La chiesetta di Santa Margherita

La storia

Tra Rotzo e Castelletto , in una meravigliosa conca verde, sorge l'antica chiesetta di S. Margherita, il primo monumento segno del cristianesimo sull'altopiano dei 7 Comuni. L'origine dell'edificio si colloca attorno al 1100 ed esso si trova proprio al centro del territorio più " storico" dell'Altopiano, fra il Bostel - primo insediamento umano - e l'Altarknotto - Ara sacrificale dedicata agli dei pagani con la vicina cima dell'Altaburg. Non esistono molti documenti circa l'origine della chiesetta. Del suo passato e della sua erezione si sa ben poco. La sua storia è in parte raccolta nella tradizione orale tramandata anche in documenti ufficiali, tant'è vero che nella relazione della visita vescovile del 1602 si registra che " questa sia stata la prima chiesa de' Sette Comuni". La sua prima descrizione risale al 1488, anche questa registrata in visite vescovili, dove viene dipinta nel modo seguente:
" Appena usciti dalla villa di Rotzo, muove incontro una chiesetta costruita sotto l'intitolazione della beata Margherita vergine e martire, situata nella località detta "el Castelletto", soggetta alla cappella di Rotzo. E' lunga passi quattro, larga tre, alta piedi dodici. Ha travature grezze, non è intonacata, il pavimento sconnesso; ha un abside in parte dipinta e in parte non, in essa un unico altare non consacrato; essa pure , come si ritiene, non fu consacrata. Non ha alcun reddito, né paramenti e ornamenti sacri; è sprovvista di luminarie ,e in essa non si celebra più di cinque volte all'anno, cioè in tutti i venerdì del mese di maggio, nei quali, allo scopo di allontanare le tempeste, è sempre stata consuetudine del popolo di Rotzo di portarsi processionalmente con il gonfalone sino ad essa e nella sua festa; nessun compenso viene dato al cappellano celebrante; i paramenti e l'altare portatile, insieme con le altre cose necessarie, si prelevano dalla chiesa di Rotzo".

La chiesetta è oggi orientata ad est. Però era già noto che, almeno dal 1488 al 1638, essa fu orientata ad ovest, come confermano alcuni scritti e confermano le tracce di un arco absidale murato, leggibili sulle murature interne di quella che è oggi la facciata est sulla quale è aperta la porta d'ingresso. A quest'ultima data ( il 1638 appunto) la chiesetta fu nuovamente ampliata e l'ingresso fu praticato nella parete est, nella muratura di tamponamento del più antico arco absidale, dove si trova ancora oggi. Nuovamente ampliata, poiché la chiesa originaria, quella che la tradizione vuole sia la più antica dell'Altopiano, era ancora più piccola di quella quattrocentesca. La chiesetta più antica doveva essere, da quanto emerso dai recenti lavori di restauro, larga cinque metri e alta poco più di tre misurati dalla quota dell'attuale pavimento dell'aula. Nella chiesa quattrocentesca, descritta nelle parole tratte dalla visita vescovile vi si entrava scendendo un gradino e le sue misure formavano un ambiente angusto, corrispondendo a circa 7 metri di lunghezza, 5,25 di larghezza e 4,20 di altezza. Cioè 35 metri quadrati di calpestio che avrebbero potuto contenere diversi capifamiglia , ma non abbastanza se si considera che nei primi tempi questa chiesetta ospitava i fedeli di quasi tutto l'altopiano.Resoconti di altre visite ci dicono che la chiesa del XV secolo possedeva decorazioni murali, un altare ligneo e una pala raffigurante S. Margherita. Durante il XVI secolo la chiesetta fu nuovamente quasi abbandonata e infatti nel corso delle visite pastorali i vescovi ne chiesero con insistenza un mantenimento più dignitoso, fino a quando nel 1592, vi fu addirittura sospeso il culto, a causa delle indecorose condizioni nelle quali era lasciata. Nei secoli successivi infatti diverse furono le modifiche apportate alla chiesetta, tanto che fu diverse volte ampliata, intonacata e dipinta. Ne è testimonianza una descrizione dell'Abate Dal Pozzo che ricorda che" la volta era tutta dipinta, come si vede ancora nella parte settentrionale. Dalla parte di mezzogiorno in occasione di farvi nel 1778 una finestra si scoprirono dell'altre pitture coll'iscrizione del pittore che diceva: 'Ian: Giacomo di Ganason di Dresao' e di colui che fece farle così: 'Nicolò fiolo di Ser Jorio Slavero ha fato fare questa opera per una sua divocione de un viazo de Santa Maria de Loreto'. Anche il coro era in parte dipinto e in parte no". Il fatto che fosse dipinta, è segno di una sua certa importanza e frequentazione.Su ordine del Vescovo, del 1587, si decise di intonacarla e di imbiancarla e successivamente, nel 1638,sempre sulla base della suddetta disposizione vescovile, furono innalzati i muri laterali.Dai documenti si desume poi che nel XVIII secolo, la chiesetta sia stata mantenuta in condizioni dignitose, infatti non si ha notizia di lavori, ad eccezione di quelli di manutenzione al pavimento e di sbiancatura delle pareti. Nel XX secolo, Santa Margherita subisce alcuni danni causati dal primo conflitto mondiale e anche l'asportazione della campana, poi restituita. Nel 1966 a causa di un uragano, la chiesetta minaccia di rovinare. L'evento costringe ad operare alcuni lavori urgenti di ristrutturazione che ne hanno evitato il crollo con il rifacimento del tetto e una sommaria sistemazione che hanno condotto al restauro dei giorni nostri.

LA CAMPANA

Una sola campana… posta sopra il muro della facciata a foggia de' Capuccini". Questa campana venne realizzata nel 1439, e non è dato da sapere se fu la prima o se era stata posta in sostituzione di un'altra, più antica. La campana fortunatamente salvatasi dal rischio della dispersione durante la prima guerra mondiale allorchè divenne bottino degli austriaci, poi dagli stessi restituito, è tutt'ora conservata all'interno della restaurata chiesetta, e presenta la seguente iscrizione:" MENTE: SANCTA: SPONTANEA: HONORE: DEO: ET: PATRIAE: LIBNERATIONEM: + MMARCHO: DALEORE: MORE: 1439 +" ( Offrì mente santa e spontanea, diede onore a Dio ed ottenne la liberazione della patria). Diverse sono le leggende legate alla campana di S. Margherita, in particolar modo quelle riguardanti il potere di " tagliare" il cattivo tempo, ovvero di rompere le nuvole grazie agli squilli , aNon aveva campanile ( quello attuale è del secolo scorso come pure l'attuale sacrestia), bensì era dotata "di lle onde sonore della campana. Queste sembrano legate alla tradizione che anche S. Margherita, inghiottita dal drago si sia liberata squarciandogli il ventre con una croce. Si sente spesso dire dagli anziani ancora viventi di come anche agli inizi del secolo scorso quando qualche temporale minacciava di provocare danni all'agricoltura , qualcheincaricato si portava presso la chiesetta e con i suoi squilli cercava di allontanare il pericolo imminente.

LA SANTA

La chiesetta abbiamo riportato è dedicata a Santa Margherita. A seguito di varie ricerche degli storici la più accreditata tesi circa quale Margherita sia la titolare della dedicazione della chiesa è che si tratti di S. Margherita di Antiochia di Pisidia ( Regione dell'Anatolia) come anche riportato dall'Abate Dal Pozzo: " La Santa stessa titolare, che morì martire nell'anno 275, ed era ne' vecchi secoli in gran venerazione…..". Viene commemorata col nome originario di Marina in Oriente il 17 - 18 luglio, mentre in Occidente la commemorazione cade sempre il 20 luglio.

IL RECENTE RESTAURO

Nella primavera 1994, la Chiesetta di Santa Margherita, tanto importante per la nostra storia dopo quasi vent'anni di silenzio assoluto si ripropone all'attenzione della gente per l'iniziativa di un gruppo di persone, animate da un profondo amore per la propria terra natale e sostenute da un tenace proposito, consapevoli del grande valore storico dell'antico edifìcio sacro. Viene costituito il 10-11-'94 con atto notarile il "Comitato Promotore per il Restauro della Chiesetta" presso lo studio del notaio Muraro Giancarlo di Asiago. Quattordici sono i mèmbri: Cunico Lauro, Cunico Luciano, Cunico Massimino, Dal Pozzo Matteo, Marangoni Sergio, Sartori Edoardo, Sartori Elena, Segna Laura, Slaviero Carla, Slaviero Giovanni Giop, Spagnolo Corrado, Spagnolo Lucio, Stefani Giorgio. Tommasin don Giuseppe, Arciprete di Rotzo. Nella seduta del Comitato del 13-11-1994, viene eletto Presidente Giorgio Stefani, trasferitesi da anni a Vicenza, ma con il cuore sempre alla sua terra d'origine, strettamente legato al suo paese ed appassionato della sua storia. Legale rappresentante dell'iniziativa di recupero è, però, l'Arciprete don Giuseppe Tommasin per il fatto che la Parrocchia è la proprietaria della chiesetta e del terreno limitrofo. L'Arciprete è solo da qualche anno in mezzo a noi, ma immediato è il suo interessamento, attiva e zelante la sua premura per il ripristino della chiesetta. Fa suo, in prima persona, il problema, adoperandosi in tutti i modi per la migliore soluzione. Presidente e Arciprete sono assistiti nell'impegnativo compito, dal consulente e coordinatore finanziario Renzo Dal Grande. Inizia per il comitato un periodo di tenace e intenso fervore per individuare le strade più opportune da percorrere, allo scopo di realizzare l'opera di restauro. L'incarico viene affidato ad un architetto esperto nel recupero, Bruno Gabbiani di Vicenza e lo Studio, dopo una minuziosa analisi d'ogni singola parte dell'antica chiesetta, redige un completo progetto di restauro e il Comitato allestisce l'8-7-1995 ad Asiago, presso la sede della Spettabile Reggenza Sette Comuni, una Mostra avente per tema: "Storia abbandono , progetto di restauro della Chiesetta di S.Margherita".

 

L'ESECUZIONE DEI LAVORI

Le condizioni statiche della chiesetta, al momento dell'esecuzione dei lavori sono apparse ancora più precarie di quanto non si fosse temuto, poiché le murature a secco, che erano sembrate a prima vista abbastanza solide, si sono rilvelate praticamente vuote e legate da malte ormai prive di ogni capacità di coesione. Questa situazione ha comportato un imprevisto e paziente lavoro di ricucitura dei tanti sassi collocati nelle diverse epoche, che costituiscono i paramenti visibili. Una caratteristica dell'intervento è stata quella di eseguire assieme il restauro dell'antico edifìcio e anche la rimozione di parte della ristrutturazione che esso aveva subito negli anni Settanta, dopo il disastroso evento naturale che l'aveva quasi distrutto: quindi, come ormai accade assai spesso, di operare il restauro di un restauro. Le opere eseguite in quella occasione drammatica erano state indispensabili e urgenti e avevano consentito di conservare la chiesetta fino ai nostri giorni. Con il restauro attuale, si è però conclusa, a distanza di tanti anni, quella fase di emergenza ed è stato compiuto quanto era possibile per restituire alla nostra chiesetta la veste che le è propria. E' stato quindi sostituito il tetto, realizzato frettolosamente negli anni Settanta e già irrimediabilmente deteriorato dalla mancanza di manutenzioni con una nuova struttura, ricalcata nelle forme dalla tradizione dell'area e provvista di adeguato isolamento. Il cornicione di gronda in calcestruzzo eseguito nella stessa occasione è stato rimosso ed è stato sostituito con un altro di forma e materiali tradizionali, costituito di lastre di pietra locale, lavorate a spacco . Tetto e cornicione sono stati presi a modello proprio dalle tipologie costruttive permanenti in alcuni vecchi edifìci dell'Altipiano. Le murature sono state poi collegate realizzando un robusto cordolo sommitale di collegamento , nascosto nel loro interno, cordolo che ha consentito di eliminare, oltre al cornicione, due vistose catene di calcestruzzo . Sono state inoltre pazientemente eliminate le malte cementizie in vista, attraverso la nuova stilatura di tutte le pietre delle murature, eliminando parte dell'intonaco di cemento e ricoprendone la parte rimanenete con una malta di calce spenta, colorata con sabbie e graniglie (foto 24, 25), di colore e granulometria pressoché uguali a quelle riscontrate nelle tracce degli antichi intonaci, dei quali si sono ritrovati i lacerti nelle parti nascoste sotto il livello del suolo. Questa malta è del resto sostanzialmente uguale anche a quelle che tuttora ricoprono le murature di alcune case di Castelletto. Il colore del nuovo impasto è stato confermato nell'ocra giallo, come le tracce ritrovate, con un tono più vivo all'esterno e più chiaro all'interno dell'aula . Le murature della chiesa anticamente erano sicuramente ricoperte all'esterno da un intonaco molto grezzo e all'interno con un paramento più fine. Non si è ritenuto però opportuno perseguire la soluzione di ricoprire nuovamente le murature di intonaco, per non correre il rischio di svilire la chiesa e di consegnare alla comunità locale un oggetto irriconoscibile. Con la decisione di operare la stilature delle murature, si è allora scelto di offrire a chi osserva la chiesetta una duplice opportunità. Chi la guarda da lontano, la vede come se fosse ricoperta di intonaco molto grezzo, di color ocra, come era in antico, secondo la testimonianza dei lacerti ritrovati; chi la guarda da vicino, può ancora osservare la tessitura delle murature di sasso a vista come sempre sono state viste a memoria d'uomo, nell'ultimo secolo. Oggi però ognuno può vedere anche le tracce delle trasformazioni che la chiesa ha subito nei secoli: le murature dell'XI o del XII secolo che siano, l'arco absidale del XV, le suture dell'ampliamento del XVII, il campanile del XIX. Sono tutte lavorazioni rese facilmente leggibili da parte di un osservatore informato e appena attento, poiché tutte le operazioni sono state compiute nel tentativo di restaurare si l'immagine e la materia, ma anche di conservare le tracce della storia .II pavimento dell'abside si trova, verso ovest, ad un livello inferiore a quello del livello del suolo esterno. Non si poteva ne si voleva alterare il rapporto tra la chiesa e il paesaggio, abbassando il suolo del declivio, ne si poteva accettare che si verifìcassero ancora infiltrazioni d'acqua meteorica all'interno dell'edificio. Quindi si è conservato il livello del suolo circostante, ricorrendo all'esecuzione di una trincea di drenaggio perimetrale, riempita di ghiaia, per eliminare le infiltrazioni dell'acqua che scende a ruscelli dalla montagna, trincea sulla quale è stato ricollocato, alla fine, il tappeto erboso naturale. La chiesa oggi non ha più la grondaia: l'acqua si disperde come in antico nell'impermeabile terreno morenico, lungo tutto il suo perimetro e viene naturalmente assorbita . Dei serramenti non vi era più traccia. Quelli nuovi sono stati realizzati con la volontà di proporre forme semplici, funzionali e dignitose, non lontane da quelle di interventi simili operati nell'ultimo secolo nelle chiese dell'area alpina. La chiesa è ora dotata di impianti elettrico e di riscaldamento, che ne consentiranno l'uso serale e invernale. Questi impianti sono stati realizzati in modo da non risultare eccessivamente invasivi e anche in modo di non compromettere la statica precaria delle murature. La sistemazione dell'area esterna, avvenuta negli ultimi anni ha visto la sistemazione del muro sottostante la chiesetta , il rifacimento della strada di accesso che la circonda con lastre di marmo bianco, e la recinzione dell'area con una staccionata in legno.

A conclusione di queste note sulla "Santa cimbra", pensiamo siano graditi al visitatore i componimenti poetici in cimbro di Umberto Martello (Martalar) e in italiano di Giovanni Dal Pozzo.

LA CAMPANELLA DI SANTA MARGHERITA E LA MAGA CATINA
(Da una leggenda)

Dove si narrano, in versi, idealmente, le lotte tra la Campanella di Santa Margherita e le avverse condizioni atmosferiche impersonate dalla maga Catina. I fatti si figurano avvenuti il 20-7-1914, festa della Santa.

Quel mattino, verso Oriente,
tutto il ciel era di rosa,
ma, guardando ad occidente,
si vedeva un'altra cosa:
voglio dir quell'aria scura
che al colono fa paura.


Una brezza fresca e pura
corre sopra la campagna
ed il grano si matura
dove l'acqua non lo bagna,
ben coperto nei covoni,
se con cura lo riponi.

Suona intanto la campana
della Santa Margherita
come fosse bocca umana
che ti chiama e che t'invita,
e quel suono ha un calore
che ti scalda dentro il cuore.

A quel suono, la campagna
tutta quanta si ridesta;
le risponde la montagna,
nel paese c'è gran festa:
la festa più sentita
della Santa Margherita.


Alle dieci del mattino,
nella Chiesa pavesata,
si diffondono in latino,
per la Santa beneamata,
quelle lodi, quei bei canti
che delizian pure i Santi!

Terminate le funzioni
sciama il popolo contento,
mentre oscuri nuvoloni
corron sopra in quel momento,
ma, lassù, la campanella
non paventa la procella.

Mentre il popolo festante
già rientra alla casetta,
si scatena, sull'istante,
una furia maledetta,
e, nel mezzo, s'indovina
chiara e netta la Catina.


Più e più volte s'avvicina
e più volte s'allontana
quella maga di Carina,
rigirando a tramontana,
ma, alla fine si sconquassa
rotolando giù in Valdassa.

Poco dopo, a meridione,
s'apre un velo di sereno
e per questo il solleone
fa spiraglio in un baleno,
e la gente ride e canta:
la festa della Santa!

LA CAMPANELLA DI SANTA MARGHERITA

Se tu scendi per la strada
giù da Rotzo alla Pitella (*)
che, del Capo, è la Contrada
non di questo meno bella,
tu vi scorgi rifiorita
una Santa Margherita.

Questa sorge sul costone
alla destra della via
e, di notte, c'è un lampione
che la guarda e non l'oblia
e, più sotto vi è inchiodata
la tabella con la data.

Una data molto antica
che va verso i novecento
e la mente ci fatica
nel fissare quell'evento:
un evento straordinario
con Pipino e Berengario.

Abbracciato alla Chiesetta
svetta in atto il Campanile
con la croce benedetta
che s'innalza in bello stile,
ma, poiché non odi l'ore,
ti si stringe forte il cuore.

C'era infatti una campana
che una guerra disumana
ha portato via lontana
in una terra danubiana,
ma, di lì, una man cortese
l'ha ridata al suo paese.

Or la Chiesa ritornata
all'antico suo splendore,
parlo sol della facciata,
che all'interno c'è squallore;
e se miri il campanile,
vedi un vuoto da morire.

 

Manca infatti la campana
che suonava a tutte l'ore
come fosse una fontana
che t'inebria e mente e cuore:
ora giace sotto l'ale
della Chiesa parrocchiale.

 

Una sera piano piano,
titubante e timoroso,
entro in Chiesa, e, con la mano,
sfioro il bronzo vigoroso
e, di un tratto, con amore,
me lo stringo forte al cuore.

Mentre sto così abbraccato,
spinto da un presentimento
da quel bronzo tanto amato
sale a me come un lamento:
un lamento ed un bisbiglio
che mi manda in visibilio.

Suona infatti la Campana
un concerto di parole,
come fosse bocca umana
che ti esprime ciò che vuole
ma lo dice con l'accento
di chi prova un sentimento.

"Oh! Che gioia, che diletto
ritornare alla Chiesetta, e volare su quel tetto
della Santa Benedetta
e, da questo, nel gentile,
caro e amato campanile.

Ma, adesso che rammento,
caro amico che mi guardi
e comprendi il mio tormento,
e di dirlo non è tardi,
ti ricordo con rossore
che mi manca il percussore.

E, se guardi verso il basso
con un poco di attenzione,
tu vedrai che gran sconquasso
mi ha prodotto quel fellone
che, con gesto freddo e vile,
mi strappò dal campanile.

Più non posso andare avanti
che mi manca e flato e cuore,
perché gli anni sono tanti
che ho suonato con amore".
E, nel mentre ci diceva,
io sentivo che piangeva....

(*) Pitella: è parola cimbra e significa "piccola pianura" e, in questa poesia, indica la
conca di Castelletto

Questa poesia di qualche anno fa, scritta da Giovanni Dal Pozzo di
Rotzo, esprime bene l'attesa della popolazione riguardo al restauro
della Chiesetta di Santa Margherita.

ALTES KHERCHLE

An zuumar baartag, net bait bon hòome,
hani' gazecht z'altre kherchle dèllornt me béegle,
azò, luuganten bornàus ins " hoizie bon khòome",
pinnich ganghet au nàgane, net bohénne net tréeghe.

Niiganten 'z ènne pinnich gant in de tùar;
gapéetet an baiile un gatròt innont bùar,
badar, zéganten bia 'z ist gabéest òrran galét,
ismar khèmmet so gòilan, azò hanich khót:

Altes kherchle metten bàllanten maurn,
ausonthin brasset, nàkhont, aniòan,
khómar, khòmmar bia, in mitten in lòam,
habent dich gaisset séefare un paurn.

Bia habeit gamócht de lòite hia nàgane,
ba kóobent in Dich, hiinimel un hélla,
lassandi' ballan bia an baula bokhélla,
ghéenten biiar un èerzing met zachen un bàgane.

Eltarstes kherchle bon dar Hòoghen Ebane,
khòmmar bas de gadénkhest in alla dain sait:
zeint de loite so iéebandich khèmmet bon bait?
Lasmi' bóorsan, ich pitte, àilmar inkégane.

Zeintza maatarten khèmmet bon dèllornt me taale,
bon mòrgande in khutten naa' m'alten béeghe,
bon Biiutze, bon Ghelle un bon Sléeghe,
zinganten hoach bia hoite pataaghe?

Zeintza khemmet gherne met reahen un snèa,
sampalten béeghe odar hénten me fluughe,
sòa net tragan aus de holtzarne suughe
dat, zeinten énghe, habent och gatànt bea?.

Zeint alle de khindar khemmet gatòofet,
de puuiar gamègheit, de tóoten bogràbet,
an mùusle so gheban habantz'alle gatràghet?
Benne 's kikkie hat galoitet babantz'alle aalofet?

Altes kherchle, baii noch at de bùuse,
gadénkh alte un junghe ba léebent àufar hia,
dat bàndare, braan Dain, noch pùkiar de khnia,
as bar béllan dis galéebach zèa noch zùuse.

Ghimmar an zèganar, an baigar aniòan,
baii ich, érmar zùntar, khóde an gapéet;
dorlèntighe in mich de klóobe ba inkéet:
met rngarans bertze eh mghe ghen hoam.

Kliernten in riikken so khmman hia hòam,
an laabates binde hmtnar gazizart in d'òarn;
gahrt an stzaiar dit ich lian bostànt
khódan: Klóop, un bas du borsest khimmet gatànt.

Umberto Martello
Màrtalar

ANTICA CHIESETTA

Una domenica estiva, non lontano a ponente,
vidi l'antica chiesetta dalla strada discosta,
così, fissando lo sguardo al solitario edifìcio,
mi avvicinai ad esso con inceder guardingo.

Piegando la fronte mi accostai a quella porta,
pregai un tantino e m'inoltrai all'interno,
ma palesando questo pietoso spettacolo,
frenando il pianto, d'impulso esclamai:

"Vecchia chiesetta dalle cascanti mura,
allato abbandonata, nuda e solitària,
dimmi, dimmi conte, tra mota e sterpi,
ti hanno deposta pastori e contadini. "

"Come han potuto le genti dei paraggi,
che credono in Tè, nel paradiso e nell'inferno,
lasciarti cadere qual putrida bacca,
sfiorandoti mane e sera con armenti e con carro."

"Prima chiesetta di quest'Altopiano,
dimmi quel che ricordi del tempo tuo antico:
Son le genti, per viverti, venute da lontano?
Ti prego, dammi ascolto, vienimi incontro."

"Son faticosamente venute dal di là della valle,
da levante in turbe, lungo piste primiere,
da Foza, da Gallio e da Asiago,
cantando a squarciagola come oggidì?"

"Son venute felici, con pioggia e con neve,
pestando il bianco vello o dietro lo sgombero
per non consumare le scarpe di legno,
le quali, anco strettine, dolevano ai piedi? "

"Furon tutti i bambini battezzati,
gli innamorati sposati, morti sepolti?
Una monetino da offrire, l'hanno portata?
Al suono della campanella sono accorsi."

"Vetusta chiotta che ancor porti lo scettro,
ricorda vecchi e giovani che vivon quassù,
che noi, al tuo cospetto, si pieghi il Ginocchio,
che la vita è amore, perdono e dolcezza."

"Dammi una benedizione, un segno di grazia,
mentr'io, peccatore, sciolgo una prece;
ravviva in me la fede che s'invola:
con cuore leggero possa gire al mio loco."

Volgendo il tergo per tornare a dimora,
un morbido soffio dolcemente m'investe:
odo un sussurro d'origin celeste
che parmi dica: "Ti esaudisco, ma prega ancora".

Umberto Martello
Màrtalar

ALTES KHERCHLE l'antica chiesetta di S. Margherita di Rotzo, la più antica chiesetta dell'Altopiano secondo gli storici. Umberto Martello vede in questa chiesetta il simbolo della fede cristiana vissuta dalla popolazione dei Sette Comuni.La rievocazione del passato diventa poi preghiera, con espressioni dolcissime di invocazione e di solidarietà umana.

 

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