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A sud di Castelletto il
terreno è variamente e dolcemente ineguale: ampie superfici piane,
umide depressioni e una pianeggiante altura: è la collina denominata
Bostel o Pustel, prospiciente la Valdassa ad est e la Valdastico ad ovest,
che ha costituito un luogo sicuro per l'insediamento per le prime popolazioni,
rifugiatesi quassù, provenienti dalla pianura veneta. E' stato
il primo luogo abitato dell'Altopiano, perché più facilmente
raggiungibile dalle valli ed il primo territorio di questa zona montana
disboscato e coltivato. Quei primi abitatori, infatti, avevano scoperto
l'agricoltura, la praticavano con profitto, pur non abbandonando la caccia.
La posizione di questa collina offriva loro le migliori condizioni di
vita: una posizione davvero ideale per la loro sussistenza e per la loro
difesa in quanto la località assicurava, nello stesso tempo, la
possibilità di tenere sotto osservazione tutto il territorio circostante,
sull'Altopiano e nelle valli. Abitavano in abituri sottoterra per ripararsi
dal freddo ed anche per sfuggire all'attenzione di qualche eventuale nemico.
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Con il passare
del tempo, dei secoli, dei millenni scomparve ogni traccia di questo
primo insediamento umano: pareva proprio scomparsa per sempre! La
verde collina del Bostel, invece, nascondeva gelosamente, nel segreto
della sua terra, nel sottosuolo, il suo tesoro archeologico. Nasce
quindi spontanea la domanda: quando e da chi fu scoperto questo
tesoro, il famoso villaggio del Bostel? Nel 1781 alcuni contadini,
mentre stavano lavorando nei campi che coprono la collina, si accorsero
che l'aratro sollevava ogni tanto, delle grosse pietre; osservarono,
inoltre, che dei frammenti di vasi di terracotta e delle ossa apparivano
in superficie insieme con le zolle di terra.
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Sorpresa
e stupore e questi reperti fecero subito pensare che in quel luogo
vi fossero state in un tempo molto lontano delle primitive dimore:
un vero e proprio insediamento umano. Lo spiegava anche lo stesso
nome di quella località. Infatti la parola "Bostel"
o "Pustel", nella lingua parlata dalle antiche genti
dell'Altopiano, vuoi dire: "luogo sicuro", "stalla
nascosta", "ripostiglio".Lo stesso nome della strada
vicinale che congiunge Rotzo a Castelletto attraverso la campagna
ci richiama questo antico "luogo sicuro": "Kuvalacher
Welle" significa appunto "andare verso il villaggio
nascosto", cioè verso il luogo sicuro del Bostel.
Si cominciò allora a scavare con grande interesse e curiosità.
Si scoprirono sotto terra, alla profondità di un metro
o di un metro e mezzo, più di quaranta casette, tutte costruite
a muro secco, separate l'una dall'altra e formate da una sola
stanza con un'unica apertura verso ovest: la porta. Nel mezzo
del pavimento d'ogni singola casetta c'era una buca circolare
che serviva forse per cuocere i cibi oppure per raccogliere l'acqua
piovana. Si trovò una grande quantità di rottami
di varia specie: vasi di terracotta, ossa, molte corna di cervo
lavorate. Si trovarono degli oggetti di ferro: martelli, succhielli,
medaglie, spille, fibbie, grossi ganci, pezzi di spada. Inoltre
si trovarono delle piccole statue di bronzo, pezzi di piombo,
molti utensili, diverse monete di rame e d'argento. Furono scoperte
anche due tombe: racchiudevano ossa umane e vari oggetti appartenenti
alle persone sepolte. Questo antichissimo villaggio ad un certo
momento venne abbandonato, forse perché era troppo esposto
ai venti e lontano dall'acqua, oppure perché incendiato
da qualche nemico. Dove si trasferirono i poveri abitanti del
Bostel? Forse si stabilirono direttamente a nord della loro collina:
si sistemarono, cioè, nel luogo dove c'era l'acqua. Qui
costruirono le loro abitazioni all'antica maniera, cioè
sotto terra per difendersi meglio dal freddo e da ogni pericolo.
Furono le prime case di Castelletto. Anni fa, scavando ai piedi
del Castel, cioè della collina che si trova ad ovest di
Castelletto, vennero scoperte delle casette costruite proprio
come quelle del Bostel. Dopo il 1781 altri scavi vennero fatti
sulla collina del Bostel: gli ultimi risalgono all'ottobre del
1969. Furono scoperte tre casette e trovati diversi oggetti: un
bel vaso di terracotta, due chiavi molto interessanti, degli spilli,
delle palline di vetro colorato e qualche fibbia. I reperti vennero
portati nel museo di Este (Padova) ove sono conservati molti altri
oggetti delle antiche popolazioni venete. Vivissimo l'interesse
suscitato da questi ultimi scavi: i cittadini di Rotzo, unitamente
a molti abitanti dell'Altopiano e zone limitrofe li hanno seguiti
con viva passione. Una vera curiosità archeologica. E nel
ritorno più di uno ha portato con sé qualche ricordo
di quei cimeli: un pezzetto di carbone, un osso, una perla di
vetro...Un "souvenir" che lega le famiglie di oggi a
quell'antica popolazione. E non mancano delle documentazioni fotografiche
che testimoniano la ricchezza del sottosuolo del Bostel, ancora
una volta ricoperto perché possa custodire indisturbato
il suo tesoro.
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2001 Slaviero Bruno & Ferraresi Massimo. Tutti diritti riservati.
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