ROTZO un paese da scoprire

 


Il Restauro

Nella primavera 1994, la Chiesetta di Santa Margherita, tanto importante per la nostra storia dopo quasi vent'anni di silenzio assoluto si ripropone all'attenzione della gente per l'iniziativa di un gruppo di persone, animate da un profondo amore per la propria terra natale e sostenute da un tenace proposito, consapevoli del grande valore storico dell'antico edifìcio sacro. Viene costituito il 10-11-'94 con atto notarile il "Comitato Promotore per il Restauro della Chiesetta" presso lo studio del notaio Muraro Giancarlo di Asiago. Quattordici sono i mèmbri: Cunico Lauro, Cunico Luciano, Cunico Massimino, Dal Pozzo Matteo, Marangoni Sergio, Sartori Edoardo, Sartori Elena, Segna Laura, Slaviero Carla, Slaviero Giovanni Giop, Spagnolo Corrado, Spagnolo Lucio, Stefani Giorgio. Tommasin don Giuseppe, Arciprete di Rotzo. Nella seduta del Comitato del 13-11-1994, viene eletto Presidente Giorgio Stefani, trasferitesi da anni a Vicenza, ma con il cuore sempre alla sua terra d'origine, strettamente legato al suo paese ed appassionato della sua storia. Legale rappresentante dell'iniziativa di recupero è, però, l'Arciprete don Giuseppe Tommasin per il fatto che la Parrocchia è la proprietaria della chiesetta e del terreno limitrofo. L'Arciprete è solo da qualche anno in mezzo a noi, ma immediato è il suo interessamento, attiva e zelante la sua premura per il ripristino della chiesetta. Fa suo, in prima persona, il problema, adoperandosi in tutti i modi per la migliore soluzione. Presidente e Arciprete sono assistiti nell'impegnativo compito, dal consulente e coordinatore finanziario Renzo Dal Grande. Inizia per il comitato un periodo di tenace e intenso fervore per individuare le strade più opportune da percorrere, allo scopo di realizzare l'opera di restauro. L'incarico viene affidato ad un architetto esperto nel recupero, Bruno Gabbiani di Vicenza e lo Studio, dopo una minuziosa analisi d'ogni singola parte dell'antica chiesetta, redige un completo progetto di restauro e il Comitato allestisce l'8-7-1995 ad Asiago, presso la sede della Spettabile Reggenza Sette Comuni, una Mostra avente per tema: "Storia abbandono , progetto di restauro della Chiesetta di S.Margherita". Le condizioni statiche della chiesetta, al momento dell'esecuzione dei lavori sono apparse ancora più precarie di quanto non si fosse temuto, poiché le murature a secco, che erano sembrate a prima vista abbastanza solide, si sono rilvelate praticamente vuote e legate da malte ormai prive di ogni capacità di coesione. Questa situazione ha comportato un imprevisto e paziente lavoro di ricucitura dei tanti sassi collocati nelle diverse epoche, che costituiscono i paramenti visibili. Una caratteristica dell'intervento è stata quella di eseguire assieme il restauro dell'antico edifìcio e anche la rimozione di parte della ristrutturazione che esso aveva subito negli anni Settanta, dopo il disastroso evento naturale che l'aveva quasi distrutto: quindi, come ormai accade assai spesso, di operare il restauro di un restauro. Le opere eseguite in quella occasione drammatica erano state indispensabili e urgenti e avevano consentito di conservare la chiesetta fino ai nostri giorni. Con il restauro attuale, si è però conclusa, a distanza di tanti anni, quella fase di emergenza ed è stato compiuto quanto era possibile per restituire alla nostra chiesetta la veste che le è propria. E' stato quindi sostituito il tetto, realizzato frettolosamente negli anni Settanta e già irrimediabilmente deteriorato dalla mancanza di manutenzioni con una nuova struttura, ricalcata nelle forme dalla tradizione dell'area e provvista di adeguato isolamento. Il cornicione di gronda in calcestruzzo eseguito nella stessa occasione è stato rimosso ed è stato sostituito con un altro di forma e materiali tradizionali, costituito di lastre di pietra locale, lavorate a spacco . Tetto e cornicione sono stati presi a modello proprio dalle tipologie costruttive permanenti in alcuni vecchi edifìci dell'Altipiano. Le murature sono state poi collegate realizzando un robusto cordolo sommitale di collegamento , nascosto nel loro interno, cordolo che ha consentito di eliminare, oltre al cornicione, due vistose catene di calcestruzzo . Sono state inoltre pazientemente eliminate le malte cementizie in vista, attraverso la nuova stilatura di tutte le pietre delle murature, eliminando parte dell'intonaco di cemento e ricoprendone la parte rimanenete con una malta di calce spenta, colorata con sabbie e graniglie (foto 24, 25), di colore e granulometria pressoché uguali a quelle riscontrate nelle tracce degli antichi intonaci, dei quali si sono ritrovati i lacerti nelle parti nascoste sotto il livello del suolo. Questa malta è del resto sostanzialmente uguale anche a quelle che tuttora ricoprono le murature di alcune case di Castelletto. Il colore del nuovo impasto è stato confermato nell'ocra giallo, come le tracce ritrovate, con un tono più vivo all'esterno e più chiaro all'interno dell'aula . Le murature della chiesa anticamente erano sicuramente ricoperte all'esterno da un intonaco molto grezzo e all'interno con un paramento più fine. Non si è ritenuto però opportuno perseguire la soluzione di ricoprire nuovamente le murature di intonaco, per non correre il rischio di svilire la chiesa e di consegnare alla comunità locale un oggetto irriconoscibile. Con la decisione di operare la stilature delle murature, si è allora scelto di offrire a chi osserva la chiesetta una duplice opportunità. Chi la guarda da lontano, la vede come se fosse ricoperta di intonaco molto grezzo, di color ocra, come era in antico, secondo la testimonianza dei lacerti ritrovati; chi la guarda da vicino, può ancora osservare la tessitura delle murature di sasso a vista come sempre sono state viste a memoria d'uomo, nell'ultimo secolo. Oggi però ognuno può vedere anche le tracce delle trasformazioni che la chiesa ha subito nei secoli: le murature dell'XI o del XII secolo che siano, l'arco absidale del XV, le suture dell'ampliamento del XVII, il campanile del XIX. Sono tutte lavorazioni rese facilmente leggibili da parte di un osservatore informato e appena attento, poiché tutte le operazioni sono state compiute nel tentativo di restaurare si l'immagine e la materia, ma anche di conservare le tracce della storia .II pavimento dell'abside si trova, verso ovest, ad un livello inferiore a quello del livello del suolo esterno. Non si poteva ne si voleva alterare il rapporto tra la chiesa e il paesaggio, abbassando il suolo del declivio, ne si poteva accettare che si verifìcassero ancora infiltrazioni d'acqua meteorica all'interno dell'edificio. Quindi si è conservato il livello del suolo circostante, ricorrendo all'esecuzione di una trincea di drenaggio perimetrale, riempita di ghiaia, per eliminare le infiltrazioni dell'acqua che scende a ruscelli dalla montagna, trincea sulla quale è stato ricollocato, alla fine, il tappeto erboso naturale. La chiesa oggi non ha più la grondaia: l'acqua si disperde come in antico nell'impermeabile terreno morenico, lungo tutto il suo perimetro e viene naturalmente assorbita . Dei serramenti non vi era più traccia. Quelli nuovi sono stati realizzati con la volontà di proporre forme semplici, funzionali e dignitose, non lontane da quelle di interventi simili operati nell'ultimo secolo nelle chiese dell'area alpina. La chiesa è ora dotata di impianti elettrico e di riscaldamento, che ne consentiranno l'uso serale e invernale. Questi impianti sono stati realizzati in modo da non risultare eccessivamente invasivi e anche in modo di non compromettere la statica precaria delle murature. La sistemazione dell'area esterna, avvenuta negli ultimi anni ha visto la sistemazione del muro sottostante la chiesetta , il rifacimento della strada di accesso che la circonda con lastre di marmo bianco, e la recinzione dell'area con una staccionata in legno.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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