Altaburg "Story"

 

"QUARTA ROGAZIONE"

Anche quest'anno, il giorno della Ascensione (23 maggio) si è rinnovato il Rito della "QUARTA ROGAZIONE".
Il tempo, dopo la pioggia del giorno precedente, è stato splendido: fresco e soleggiato.Partiti alle ore 10.15, accompagnati dal suono solenne delle campane, si è presa la strada della Romita e alla sorgente omonima è avvenuta la "Benedizione dell'acqua". Presa poi la "strada interna", guidata dalla croce, la processione ha fatto sosta alla "Curva del Telale", dove è avvenuta la "Benedizione dei prati, dei pascoli e del bosco". Si è poi proseguito al canto delle "Litanie dei Santi", fino alla fine della mulattiera e poi, per il sentiero, fino alla "Croce dell'Altaburg": "Benedizione del paese" e poi pranzo al sacco. Il ritorno, attraverso il bosco, si è concluso nella chiesa di S.Margherita, con la "Preghiera conclusiva", verso le ore 14.30. Buona la partecipazione, più per qualità che per quantità (60 persone circa).

RICORDI LONTANI "le patate di Rotzo estate 1939"

Quell'anno avevo quattordici anni; ero troppo adulta per andare, come gli anni precedenti, al pascolo a custodire le mucche, perciò a casa i miei famigliari mi assegnarono un altro lavoro. Dovevo aiutare la mamma nei lavori domestici e fare la spola tra casa e campi, portare il pranzo di mezzogiorno e la merenda ai miei famigliari e alle "opere" che dovevamo prendere per i tanti lavori in agricoltura, visto che si lavorava solo con zappa, forca e rastrello.La strada che portava nei campi era la stessa di oggi, però più stretta tanto che i carri trainati per lo più dalle mucche la occupavano tutta e i pedoni non avevano lo spazio per passare perciò i nostri antenati fecero un sentiero chiamato "begale" in prossimità della strada che cominciava pochi metri prima di arrivare in cimitero. Il sentiero serviva, come detto, alle persone che dovevano andare nei campi a piedi siti in Anghecar, in Gruba, nella Chea , nei Fagari, nel Maura tutti nomi cimbri tuttora censiti in catasto. Detto sentiero costeggiava i terreni di diversi proprietari e si immetteva nella strada passando anche per un campo di proprietà di mio padre Zecchinati Bortolo.
Come tutti i bambini un po' curiosetti chiesi a mio padre perché quel campo aveva una servitù di passaggio per tutti e lui mi rispose che a suo ricordo c'era da sempre ma non chiese mai al suo defunto padre il perché. Per fortuna attraversava il campo in un angolo; i passanti non si permisero mai di fare danno alle colture oltre al limite del sentiero. Quell'anno 1939 era seminato a frumento; io con il lavoro assegnatomi passavo di là ogni giorno, perciò osservavo da vicino il crescere del grano: era bello, verde, direi di un verde scuro, cresceva lentamente, ma cresceva.
In Giugno mi soffermavo qualche minuto ad osservarlo con più interesse del solito: lo stelo aveva un bel gambo diritto, in cima aveva qualche cosa… sembrava un nodo, cosa sarà? Un mattino osservando bene vidi qualcosa che usciva dalla sua sommità e, incuriosita, chiesi ai miei che cosa fosse, mi dissero che era la spiga e che tra qualche giorno sarebbe uscita dal gambo, avrebbe guardato il sole che l'avrebbe portata a maturazione. La mia curiosità non aveva limiti. Ogni giorno passavo e speravo di vedere le spighe uscite dallo stelo ma sembrava che lo stelo non voleva lasciarle libere, sembravano prigioniere perché erano ricurve e ciò mi dispiaceva. Finalmente una mattina le vidi libere, guardavano la luce, il sole le riscaldava, mi sentii come liberata da un dolore… ero felice. Le vedevo lente eleganti nel loro lento crescere. Una mattina passando le osservai diverse, cosa sarà? Pensavo; erano diventate un po' tozze qualcosa di strano c'era nella loro eleganza; sembrava una spugnetta che le contornava da tutte le parti. Chiesi ai miei famigliari cosa fosse quel cambiamento, mi dissero che avevano messo il fiore, come del resto tutte le colture, molto importante per una buona stagione di grano; mi spiegarono che era il momento più delicato perché un po' di vento o una forte pioggia poteva abbattere il fiore così che le spighe non si sarebbero riempite di grano fino alla sommità. Il giorno 9 Giugno era una giornata afosa, che non risparmiava abbondante sudore a chi lavorava. Nel primo pomeriggio dense nubi nere si formarono nel cielo, cominciò a tuonare, i lampi si susseguirono uno dopo l'altro e quindi anche i tuoni non terminavano mai, sembrava il calare della notte anche se erano solamente le 14:00. Era usanza nei nostri paesi di mettere delle braci in uno scaldino e mettervi sopra le Palme Benedette, aprire le porte d'entrata e lasciare che il fumo di queste salisse verso il cielo. Le campane suonavano a distesa per implorare da Dio la benedizione sui nostri raccolti. In breve grosse gocce d'acqua bagnarono le strade seguite da qualche chicco di grandine, in famiglia tutti pregavano recitando le Litanie dei Santi, ma la tempesta non ascoltò le nostre suppliche, scesero chicchi sempre più abbondanti, sempre più grossi, i quali battevano sulla strada, qualcuno sui vetri delle finestre, quasi volessero romperli, sui fiori dei davanzali, sui tetti delle case. Ne scesero circa venti centimetri, i grossi chicchi rimasero alcuni giorni nelle strade imbiancate come su tutti i nostri raccolti… La tristezza si leggeva sul volto di ogni persona che si incontrava. Qualche giorno dopo i ragazzi e gli uomini fecero un giro per la Campagna - che desolazione!! - Il frumento era tutto a terra calpestato, c'era anche il fieno pronto da tagliare ma purtroppo anche questo era pigiato sul terreno. Nessun commento! Si doveva accettare la realtà. I nostri anziani agricoltori allora si radunarono per cercare una soluzione alla cattiva sorte che ci aveva colpito. Si decise di tagliare subito il frumento, farlo essiccare e portarlo via dal campo per farne paglia da usare per gli animali. Il frumento rimasto nel campo avrebbe dovuto rigermogliare e raggiungere la maturazione se l'autunno fosse stato soleggiato; e così prima di tagliare il fieno si passò a tagliare il frumento con la falce. I campi coltivati a frumento rimasero spogli del loro promettente raccolto Le patate già zappate con tante giornate di lavoro avevano le foglie battute a terra e flagellate da buchi, lo stelo sembrava sparito, nonostante ciò in autunno ci diedero un ottimo raccolto perché all'epoca le patate venivano seminate arando la terra con l'aratro, trainato dalle mucche, perciò erano ben coperte da non soffrire il gelo portato dalla tempesta e il tubero riprese a germogliare lentamente fino a mettere il fiore. I fagioli erano spariti e non si ripresero più. Come previsto dai nostri anziani il frumento rigermogliò producendo i tanto attesi chicchi. In quegli anni l'agricoltura della montagna era seguita dal Dottor Professor Pierluigi Zatta il quale, saputo il danno che ci aveva procurato la tempesta, venne a Rotzo, ci fece avere un indennizzo a seconda del danno subìto. Quando sentì dire che il frumento si sarebbe in parte rifatto e sarebbe andato a maturazione disse queste testuali parole: "Qui in montagna mandate appena a maturazione una stagione e voi sperate di mandarne due? non è possibile!" Invece come previsto dai nostri anziani, a settembre il frumento era maturo, non crebbe molto e non ne venne prodotto tanto, la perdita fu di circa due terzi. Venne la trebbiatrice con due mesi di ritardo, ma venne egualmente e si trebbiò ciò che il frumento era riuscito a darci dopo il disastro di Giugno.La stagione continuò con il suo solito ritmo, In compenso avemmo un'ottima raccolta di fagioli riseminati. Un'abbondante raccolta di patate e una straordinaria stagione di crauti, da quattro- cinque chilogrammi l'uno trapiantati dopo quel tragico 9 Giugno. A questo punto si può ben dire che "l'esperienza vale più di tanta scienza"

CRONISTORIA (Dal 15 marzo al 15 giugno)
17/03 (Mer.): Festa di S.GERTRUDE: celebriamo la nostra principale patrona, sia mercoledì 17/03 che il sabato-domenica successivi, richiamandone e approfondendone la complessa figura, invocandola con la apposita "Supplica" e con la Benedizione con la "reliquia", conservata nella nostra chiesa.
22-27/03 (Lun-Sab): NEVE E FREDDO: Se si eccettua il mercoledì, nevica ininterrottamente, e fa molto freddo. La neve caduta, in paese, raggiunge quasi il metro. A fine stagione risulterà che sulla nostra montagna sono caduti complessivamente 5 m. di neve.
04-11/04: SETTIMANA SANTA E DOMENICA DI RISURREZIONE: Domenica 4 benediciamo i rami di ulivo a tutte le ss.Messe (quella delle 10.15 è anticipata dalla "processione"); Lunedì (santo) è "giornata penitenziale" per adulti e giovani (sono presenti alcuni sacerdoti sudamericani); Martedì sera "Via Crucis" all'aperto in zona Cavieri-Albaredo (fa freddino, ma è sereno; buona partecipazione); Mercoledì: Giornata penitenziale per i ragazzi; GIOVEDÌ'-VENERDÌ' e SABATO; Triduo Sacro (disturbato dal cattivo tempo: nevica, sembra di essere a Natale più che a Pasqua!)(Giovedì sera c'è la "Lavanda dei piedi" con i ragazzi che faranno la Prima Comunione; Venerdì, causa il tempo, non si fa la processione finale).
11/04: DOMENICA DI RISURREZIONE.
18/04 (Dom): CONFERMAZIONE (o Cresima): Per le mani del Vicario Generale (Mons. Danilo Serena) vengono "confermati" 14 nostri ragazzi (di 2"e 3"media).
27/05 (Mar): Inizia la BENEDIZIONE PASQUALE ALLE FAMIGLIE.
1°-02/05 (Sab-Dom): GITA PARROCCHIALE A TORINO (vedi apposito articolo);
03/05: Iniziamo il FIORETTO del MESE di MAGGIO: Pioverà per due settimane di fila, ma noi per queste due settimane rimaniamo in chiesa. Poi, col tempo che ci favorisce, iniziarne la "peregrinazione" per le contrade, visitando i vari "capitelli mariani" e le chiese di S.Rocco e S.Margherita.
09/05: PRIMA COMUNIONE: Oggi vengono ammessi per la prima volta alla "Mensa dei grandi", 11 ragazzi di 3'e 4"elernentare.
10/05 (Lun): MESSA "CIMBRA": a conclusione dell'Anno di studio della lingua cimbra (curato dall'Istituto Cultura Cimbra), presieduta da don Sergio Stefani, frequentatore del Corso, nella chiesa di S.Margherita, viene celebrata una S.Messa, con alcuni canti cimbri, il Vangelo e alcune intenzioni di preghiera letti in italiano e in cimbro. La chiesa è piena.
13/05 (Mer): INAUGURAZIONE NUOVO NEGOZIO: dopo la chiusura del negozio generi alimentari "del Martin" e, ora, di quello di "Nino Rigoni", viene inaugurato un nuovo, ampio, negozio, che sarà gestito dalle sorelle Costa (Pecar).
23/03 (Dorn): "QUARTA" ROGAZIONE: La "Quarta" Rogazione, tipica tradizione di Rotzo, viene celebrata anche quest'anno (vedi apposito articolo).
27/05 (Gio): I GRUPPI MISSIONARI DEL VICARIATO concludono i loro incontri mensili nella nostra chiesa di S.Margherita, con un particolare incontro di preghiera a sfondo "mariano" (che per questa sera sostituisce il nostro "Fioretto"), Guida l'incontro l'Aasistente Vicariale, don Valentino Miotto, ora parroco a Foza, ma già arciprete di Rotzo . L'incontro poi si concluderà con una cena presso l'agriturismo Zecchinati.
30/05 (Dom): Solennità di PENTECOSTE: FESTA DELLA TESTIMONIANZA da parte dei ragazzi della Cresima. Ne sono presenti 2 terzi.
31/05 (Lun): FESTA DEGLI ALBERI: con i ragazzi delle Scuole d'Infanzia ed Elementari. Essa inizia nel cortile della chiesa di S.FRancesco a Campolongo. Dopo il discorso introduttivo del Sindaco e la benedizione per le mani dell'arciprete, i ragazzi illustrano il loro "cammino ecologico" con canti, poesie e scenette (molto apprezzate dal numeroso pubblico). Poi ci si è spostati verso il bosco per porre a dimora alcune piantine di abete bianco. L'incontro si è concluso nel cortile del Rifugio Ristorante, con un "rinfresco" a base di panini e bibite varie. Erano presenti anche rappresentanze delle Guardie forestali, delle Gurdie di Finanza e dei Carabinieri.
1°/06 (Mar): CHIUSURA MESE MAGGIO: Poiché ieri si è fatta la "chiusura vicariale" al Santuario della "Madonna del Buso" a Gallio, questa sera facciamo quella parrocchiale, presso la Statua della Madonna Pellegrina. Nonostante minacciasse pioggia, buona è stata la partecipazione.
06/06 (Dom): CHIUSURA ANNO CATECHISTICO E SCOLASTICO: Oggi, nel corso della S.Messa delle ore 10.15 abbiamo concluso, ringraziando il Signore, l'impegno catechistico e scolastico dei ragazzi, per l'anno 2003-2004.
12-13/06 (Sab-Dom): ELEZIONI: anche la nostra Comunità è interessata alla tornata elettorale, sia per rinnovare il Parlamento Europeo sia per la Amministrazione Comunale (Vedi apposito articolo).

RADUNO ALPINO

Ortigara: un nome, un ricordo per chi non sa cosa è successo quassù. Un raduno per chi non vuole dimenticare. Una montagna,... .più che una montagna è Zona Sacra agli alpini, qui si svolse il primo raduno dopo il 1918.

Cosi hanno voluto le Associazioni Alpini di allora. Non ero mai stato ad un raduno alpino e per questo ho voluto partecipare dopo tanti anni di attività escursionistica. Ma un cappello.... un cappello non ce l'ho. L'ho lasciato a Bologna, allora cerco tra gli amici e trovo un bel cappello naturalmente usatissimo con le mostrine da tenente. Bene questo va. Parto alle 5.30 da Asiago per l' Ortigara. Vai presto mi hanno detto, sai quanta gente trovi? Ben prima del piazzale Lozze dove solitamente si lascia la macchina, accampamenti a destra e a sinistra. Gli spazi si fanno sempre più ristretti. Ha piovuto e tempestato tutta notte ma gli alpini chi li ferma? Sono tutti in preparativi di partenza. Decido allora di lasciare la macchina appena possibile e mi avvio a piedi con il mio cappello. Molti mi salutano. Ma salutano proprio me o salutano il mio cappello? Mi viene qualche dubbio. A piazzale Lozze la vita è in fermento - non sono neanche le sette - . Qui si svolgerà la grande festa. Barbecue già in riscaldamento, tende con cartoline fotografie timbri, gira qualche fiasco di vino. vedo anche una botticella.,. Non mi fermo qui… passo la catena che delimita la Zona Sacra e mi avvio per la mulattiera. Passo accanto al Rif. CECCHIN e alla Madonnina del Lozze. Passo a ovest di quota 2007, un piccolo cocuzzolo roccioso forato a nord da gallerie e con un piccolo foro verso sud. Qui avvenne un episodio che non posso non narrare per l'amore che porto a queste montagne. Anni fa salivo all'Ortigara e raggiunsi un vecchio alpino con un mazzo di garofani rossi " Ma dove va ? " dissi. " Lo vede quel buchetto?" ....ecco noi salivamo tra i sassi ed il nostro Tenente vide una mitragliatrice austriaca che ci molestava. Per primo avanzò e si buttò dentro al buco per bloccare quella canna maledetta, Fu così che perse la vita. Questo permise a noi di entrare dal posterno e prendere quota 2007 Questi fiori sono per Lui. Supero molti gruppetti, parlata vicentina, veronese, veneziana etc.. e arrivo in cima all'ORTIGARA (m.2120) dove è appena iniziata la messa. Saremo stati in circa 150 tutti in gruppo, tutti vicini. Le penne nere cosi in fitto gruppo danno una certa emozione. Mi intrufolo e mi guardo intorno, sono felice. II Maestro Guido, ultraottantenne, tiene con orgoglio una insegna della sezione. Cerco di avvicinarmi per salutarlo ma lui impettito ha lo sguardo fisso in avanti, rinuncio e anch'io mi metto in ascolto Molti sono i gagliardetti delle numerose sezioni alpine. Al termine della funzione la cerimonia della deposizione delle corone, prima alla colonna mozza italiana e poi al cippo austroungarico. Anche loro e in molti sono morti qui. La tromba suona il silenzio per gli uni e per gli altri e cosi noi stiamo.Tutto è finito ed ora mi incammino sul sentiero che porta a ovest verso la croce nera austriaca ed il posto di medicazione e soccorso. E' questo un balcone sulla Valsugana ben triste luogo in quegli anni ! Cammino lentamente e passo a sud del Castelnuovo e di Cima Undici e vengo raggiunto da un alpino di Grigno. Poche parole ... andiamo insieme e così "di sasso in sasso altro parlando.." arriviamo al piccolo rifugio S.A.T. di Busa delle Dodese (Buco delle dodici). Ma che bei rifugino! Due brande, un tavolino, la panca, le coperte, il telefono del responsabile di Borgo Valsugana, tutto pulito, tutto in ordine, qualche genere alimentare di conforto perfettamente edibile e pulito. Sostiamo un poco e ci lasciamo andare alla nostra reciproca conoscenza. Poi dico '" ma guarda cima XII ( m.2338) qui di fronte … ma dai ancora quaranta minuti e siamo in cima , e cosi facciamo. il sole percorre già Ia sua parabola discendente E' ora di scendere perché il cammino è ancora lungo , Ma perché non ritornare con un bel gruppo CAI-BO ?, ne vale proprio la pena.

Augusto Castiglioni

 

LETTERA DAL FRONTE

Carissimi Genitori,
premetto anzitutto l'ottima mia salute, come spero sia la vostra. Anche questa volta mi spiace immensamente non avervi dato direttamente la notizia, cattiva notizia, che senz'altro per via indiretta saprete. Una notizia del genere, capitata così improvvisamente, ha straziato tutti i nostri animi, ma per me, la maggiore preoccupazione è l'immaginare il vostro dolore, quello senza limiti della mamma. Come vi ripeto, era un fulmine a ciel sereno, specialmente per me che attendevo da un giorno all'altro andarmene ad Aosta. Nelle mie tante riflessioni e scrupoli nello scrivervelo, ho creduto opportuno inviare una lettera al nostro prete affinché, in un modo un pochino mite, vi faccia presente quanto mi succede, ho scritto anche alla Flores. Si doveva partire ancora nello stesso giorno che vi ho inviato il telegramma perché non mi spediate il pacco e quanto vi avevo detto, invece siamo ancora qui a Canale, in attesa di partire, si dice di partire per il giorno 4 - 5 gennaio, ma nessuno si può allontanare. Naturalmente ci sono i soldati che scappano, ma io non mi posso permettere una cosa del genere inquantoché come sapete, ho un grado, immaginerete vero?
Non escludo però il fatto di poter venire in famiglia inquantoché è quasi certo che l'intera nostra divisione " Julia Bis" si concentrerà tutta a Verona per partire non appena sarà completata la tradotta. Qui da Canale vi ho spedito la mia valigia con la roba che non adopero. Ci sono anche i miei scarponi, lavateli e ingrassateli e teneteli bene. Ho interrotto scrivervi questa lettera e sono corso a vedere il port'ordine. Si sa di partire domani sera alle 4. Proprio il giorno di Capodanno. Un bel Capodanno vero, o cari genitori? Anche quando sono andato in Grecia partii verso i 7 gennaio, per la stessa data anche quest'anno sconfino. Beh, o cari genitori! È perfettamente inutile pigliarci dei fastidi, io me ne vado rassegnato e tranquillo, fiducioso di ritornarci, anche voi dovete avere la stessa mia fede e speranza. Consolate il vostro animo in questo periodo della mia assenza con Claudio che vi è un po' vicino, con Faustino e con Maria. Spero poter venirvi a vedere.
Infiniti e Grossi bacioni,

Vostro Figlio Giovanni.

CERIMONIA DEL 4 NOVEMBRE

Si è svolta quest'anno in forma solenne la Cerimonia del 4 Novembre, ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA E FESTA DELLE FORZE ARMATE, spostata per ragioni di opportunità a Domenica 2 Novembre. Il corteo si è mosso dal piazzale del Municipio accompagnato dalle note della Banda musicale di Fontanelle, sostando dinanzi al Monumento con l'Alzabandiera Italiana e Austriaca in segno di amicizia, con i rispettivi inni nazionali. Erano presenti molte Autorità civili e militari e rappresentanze di Combattenti e reduci. Fra le Autorità l'On." Pierantonio Zanettin, l'Assessore Provinciale Modesto Basso e il Capo di Gabinetto in rappresentanza dei Prefetto di Vicenza, dr. Minieri. La Banda musicale ha accompagnato con brani scelti la Santa Messa, con il canto finale "Signore delle Cime" di Bepi de Marzi. Nell'omelia Don Pierangelo Panozzo ha ripetutamente sottolineato il significato della Cerimonia, nel ricordo dei Caduti di tutte le guerre e di tutti i fronti, ricordando anche il sessantesimo Anniversario della tragica ritirata di Russia e la battaglia di Nikolajewka. Dopo la Cerimonia, il Maresciallo Maggiore Favero, responsabile dei Sacrari militari, ha dato lettura della Preghiera del Caduto. Alla fine della Messa sono state deposte due corone, una al Monumento austriaco, dove la banda ha intonato le note dell'inno nazionale austriaco e al Monumento italiano con l'inno nazionale. Il Maggiore della Croce Nera Austriaca, Giorgio Eineder, ha pronunciato un breve discorso davanti al Monumento austriaco, ricordando l'amicizia che ora unisce i due popoli italiano e austriaco, lasciando alle spalle una triste eredità del passato. Ha poi consegnato una pergamena al Sig. Canale Gianfranco, il quale recentemente ha rinvenuto in località Mandrielle di Rotzo un piastrino di un Soldato austriaco, contenente le sue generalità ancora ben visibili dopo ottanta anni.
Dopo l'onore reso ai Caduti, il Sindaco ha dato lettura dei nomi incisi sulle lapidi dei Caduti della I' e 2' Guerra Mondiale e dei dispersi in Russia.
Il Sindaco, dr. Edoardo Sartori, prendendo la parola, ha ammonito che non dobbiamo dimenticare la nostra storia e quanto è accaduto nel secolo scorso con i due conflitti mondiali, per trarne le dovute conseguenze e un impegno da parte di tutti, a tutti i livelli, per garantire e presidiare la pace, che è prima di tutto nell'animo di ciascuno di noi. Ha poi ricordato la tragica esperienza del profugato nella I' Guerra Mondiale e la tragedia più grande della storia, la ritirata di Russia, dove morirono nelle morsa del gelo e della tormenta decine di migliaia di nostri soldati. Accanto al Sindaco c'era il signor Maurizio De Cesero di Belluno, il quale risiedeva all'epoca con la famiglia a Canal d'Isonzo da dove partirono le tradotte per trasportare i soldati sul fronte russo. Era un ragazzino di nove anni, ma i suoi ricordi sono ancora vivissimi, in particolar modo il suo affetto per il Sergente degli Alpini, Giovanni Anselmo Dal Pozzo (Gianni per il ragazzino) che avrebbe dovuto essere il suo padrino di Cresima. Purtroppo Gianni non è più ritornato e Maurizio lo ha aspettato per molti anni rimandando sempre più in là la Cresima, sempre con la speranza che il caro Gianni ritornasse. Il Sindaco ha dato lettura della lettera/testamento di Giovanni Dal Pozzo, una lettera assai commovente, scritta forse con il presagio di non tornare mai più. Gli alunni della scuola elementare con le loro maestre hanno preparato per la circostanza altri canti appropriati, ai quali si sono uniti anche tutti i presenti. Il corteo, alla fine della Cerimonia, ha raggiunto la palestra delle scuole elementari dove è stato preparato un rinfresco modesto per gli ospiti. Desidero ringraziare tutte le persone che volontariamente hanno prestato la loro opera e collaborazione per la migliore riuscita della Cerimonia svoltasi in una bellissima e tersa giornata di sole

RICORDI LONTANI Un fatto di solidarietà di Placida Zecchinati in Slaviero

Era il giorno 15 agosto 1957, quella mattina mi alzai più presto del solito, perché dovevo accudire alcuni animali prima di andare alla S. Messa delle ore 6 " Festa della Madonna Assunta in Cielo". Uscendo da casa mi guardai attorno; il cielo era terso, di un celeste chiaro, rosso- rosa verso mattina; il sole lo rendeva luminoso. Pensai alla serena giornata che attendeva la mia famiglia, avremmo fatto una bella passeggiata nei boschi circostanti, mio marito, le bambine ed io .Sorrisi al pensiero che la piccola Maddalena, di quattro anni, dopo pochi passi avrebbe detto al papà: "Papa sono stanca, prendimi sulle tue spalle" . Il babbo pur sapendo che era una scusa, l'avrebbe accontentata dicendole :" Tieniti forte con le mani nei miei capelli" e la piccola avrebbe obbedito felice perché si sentiva sicura sulle grosse e robuste spalle del suo papà. Ma la giornata non fu come io l'avevo immaginata. Infatti mentre uscii di casa per andare al vicino negozio di generi alimentari per la spesa, fui attirata dagli acuti strilli di un bambino che venivano dalla strada: sembrava un neonato. Mi guardai attorno preoccupata e nel giardino antistante l'ambulatorio medico, vidi due signore sconvolte, una teneva un bambino in braccio, l'altra si teneva sulla nuca un fazzoletto con una mano. Mi avvicinai un po' spaventata e chiesi cosa avesse il bambino. La mamma non rispose, ma era molto pallida e le sue braccia tremavano al punto che le chiesi se volesse dare a me il bambino, perché temevo che lo lasciasse cadere. Fece un segno negativo con la testa... Mi avvicinai allora all'altra signora e chiesi notizie.
Con voce tremante raccontò che salendo il Monte che noi chiamiamo "Piovan" per venire all'Istituto di Mezzaselva avevano avuto un incidente stradale. Chiesi con premura: "Sono successe cose gravi?" "No, rispose, per miracolo no".Premurosa le invitai a casa mia, "Abito qui a pochi passi, entrate e potrete riprendervi e riposarvi" accettarono volentieri. Offersi loro un caffè o a loro piacere una camomilla o un po' di liquore, ma rifiutarono. Intanto il bambino continuava a piangere così forte che impediva di capirci. Pensai che fosse spaventato, ma la mamma mi disse: "Ha fame, avevo tutto per lui in macchina ma non so dove sia andata a finire la borsa". Mi affrettai a provvedere in qualche modo: andai da una mia vicina che aveva un bambino di quattro mesi, raccontai in breve l'accaduto e la pregai di prestarmi il biberon del suo bambino. Fu gentile e me lo diede. In fretta preparai il latte per il piccolo, che lo succhiò con avidità e subito dopo si addormentò. Quando ci fu silenzio in cucina ci sedemmo tutte e tre al tavolo e mi raccontarono dettagliatamente l'accaduto. Erano partite da Piove di Sacco di mattino per venire in montagna, all'Istituto Elioterapico di Mezzaselva dove si trovava una loro sorella in cura da diversi mesi. Stavano percorrendo la strada del monte detto " Piovan" come sopraddetto che da Pedescala porta a Rotzo. Con loro c'era un'altra coppia di amici e quindi la visita ad una persona ammalata era anche una passeggiata tra i boschi, quando nelle ultime curve la macchina, non si sa come, sfuggì di mano all'autista che era marito della Signora e papà del bambino che lei teneva in braccio. La macchina uscita di strada fece un giro su se stessa, andò a fermarsi nella strada sottostante appena percorsa e si fermò sulle ruote diritte. Nell'impatto con il suolo il piccolo fu scaraventato fuori dall'abitacolo attraverso il finestrino aperto, ed era caduto chissà dove, disperazione! Con affanno si misero a cercare il piccolo. Passarono alcuni minuti terribili in una ricerca spasmodica. Sentivano il bambino piangere ma non lo vedevano.
Finalmente lo trovarono sotto la macchina e miracolosamente sembrava illeso, non c'era alcuna traccia di sangue. I primi passanti si fermarono, raccolsero gli infortunati e li portarono dal Medico di Rotzo, il quale constatò che il bambino era illeso come gli altri passeggeri. Le signore si fermarono nel giardino antistante l'ambulatorio, fu allora che il pianto disperato del bambino attirò la mia attenzione e offersi loro l'ospitalità. La notizia si divulgò in paese e alcuni uomini volenterosi andarono con le loro macchine sul luogo dell'incidente, decisi di portare aiuto ai sinistrati. Trovarono i due uomini esasperati vedendo la loro macchina in condizioni così pietose. Vennero accompagnati a casa mia dove trovarono le loro mogli ed il bambino, ed essendo mezzogiorno pranzarono assieme a noi. Ma si presentò un altro problema, il ritorno a casa in pianura, l'automobile era inservibile. Nonostante l'incidente vollero andare all'Istituto a trovare la loro familiare, accompagnati in macchina da un paesano che faceva servizio pubblico. Al ritorno si fermarono grati a casa mia. Successivamente gli sfortunati viandanti vennero riaccompagnati a casa con il camion di un nostro conoscente dove salirono assieme all'autovettura incidentata.
A sera, quando tutto era passato e mi coricai, mi accorsi che non avevo fatto la desiderata passeggiata con la mia famiglia, ma non ne fui dispiaciuta. Avevo compiuto un'opera buona, dando aiuto e conforto a coloro che in quel momento ne avevano avuto bisogno.
Ero soddisfatta perché sapevo di aver aiutato persone in difficoltà.Anche se solo con un sorriso, o una stretta di mano, si compie il proprio dovere di uomini e di cristiani.

CRONISTORIA ( ottobre - novembre 2003)

Dom. 05/10: INAUGURAZIONE SOLENNE del nuovo ANNO PASTORALE (e dell'Anno Catechistico e Scolastico; e presentazione del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale (vedi numero dell'estate).

Dom. 19/10: OPERAZIONE "MATO GROSSO": Assieme a Roana e Mezzaselva, anche Rotzo viene coinvolto nella raccolta di ferro vecchio e vestiti usati, organizzato dal Gruppo "Mato Grosso Altopiano" per finanziare "progetti di sviluppo" in Sud America.
Fra i 65 giovani impegnati, provenienti da tutto il vicentino e il trevisano, ve ne sono anche alcuni di Rotzo. Sono stati raccolti globalmente q. 527 di ferro vecchio con un ricavato, anche con i vestiti usati ed offerte, di Euro 5704,66.

Gio. 23/10: NEVICA per tutto il pomeriggio e la serata. In paese è una neve fioccosa ed umida, che cade lentamente e attecchisce solo sui campi, lasciando libere le strade. A Campolongo ha raggiunto i 30 cm. circa. Viene ricordato un vecchio proverbio, che dice: "Neve su la foja, inverno che fa voja" (cioè senza la neve che in passato bloccava gli abitanti delle montagne o con tanta neve per la gioia degli operatori turistici e degli sciatori?).

Mer. 29/10: UNA 2°PICCOLA NEVICATA (le strade rimangono perfettamente agibili)

Sab. 10/11: SOLENNITA' di TUTTI I SANTI: Processione al Cimitero: In questo giorno in cui la Chiesa venera TUTTI I SANTI (= i salvati) e nel pomeriggio già si prepara per la Commemorazione di tutti i Fedeli defunti (che sarà domani), la tradizionale S.Messa delle ore 14.30 vede la chiesa piena zeppa. La successiva processione al cimitero (nonostante la pioggia, che cade ormai da giorni) è stata raccolta e partecipata.

Dom. 02/11: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI, Celebrazione (anticipata del 4/11) dell' 85° anniversario dalla fine della l° guerra mondiale e del 60° della Battaglia di Nikolajewka: S.MESSA per i CADUTI DI TUTTE LE GUERRE: (vedi: articolo apposito).

Sab. 08/11: NEVICATA: Dopo un primo spruzzo ieri notte, questa mattina ci siamo svegliati sotto una fitta nevicata, che é durata fino a mezzogiorno .... poi, quando la neve iniziava a far spessore è iniziato a piovere abbondantemente.

"IL LASCITO CULTURALE DEI CIMBRI: FRA TRADIZIONE E RECUPERO" Tesi di laurea

Ho affrontato e vissuto la preparazione e la stesura della mia tesi di laurea quasi come fosse un dovere, un debito che avevo nei confronti della mia terra, di quelle montagne che porto dentro di me dalla nascita e che mi hanno aiutato a diventare quella che sono.

Il luccichìo della neve al sole, il silenzio dei boschi, il sibilo misterioso del vento tra i rami degli abeti, i tramonti, le leggende o meglio la magia di cui è impregnata l'aria soprattutto in certi momenti dell'anno, i segni della Grande Guerra vicino a casa, i resti delle trincee nei boschi, le visite ai forti, l'emozione di trovare frammenti di granate e pallini di piombo...

Il timore per certi luoghi caratterizzati da abissali strapiombi e contemporaneamente l'amore per i pascoli, i boschi, le cime più alte, gli abeti, i fiori nei prati, l'avvicendarsi delle stagioni e la natura che si riveste di colori magici, i primi freddi, le copiose nevicate, i primi tepori primaverili, il suono delle campane nei paesi...

Il contatto con la natura già da piccolissima con i primi sci ai piedi, le guance e le mani rosse per i freddo pungente, ma la voglia di libertà che lo superava durante i miei giochi tra la neve, il caldo estivo saltando e correndo in mezzo al fieno, la curiosità che mi spingeva a seguire le orme lasciate sulla neve dai caprioli o dalle lepri lungo le strade chiuse al traffico nel periodo invernale...

La gioia di far fatica per raggiungere una meta, la fatica necessaria in un ambiente a volte ostile per il clima, per le asperità del terreno o semplicemente per la mancanza di tutte le comodità della gente di pianura...

Le mie corse, le mie sciate, i miei giri in bici, le mie camminate...

L'odore della legna che brucia nelle case e l'immensità di sensazioni che esso sa suscitare in me...

La differenza che già da bambina notavo tra le mie abitudini e quelle dei miei compagni di scuola e di giochi della città, l'accento diverso, il fatto che loro ignorassero il significato di molte espressioni che io usavo abitualmente...

Semplicemente questo: un mondo di ricordi, un mondo di emozioni passate e presenti, che si ripetono e si amplificano perché ora sono più consapevoli...

Semplicemente questo e niente di più è stato il motore del mio lavoro: la mia vita...


Questa è la presentazione che ho posto all'inizio della mia tesi di laurea. E' solamente una pagina, ma comprende tutte le pagine successive, è l'anima del mio lavoro. Quando è stata ora di scegliere l'argomento della mia tesi, non sapevo di preciso quale sarebbe stato. L'unica vera certezza era che volevo dedicarla a qualcosa che mi interessasse davvero. Mi prospettavo un lavoro che mi coinvolgesse completamente, che diventasse realmente mio. E' così che è nata l'idea di andare ad esplorare quel mondo cimbro di cui mi sento parte, con le sue meraviglie, i suoi misteri e le sue contraddizioni. Sono partita dalla storia del popolo cimbro, analizzando le più disparate teorie sulla sua origine, fino ad approfondire l'ipotesi ormai accettata da tutti, dell'origine bavarese della gente dell'Altopiano. Ho analizzato la cultura cimbra nelle sue diverse manifestazioni e sfaccettature, cercando di focalizzare su quegli aspetti che maggiormente mi interessavano in prima persona, perché hanno fatto parte della mia vita fin da bambina. Sono andata a cercare quale fosse l'origine di tradizioni come Scella Marso, di figure come quella del Sanguinello o delle Seileghen Baiblen. Ho viaggiato con la fantasia ricostruendo la vita dei primi Cimbri, con i loro modi di vivere, i loro usi, i loro culti pagani, il mistero che circondava alcune particolari zone come i lochar o i boschi più fitti e la paura e la suggestione che tutto ciò provocava nella gente di una volta ed ancora oggi in noi. Ho poi dedicato una buona parte delle mie ricerche al dramma della Prima Guerra Mondiale sull'Altopiano, riuscendo ad andare oltre a ciò che è scritto sui libri di storia. Non ho parlato di generali e di tattiche, non mi interessava la storia che sanno tutti, mi interessava la storia che non sa nessuno, quella che va al di là delle rivendicazioni territoriali, quella della povera gente che ha assistito terrorizzata all'avvicinarsi del nemico, che è rimasta attonita davanti alla distruzione dei propri paesi e che non ha potuto far niente contro l'obbligo imposto dalle autorità militari di lasciare la propria casa per rifugiarsi in pianura. Pochissimo tempo per prepararsi, un paio d'ore, e tutti erano in viaggio disperati, con la sola colpa di essere nati sull'Altopiano dei Sette Comuni che dal 1915 era diventato il primo fronte e che nel maggio del 1916 è stato invaso dalle truppe austro-ungariche del generale Conrad. Ho riportato testimonianze, piccoli fatti, commoventi nella loro semplicità e drammaticità, per rivivere, io per prima, una tragedia di portata immensa, ma sconosciuta ai più. Nemmeno la stampa dell'epoca parlava del profugato degli Altopianesi e delle ingiustizie, dei maltrattamenti e delle accuse terribili che i profughi hanno dovuto subire una volta giunti in pianura, per il solo fatto che la lingua che parlavano, il cimbro, assomigliava troppo al tedesco e da questo nasceva l'infondata accusa che fossero spie austriache, alleati con il nemico. Così i genitori hanno iniziato a non usare più il cimbro, ma ad insegnare l'italiano ai loro figli, per preservarli da un avvenire troppo difficile e doloroso. Ecco che si spiega la decadenza così rapida di una lingua comunque destinata ad estinguersi, una lingua straordinaria, unica, un documento linguistico di eccezionale valore. Una lingua molto simile alla prima fase, la più antica, del tedesco moderno, l'Althochdeutsch, che veniva parlato nella Germania meridionale tra il 750 e il 1050. Una lingua passata, arcaica, che, però, tra i nostri monti è riuscita a conservarsi, senza sostanziali modifiche, per secoli. Si può ricominciare a parlare in cimbro? Si possono recuperare le tradizioni di una volta? Facendo leva su quella sensibilità e quello spirito di osservazione che penso di avere sviluppato per essere sempre stata divisa tra Rotzo e Vicenza, tra la montagna cimbra e la città, ho cercato di dare una risposta a queste domande nell'ultima parte della mia tesi. Ritengo fermamente che prima di pensare ad un recupero concreto della lingua e delle tradizioni, sia di gran lunga più importante ed auspicabile un recupero, soprattutto da parte dei giovani, della consapevolezza di appartenere ad un mondo straordinario, ad una cultura unica, ad un ambiente spesso ostile ma sensazionale. Si deve recuperare l'amore per la propria terra, per le proprie peculiarità culturali e linguistiche, senza volere in tutti i modi adeguarsi allo "stile della pianura". Niente può sostituire il cuore e la volontà della gente, nessuna manifestazione, nessun atteggiamento folkloristico. Ciò che mi auguro di cuore è che ogni giovane che, come me, è legato all'Altopiano dei Sette Comuni, trovi la forza e l'entusiasmo di fermarsi a pensare, di osservare la natura e goderne il silenzio fino in fondo all'anima, perché questo atteggiamento non è segno di regresso, ma di maturità. Mi auguro di cuore che ogni giovane sia orgoglioso del suo Altopiano, mi auguro che non sia preso dalla voglia di andarsene via "quando sarà grande", con la convinzione che la vita in città sia più facile. Non è così. Questo è il solo e l'unico modo che abbiamo per far sì che la cultura dei Cimbri non vada perduta, ma che rimanga almeno in noi, nella nostra mente e nel nostro cuore.
Il lavoro alla mia tesi, la ricerca del materiale, le tante letture, le cose che ho scoperto e imparato mi hanno arricchita in modo eccezionale, contribuendo a rafforzare sempre di più in me la voglia di diventare un'insegnante, per poter trasmettere quello che so, perché tutti i miei studi e i miei sacrifici non vadano perduti, ma anzi diano frutto ed assumano significato vero, nel momento in cui potrò trasmettere agli altri quello che ho imparato.

27° FESTA DELLA PATATA

Anche quest'anno a Rotzo si è svolta, per la 27^ volta, la Festa della Patata, festa questa che tradizionalmente conclude le attività estive della Pro Loco Rotzo. Sicuramente l'estate 2003 di Rotzo sarà ricordata a lungo per la quantità e l'importanza delle manifestazioni che si sono succedute tra luglio e settembre. Di certo l' "Evento" è stato la Festa dell'Emigrante del 3 Agosto, che ha visto la Pro Loco in prima linea nell'organizzazione specialmente per quanto riguarda la preparazione del pranzo. Per l'occasione nel piazzale delle scuole elementari sono stati montati tre grandi tendoni, per accogliere i quasi mille invitati presenti alla manifestazione…solo il prezioso aiuto dei molti volontari (per l'allestimento dell'area, per preparare il cibo e per la successiva distribuzione dei piatti) ha garantito la perfetta riuscita di questa "impresa". Anche le altre manifestazioni hanno avuto un buon successo: la finale provinciale del Torneo di freccette, la Festa Cubana del 9 agosto (con un incredibile afflusso di persone…con sfrenati balli e musiche latino-americani fino a tarda notte), la Festa rock del 23 agosto. Un'ottima partecipazione di pubblico c'è stata anche in tutte le serate culturali e di diapositive organizzate dalla parrocchia. Sicuramente molto apprezzata è stata la serata di diapositive di Don Valentino dove si è rispolverato il ricordo degli anni Ottanta a Rotzo. Molto suggestiva, inoltre, è stata la presentazione del libro "Poesia, ispirazione e tecnica" di Tino Minetto. L'estate rotzese, come consuetudine, è terminata con la "mitica" Festa della Patata che si è tenuta nei giorni 6-7-8 settembre nel piazzale delle scuole elementari (ormai diventato per tutti "il solito posto"): una tre-giorni di musica per tutti i gusti, con la giornata di domenica tradizionalmente dedicata alla degustazione dei piatti tipici di patate. La Festa della Patata di quest'anno ha confermato ancora una volta quanto questa festa sia sentita dalla gente dei Rotzo e dell'Altopiano: nell'arco dei 3 giorni della manifestazione, a Rotzo migliaia di persone si sono divertite, hanno ballato e cantato e soprattutto mangiato i tradizionali piatti a base di patate. Durante l'intera giornata di domenica è funzionato lo stand gastronomico che ha "sfornato" moltissime porzioni dei prelibati gnocchi, di polenta considera, di patatine fritte, così da riuscire a "sfamare" quasi tutte le persone giunte a gustare le nostre specialità. Come sempre la Pro Loco non riuscirà mai a ringraziare abbastanza (una pizza non basta..!) tutte le persone che nei giorni dei preparativi e in quella della festa hanno permesso con il loro aiuto e soprattutto con il loro entusiasmo la straordinaria riuscita della manifestazione.

VI° FESTA ITINERANTE DELL'EMIGRANTE

Si è svolta Domenica 3 agosto la 6° edizione della FESTA ITINERANTE DELL'EMIGRANTE, istituita dall'Ente Vicentini nel Mondo, che ha scelto per quest'anno il nostro Comune, intendendo in questo modo ricordare il grande fenomeno dell'emigrazione sull'Altopiano e nella Valle dell'Astico, che ha segnato profondamente i nostri paesi in epoche successive , a partire dal 1875 fino agli anni 70' del secolo scorso. Erano presenti circa 1500 persone, di cui molti emigranti ed ex - emigrati e numerose rappresentanze dei Circoli Vicentini nel mondo costituiti nei vari continenti. Erano presenti molte Autorità, una cospicua delegazione di Sindaci della Provincia di Vicenza, Consiglieri Regionali e Assessori Provinciali con la Vice - Presidente della Provincia prof. Giuliana Fontanella. Il momento più significativo della giornata è stato lo scoprimento nel vecchio cimitero di un cippo - monumento dedicato al minatore/emigrante opera dell'artigiano/scultore di Lusiana Cantele Gabriele e donato dal Sig. Pizzato Fioravante, titolare assieme alla moglie di una delle attività estrattive di marmo più importante dell'altopiano. Hanno preso la parola per portare il saluto agli emigranti: il Sindaco di Rotzo, l'On. Europarlamentare Lia Sartori, il Presidente del Circolo Vicentini nel Mondo Cav. Sergio Dal Zotto.
Il Sindaco con toni accorati ha detto che non possiamo e non dobbiamo dimenticare questo grande fenomeno dell'emigrazione e le difficoltà e i sacrifici, lo sradicamento dai luoghi e dagli affetti che hanno accompagnato i nostri emigranti sulle vie di tutti i Continenti, dove hanno onorato con il loro lavoro, con il senso profondo della famiglia e i valori della solidarietà, i nostri paesi. Il Sindaco ha dato lettura del messaggio pervenuto dal Ministro per gli Italiani nel Mondo On.le Mirko Tremaglia. L'On.le Lia Sartori ha toccato il tema delle " Vedove bianche" , quelle donne, mogli di emigranti, assenti per molti anni e che erano il pilastro della famiglia, tutte dedite al lavoro e ad allevare le famiglie , spesso assai numerose.
Il presidente Dal Zotto ha portato il saluto del Circolo Vicentino di Charleroi e ha ricordato l'atto eroico di Angelo Galvan, nativo di Mezzselva, che nel disastro della miniera di Marcinelle, dove morirono 256 minatori, di cui 136 italiani, trasse in salvo in mezzo alle fiamme 3 minatori, meritandosi la medaglia d'oro appuntatagli al petto dal Re Baldovino del Belgio e le più alte onorificenze della monarchia belga. Al pranzo, preparato dalla Pro Loco di Rotzo sotto il tendone allestito nel cortile delle scuole, hanno partecipato circa 800 persone emigranti e si è protratto fino a sera, allietato dalle musiche e dalle canzoni dedicate agli emigranti del Duo Vellar di Roana e dall'autore/cantante Mario Fabris, ancvhe lui emigrante per 20 anni in Belgio.

MESSAGGIO DEL CONSOLE ITALIANO A DORTMUND

Gentile Sindaco del Comune di Rotzo, Autorità lì presenti, pur essendomi impossibile partecipare di persona a questa giornata, essendo vincolato alla presenza nella mia sede di lavoro e alla continua reperibilità, intendo manifestare tutta la mia adesione e la mia sincera gratitudine per l'opera di tutela della memoria dell'emigrazione che meritoriamente state portando avanti. Ricordo sempre con commozione la commemorazione di Lunen, a 90 anni dal disastro minerario che coinvolse quattro vostri compaesani. Siamo tuttora impegnati nella ricerca della tomba dove riposa la quarta vittima
II sacrificio del lavoro italiano all'estero non va dimenticato, ed e per questo, grazie ali impegno del Ministro degli Italiani dei Mondo, On. Mirko Tremaglia, che ogni 8 agosto anniversario della sciagura di Marcinelle, tutti i Consolati italiani osservano un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Il mio impegno per il futuro è quello di tenere viva la memoria dell'emigrazione italiana attraverso iniziative di ricerca e di divulgazione.
Spero, quindi, di poter avere ulteriori profìcui contatti con il Comune di Rotzo Concludo esprimendo a tutti i partecipanti la mia piena adesione allo spinto dell'iniziativa e ringrazio il Sindaco per l'impegno profuso.
A tutti invio i miei più cordiali saluti e un "arrivederci", a Rotzo o a Dortmund

LA PAGINA DEGLI EMIGRANTI

DALLA FRANCIA:
Dalla mia partenza da Rotzo, provincia di Vicenza, il 28 marzo 1952, avrei molti ricordi da raccontare. Sono belli, a dire il vero, ma, in quei tempi difficili, c'era anche un bei po' di miseria. Ero orfano di padre (caduto durante la guerra) e per mancanza di soldi nella mia famiglia (avevo una sorella più giovane di me) mia madre lavorava e anch'io mi dovevo guadagnare la vita. Per questo non ho potuto continuare gli studi di meccanica a Vicenza. Sono allora ritornato in paese a lavorare presso le famiglie Nodar, Gioppi e Zecchinati (che era la mia seconda casa). A me è sempre piaciuto moltissimo il calcio. Già da piccolo giocavo al pallone, da solo o con gli amici. Non avevamo nemmeno un pallone regolare. Il nostro era fatto di vecchi stracci. D'inverno si giocava, a Rotzo-Albaredo-Castelletto, con un metro di neve ghiacciata, era meglio in primavera, quando, via la neve, andavamo a giocare nei prati della camipagna o nei campetti di qualche famiglia (Luba o Gioppi...). Tuttavia, per lo più, si giocava in mezzo alla strada davanti alle scuole. Non si poteva infatti usare il piazzale delle scuole. Per tutti noi compagni di gioco è rimasto un triste ricordo. Infatti, un pallone nuovo era venuto da Milano (portato da Romeo Costa, il figlio del sindaco). Un giorno, eravamo tutti a giocare nel campo di Gianni Gioppi. Egli ci ha visti e, infuriato, è venuto con una mannaia ed ha fatto a pezzi il pallone! Che paura poi quando, per colpire il pallone che rimbalzava, la mannaia ha sfiorato il suo volto! Per fortuna il peggio non è capitato, ma che serata triste per noi!...Non ci voleva sul suo prato. Ma poi, per la storia, bisogna dire che appunto quel suo prato è diventato poi il Campo sportivo di Rotzo! Per poter giocare come si faceva? Dopo la prima messa, partivamo a piedi fino a Roana o Canove. A volte subivamo grosse sconfitte (ad esempio 6 a zero o 7 a zero). Allora eravamo un po' delusi, ma andavamo sempre avanti. Qualche anno dopo, mia madre partì per la Francia e allora cominciai a lavorare presso le famiglie di cui sopra e interruppi gli studi a Vicenza. I momenti più belli restano ancora legati a quando andavo a guardare le loro mucche, così come quando andavo a lavorare nella baita di quello che tutti chiamavano "II Biondo". Da quel posto, vedevo con tristezza i miei compagni che, giù in paese, giocavano al calcio. Come detto, a me piaceva tanto il calcio. Ma, in quel tempo, avevo solo due ore di libertà per mese, di domenica. Potevo allora scendere in paese, giocare al pallone con i miei compagni e poi, subito, in un quarto d'ora risalire alla baita. Il nostro gruppo di amici era unito ed era venuta una idea...Il compagno Gianni Pezzin voleva costituire una vera squadra di calcio: così è nata l'Audax. Ma...poco tempo dopo, i giovani di Rotzo andarono via quasi tutti, chi in Francia, chi in Svizzera, e molti in Australia. Per noi che siamo andati via la bellezza di Rotzo si terminò così. Mentre quelli che rimasero, continuarono la vita in paese. Per quanto mi riguarda, avevo 17 anni e mezzo, quando partii per la Francia, a raggiungere mia madre e mia sorella, partite prima di me. Lo strazio della partenza non si è mai totalmente rimarginato. Ho tanto amore per il mio paese d'origine e i miei ricordi, anche gli altri, tantissimi, di cui non ho parlato, resteranno in me per sempre, indimenticabili.
Luigi Bonifaci,
3, Piace Francisque Chirat
38200 Vienne (Francia).Vienne 2 giugno 2003.

DAGLI STATI UNITI:
Cari paesani, abbiamo ricevuto il libretto "AltaburgLaVoce". Grazie. Con la mia sorella Lucilie, voglio ringraziare tutti coloro che hanno collaborato agli articoli, per la fotografie degli emigranti in Australia, Brasile e Francia,*specialmente la foto in copertina, con il gagliardetto del Comune di Rotzo, portato al Polo Sud da Mons. Liberto Andreatta.....(....). Saluti a tutti i paesani e famigliar!: distanti nello spazio, ma vicini al nostro cuore. Ciao
Elizabeth Costa Hvizdoz/e Lucilie Costa Pope).
Minonk, 111. Luglio 15, 2003.
La Redazione ringrazia sentitamente questi nostri emigrati per il loro "pensiero" ed augura loro ogni bene nel Signore. Coglie la occasione per incoraggiare anche gli altri nostri emigrati a inviarci le loro "testimonianze" (ricordi, esperienze di vita, ecc) che sarà ben contenta di pubblicare nella rubrica "LA VOCE DEI NOSTRI EMIGRANTI", che vorrebbe presente in ogni prossimo numero!

FESTA DEGLI SLAVIERO

Si è tenuta domenica 30 Agosto 2003 a Rotzo la terza festa delle famiglie Slaviero che ha visto la partecipazione di ben 250 persone provenienti dall'Altopiano dei Sette Comuni, da città italiane e addirittura dallo Stato di Paranà del Brasile. La giornata si è svolta nella meravigliosa cornice montana del nostro piccolo e grazioso paese, da dove sono partite nei secoli scorsi le famiglie Slaviero ora residenti all'estero.La festa ha avuto inizio con l'incontro nel piazzale della Chiesa Arcipretale di Santa Gertrude e con la partecipazione alla Santa Massa celebrata dall'Arciprete Don Pierangelo Panozzo. Nel corso del rito religioso sono stati ricordati tutti gli assenti e in particolare modo gli emigranti, estendendo ai medesimi un caloroso abbraccio e un auspicio a poterci incontrare nei futuri convegni. Una preghiera è stata recitata a suffragio dei defunti paesani e emigrati.
Al termine del rito religioso si è vissuto un momento particolarmente significativo quando la Sig. Maria Slaviero, proveniente dal Brasile, ha donato alla Parrocchia di Rotzo un simbolo di pace: " un mappamondo sormontato da una colomba" il tutto in marmo brasiliano lavorato a mano. Le famiglie Slaviero hanno voluto ringraziare dell'accoglienza la comunità parrocchiale di Rotzo, donando alla medesima un paramento sacro.
Il Sig. Sindaco di Rotzo ha formulato a tutti i convenuti il benvenuto a nome della comunità e ha ricordato gli emigranti innanzi al monumento a loro dedicato recentemente inaugurato. La festa è proseguita presso un ristorante dove i partecipanti hanno avuto modo di stringere nuove amicizie e di consolidare quelle esistenti. I convenuti dal Brasile hanno donato al Sig. Sindaco, per la biblioteca di Rotzo, tre volumi sulla storia e la geografia del Paranà e al Parroco un quadro su tessuto ricamato a mano raffigurante un soggetto natalizio. La numerosa partecipazione all'incontro ha testimoniato quanto sia sentita l'appartenenza alla grande famiglia Slaviero e quanto faccia piacere riscoprire le proprie origini.

RICORDI LONTANI "LE PATATE DI ROTZO"

L ' umile tubero ha una sua Festa

Tutti noi sappiamo che, per causa della Grande Guerra 1915-1918,i nostri antenati dovettero lasciare il paese e sistemarsi in pianura; lasciarono perciò casa e ogni altro bene e in fretta partirono . Ritornarono nel 1920:trovarono le case distrutte, i campi in condizioni pietose . Da veri montanari si rimboccarono le maniche e si misero al lavoro. Per la costruzione delle case pensò il Genio Civile. Il Governo provvide in qualche modo ad aiutare i sinistrati. Diede loro qualche mucca Sarda, qualche mulo adoperato dall'Esercito Italiano fece arrivare dalla Germania delle patate da seme: la gialla liscia e la rossa dall'occhio fondo. Dopo un lungo e faticoso lavoro per la sistemazione della terra, le patate furono seminate, con un ottimo raccolto autunnale, anche perché la terra era da tre anni in riposo. La gialla era molto somigliante alla Bintye di oggi, la differenza stava solo nella pianta, la quale rimaneva verde fino all'autunno inoltrato, era forte e non soggetta a malattie. Pure la rossa abbondava, ma dopo pochi anni non fu più coltivata perché non era di qualità pregiata come la gialla. Per qualche anno fu seminata ugualmente, ma solo per i maiali: perciò si aggiudico' il titolo di ''Mas-ciara''. La gialla invece venne seminata per circa venti anni e dava sempre un buon raccolto. Noi del paese facevamo pane con patate, polenta con farina gialla e patate, polenta con farina bianca, patate e altri ingredienti, che, come già conosciamo, viene chiamata considera. Nel 1940 arrivarono da noi altre due specie di patate, la Bintye e la Tonda di Berlino. Ciò avvenne perché l'Italia e la Germania erano alleate per ragioni belliche, probabilmente si scambiarono anche certe qualità di sementi. Tutte e due le qualità abbondarono. Un incaricato del nostro Paese, nel periodo del raccolto, passava per i campi, ci forniva dei sacchi, dove mettevamo kg.50 patate da seme, le sigillava con il nome "Tonda" o "Bintye", le spediva, non saprei dove, e a noi arrivavano i soldi. Eravamo invece liberi di vendere le patate da consumo: ottime per gnocchi, per patate fritte, lesse e da purè. La guerra impose ad ogni persona la tessera sul pane, sulla farina gialla, sullo zucchero, sui condimenti, perciò fu necessario che ogni famiglia si premunisse di ciò che non era controllato, e di conseguenza le patate ebbero molto commercio. A guerra finita nessuno più si interessò del raccolto, però non ci fu difficile vendere le patate perché i paesi vicini conoscevano il prodotto e venivano a comperarlo con la massima premura e fiducia. Ma il seme dopo diversi anni va cambiato per produrre di più. Ci informarono che l'Olanda produceva ottime patate da seme e che un grande importatore di Verona, di nome Citerio, avrebbe, su ordinazione, fatto pervenire in paese quante ne prenotavamo. Provammo anche quelle e lasciavamo la vecchia semenza della Germania. Erano anche quelle "Bintye" ma però erano diverse nella coltura. Erano ottime, abbondarono, ma erano soggette a certe malattie a noi sconosciute. Per questo noi coltivatori fummo seguiti dal tecnico Giuliano Rebeschini di Roana, il quale ci insegnò a distinguere le diverse malattie, che potevano compromettere il raccolto delle patate: la peronospera, l'accartocciamento, il male al piede. Si potevano combattere con un certo disinfettante, annaffiando le piante delle patate giacché erano queste soggette a malattie e le trasmettevano poi ai tuberi. Superato questo ostacolo i nostri campi diedero un buon raccolto. Purtroppo, però, commercianti senza scrupoli, vendevano nei paesi circostanti "Patate di Rotzo", mentre le nostre erano ancora sottoterra in attesa di una completa maturazione. Qualcuno disse anche che a Rotzo giungevano camion carichi di Patate dall'Olanda e poi le vendevamo con il nome di Rotzo. Era vero che nel nostro Paese giungevano patate dall'Olanda ma nel mese di marzo e da essere seminate e non vendute! Le patate infatti si vendevano da ottobre in poi a raccolto avvenuto. Ora con le nuove sementi il raccolto è anticipato a partire dal mese di agosto. Per rilanciare il nome della patata di Rotzo da consumo, si pensò di organizzare una festa dedicata alla principale coltura del paese. Lavorammo molto e di anno in anno vedemmo che dai paesi vicini e lontani, venivano molte persone entusiaste per la festa, non solo per acquistare l'ottimo prodotto ma anche per mangiare e conoscere i cibi che si possono fare con le buone patate. La festa veniva e viene tuttora arricchita da suoni e divertimenti di ogni genere , quest'anno siamo arrivati alla 27° manifestazione con ottima soddisfazione per la sua riuscita.

CRONISTORIA giugno-settembre 2003.
15 giugno (Dom): GRUPPO AIDO: Oggi il Gruppo AIDO (AssociazioneItaliana Donatori Organi) rinnova l'iniziativa "La giornata della rosa", che ha fruttato Euro 113.50.
23 giugno (Lun): TURNO ADORAZIONE PERPETUA: Oggi cade il turno della nostra parrocchia nel calendario diocesano della Adorazione perpetua. Nonostante il giorno feriale, vi è stata una discreta partecipazione.
05 luglio (Sab): VIENE INAUGURATO UN NUOVO BAR, chiamato "Corra's bar, difronte alla statua della Madonna Pellegrina.
07 luglio (Lun): GITA NOTTURNA A GARDALAND: Un pullman zeppo. Partiti alle ore 14.30, arrivati verso le ore 17.oo, in un pomeriggio caldissimo, che si traformerà in una tepida godibilissima nottata. Grande l'entusiasmo sia per le vecchie che per le nuove attrazioni. Si riparte a mezza notte, per rientrare verso le 2.oo.
13 luglio (Dom): FESTA DELL'ANZIANO: E' un incontro annuale, che praticamente da l'avvio alle attività estive. Quest'anno un po' meno partecipato dello scorso anno.
18 luglio (Ven): 1° INCONTRO a S.MARGHERITA DEI SACERDOTI NATIVI DELL'ALTOPIANO (vedi apposito articolo).
20 luglio (Dom): FESTA DI S.MARGHERITA DI ANTIOCHIA: coincidendo con la Domenica, quest'anno festeggiamo S.Margherita soprattutto alla sera: S.Messa delle ore 18.oo, che viene celebrata nella Chiesa a lei dedicata: Concelebrano: il compaesano don Sergio Stefani e l'arciprete; vengono eseguiti alcuni canti in cimbro e il Vangelo viene proclamato sia in italiano che in cimbro.
21 luglio (Lun): 65° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE: 1938-2003.
22 luglio (Mar): PELLEGRINAGGIO MARIANO ESTIVO: Quest'anno la meta è il Santuario del Carmino di S.Felice al Benaco (lago di Garda), in provincia di Broscia ma diocesi di Verona. 51 i partecipanti. Ore 6.30 partenza; Ore 10.30:S.Messa, presieduta dall'arciprete, preceduta da una illustrazione da parte di un Padre carmelitano del posto; poi visita libera la paese di s.Felice; Ore 12.30; pranzo: chi al sacco e chi nel ristorante annesso al santuario; ore 15.oo a Sirmione: giro in barca e visita alla cittadina (ma quanto caldo!!). Rientro verso le ore 20.
25 luglio (Ven): GALILEO, NEWTON E LA SCIENZA MODERNA: QUALE IL VERO PADRE: a cura del prof. Giampietro Boesso. La conclusione: sia pur in modi diversi possiamo ritenerli tutti e due "padri della scienza moderna".
26 luglio (Sab): FESTA DEI NONNI: Oggi cade la festa liturgica dei Ss. Gioacchino ed Anna, i nonni materni di Gesù. Per questo con una apposita S.Messa alle ore 9.oo festeggiamo tutti i NONNI.
28 luglio (Lun): IL TESTAMENTO DEL PELLEROSSA è il titolo che don Valentino Miotto ha dato a una serie di diapositive su CD, per illustrare le bellezze del nostro altopiano E un opera che vuole caratterizzare la pastorale estiva vicariale. Questa sera la presenta personalmente alla nostra Comunità.
30 luglio (Mer): SERATA NATURALISTICA: "Erbe e fiori dei nostri monti" (valori medicamentosi e alimentari) a cura del signor Cantele Antonio.
31 luglio (Gio): "DIO...NON C'È' O E' ALTROVE": con questa provocazione, Mons. Luigi Sartori, teologo (nativo di Roana) mostra come Dio non sia assente, oltre che nella Chiesa anche in molte situazioni esistenziali, (come il risveglio della coscienza individuale...il mondo dei giovani...le istanze del cosiddetto 3° mondo...ecc......
1° agosto (Ven): "I VENETI NEL RISORGIMENTO": II prof. Tino Minetto illustra la presenza di personalità venete nei vari momenti tipici del Risorgimento italiano (vari moti irredentisti; campagna del 1848-49; guerra del 1859- Spedizione dei Mille, ecc....).
2 agosto (Sab): E' TRA NOI Padre SILVANO RUARO che celebra la S Messa delle ore 18.oo. Egli ringrazia la Comunità per gli aiuti inviati a favore della sua missione di Mambasa (Congo, ex Zaire) e ce ne illustra l'attuale situazione dopo le devastazioni della guerra.
CONCERTO D'ESTATE COL "CORO ASIACO": Alle ore 20.30, in parrocchiale, dedicato agli Emigranti. Come sempre ben eseguito ed entusiasticamente seguito dal numeroso pubblico.
3 agosto (Dom): 6- FESTA PROVINCIALE ITINERANTE DELL'EMIGRANTE- A cura dell' Ente Vicentini nel Mondo, con la collaborazione di altri Enti, in particolare dei Comuni dell'Altopiano e della Valdastico. La manifestazione è iniziata alle ore 10, con il corteo partito dal Piazzale delle Scuole. Precede la Banda di Cesuna, seguono i gonfaloni, gagliardetti e bandiere con le autorità; quindi tutti i partecipanti alla festa II corteo fa sosta davanti al Monumento ai Caduti per la posa di alcune corone di fiori. Alle ore 10.15 ha inizio la S.Messa, presieduta dal Vicario Generale Mons. Danilo Serena, in rappresentanza del Vescovo di Padova. Concelebrano: don Pierangelo gli ex parroci di Rotzo don Valentino Miotto e don Giuseppe Tommasin, il cappellano dell'Istituto di Mezzaselva don Tiziano Salvagnin e un Missionario scalabriniano che lavora in Belgio. Molto apprezzata è stata l'omelia del celebrante principale. Alle ore 11.15 avviene lo scoprimento e la benedizione del Monumento all'Emigrante, voluto dal Sindaco di Rotzo, dott. Edoardo Sartori, e donato dalla ditta PIZZATO Fioravante, con un bassorilevo dello scultore lusianese G.Cantele. La parrocchia vi ha contribuito con l'acquisto della statuetta di S.Barbara e il depliant illustrativo. Col monumento viene anche inaugurata una 1^ sistemazione del ex cimitero ottocentesco, che, a lavori ultimati, si pensa di chiamarlo "Parco della Rimembranza" (in ricordo dei defunti e degli emigranti ) .Seguono poi gli interventi del Sindaco, che illustra il senso della Festa e del monumento; dell' onorevole Lia Sartori, europarlamentare, che ricorda soprattutto come le donne hanno vissuto l'epopea della emigrazione; ed infine, l'emigrante signor Dal Zotto, presidente del Circolo Vicentini di Charleroi, in Belgio. Ore 13.00: II pranzo, col oltre 900 partecipanti, sotto i tendoni allestiti presso le Scuole e gestito dalla Pro Loco di Rotzo ed accompagnato da varie attrazioni di contorno. Tutto è andato bene.
IL 90° COMPLEANNO DI SUOR EFREMINA SPAGNOLO sia pure con un certo anticipo, viene festeggiato oggi da parenti e amici ( vedi apposito articolo).

4 agosto (Lun): "ROTZO, UN PAESE DA SCOPRIRE" è l'argomento della serata di diapositive, curata da Massimo Ferraresi e Bruno Slaviero.
"EUROPA E CHIESE CRISTIANE" (chiesa di S.Margherita) è il titolo del secondo incontro con Mons. Luigi Sartori. Pur non rifiutando la richiesta dell'inserimento nella.Costituzione europea del riferimento alle radice giudeo-cristiane, il teologo , seguendo la "Charta Oecumenica" del 22 aprile 2001, propone di insistere sull'impegno dei cristiani per l'evangelizzazione e per contribuire alla piena costruzione di una nuova Europa.
OGGI INIZIANO ANCHE LE ATTIVITÀ' ESTIVE PER I RAGAZZI. (vedi apposito articolo)

7 agosto (Gio): ESCURSIONE SERALE AL MONTE CENGIO, "per gallerie e cenge": Partenza ore 20.30, ritorno verso mezzanotte. Una trentina i partecipanti. Serata molto bella quasi calda.
8 agosto (Ven): "FATTI E MISFATTI DELLA BASILICA DI S.MARCO: a cura del prof. Tino Minetto. Un excursus sulle origini e lo sviluppo della Basilica di S.Marco (già Cappella ducale e ora Sede patriarcale).
9 agosto (Sab): FESTA CUBANA serata di danze e musica, organizzata dalla Pro Loco, nel piazzale delle Scuole.
10 agosto (Doro): SERATA DI BALLO LISCIO organizzata dalla Pro Loco nel piazzale delle Scuole.
11 agosto (Lun): "LUOGHI INCANTATI DELLE DOLOMITI" vengono illustrati, con diapositive, da Massimo Ferraresi e Slaviero Bruno.
12 agosto (Mar): "ARCHEOLOGIA DEL NONNO" è l'argomento trattato dal prof. Carlo Bressan, archeologo (anche al Bostel). Partendo da due attività umane secolari ma "scomparse" in questi ultimi 50 anni: la "calcara" e la "Carbonara" il prof. Bressan ha spiegato come la memoria di coloro che hanno esercitato queste due attività, può essere utile all'archeologo per capire meglio le scoperte archeologiche anche dei secoli o millenni passati.
13 agosto (Mer): ESCURSIONE AL PASSO VEZZENA a cui partecipano i ragazzi delle attività estive, gli animatori e un gruppo di adulti. Come gli altri anni, alcuni arrivano in bicicletta (partendo da Malga Campolongo), altri a piedi (da malga Poselaro), qualcuno in auto.
PIANTE E FIORI DEI NOSTRI MONTI" è il titolo della serata condotta dal Signor Cantele Antonio.
14 agosto (Gio): IL GRUPPO DISABILI DI CAMPODARSEGO, presso la casa Famiglia di Famiglie, a coinclusione del suo soggiorno a Rotzo, presenta una serie di scenette, con al centro una libera interpretazione della favola dei "TRÉ PORCELLINI".

16 agosto (sab): FESTA DI S.ROCCO: il Santo titolare della chiesa di Castelletto, viene festeggiato, nella stessa chiesa,con una s.Messa alle ore 9.oo.
MOSTRA DI PITTURA "LA MAGIA DEL CERCHIO" "Piero" (alias d.Pierangelo), da questa sera, presenta la sua produzione pittorica di questi ultimi 2 anni.
18 agosto (Lun): "VITA COMUNITARIA" è il titolo di una serata di diapositive, a cura si Costa Tiberio, che illustrano varie attività portate avanti dalla Parrocchia di Rotzo.
20 agosto (Mer): ESCURSIONE AI CASTELLONI DI S.MARCO: avviene in una luminosa giornata. Purtroppo pochi i partecipanti.
"POESIA: ISPIRAZIONE E TECNICA: L'INSEGNAMENTO DEI GRANDI": questo libro del prof. Tino Minetto, viene presntato questa sera in Sala Consiliare (vedi apposito "articolo").
22 agosto (Ven): "FISICA NEL QUOTIDIANO: CURIOSITÀ', IMPRECISIONI ED ERRORI COMUNI": è 1'agomento di un incontro, apprezzatissimo dai presenti, tenuto dal prof. Giampietro Boesso.
23 agosto (Sab): SERATA ROCK, A cura della Pro Loco Rotzo.
24 agosto (Dom): NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE: oggi vengono presentati i criteri per l'elezione del nuovo Consiglio Pastorale parrocchiale.
25 agosto (Lun): "IMMAGINI DI MOMENTI E PERSONE DI ROTZO NEGLI ANNI '80": una riuscitissima serata curata da don Valentino Miotto.
27 agosto (Mer): FESTA DELLA MAMMA CRISTIANA: Ricorrendo oggi la memoria di S.Monica, la mamma di S.Agostino, vogliamo festeggiare e pregare con e per tutte le mamme cristiane.
31 agosto (Dom): FESTA DEGLI SLAVIERO: E' la 3' della serie, e questa volta viene celebrata a Rotzo. : Questo il programma: Ore 10.15: S.Messa nella parrocchiale; " 11.15: Incontro con il Sindaco davanti al nuovo Monumento all'Emigrante ; " 12.30: Pranzo sociale (oltre 200 i partecipanti) presso il Ristorante Ai Due Mori di Camporovere. Tra i vari momenti significativi vogliamo ricordare quello di un gruppo brasiliano, discendente degli emigrati di fine '800, che durante la S.Messa hanno offerto alla Parrocchia una scultura in legno, rappresentante una colomba protesa sopra un globo terrestre; e, durante il pranzo, al Sindaco 3 libri sul Brasile per la Biblioteca comunale, e a D.Pierangelo un quadro, di tema natalizio, ricamato a punto croce (vedi anche "lettera" inviata dalla organizzazione della Festa).
5, 6, 7 settembre (Ven,Sab,Dom): 27^FESTA DELLA PATATA: (vedi appositi articolo della Pro Loco)
7 settembre (Dom): GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO: in coincidenza della "Festa della patata", abbiamo ringraziato il Signore per la stagione che sta per terminare, per tutti i doni che Egli ci fa quotidianamente. Momenti centrali sono state le ss.Messe delle ore 9.oo, a Castelletto, e delle ore 10.oo in Parrocchiale.
14 settembre (Dom): FESTA annuale della MONTAGNA e della PACE e della MEMORIA DEI NOSTRI EMIGRANTI DEFUNTI ALL'ESTERO
20 settembre (sab): FESTA DELL' "AVIS-ALTOPIANO": 'annuale festa dell'AVIS (Donatori di sangue) viene celebrata quest'anno a Rotzo (vedi appositi articoli).
05 ottobre (Dom): FESTA AUTUNNALE DI S.GERTRUDE: La principale patrona della nostra parrocchia viene festeggiata il 17 marzo. Ma è antica tradizione ch'ella venga festeggiata anche la 1" domenica dopo il 28 settembre, che quest'anno cade il 5 ottobre. La festeggeremo in particolare con: INIZIO SOLENNE DEL NUOVO ANNO PASTORALE (e anche: dell'ANNO CATECHISTICO e SCOLASTICO e con la proclamazione del NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE (vedi apposito articolo).

 

"LE PICCOLE SUORE DELLA SACRA FAMIGLIA A ROTZO" ( 2° Parte)

Abbiamo letto l'articolo dell'asilo, ora riprendiamo con la "Scuola di lavoro". La maestra della scuola di lavoro era la Superiora Suor Messalina, bravissima ricamatrice. Le nostre laboriose ragazze di Rotzo e contrade, pur essendo lontane un chilometro dal paese, diedero molta importanza a questa iniziativa e la frequentavano assiduamente. Erano una trentina; la maestra insegnò loro a ricamare con la massima precisione: niente passava inosservato ai suoi occhi e nulla permetteva che non fosse stato approvato da Lei stessa. Le sue allieve si ricordarono per molto tempo che ella passava tra loro, osservava il lavoro e, se non andava bene come voleva lei, senza pensarci due volte, diceva:" Disfa, disfa, disfa". Passarono diversi mesi prima che le ragazze, con tutta la loro buona volontà, fossero capaci di ricamare bene e di avere l'approvazione della maestra.La scuola era, come già detto, nel medesimo stabile dell'asilo. Al primo piano, oltre all'appartamento delle suore, c'era un'ampia stanza con le finestre rivolte verso la strada. Come arredamento c'erano un grande armadio, in cui ogni ragazza deponeva il proprio ricamo alla sera a fine giornata, una stufa in mattoni per il riscaldamento, un'ampia tavola, dove la maestra osservava minuziosamente i lavori, molte sedie per le ricamatrici, da loro stesse portate da casa, una macchina "Singer" per cucire.Alle ore 9 iniziava puntuale il lavoro, alle 12 ognuna andava a casa per il pranzo e ritornava alle 13 per riprendere il ricamo fino alle 17. Con il bello o brutto tempo, con neve e freddo, sempre a piedi le ragazze camminavano per chilometri per non mancare alla lezione di ricamo anche perché c'era una retta mensile da pagare. Alla sera due ragazze a turno si fermavano per pulire la stanza, niente bidella!! In estate per alcuni mesi la scuola chiudeva i battenti, soprattutto perché le nostre ragazze dovevano aiutare i familiari nei lavori dei campi. Esse si occupavano degli animali: mucche, capre, pecore, accompagnandole al pascolo; oppure andavano in montagna a fare legna per l'inverno. Da noi gli uomini giovani cercavano lavoro alcuni all'estero, altri erano assunti per lavori stagionali. A casa rimaneva l'anziano padre al quale le figlie dovevano dare man forte. Nelle ore libere o giornate di pioggia, a casa, riprendevano il lavoro di ricamo, che non erano riuscite a portare a termine nella stagione invernale. Imparato bene il lavoro si presentò un altro problema: cosa possiamo ricamare ora? Non avevano i soldi necessari per comprare la tela e iniziare a ricamare il loro corredo; intervenne allora la maestra per consigliare come risolvere il tutto. Ella consigliò alle sue allieve di chiedere alle ragazze del paese prossime al matrimonio le loro tele e i loro fili per poter ricamare gratuitamente la loro dote. L'idea della superiora fu ottima!!
Una ragazza di buona famiglia, doveva portare in dote dieci lenzuola, quattro ben ricamate, con le relative federe per i cuscini, le altre soltanto con le iniziali della sposa. Così le ricamatrici di Rotzo, si perfezionarono in quell'ottimo lavoro per il benessere di tutti. Se pensiamo che le Suore a Rotzo si occupavano dell'asilo con 70 bambini e della Scuola di Lavoro con 30 ragazze, contiamo 100 persone e dobbiamo proprio ripetere che a Rotzo esse fecero un lavoro enorme per il bene della popolazione.
Al pomeriggio della domenica, alle ore 15 circa, noi ragazzine giocavamo nel cortiletto dell'asilo custodite da Suor Aitala "cuoca" la quale ci insegnava giochi a noi sconosciuti. Ci divertivamo molto. Le ragazze più grandi, invece, rimanevano sopra nell'aula dell'asilo, oppure della scuola di lavoro. Anche loro si divertivano con la presenza della Superiora raccontando indovinelli, proverbi, barzellette.

La direzione della Cooperativa di Consumo

Come già detto nel precedente articolo alcuni uomini di Rotzo avevano istituito una Cooperativa di Consumo con molti iscritti. Una commessa per la vendita della merce; questa non era in grado di tenere anche la direzione del negozio e allora c'era bisogno di un addetto per il settore delle entrate e uscite. Questo importantissimo onere, all'arrivo delle suore, fu affidato alla Superiora Suor Messalina. L'amministrazione di questo esercizio era preoccupata per il grosso debito, fatto per l'acquisto della casa, avvenuto nel 1924. A quei tempi non era facile avere i soldi per pagare i debiti, se teniamo presente la mancanza di soldi che c'era in quegli anni. Gli abitanti di Rotzo compravano la farina gialla a chilogrammi, lo zucchero a ettogrammi, perché costava troppo. In cooperativa si vendeva più aceto che olio, più fichi secchi che formaggio, non perché agli abitanti del paese mancasse l'appetito ma perché mancavano i soldi per comprare i suddetti alimenti. Per fortuna le cose cambiarono e anche la cooperativa superò quel brutto momento, riconoscendo però la scrupolosa direzione tenuta della superiora.

Le Suore e la Chiesa

Le bravissime Suore si dedicavano anche alla Chiesa sistemando e ordinando i Paramenti Sacri, le tovaglie e i fiori.
Il parroco affidò a loro anche i bambini per il catechismo e per l'istruzione che precedeva i sacramenti della comunione e confessione. Certamente Don Giacomo Brandalise si era informato bene, prima di scegliere da quale Istituto chiamare le suore, tenendo presente quante necessità avesse il paese in quei tempi.Terminiamo così gli articoli delle Suore della Sacra Famiglia, ma non terminerà mai il nostro ringraziamento per le loro grandi opere a favore della Comunità Cristiana e di tutto il paese di Rotzo.

Cronistoria marzo - giugno 2003

SABATO 22/03: RICORDO DI Padre GIOCOMO SPAGNOLO: Durante la s.Messa della sera (prefestiva), nelle, preghiera, commemoriamo Padre GIACOMO SPAGNOLO, saveriano, fondatore delle Missionarie di Maria, nel 25° dalla morte (vedi anche Altaburg - La Voce Pasqua 2003).

DOMENICA 23/03: GIORNATA PER LA PACE: I nostri ragazzi portano, alla S.Messa delle ore 10.15, i loro "lavori" sul tema della PACE, già esposti in Biblioteca Comunale. Questo diventa occasione per intensificare la nostra preghiera per la pace, in Iraq e nel mondo intero.

LUNEDÌ' 24/03: GIORNATA PER I MISSIONARI MARTIRI: Questa sera, a cura dei Gruppi Missionari parrocchiali del nostro Vicariato, guidati da d.Valentino Miotto, già arciprete di Rotzo, nella nostra chiesa parrocchiale, viene celebrata la annuale VEGLIA DI PREGHIERA in ricordo dei MISSIONARI MARTIRI. Vengono ricordati singolarmente per nome quelli che hanno dato la loro "bella testimonianza" negli ultimi due anni.

Mercoledì 2 - Venerdì 4 aprile: NEVICA: Dopo un giorno di pioggia mista a neve, ha nevicato per tutta la notte. La neve ha raggiunto i 20 cm. Ha nevischiato tutto il giovedì, fino al venerdì mattino. Nel pomeriggio del venerdì è ritornato il sereno, che ha portato un periodo di freddo intenso durato una decina di giorni.

Domenica 06/04: GIORNATA DELLA CARITÀ': La tradizionale Giornata della Carità legata alla Quaresima "sobri per essere solidali"celebrata oggi ha fruttato Euro 495,60.

Domenica 20/04: DOMENICA DI RISURREZIONE: Che conclude una intensa Settimana Santa. Anche quest'anno è stato preparato un opuscolo, che ci ha accompagnati giorno per giorno.

Venerdì - Domenica 25-27 aprile: GITA PARROCCHIALE A FIRENZE E PISA: Vedi apposito articolo.

Venerdì 02/05: - RACCOLTA FERRO VECCHIO: Viene effettuata oggi una raccolta "ferro vecchio", che frutta materiale per 165 quintali per un totale di Euro 828,50, che verranno utilizzati pro Missioni.

INIZIO "FIORETTO" di MAGGIO: Si pensava di farlo presso la Statua della Madonna Pellegrina. Invece, causa il cattivo tempo, 1' INIZIO SOLENNE del Mese di Maggio ha avuto luogo in chiesa parrocchiale. Dopo aver continuato in chiesa per la prima settimana, con la seconda abbiamo iniziato la "Peregrinatio Mariae", facendo tappa, di sera in sera, davanti alle immagini e ai capitelli dedicati a Maria e nella chiesa di S.Rocco (Castelletto) e di S.Margherita. In questa ultima abbiamo anche celebrato la "chiusura", il venerdì 30.

Sabato 17/05: CENA COLLABORATORI: Alla Cena che la Parrocchia offre a tutti coloro che collaborano al buon andamento della parrocchia, hanno partecipato una quarantina di persone. Essa ha avuto luogo, con piena soddisfazione dei partecipanti, presso il Rifugio - ristorante di Campolongo di Rotzo.

Lunedì 19/05: S.MESSA (in cimbro) A S. MARGHERITA: vedi articolo specifico.

Domenica 1°/06: Solennità della ASCENSIONE: 4^ ROGAZIONE: Favoriti da una bella giornata, rinnoviamo la tipica tradizione rotzese della 4^ Rogazione, che cade nella Solennità della Ascensione del Signore. Per i particolari, vedi l'apposito articolo.

Mercoledì 04/06: GRUPPO MARACHA: Passano i tempi ma non passano gli impegni. Così, il Gruppo Maracha da un certo tempo, ha spostato, in collaborazione con altri analoghi Gruppi, il proprio impegno dall'Uganda al Ciad, paese natale del dott. Gilbert. Questa sera viene sancito un rapporto più stabile fra due di questi gruppi (vedi articolo specifico).

Venerdì 06/06: FESTA DEGLI ALBERI: Gli insegnanti e gli alunni della nostra Scuole Materna (o dell'Infanzia) ed Elementari, col patrocinio del Comune e del Corpo Forestale, hanno celebrato la FESTA DEGLI ALBERI, in località Roccolo, presso il Rifugio-Ristorante Campolongo di Rotzo. Erano presenti molti famigliari dei ragazzi. Il cielo era sereno, la temperatura mite. Alle ore 10.oo, la festa è iniziata con i ragazzi che hanno eseguito scenette e canti; e recitato poesie, sul tema degli alberi. Il tutto molto bene. Poi, dopo brevi e appropriate parole da parte del Sindaco, guidati dal parroco, i presenti hanno invocato la Benendizione del Signore sui boschi. Quindi sono state messe a dimora un certo numero di piantine di abete bianco. Infine, a conclusione, nel cortile del Rifugio, a tutti sono stati offerti panini e bibite.

Domenica 08/06: CHIUSURA ANNO SCOLASTICO E CATECHISTICO: Oggi, solennità di Pentecoste, i ragazzi delle Scuole elementari e medie, assieme ai loro famigliari, sono stati invitati alla S.Messa delle ore 10.15, per ringraziare il Signore del cammino fatto in questo ultimo anno.I ragazzi, guidati da insegnanti e catechisti, hanno gestito la Preghiera dei Fedeli e la Processione Offertoriale. Anche da queste pagine, vogliamo far loro gli auguri più fervidi di proficue vacanze.

01 GIUGNO 2003 - ROGAZIONE ALL'ALTABURG DI ROTZO

Si è tenuta anche quest'anno, Domenica 1 Giugno, l'ormai tradizionale Rogazione fino alla croce dell'Altaburg. La sera precedente un violento acquazzone non faceva presagire nulla di buono ma al mattino di Domenica la giornata era meravigliosa, ideale per la Rogazione programmata. Alle ore 9,00 è stata celebrata la S.Messa nella Chiesa Parrocchiale ed alle ore 10,15 tutti in cammino dopo la preghiera di tenuta nel cortile a fianco della Chiesa. La prima sosta di preghiera alla Romita poi si è proseguito fino alla Curva del Telale dove ci si è fermati per la seconda sosta di preghiera. Prima di mezzogiorno i pellegrini hanno raggiunto la sommità della vetta dove si trova la Croce dell'Altaburg ed hanno elevato a Dio canti e suppliche implorando benedizioni per il territorio di Rotzo. Alla Rogazione ha partecipato una sessantina di persone, con una buona rappresentanza di bambini; i più sono partiti a piedi da Rotzo ed i rimanenti sono giunti in auto fino alla Curva del Telale per poi percorrere a piedi l'ultimo tratto di strada. Al termine della preghiera chi ha pranzato al sacco nelle adiacenze della Croce e chi è sceso nei pressi dei "Praetti dell'Ulbach" ed ha consumato il pasto portato da casa. Concluso lo spuntino è ripreso il pellegrinaggio scendendo verso il Magnarauth e la Rogazione si è conclusa con una preghiera presso la Chiesetta di Santa Margherita. Alle ore 14,00 ognuno ha potuto dedicarsi agli svaghi preferiti, chi proseguendo nel cammino, chi assistendo alla gara automobilistica di formula uno, chi rientrando nelle proprie abitazioni. Un percorso di preghiera che certamente ha arricchito i partecipanti e che ci si augura nelle prossime edizioni venga seguito da altri paesani e villeggianti. E' un'occasione fondamentale, soprattutto per i nostri ragazzi, di ripercorrere quei sentieri che i nostri antenati hanno calcato con tanta fede e raccoglimento; è un modo sano di trascorrere una giornata all'aperto a contatto con i nostri meravigliosi boschi e con l'apprendimento di qualche significativo spunto di riflessione proposto dal nostro Arciprete Don Pierangelo. E' un momento comunitario diverso dagli incontri tradizionali che ci permette, nel nostro piccolo, di rendere la comunità viva, partecipe, coinvolta nelle iniziative proposte. E' un avvenimento che dobbiamo cercare in ogni modo di migliorare soprattutto invitando altre persone a parteciparvi, con le famiglie, con i figli, con i genitori. Anche Rotzo potrà vantarsi, con le dovute proporzioni rispetto alla più rinomata Grande Rogazione di Asiago , di avere una propria caratteristica e tradizionale Rogazione, da tramandare alle generazioni future.

50 anni dalla morte di don BELLINO ZOTTI, arciprete di Rotzo.

Il 5 aprile scorso ricorreva il 50° anniversario dalla morte di Don Bellino Zotti. Egli era nato a Camporovere il 12.10.1909, figlio di Giovanni e di Costa Maria. Fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1936. E' stato Vicario Cooperatore nelle parrocchie di Villa del Conte e Valbona (ambedue in provincia di Padova). Il 16 agosto 1945 partecipa al "concorso" per la vacante parrocchia di Rotzo, di cui diviene arciprete. Fa il suo ingresso in Rotzo il 07 ottobre 1945. "E' la prima domenica di ottobre, festa della Madonna del Rosario. II nuovo Arciprete arriva da Camporovere, accompagnato da Mons.Bartolomeo Fortunato, arciprete Vic. For. di Asiago. La popolazione di Rotzo, preparata spiritualmente con tre giorni di predicazione dall'Economo spirituale (don Luigi Cipelli) lo attende al capitello di Albaredo. Le campane giulive squillano, i cuori cantano.
Il Sindaco, Sig. Sartori Vittorio, dal poggiolo della casa di Sartori Gaetano, gli da il benvenuto. Quindi in chiesa Mons. Bartolomeo Fortunato compie il rito di immissione. Il nuovo Arciprete canta solennemente la S.Messa, al Vangelo illustra al popolo il suo programma di vita pastorale.
Al dopo pranzo si cantano i Vesperi e prima della Benedizione, rivolge ancora al popolo la sua parola, invocando sopra di sé, sul presenti e sugli assenti, la benedizione di Dio e la protezione della Madonna" (dalla Cronistoria parrocchiale).
L'anno successivo viene nominato Vicario foraneo. Morì a Thiene (Ospedale civile) il 05.04.1953, alle ore 11.00. I funerali furono celebrati a Rotzo e fu sepolto a Camporovere l' 08.04.1953. Dall'agosto 1951 (per malattia) fu praticamente sostituito nelle attività pastorali dai collaboratori d. Bortolo Baggio, prima, e d. Mario Andreose poi. Venne sostituito, sempre nel 1953, da don ANTONIO PEGORARO, che rimase a Rotzo fino al 1963.
Tra le varie opere compiute da don Bellino, vogliamo segnalare:
La Santa Missione, svoltasi dal 9 al 18 novembre 1947, e tenuta da imissionari don Girolamo Vialetto, arciprete di Enego e padre Tarcisio Zoia, degli Oblati di Padova. L'acquisto del nuovo Organo (un Mascioni) che venne benedetto e inaugurato il 4 dicembre 1948, festa di S.Barbara. "La benedizione fu data da Mons. Luca Candiotto, Rettore del Seminario Minore di Thiene, che celebrò la s.Messa. Cantò la Messa Cervia la Scuola Cantorum di Villa del Conte. Al dopo pranzo, ore 2 (quattordici) concerto di collaudo tenuto dal M° Antonio Arnaldi di Vicenza. Soddisfazione generale.(furono eseguite musiche di Bach, Haendel, Couperin, Martini, Ravanello, Bossi, Arnaldi, Widor e un canto gregoriano e il Magnificat a 4 voci). Mons. Candiotto "recitò una poesia, da lui composta per la circostanza (vedi Cronistoria). Il "passaggio" della MADONNA PELLEGRINA, che a Rotzo ebbe luogo nei giorni 11-13 agosto 1949. L'avvenimento fu preparato da un Triduo guidato da P. Alessandro Pontarin degli Oblati di Padova. Il paese venne tutto addobbato con archi e striscioni inneggianti a Maria. Dal campanile pendono due croci luminose, la facciata della chiesa è tutta illuminata. La Statua della Madonna viene accolta, proveniente da Mezzaselva, in Val Martello, dove l'arciprete tiene un ispirato discorso (è riportato intero nella Cronistoria). Accompagnano la Statua i "missionari accompagnatori" don Bartolomeo Codemo, già cappellano di Rotzo, don Giovanni Masiero, parroco di Borgoforte e un frate cappuccino. Dopo una sosta ad Albaredo la Statua viene introdotta in chiesa. Sono giorni intensissimi. La sera del 13 (sabato) il paese è ancora tutto illuminato. La Statua parte e si ferma davanti al Municipio, dove il Sindaco, Signor Costa Giovanni Fior, legge l'Atto di Consacrazione del Comune al Cuore Immacolato di Maria. Poi la Statua fa sosta davanti alle Scuole, alla Colonia di Castelletto e alla chiesa di S.Rocco. In fondo a Castelletto avviene il congedo, con la con segna della Immagine alla Parrocchia di S.Pietro Valdastico, nella persona del cappellano don Angelo Cappellaio. L'acquisto e sistemazione (al posto della chiesetta dell'Assunta) della Statua (copia dell'originale) della Madonna Pellegrina tra via Capovilla e via Roma: il Monumento viene benedetto dal vescovo Mons. Girolamo B.Bortignon nel pomeriggio del 18 ottobre 1949.

CURIOSITÀ' STORICHE
LEGATE AGLI ANNI CHE FINISCONO CON IL 3.

Dai vari documenti posseduti nel nostro Archivio parrocchiale abbiamo raccolto le seguenti date. Ovviamente si tratta di una nota parziale.

  • 1263 (sette agosto): I beni posseduti in Rotzo dagli Ezzelini (da Romano) vengono "concessi dati assegnati" al Preposito e al Capitolo di Vicenza e ai suoi chierici;
  • 1303: In quest'anno (forse anche nel precedente) Rotzo avrebbe ospitato (zona chiesa s.Margherita) l'eretico Fra Dolcino e la sua compagna Margherita;
  • 1383: Un documento chiama "castrum vetus" (= castello vecchio) quel dosso montagnoso sopra le case di Castelletto, che viene chiamato "Càstel";
  • 1393: Le chiese di Canove e Roana, staccatesi da Rotzo, formano una sola, nuova, parrocchia, col consenso di Niccolo, arciprete di Rotzo;
  • 1543: La chiesa di S.Gertrude viene ricostruita (probabilmente perché distrutta dal fuoco);
  • 1633: Benedizione della chiesa (Oratorio) di Castelletto, dedicato a S.Rocco (dopo il voto durante la peste del 1630-31);
  • 1673: Nasce il dott. Girardo degli Slavieri de' Medici (che morirà nel 1755);
  • 1683: Muore l'arciprete Paolo Pesavento da Canove (era arrivato nel 1656). Gli succede Pietro Piccinini da Lavarone, che morirà a Rotzo nel 1720;
  • 1753: Muore il dottor Girardo Slaviero (nato nel 1679), medico a Rotzo, ed autore anche di una "Grammatica cimbra";
  • 1763: Consacrazione della chiesa di S.Gertrude, ricostruita ne gli anni 1761-63;
  • 1833 (30 settembre): Lo studioso germanico Giovanni Andrea Schmeller visita, a Castelletto, la casa na-Ae dell'abate Dal Pozzo;
  • 1923: Viene restituita l'antica campana di S.Margherita, trafugata dagli austriaci durante la guerra 1915-18;
  • 1953: Muore d. Bellino Zotti, da Camporovere, arciprete di Rotzo dal 1945 (vedi apposito articolo);

Mostra Presepi
La Mostra Presepi di Rotzo , ospitata anche quest'anno presso la Biblioteca Comunale, è giunta alla sua quarta edizione ed ha riscosso nelle precedenti edizioni, tanto successo ed unanimi consensi in tutti i visitatori che durante le festività natalizie e le domeniche di gennaio, hanno potuto ammirare le opere esposte, tutti sorpresi e soddisfatti per un viaggio nel mondo dei presepi probabilmente inaspettato per qualità e quantità. L'iniziativa , nata nel 1999 ad opera di un gruppo parrocchiale, ha pensato di utilizzare l'intraprendenza, la fantasia e la creatività dei rotzesi. Fino a qualche anno fa si facevano presepi all'aperto, qua e là, sia tradizionali che d'avanguardia, o particolari per tecnica o concezione; ecco che, messe insieme queste così diverse modalità di sintetizzare la natività, si è pensato di crearne una mostra che potesse valorizzarle, divenuta nel contempo fiore all'occhiello delle proposte turistiche invernali per trascorrere qualche attimo particolare, sereno e sicuramente piacevole. Il numero dei presepi esposti si è sempre più ingrandito tanto che per l'edizione di quest'ano si prevede di realizzare l'esposizione di circa 100 presepi, realizzati quasi esclusivamente da Rotzesi, con le più disparate concezioni, tecniche e materiali. Si sono viste così natività dipinte o scolpite su legno o articolate lungo un ramo d'albero, altre realizzate con pasta, con spezie, con stagnola, con polistirolo, con cotone, con rame, perle , corda o tela di sacco, calze di nylon, mattoncini lego, biscotti, sassi …; qualcuno tornito in legno, altri realizzati dentro un vecchio televisore o in una lampadina. All'interno della mostra, inoltre, è stato allestito il presepio rappresentante alcuni luoghi caratteristici del nostro paese in miniatura, affiancati da statuine in movimento., che negli anni scorsi veniva costruito in chiesa. Insomma una fantasia senza limiti e confini che non ha mancato di sbalordire ed entusiasmare il visitatore per questa rassegna che probabilmente è la più vasta raccolta ed esposizione della provincia di Vicenza. La rassegna effettuata presso la Biblioteca gentilmente messa a disposizione dall'Amministrazione Comunale che si è sempre dimostrata molto sensibile nei confronti dell'iniziativa. Un ringraziamento particolare va anche alla Cassa Rurale di Roana, alla Cooperativa Popolo di Rotzo e a tutti gli artigiani e commercianti di Rotzo che con il loro contributo hanno collaborato alla realizzazione della rassegna ed è grazie a loro e a all'entusiasmo e la disponibilità di tutte quelle persone " di buona volontà" che hanno realizzato le magnifiche opere esposte che l'iniziativa si è sempre più sviluppata fino ai livelli attuali. La Mostra , aprirà il pomeriggio di Natale e sarà aperta dal 26 dicembre al 7 gennaio e tutte le domeniche di gennaio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00 ed offre senz'altro al visitatore, lo stupore per la visione di presepi, costruiti con sapienza e maestria, nell'utilizzo delle più semplici risorse che la natura ci offre, come pure nell'originalità di costruzione di opere che faranno apprezzare veramente l'abilità artistica nella realizzazione di personali rappresentazioni del presepio. Dopo una giornata trascorsa sulle magnifiche montagne dell'altopiano o sulle piste da sci, la Mostra Presepi di Rotzo, offre la possibilità di gustare la sapienza artistica e l'incantevole suggestione di un piccolo angolo di questa antica terra cimbra. Il succedersi di rappresentazioni curate con cura e attenzione, sapranno inoltre donare all'animo, quella serenità e pace che faranno gustare in maniera più completa e profonda l'atmosfera e il significato del S. Natale.


RICORDI LONTANI
Più precisamente direi "Ricordi lontanissimi" giacché mi inoltrerò negli anni 1800 spero che i gentili e affezionati lettori di Altaburg "La voce" accettino volentieri ricordi di 200 anni fa. La famiglia Zecchinati non è originaria dell'Alta Sassonia come gli abitanti del Comune di Rotzo, ma da Brescia. Essi erano tessitori e vennero da queste parti perché informati, non saprei come, che a Rotzo c'erano brave donne e ragazze che sapevano filare la canapa, il lino, la lana, la stoppa e anche confezionare la tela con i suddetti filati; contrattato il lavoro, lasciarono alle donne le misure di lunghezza e altezza da tessere sul telaio rudimentale e stabilirono di ritornare a prendere la tela a lavoro ultimato. Al ritiro pagavano e portavano altri filati a queste donne veramente capaci e laboriose; quindi la tela veniva commerciata nei loro paesi. Quanti anni durò questa collaborazione non lo saprei. Il lavoro di tessitori doveva essere molto redditizio per i miei avi, tanto che a Rotzo acquistarono molta terra, pascoli, boschi; allevavano diversi animali e coltivavano i campi di frumento, fagioli, patate e altro. Anche il lino cresceva e maturava bene e costituiva un buon cespite di lavoro e di guadagno forse fu questo il motivo per cui vi si accasarono, vi prosperavano ed ebbero stima ed affetto. In casa Zecchinati sempre aperta a tutti si fermavano e trovavano vitto e alloggio tutti i viandanti che non avevano i soldi per andare alla locanda o all'albergo. Lo zio Arciprete Don Francesco Zecchinati, con la sua pazienza certosina era riuscito a ricostruire l'albero genealogico dei Zecchinati con date di nascita e di morte. La ricerca fu conservata in un quadro che lo zio teneva in Canonica nel suo studio ma la guerra "15-18" che tutto rovinò nei nostri Paesi, distrusse anche il suddetto quadro. Entriamo ora nel racconto che merita d'essere ricordato. Da Zecchinati Bortolo sposato con Giovanna Stetani di Rotzo, nacquero Antonio, Francesco e Maria . Francesco si fece sacerdote , Antonio nato nel 1840 sposò Catterina Tondello nata ad Albaredo di Rotzo nel 1843. Il matrimonio avvenne nel 1867. La coppia andò a vivere nella casa paterna. Caterina giovane sposa trovò in quella famiglia l'abitudine d'essere ospitali e caritatevoli e continuò ad esercitare questo grande valore di solidarietà e pietà per quanti oppressi dalla povertà bussavano in quella casa. Dal matrimonio di Catterina con Antonio nacquero sette figli cinque femmine e due maschi; i figli maschi si chiamarono Bortolo e Battista; io sono figlia di Bortolo e pronipote dello zio Arciprete. Una sera si presentò una coppia di viandanti in casa Zecchinati, che provenivano dalla Provincia di Belluno, correva l'anno 1890, portavano sulla schiena una cassetta tenuta da due bretelle poste sul petto che cingevano le spalle. Nei cassettini c'erano spagnolette, aghi, ditali, forbici, elastico, specchi, pettini, sapone da barba, lamette ed altro ancora. La donna si trovava in avanzato stato di gravidanza la Nonna ne ebbe pietà e le offerse, oltre l'ospitalità , tutto quanto poteva desiderare. Come consuetudine i viandanti dormivano nel fienile, dove le porte e le finestre erano chiuse. Anche quella coppia venne accompagnata nel fienile per passare la notte, porgendo loro una coperta. La Nonna avverti il marito di chiamarla a qualsiasi ora della notte , se la moglie ne avesse avuto bisogno. Verso le due della notte la Nonna si sentì chiamare : "Padrona, Padrona," essa si affacciò alla finestra , vide il viandante che le chiedeva di chiamare l'ostetrica perché la moglie aveva le doglie. La nonna svegliò il marito Antonio e lo mandò con premura dall'ostetrica; quindi andò nel fienile e vista la situazione l'accompagnò in casa ove mise a disposizione la sua camera ed il suo letto in attesa dell'ostetrica. Intanto il nonno ed il marito, acceso un bel fuoco nel focolare vi misero sopra un pentolone d'acqua. Arrivò ansante l'ostetrica e pochi minuti dopo nacque un bel bambino che con le sue grida annunciava la sua nascita. Il padre commosso si asciugò le lacrime con il dorso della mano. Il tatto avvenne alla luce di una lampada a petrolio, perché all'epoca la corrente elettrica non era ancora giunta nel nostro paese. Sistemato il neonato, la