ROTZO un paese da scoprire

 

Capitelli e immagini sacre

Legare parrocchia e territorio è quanto si propone il sottotitolo di queste pagine che ci offrono l'occasione di far rivolgere l'attenzione della nostra comunità ai capitelli e immagine sacre che la pietà popolare dei nostri antenati ha voluto proporre alla devozione dei viandanti lungo le tortuose strade del nostro territorio montano. Nonostante che decenni e decenni ci dividono ormai da quei tempi lontani, le radici religiose e culturali affiorano e così diventa doveroso e piacevole ricordare, in questa pagina, anche i simboli della religiosità delle generazioni passate. Capitelli e immagine sacre si incontrano un po' ovunque ed è veramente interessante scoprire la loro storia, le motivazioni della loro presenza, rilevare lo stato di conservazione, l'epoca di esecuzione, individuare con precisione il luogo della loro ubicazione. Grande è l'importanza della tradizione popolare nella formazione delle nuove generazioni ed è bello far conoscere nei suoi vari aspetti naturali, sociali, storici e religiosi l'ambiente che ci circonda. Infatti, i giovani di oggi hanno quasi completamente perso il senso della identità locale e comunitaria, fatta di tradizioni, di fede, devozione, celebrazioni, narrazione, usanze e costumi. E' compito di noi adulti accendere in loro questi interessi, aspetti importanti della loro terra natale. Rivediamoli insieme dando la precedenza a quelli che si trovano sul roccioso pendio verso la valle dell'Astico, ad occidente di Rotzo. Sono immagini ispirate alla vita del grande predicatore francescano, S. Antonio da Padova. E' il grande Santo taumaturgo, il Santo protettore dei viandanti e dei carrettieri, trasportatori del legname dei nostri boschi nelle segherie della valle: devozione sempre molto sentita e diffusa in Altopiano in quanto territorio della diocesi di Padova .Lungo la vecchia strada del Piovan, a due chilometri da Castelletto, a sinistra, in una nicchia scavata nella roccia, a circa sette metri dal fondo stradale, si trova un quadro di S. Antonio. L'immagine rappresenta il Santo che tiene tra le braccia il bambino Gesù. Il quadro misura cm. 50 x 40 e in un lato si legge chiaramente la data: 1898. E' molto ben conservato, perché ben protetto. Un altro quadro di S. Antonio è situato lungo la stessa vecchia strada del Piovan, a circa un chilometro dal "Buso delle Banchette". E' pure collocato in una nicchia ricavata nel fianco del monte, a circa tre metri dal suolo. Si presume che sia stato collocato sul finire del secolo scorso (1800-1900), prima della costruzione della nuova strada del Piovan. Un terzo quadro del grande Santo si può osservare lungo la strada comunale che porta a S. Pietro Valdastico, a dieci metri dal bivio della strada provinciale del Piovan. Anche questa immagine è riparata in una nicchia, scavata a destra, nella viva roccia. Misura cm. 80 x 50 e raffigura il Santo che tiene tra le braccia il Bambino Gesù. Non vi si legge una data, ma si crede che sia stato collocato verso la fine del secolo scorso (1800-1900). Anche questo quadro è ben conservato, perché ben protetto dalle intemperie. Nei tempi passati, quando tutti andavano a piedi anche a fondo valle per ragioni di lavoro, di acquisti e scambio di merci e prodotti agricoli si sentiva più che insistente il bisogno di una particolare protezione da eventuale pericoli, lungo questa e s'invocava e s'implorava il grande Santo dei miracoli. Si sentiva profondamente il bisogno di aiuto di un importante amico: S. Antonio da Padova per affrontare una vita dura, di lavoro, di fatica e di sudore. E, cammin facendo, una sosta ad ogni immagine per una preghiera, per un ristoro anche per i cavalli dei carrettieri: un abbondante abbeverata di acqua sorgiva tra le rocce del pendio del monte. Dal roccioso pendìo verso la valle dell'Astico alla dolce pianura a sud di Castelletto e di S. Margherita. E' un'ampia zona pianeggiante, ondulata qua e là e interrotta da qualche macchia sempre verde: gli ameni boschetti. E' attraversata da una lunga e importante strada vicinale, denominata Kuvalaccher-Welle che si snoda da est ad ovest congiungendo Rotzo a Castelletto, offrendo un incantevole percorso panoramico di ampio e riposante respiro. E' la strada della "Campagna" che racchiude tra le pietre dei muriccioli e tra le siepi che la sostengono i segreti di tente fatiche, di tanti sudori e sospiri delle passate generazioni per strappare dalla terra i raccolti necessari per la sopravvivenza delle proprie famiglie. Infatti nei secoli scorsi primaria attività locale di lavoro era l'agricoltura. La campagna di Rotzo e Castelletto è una zona alquanto lontana dai centri abitati e, quindi, disagevole in caso di temporali. Come proteggersi allora dalle improvvise piogge torrenziali? Ed ecco un'idea dei nostri antenati: costruire un rifugio. Ma la rustica costruzione da un semplice riparo diventa un capitello ( piccola cappella ) con un immagine sacra, espressione della pietà popolare. Due sono i capitelli che si incontrano percorrendo la strada della campagna che divide la bella pianura.Il primo è situato in località Langhekar (campi lunghi): è un preciso punto di riferimento della zona. Nessuno ricorda quando sia stato costruito. Si suppone nel secolo scorso (1800-1900). Semidistrutto durante la prima guerra mondiale (1945-18), è stato ricostruito per la lodevole iniziativa di Giovanna Spagnolo in Comparin e sorelle nel 1920. Poi, con l'andar del tempo, ancora critiche le condizioni del capitello. E così, nell'ottobre 1985, ottenuta la necessaria autorizzazione edilizia comunale in seguito all'interessamento di una devota persona di Rotzo, si è provveduto alla sua sistemazione rispettando l'originale struttura. E' di una certa grandezza, ha la forma di una vera e propria cappellina, protetta da un solido tetto e da un cancello. E' dedicato alla sacra famiglia rappresentata da un dipinto nella nicchia votiva davanti alla quale, nella bella stagione non manca mai un fiore campestre. All'esterno una panchina d'ambo i lati, provvidenziale ristoro per gli affaticati agricoltori ed anche per il villeggiante alla ricerca di pace e tranquillità per un momento di solitaria meditazione. Proseguendo verso Castelletto, in località "Lazzarit", si erge una croce, alla destra della strada, su un piedistallo. Alla sua base si legge: "A ricordo del Lazzarit" ( cioè del luogo ove venivano sepolte le vittime della peste del 1630 ). Pure di antica costruzione è il capitello, importante punto di incontro nella zona di Castelletto sud, all'inizio della tortuosa stradina del Bostel. Nessuno ricorda quando sia stato costruito. Anche questo, edificato in origine come protezione dei contadini durante i minacciosi temporali, divenne un luogo di sosta e di preghiera. In secolo scorso è stato ristrutturato per soddisfare un voto, dalla benemerita maestra Valente ed è stato benedetto dal compianto arciprete don Bellino Zotti. Dopo qualche anno dalla fine della seconda guerra mondiale è stato di nuovo restaurato, per grazia ricevuta, per opera di Nico dal Pozzo - Rizzo, reduce dalla prigionia in Germania. E' stata dipinta l'immagine della Madonna Addolorata, denominata la "Madonna del dito" perché dal sotto il mantello spunta il dito pollice di una mano. La Vergine nella sua tenerezza materna esprime tutta l'angoscia di una madre per le sofferenze di tanti suoi figli nei vari campi di battaglia, dispersi, caduti, prigionieri martoriati per i patimenti subìti nei luoghi di concentramento tedeschi. Anche questa effigie è protetta : è difesa da una grata in ferro battuto al di là della quale una mano devota riesce sempre a posare un omaggio floreale. Entrambi i capitelli sono molto ben inseriti nell'ambiente campestre, esempio di arte religiosa e popolare che alimenta sempre più la tradizione anche nei tempi moderni. Sono luoghi che invitano a "dire la corona" ed anche a scambiarsi una fraterna parola. Proseguendo ora, dopo aver fermato la nostra attenzione nella zona di Castelletto, verso est, precisamente verso Rotzo e Albaredo. Osserveremo ancora delle altre devote espressioni religiose. In località Stibala (salita), all'inizio di Via Capovilla, a destra, si erge una grande Croce in ferro , proprio di fronte alla Croce dell'Altaburg. Si perde nel tempo la data della sua erezione, me è sempre stata, a ricordo delle persone più anziane, il punto di arrivo nelle processioni attraverso il paese nella sera del venerdì santo e nella solenne festa del Corpus Domini. Un'altra fermata davanti alla Croce di pietra che si erge a sinistra, all'inizio della contrada Valle. Vi si legge una data ed un nome: 1882 - Costa Pietro fu Marc. Ant. E' la Croce denominata "del Giovanni Campanaro". Una quindicina di anni fa fu restaurata e sistemata a cura dei fratelli Cunico Lauro e Alfredo. Alla fine dei caseggiati, sul lato sinistro, vediamo inserita tra blocchi del muraglione di sostegno dei terreni sovrastanti, un effigie in rame battuto: è una dolce Madonna a mezzo busto con Bambino, in altorilievo. Bella l'immagine e non priva di un certo valore artistico, ma, nel complesso, si presenta oscura per cui non attira l'attenzione del passante….In quella zona della contrada c'era fino all'inizio del 1947 un tipico capitello in muratura. E' stato demolito per esigenza di allargare la strada e sostituito con la piccola nicchia che non risponde al gusto della gente. Il capitello era più familiare, vivace e pittoresco: un punto d'incontro con i fedeli. Ad Albaredo, verso la Val Martello, a destra della strada, in un suggestivo punto panoramico denominato "Toka Bisa", si eleva un caratteristico capitello a forma di prisma triangolare. E' costruito in sasso: pilastrini ed archi lavorati gli danno un aspetto particolare tipico, che lo contraddistinguono da tutti gli altri capitelli del paese. Nella facciata ad est è dipinta una Pietà ed in quella ad ovest la Madonna con il Bambino. Alla base di entrambe le immagini la scritta: Ant. Caldieraro ved.-M.M.E - M.M. - F.F. 1901. Nel complesso il capitello è ben conservato. Vari capitelli e immagini sacri s'incontrano anche salendo la "Strada del Monte": invocano protezione e aiuto nel faticoso lavoro dei boschi. Anche lungo questo cammino diverse le immagini di S. Antonio:
· Un quadro dipinto ad olio da Giovanni Costa (S-civari);
· Una stampa incorniciata di S. Antonio nella vecchia strada;
· Altra stampa incornic
iata del Santo di Padova tra la Val Martello e Piazza Garibaldi.

Capitelli scomparsi

Tristezza e nostalgia affliggono il nostro animo passando in rassegna mentalmente anche queste testimonianze della pietà cristiana. Scomparsi per trascuratezza o demoliti per esigenze di lavori stradali non sono più stati ricostruiti. Ma eccoli rivivere nella memoria delle persone anziane:
· Capitello ad ovest di Castelletto, esattamente nelle vicinanze della casa di Dal Pozzo Matteo (Sassetto);
· Capitello ad est della casa di Spagnolo Igino, nel centro di Rotzo;
· Capitello a metà curva dell'Eka, all'inizio della strada verso i campi e prati di Albaredo;
· Capitello nel centro di Albaredo, accanto alla casa di Spagnolo Anna;
· Capitello lungo la "Strada del Monte". Esisteva fino alla guerra 1915-1918. Oltre che punto di devozione, era un rifugio. Salendo in montagna, sia a piedi sia sui carri, era d'obbligo, per antica consuetudine, fare una sosta per riposarsi e ristorarsi. Ed oggi che cosa rimane? Nulla! Soltanto il nome del Capitello che indica con precisione questa località.
Recentemente, un altro segno di pietà popolare si rileva ad Albaredo, vicino alla casa nuova di Sacco Eddo. E' un capitello dedicato alla Madonna. Un gran masso di marmo rosso dell'Altopiano, sbozzato a forma di grotta. Sul lato frontale, verso l'alto, una nicchia: vi spicca una bianca Madonnina col nastro azzurro.

Tratto da "Altaburg la voce" articolo scritto da Carla Slaviero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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