la ruvida superficie. "Come, un sasso che parla?" esclamò il mercante, sorpreso e ancor più spaventato. "Certo…non si può? Anche voi uomini parlate. Ma dimmi, perché sei così afflitto? Cosa ti è accaduto?" Il mercante, rassicurato dal tono amichevole del sasso, raccontò quello che gli era successo e la pietra, dopo averci pensato un po’, gli disse" Sono stati certamente quei mattacchioni dei nani…hanno un debole per tutte le cose preziose, le rubano e poi le nascondono sull’Altarknotto, in un punto segreto che nessuno conosce". "Ma allora non c’è nulla da fare …non potrò più riavere i miei soldi!" esclamò tristemente il mercante. "Forse un modo c’è" ribattè però il sasso , " quando splende il sole e nessuna nuvola attraversa il cielo i nani portano tutti i loro tesori in cima all’Altarknotto, per vederli risplendere alla luce. Se tu ti recherai lassù in una di quelle occasioni forse potrai recuperare il maltolto. Attento però: dovrai prendere solo quello che era tuo e non lasciarti tentare dall’avidità !" "Farò certamente come mi hai detto " disse sicuro il mercante, "grazie del tuo aiuto, non lo dimenticherò" e così dicendo si accomiatò dal sasso e si preparò ad aspettare una giornata di sole. Il mattino dopo il cielo era sereno e senza nubi ed il mercante, pieno di speranza, si avviò verso il monumentale roccione. Dopo un po’ vide uscire dal nulla i nani, in processione, recando ognuno oro, monili, pietre preziose. Le portarono tutte sulla cima dell’Altarknotto, dove quei tesori illuminati dal sole , presero a risplendere e luccicare come non mai, creando tutt’attorno un alone magico. Il mercante restò ammutolito ad ammirare tutte quelle meraviglie, e quando i nani se ne andarono si calò per una frattura del terreno fino alla base dell’Altaknotto; quindi lo scalò fin sulla cima, dove aprì il suo sacco e si mise a riempirlo con tutto quello che poteva; ori, monili, tesori di ogni genere. Di fronte a tanta ricchezza si dimenticò infatti di quanto gli aveva raccomandato il sasso e non pensò che a prendere più che poteva; quindi con il sacco e le tasche piene, ridiscese dalla roccia e si diresse verso valle. Ma quando arrivo nel bosco sentì un calore improvviso e insopportabile sprigionarsi dai tesori, e dopo un po’ fu costretto a svuotare le tasche, poiché gli oggetti che portava erano ormai incandescenti. Non appena toccarono terra questi svanirono nel nulla; le mani del mercante bruciavano, ma egli pensò che almeno gli restavano i tesori che aveva messo nel sacco. Quando però giunse sulla strada che portava al paese anche il sacco cominciò a scottare sempre di più, e l’uomo fu costretto a gettare via qualche oggetto. Così, poco alla volta, dovette disfarsi di tutti i tesori presi sull’Altarknotto, e finanche delle poche monete che ancora portava. Gli restarono nel sacco solo pochi soldi, e sulle mani i segni indelebili della cupidigia, che non si cancellarono più e lo accompagnarono per tutto il resto della sua vita

Tratto dal libro sui sentieri delle leggende di Paola Favero





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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