ROTZO un paese da scoprire

 


La chiesetta di Santa Margherita

Tra Rotzo e Castelletto , in una meravigliosa conca verde, sorge l'antica chiesetta di S. Margherita, il primo monumento segno del cristianesimo sull'altopiano dei 7 Comuni. L'origine dell'edificio si colloca attorno al 1100 ed esso si trova proprio al centro del territorio più " storico" dell'Altopiano, fra il Bostel - primo insediamento umano - e l'Altarknotto - Ara sacrificale dedicata agli dei pagani con la vicina cima dell'Altaburg. Non esistono molti documenti circa l'origine della chiesetta. Del suo passato e della sua erezione si sa ben poco. La sua storia è in parte raccolta nella tradizione orale tramandata anche in documenti ufficiali, tant'è vero che nella relazione della visita vescovile del 1602 si registra che " questa sia stata la prima chiesa de' Sette Comuni". La sua prima descrizione risale al 1488, anche questa registrata in visite vescovili, dove viene dipinta nel modo seguente: " Appena usciti dalla villa di Rotzo, muove incontro una chiesetta costruita sotto l'intitolazione della beata Margherita vergine e martire, situata nella località detta "el Castelletto", soggetta alla cappella di Rotzo. E' lunga passi quattro, larga tre, alta piedi dodici. Ha travature grezze, non è intonacata, il pavimento sconnesso; ha un abside in parte dipinta e in parte non, in essa un unico altare non consacrato; essa pure , come si ritiene, non fu consacrata. Non ha alcun reddito, né paramenti e ornamenti sacri; è sprovvista di luminarie ,e in essa non si celebra più di cinque volte all'anno, cioè in tutti i venerdì del mese di maggio, nei quali, allo scopo di allontanare le tempeste, è sempre stata consuetudine del popolo di Rotzo di portarsi processionalmente con il gonfalone sino ad essa e nella sua festa; nessun compenso viene dato al cappellano celebrante; i paramenti e l'altare portatile, insieme con le altre cose necessarie, si prelevano dalla chiesa di Rotzo". La chiesetta è oggi orientata ad est. Però era già noto che, almeno dal 1488 al 1638, essa fu orientata ad ovest, come confermano alcuni scritti e confermano le tracce di un arco absidale murato, leggibili sulle murature interne di quella che è oggi la facciata est sulla quale è aperta la porta d'ingresso. A quest'ultima data ( il 1638 appunto) la chiesetta fu nuovamente ampliata e l'ingresso fu praticato nella parete est, nella muratura di tamponamento del più antico arco absidale, dove si trova ancora oggi. Nuovamente ampliata, poiché la chiesa originaria, quella che la tradizione vuole sia la più antica dell'Altopiano, era ancora più piccola di quella quattrocentesca. La chiesetta più antica doveva essere, da quanto emerso dai recenti lavori di restauro, larga cinque metri e alta poco più di tre misurati dalla quota dell'attuale pavimento dell'aula. Nella chiesa quattrocentesca, descritta nelle parole tratte dalla visita vescovile vi si entrava scendendo un gradino e le sue misure formavano un ambiente angusto, corrispondendo a circa 7 metri di lunghezza, 5,25 di larghezza e 4,20 di altezza. Cioè 35 metri quadrati di calpestio che avrebbero potuto contenere diversi capifamiglia , ma non abbastanza se si considera che nei primi tempi questa chiesetta ospitava i fedeli di quasi tutto l'altopiano.Resoconti di altre visite ci dicono che la chiesa del XV secolo possedeva decorazioni murali, un altare ligneo e una pala raffigurante S. Margherita. Durante il XVI secolo la chiesetta fu nuovamente quasi abbandonata e infatti nel corso delle visite pastorali i vescovi ne chiesero con insistenza un mantenimento più dignitoso, fino a quando nel 1592, vi fu addirittura sospeso il culto, a causa delle indecorose condizioni nelle quali era lasciata. Nei secoli successivi infatti diverse furono le modifiche apportate alla chiesetta, tanto che fu diverse volte ampliata, intonacata e dipinta. Ne è testimonianza una descrizione dell'Abate Dal Pozzo che ricorda che" la volta era tutta dipinta, come si vede ancora nella parte settentrionale. Dalla parte di mezzogiorno in occasione di farvi nel 1778 una finestra si scoprirono dell'altre pitture coll'iscrizione del pittore che diceva: 'Ian: Giacomo di Ganason di Dresao' e di colui che fece farle così: 'Nicolò fiolo di Ser Jorio Slavero ha fato fare questa opera per una sua divocione de un viazo de Santa Maria de Loreto'. Anche il coro era in parte dipinto e in parte no". Il fatto che fosse dipinta, è segno di una sua certa importanza e frequentazione.Su ordine del Vescovo, del 1587, si decise di intonacarla e di imbiancarla e successivamente, nel 1638,sempre sulla base della suddetta disposizione vescovile, furono innalzati i muri laterali.Dai documenti si desume poi che nel XVIII secolo, la chiesetta sia stata mantenuta in condizioni dignitose, infatti non si ha notizia di lavori, ad eccezione di quelli di manutenzione al pavimento e di sbiancatura delle pareti. Nel XX secolo, Santa Margherita subisce alcuni danni causati dal primo conflitto mondiale e anche l'asportazione della campana, poi restituita. Nel 1966 a causa di un uragano, la chiesetta minaccia di rovinare. L'evento costringe ad operare alcuni lavori urgenti di ristrutturazione che ne hanno evitato il crollo con il rifacimento del tetto e una sommaria sistemazione che hanno condotto al restauro dei giorni nostri.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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