ROTZO un paese da scoprire

 


L' EMIGRAZIONE

Anche quassù, sull'Altopiano, a fine secolo scorso, la popolazione va aumentando in modo sensibile. L'economia locale ( i prodotti della terra, l'allevamento del bestiame, le risorse del bosco) non è più sufficiente per la comunità di Rotzo. Le urgenti necessità fanno spingere lo sguardo al di là dei confini del paese, al di là dei monti. La gente viene richiamata e coinvolta dai grandi movimenti migratori. Si lascia la propria terra natale e si parte nella prospettiva di " far fortuna" e raggiungere, finalmente, migliori condizioni di vita. "Addio monti!...." Comincia così la grande avventura su varie strade del mondo. I nostri emigrati segnano tempi, itinerari dei grandi movimenti emigratori e raggiungono le più disparate mete. E dal fiorire del 1800 fino agli anni 1970, i rotzesi si spargono in vari stati dell'America del Sud e del Nord, in Brasile, Uruguay, Stati Uniti d'America, Canada, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Germania, Svizzera, Australia diventano loro terre di adozione. Ma l'emigrazione non è solo un fenomeno economico negativo: è sopratutto un insieme di sentimenti forzatamente repressi, uno sradicamento, una nostalgia che può essere compresa solo da chi l'ha provata e sofferta nell'intimo del proprio animo. E' una grande privazione, un immenso sacrificio; ma si deve affrontare il doloroso passo, il distacco dalla propria terra, dai familiari, dalle persone e luoghi cari per bisogno. Per questi motivi, così vivi e profondi, i parenti lontani all'estero sono sempre argomenti di palpitante attualità. Noi siamo rimasti nel nostro territorio montano, strettamente legati alle nostre radici plurisecolari, fedeli custodi di antiche tradizioni, delle bellezze naturali, del patrimonio boschivo dei nostri paesi. Si attende sempre una lettera, una telefonata, una visita. Si è in comunicazione con diversi luoghi del mondo. Arrivano notizie scritte e ci giungono vive voci dei nostri cari emigrati da paesi stranieri vicini e lontani. Dall'America all'Australia le loro parole vibrano sulle labbra, arrivano a Rotzo cariche di emozione nelle nostre case e si ha la sensazione di essere quasi....il centro del mondo....Ma quanti se ne sono andati? Quanti sono stati costretti a partire? Un primo gruppo di paesani lascia Rotzo tra il 1870 e il 1880 in una situazione economica italiana di grande difficoltà, attirati da lusinghiere promesse dei grandi proprietari terrieri dell'Argentina e del Brasile. Ci si imbarca a Genova su vecchie navi a vapore, con il proprio povero bagaglio. Si attraversa l'Altopiano tra tanti disagi. Si arriva nella "terra promessa"....Ci si rende conto immediatamente della dura realtà. Ma non ci si lascia abbattere dallo scoraggiamento. Si reagisce, si affrontano con decisione le sfavorevoli situazioni e si resiste ad ogni prova con la forza dei montanari. Si fatica e si suda, ma alla fine, si vince la grande battaglia contro tante avversità. Il terreno coltivato diventa produttivo, i primi villaggi si trasformano in paesi e città che portano nomi italiani, nomi delle terre venete. All'inizio di questo secolo i rotzesi raggiungono gli Stati Uniti d'America. Si impegnano nel duro lavoro delle miniere di carbone dell'Illinois, precisamente a Staunton, tra Chicago e S.Louis. In seguito alcuni rimangono nelle zone minerarie, altri si trasferiscono in altre località e trovano lavori in altri settori. Portano in ogni campo laboriosità, serio impegno, favorendo il progresso dell'industria Americana e contribuendo a far sempre più potenti gli U.S.A. L'emigrazione continua dopo la prima Guerra Mondiale. Le stesse tappe per tutti: dalla dura esperienza della miniera ad altre attività meno pesanti e rischiose. In Europa, nello stesso periodo, anche la Francia offre lavoro ed ecco alcuni paesani partire verso Parigi, la grande metropoli che apre le porte a tutti. Strade, piazze, ponti, edifici, palazzi, monumenti richiedono la qualificata manodopera italiana. Molto apprezzato il loro impegno e ammirevole la loro laboriosità. Contemporaneamente la prima partenza per l'Australia. Anche laggiù le miniere di carbone attendono i nostri emigrati. Arrivano a Wonthaggi, nel Victoria. Lavoro, sacrifici, sudori.......Alcuni, dopo qualche anno, ritornano in patria con un gruzzolo di danaro. Progettano il loro avvenire: vendono le proprietà in montagna e acquistano terreni nella pianura vicentina e vi si trasferiscono. Altri rimangono saldi in Australia, comprano dei vasti terreni e diventano dei "farmisti". altri ancora decidono di sistemarsi nelle grandi città. Melbourne e Sydney, Adelaide offrono svariate occupazioni e vi si stabiliscono. Qualcuno, poi, non si adatta a vivere in città: il grande centro urbano gli sta stretto....Ha bisogno di grandi spazi verdi. Forse ha nostalgia, tutta particolare, della bella terra natale. Punta, allora, verso l'est, lungo la costa dell'Oceano Pacifico. Si ferma in un piccolo posto adagiato sulla riva di una incantevole radura, circondata da una rigogliosa vegetazione: è Coffs Harbour! Sbarca. E' una terra quasi completamente disabitata; fitta la foresta nel retroterra, ma ha subito la sensazione d'essere arrivato in una "terra promessa". Si allontana dalla costa, si addentra nella boscaglia e scopre la zona ideale dei suoi sogni. Comincia a disboscare, a spianare, il terreno; vi pianta le prime pianticelle di banana, tipica pianta dei climi caldi. La coltivazione prospera , dà i suoi primi frutti. La coltura si estende sempre di più. Altri emigrati di Rotzo seguono l'esempio del nostro pioniere. Le coltivazioni aumentano anno dopo anno. Il prodotto cresce rapidamente. Coffs Harbour diventa "la terra delle banane". Nasce un grande mercato: il mercato delle banane a Sydney e a Melbourne e i nostri emigrati spediscono i frutti del loro lavoro ai grandi magazzini di queste città. Nel 1941 in Italia scoppia la guerra. Venivano coinvolti nella 2° Guerra Mondiale. Alleati della Germania, gli italiani si trovano contro gli U.S.A. e l'Inghilterra. L'emigrazione viene interrotta. Molti dei nostri emigrati, i prigionieri di guerra nelle mani di queste grandi potenze vengono chiusi nei campi di concentramento. Diversi rotzesi si trovano nella Nuova Guinea. Finalmente qualche notizia attraverso la Croce Rossa. Nella primavera del 1945 si conclude il 2° conflitto mondiale e lentamente si riprendono i normali contatti epistolari. Molto critica è la situazione economica italiana, si cerca un lavoro, ma non si trova. Ci si deve adattare a mortificanti opere di assistenza. Non rimane che rivolgersi a parenti ed amici emigrati da tempo in Australia. Cominci, quindi, ancora una volta, un altro grande esodo verso l'Oceania. Si parte e di nuovo "addio monti!....". Si lascia Rotzo e l'Altopiano in gruppi più o meno consistenti per raggiungere quella terra tanto lontana, ma che offre tante speranze. E ancora una volta i rotzesi si trovano con i propri bagagli al porto di Genova, in attesa d'imbarcarsi. E poi sul ponte della nave un ultimo saluto, il distacco dai parenti e dalla madre patria. Nello stesso periodo altri paesani emigrano in diversi Stati d'Europa e in Canada. S'impegnano in molteplici lavori e formano le loro famiglie. Si vorrebbe parlare di ciascun gruppo, ma è impossibile. E' doveroso, però, ricordare co9n tanta ammirazione per il lavoro svolto in paesi stranieri con tanta competenza e per l'incrollabile attaccamento a Rotzo che rimane sempre, nel loro cuore, il caro paese natio. Ma non si possono dimenticare, in questa occasione, le decine di minatori che nell'ultimo dopoguerra hanno lavorato nelle miniere di carbone del Belgio e che, sulle tracce delle travagliate fatiche dei minatori di Staunton (U.S.A.), di Wonthaggi (Australia-Victoria), di Wollongong (Australia- N.S.W.), hanno sudato, rischiato e sacrificato la vita nelle profondità del sottosuolo terrestre per assicurare un pane alle loro famiglie. Ma quanti sono gli emigrati di Rotzo all'estero? Non si sa con precisione. La lunga occupazione austriaca durante il primo conflitto mondiale, causa saccheggi e distruzione delle abitazioni. anche la sede del Municipio è messa a soqquadro. Al ritorno dal profugato non si trovano più i registri anagrafici. Tutto è stato asportato e distrutto. Con fatica si costruisce la situazione demografica anteguerra.;

Risulta che:

nel 1901 Rotzo conta 1086 abitanti
nel 1911 Rotzo conta 1288 abitanti
nel 1921 Rotzo conta 1346 abitanti
nel 1951 Rotzo conta 905 abitanti   
nel 1961 Rotzo conta 789 abitanti
nel 1971 Rotzo conta 637 abitanti
nel 1981 Rotzo conta 586 abitanti
nel 1991 Rotzo conta 599 abitanti
nel 2001 Rotzo conta 582 abitanti

Esaminando questi dati, si rileva facilmente, pur tenendo conto dei deceduti, dei nati e dei trasferiti in altri Comuni, il forte calo della popolazione a causa dell'emigrazione permanente all'estero. I periodi di maggior flusso emigratorio si verificano dopo la ricostruzione del paese distrutto durante la prima Guerra Mondiale e dopo il secondo conflitto Mondiale. Grande il disagio morale e materiale, come già messo in evidenza, a causa dei gravi problemi economici di questi periodi. In montagna manca il lavoro. Non rimane che partire per trovare il lavoro all'estero. Purtroppo, non esistono dei dati precisi da cui poter dedurre quanti sono i rotzesi emigrati all'estero. Di certo sono centinaia e per il piccolo Comune di Rotzo è una notevole diminuzione di suoi abitanti: esattamente più della metà se si confronta la popolazione di oggi, con quella del 1921. Pur tenendo conto dei caduti, sostituiti in parte dai nati, e dei trasferiti in altri Comuni, risulta evidente il numero considerevole degli emigrati. Questa è la grave conseguenza, tradotta in cifre, del fenomeno emigratorio di Rotzo. Quanti morti attorno a noi! Li riempiamo con il loro ricordo, l'affetto costante, i viaggi, le visite. E sentiamo i paesi lontani, dove risiedono i nostri cari, tanto vicini all'Altopiano, alle nostre montagne. Li sentiamo ancora uniti alle nostre famiglie, legati alla grande famiglia del Comune, presenti nella Comunità Cristiana Parrocchiale perché tutti desiderano respirare ancora l'aria della propria terra natale. Le migliorate condizioni economiche, da ambo le parti, permettono dei frequenti viaggi, degli scambi di visite. Dall'Australia, da altri paesi stranieri e dall'Italia è un andirivieni continuo. E' un filone d'oro che tiene uniti tutti rotzesi emigrati e il "vecchio paese". Ed è proprio che il 30 agosto 1998 si è celebrata a Rotzo la "Festa dell'emigrante" programmata dal Consiglio Pastorale, su suggerimento di Don Giuseppe dopo il suo ritorno dall'Australia. Vuole essere un segno di riconoscenza verso i nostri emigrati per i grandi sacrifici affrontati, per i profondi sentimenti di attaccamento alla loro terra d'origine. Vuole essere un riconoscimento ufficiale del loro sofferto impegno e stringere in un fraterno abbraccio tutta la gente di Rotzo sparsa per il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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