ROTZO un paese da scoprire

 


ROTZO NEWS

RotzoVacanze.it, Rotzo.net e la Pro Loco di Rotzo informano gli appassionati di montagna che da alcuni giorni è completamente percorribile il nuovo tracciato escursionistico che collega i siti di maggior rilievo presenti nel nostro comune.

Questo sentiero ad anello della lunghezza di Km 14 e un dislivello complessivo di m. 700, accompagna l'escursionista attraverso boschi, prati e cenge, visitando i luoghi più suggestivi e caratteristici del Comune di Rotzo. Il percorso, partendo dal piazzale a fianco della chiesa parrocchiale, prende in direzione nord e passa poco dopo nei pressi della sorgente della Romita. Risalito pian piano i sentieri a nord di Rotzo si giunge a quota 1400 dove si prende la stradina che in direzione ovest passa sotto lo Spitz di Rotzo e conduce sulle bellezze a strapiombo della Valdastico, l'Altakugela, e poi l''AltarKnotto (altare di pietra), un enorme masso naturale che svetta sul dirupo e pare sospeso nel vuoto. Su questo altare pagano, attorno all' anno 1000 i montanari dell' Altopiano veneravano divinità di origine germanica, come Odino, Thor. Attorno all' antica pietra dell' Altarknotto si offrivano doni e si compivano sacrifici in onore degli spiriti dei boschi, dei monti e delle sorgenti. Il luogo è anche detto “Pria del Diavolo” in quanto tuttora associato a racconti diabolici di forze misteriose e affascinanti. Proseguendo per il sentiero si giunge poi alla Croce dell' Altaburg, situata sulla sommità di un promontorio rappresenta la meta finale del “sentiero della fede”, un luogo caro agli abitanti di Rotzo che qui hanno voluto erigere un simbolo della loro unità e devozione già dal 1900. L'altura è facilmente raggiungibile e permette di godere di stupendi panorami. Seguendo la segnaletica di colore blu, si scende per boschi di faggi e carpini fino all'antica chiesetta di Santa Margherita, il primo monumento segno del cristianesimo sull' Altopiano dei sette Comuni. L'origine dell' edificio si colloca intorno al 1100. La campana fortunatamente salvatasi dal rischio della dispersione durante la prima guerra mondiale allorché divenne bottino degli austriaci, poi dagli stessi restituito, è tutt'ora conservata all'interno della restaurata chiesetta. Da qui, camminando a fianco di prati e colture di patate, il sentiero porta a visitare l'area del Bostel, un importante sito archeologico dove vennero individuati insediamenti protostorici attribuiti all' età del ferro (10° - 11° sec. a. C.). Lungo la passeggiata si possono visitare alcuni scavi in atto ed una ricostruzione fedele di una struttura abitativa dell' età del ferro. Il cammino riprende poco sotto la suddetta collina e proseguendo in direzione sud - est costeggia le cenge a ridosso della Val d'Assa. In alcuni punti è richiesta molta attenzione e fermezza di piede. Procedendo in direzione est si incontrano dapprima i terrazzamenti del Vignale del Ghit e verso la fine le cascate del Pach. Risalendo poi in direzione nord l'omonima vallata si ritorna al punto di partenza passando accanto agli Antichi Lavatoi di Contra Valle. Questo percorso dotato di indicazioni e bacheche illustrate, poste lungo il tragitto, permette di avvicinare le bellezze di “ quest'aspra terra ” dal punto di vista geografico, storico e culturale. Immersi in questo ambiente potrete ammirare la flora e la fauna ammirare gli splendidi panorami di quest'angolo di Altopiano che forse ha meglio conservato l'impronta tradizionale e con gioia e soddisfazione potrete, nel silenzio, ascoltare la natura che parla

La sfilata si ferma per l'abbraccio al vecio dell'Abissinia
Dalle autorità l'omaggio commosso a Cristiano Dal Pozzo Alle spalle due guerre e il lager.
«Mi ha salvato la fede»

I gruppi di alpini hanno sfilato per le vie della città senza interruzioni, senza fermate. Il corteo è stato un lungo serpentone di uomini in divisa e penna nera in testa, organizzato proprio per evitare i blocchi e limitare le soste. Ma nel pomeriggio di ieri, mentre davanti alle tribune d'onore di piazza Matteotti sfilava la sezione di Asiago, tutto si è fermato per un unico, lunghissimo attimo. E tutti i presenti si sono alzati, con gli occhi lucidi e il cuore in gola, a rendere omaggio a un personaggio che ha fatto la storia del nostro Paese. Cristiano Dal Pozzo è nato nel 1913 ed è probabilmente tra le penne nere più anziane di questa 83ª adunata. Ma non è l'età ad emozionare pubblico e autorità: è l'uomo e la sua impresa. Dal Pozzo è un reduce dell'Abissinia, la guerra che circa 100mila italiani combatterono in Etiopia nel 1936 su ordine di Mussolini. In suo onore scendono dalla tribuna delle autorità il sottosegretario alle politiche della famiglia, Carlo Giovanardi, il presidente Ana nazionale, Corrado Perona, il sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, e il presidente della provincia, Ettore Pirovano. Un saluto che dura una manciata di minuti, tra l'ovazione delle migliaia di persone che assistono al corteo e Dal Pozzo che si alza a sua volta dalla sedia a rotelle, che lo accompagna lungo percorso, per ringraziare Bergamo e le cariche che gli stanno di fronte. Cappello di alpino in testa e divisa militare indosso, su cui mostra fiero le medaglie all'onore che si è guadagnato in guerra, Dal Pozzo guarda commosso la folla di Bergamo che non smette di applaudirlo e scattargli fotografie. Lo sguardo è lucido e le parole rotte dall'emozione, ma la memoria è ancora viva: «Mi suono arruolato volontario per andare in Etiopia – ci racconta – e di quel periodo ricordo tanta miseria. Quando stavo ad Addis Abeba erano molti i bambini che morivano di fame. Conoscevano solo quella e la paura della guerra. Nel vedere i soldati italiani, tantissimi ci venivano incontro dicendo "Guytana barguta", "dammi un po' di pane". Sono trascorsi tantissimi anni da allora, ma le facce di quei bambini e la loro fame le ho stampate nella mente». L'altra medaglia al valore che Dal Pozzo ha appuntato sulla divisa è della guerra in Libia. La seconda guerra mondiale lo richiama alle armi e Dal Pozzo deve partire per l'Africa. L'Italia però perde sul fronte libico e nel 1943 Dal Pozzo rientra a Bolzano, dove era arruolato, ma viene fatto subito prigioniero e recluso in un campo di concentramento in Austria. La sua lunga e dolorosa prigionia non gli fa perdere la speranza e soprattutto la fede. «Ho passato momenti duri, ma ho fatto un voto a Sant'Antonio: se mi avesse permesso di portare a casa la pelle, sarei andato in pellegrinaggio a Padova ogni anno», racconta la penna nera, mostrandoci la medaglia del santo con la quale è stato insignito lo scorso anno proprio per la sua devozione. Uscito vivo dal campo di concentramento e sopravvissuto al fronte, il reduce di Asiago ha mantenuto il suo voto e ogni anno celebra il suo compleanno, il 1° dicembre, a Padova: prende da solo il pullman che da Rotzo, uno dei sette paesi dell'Altopiano di Asiago, lo porta dal santo, dove prega e porta ai frati sacchi di patate e verdure del suo orto. Mentre scorrono i ricordi, le penne nere e i tanti partecipanti all'adunata lo circondano e ascoltano con ammirazione la sua storia. E lui commenta commosso: «Sono vicino ai bergamaschi: per cinque anni ho lavorato in Val Brembana costruendo dighe. Quando ero giovane si andava spesso lontano in cerca di lavoro, perché da noi scarseggiava. Qui ho conosciuto bene questa gente, disponibile e ospitale. Allora come oggi. Ringrazio Bergamo per gli onori ricevuti e per l'emozione davvero grande di questa adunata».

Laura Generali

UN PELLEGRINO SPECIALE AL SANTO DI PADOVA

Sarà una delle giornate che rimarranno nella sua memoria per lungo tempo, quella che ha vissuto Cristiano Dal Pozzo Martedì 1° dicembre 2009, giorno del suo novantaseiesimo compleanno. Per mantenere fede ad un voto che aveva fatto nel 1945 in campo di concentramento austriaco, ogni anno, in occasione del suo compleanno, Cristiano si reca a Padova con il pulman per fare una visita alla Basilica di Sant'Antonio, ascoltare una Santa Messa, andare a mangiarsi una pizza e poi, nel pomeriggio, una visita ai suoi fratelli a Grisignano di Zocco per rientrare poi in serata a Castelletto. Quest'anno, in tale importante occasione, è stata organizzata per il nostro ex combattente una giornata un po' particolare. Alle sei del mattino sono giunti dalla pianura un giornalista del Giornale di Vicenza e del mattino di Padova, Antonio Gregolin da Montegaldella, che assieme ai nipoti Francesco e Antonio, sono saliti sulla corriera che conduce a Vicenza assieme a me e a Cristiano (vestito con la divisa coloniale delle sue campagne d'Africa) per accompagnarlo nel suo pellegrinaggio. Giunti a Padova alle 9,40, la delegazione è stata accolta nei chiostri della Basilica Antoniana dal Rettore Padre Enzo Poiana. Dopo i saluti, con l'intervento anche del Vice Presidente della provincia di Padova e del Gen.Pino comandante degli Alpini, per Cristiano è iniziata una lunga serie di interviste sia sulle reti nazionali (Canale 5 e Rai 3) sia su diverse tivù locali (Telechiara, Antenna 3, Telenordest, La 7 Gold, Rete Veneta), tutti a carpire al nostro concittadino i segreti di una così lunga vita e le sue aspettative per i prossimi anni, nonché fargli raccontare molti episodi delle guerra che ha vissuto e degli anni di prigionia. Moltissimi sono rimasti ammirati dalla bontà e semplicità di questo nonno. Terminate le interviste, vi è stata la celebrazione della Santa Messa ed al termine il pranzo nel refettorio dei frati, offerto dal Rettore. Dopo lo scambio di doni, nel pomeriggio Cristiano è stato accompagnato a Mestrino, dove vive la sorella Rita e dove per l'occasione sono convenuti anche il fratello Rino che vive a Grisignano di Zocco e l'altra sorella Catterina che abita a Cervarese Santa Croce. E' stata un'ottima occasione per ritrovarsi con i fratelli e per gustare la deliziosa torta preparata dalla nipote, oltre che per scambiare impressioni e commenti della giornata. Era presente anche il neo Parroco di Grisignano, Don Sergio Stefani. Quella giornata del 1° dicembre era stata ricordata dal Giornale di Vicenza che ha dedicato a Cristiano un'intera pagina, dal Mattino di Padova, dal Gazzettino e da un bell'articolo del Messaggero di Sant'Antonio, tutti realizzati dal Giornalista Antonio Gregolin che ringraziamo per l'interessamento e per aver organizzato questo importante evento per il nostro concittadino. Cristiano ovviamente era commosso ed entusiasta nel vedere tanto attaccamento alla sua persona ma la cosa che più di ogni altra mi ha colpito è stata la sua commozione sulla tomba di Sant'Antonio, segno della sua fede e della sua devozione al Santo che gli ha permesso di ritornare sano e salvo dalle vicende belliche, di formarsi una famiglia e di vivere in serenità e salute nel suo paesino di montagna. Grazie Cristiano per tutto quello che in questi anni hai dato al paese e per l'entusiasmo con cui affronti i tuoi impegni e la disponibilità ad essere presente a tutte le manifestazioni degli alpini. Arrivederci il prossimo mese di maggio all'adunata nazionale degli Alpini di Bergamo dove certamente sarai la star assoluta della manifestazione. Dal Pozzo Matteo video


Al villaggio del Bostel si tocca la preistoria
Un villaggio preistorico dove poter vivere come gli abitanti originari. È il Bostel, sito archeologico di Rotzo situato a sud della frazione di Castelletto, abitato d'altura della seconda età del ferro, vale a dire dal V al I secolo avanti Cristo. Bostel significa “stalla, ripostiglio da conservarvi le biade ed il fieno per l'inverno", come indica l'abate Agostino Dal Pozzo che già nel '700 suggerì che nella località esistesse un insediamento antico. Posto ad un'altitudine di 850 metri, il Bostel si trova su un'altura ben soleggiata, strutturata a terrazzi con erba da pascolo e, da secoli, orti coltivati a patate. Il dislivello fra il pianoro ed il fondo della vallata sottostante in cui scorre il torrente Assa è di circa 450 metri. Le caratteristiche orografiche lo rendevano un avamposto ideale per il controllo del territorio circostante, tanto che dagli studi effettuati pare che il Bostel rivestisse una funzione nodale in una rete di scambi di un'economia basata soprattutto sul flusso delle risorse pastorali e minerario/metallurgiche. Grazie a questi scambi commerciali agli studiosi al Bostel sono evidenti le tipiche caratteristiche di “zona di confine", ovvero di incontro di due culture, quella della pianura veneta e quella alpina. Dagli anni '90 il sito è stato inserito in una pianificazione di scavi di ricerca e in un progetto di valorizzazione scientifica e turistica. Il progetto complessivo è frutto di una collaborazione tra Università di Padova, Soprintendenza archeologica per il Veneto e il Centro internazionale di studi di archeologia di superficie che insieme hanno realizzato l'Archeopercorso del Bostel. Lo scopo dell'archeopercorso è quello di valorizzare il sito archeologico attraverso un “restauro" del sito, così da permettere al visitatore di vedere come era disposto il villaggio. Inoltre sono stati realizzati degli esperimenti da far fare al visitatore che permettono una maggior comprensione del sito, mettendo in relazione il deposito archeologico e uno scenario di vita comune. Un nuovo modo di esibire siti archeologici con una forma di “pseudo contatto" denominato “touch the past", ovvero toccare il passato. Tra i punti di maggior interesse c'è la “casetta", un'abitazione ricostruita che è inserita in un insieme territoriale. Con l'archeopercorso e un'organizzazione dei suoi percorsi e sentieri si è cercato di allargare l'interesse del visitatore anche verso l'aspetto naturale che lo circonda (le risorse vegetali, animali, morfologiche, geologiche, mineralogiche) e verso altri tematismi culturali locali. L'archeopercorso è finanziato dalla Provincia , dalla Comunità montana dei Sette Comuni, dall'Apt di Asiago e dal Comune di Rotzo.
La valorizzazione del sito, affidata alla società Archeidos convenzionata con il Comune di Rotzo, si concretizza con l'organizzazione di visite guidate, giornate di archeologia sperimentale e didattica e conferenze sul territorio. Dopo il Festival dell'archeologia, nei prossimi giorni prenderà il via l'attività didattica

Dicono di noi…

Pensieri per Rotzo e l'Altipiano di Asiago
Agli Amici di RotzoVacanze Un pensiero in ricordo di una squisita ospitalità.

Luglio 2009
Nove giorni sull'Altipiano
Una vacanza piacevole in un territorio per me completamente nuovo. Rotzo, un angolo di Altipiano che non ha nulla da invidiare ad un Parco Nazionale, grazie alla sensibilità e all'educazione dei suoi abitanti, depositari delle antiche tradizioni a cui sono radicati. Il rapporto equilibrato tra boschi, pascoli e campi coltivati contiene già tutto quanto può chiedere un turista alla ricerca di tranquillità e di ambienti naturali spontanei . Un paese ordinato, pulito ed attento anche alla raccolta differenziata dei rifiuti, trasmette un segnale di civiltà non trascurabile. Facendo il confronto con quelle dell'Appennino, ho molto apprezzato lo stato di manutenzione delle numerose strade forestali che, con brevi tragitti, consentono di raggiungere la base di partenza dei percorsi escursionistici di maggiore interesse, tutti indicati da chiare e frequenti segnalazioni.Grande la cordialità degli abitanti dei borghi e delle frazioni che volentieri hanno fornito spiegazioni sui percorsi e sulle  vicende storiche dei luoghi. Il ricordo delle terribili distruzioni subite durante la grande guerra e la faticosa ripresa successiva, che ha fatto risorgere dal nulla paesi totalmente rasi al suolo, hanno contribuito a mantenere vive, nelle genti dell'altipiano, la conservazione delle tradizionali attività produttive che prosperano soprattutto nel rispetto dell'ambiente naturale e dei suoi delicati equilibri. Durante le mie passeggiate ho visto campi coltivati a patate, pascoli, boschi e abetaie alternarsi dolcemente in una perfetta integrazione paesaggistica che, gradualmente, accompagna il visitatore fino alle zone più selvagge che costeggiano le imponenti falesie verticali lungo il canyon della Val d'Assa.Risalendo poi nei percorsi a Nord,  ho potuto raggiungere i versanti più alti dell'altipiano rivolti verso il Trentino e la Val Sugana dove, tra boschi fitti e ben conservati, si aprono le radure delle malghe, con pacifiche bovine al pascolo, e i percorsi segnalati consentono di visitare agevolmente i forti della grande guerra, restaurati e collegati dal sentiero della pace. Ovunque le tracce della natura carsica del territorio sono leggibili nella scarsità di acque superficiali, nella presenza di inghiottitoi, voragini e caverne. Curioso della botanica e appassionato di macrofotografia, tra le consuete presenze della flora alpina, ho rilevato abbondanti esemplari di quattro diverse specie di orchidee spontanee, evidente testimonianza dello stato di salute del loro delicato ambiente naturale. Una breve vacanza, sicuramente troppo breve, che mi ha lasciato ottimi ricordi. Spero solo che luoghi come Rotzo, che riescono ancora a conservare la loro splendida identità culturale, non vengano progressivamente contaminati da facili sviluppi speculativi, che sono già presenti in luoghi turisticamente più noti e chiaramente visibili nell'anonimato delle dilaganti espansioni edilizie, che lasciano irrimediabili ferite al paesaggio naturale.

Gioacchino Pedrazzoli da Reggio Emilia,

Arrivato per caso (grazie alle ricerche internet di mia moglie) e ... pronto a ritornare appena possibile

Ringrazio il Professor Gioacchino Pedrazzoli, membro del consiglio direttivo del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano ed ex Presidente WWF Emilia-Romagna e la gentile consorte Professoressa Isabella Salvadè per aver scelto di trascorrere le proprie vacanze a Rotzo. Un ulteriore e più caloroso ringraziamento per il tempo concessomi a discutere di temi ambientali e per i preziosi consigli ottenuti.

Grazie di cuore

ROTZOVACANZE.IT
Paolo Comparin

Rotzo.net ringrazia il professore per le belle parole riguardanti il nostro paese.

ROTZO.NET
Bruno Slaviero


04.07.09 Rotzo, riecco il forte di Campolongo Una ristrutturazione da 400 mila euro Rotzo .

Tre anni di lavoro e quattrocentomila euro per salvare dal degrado un angolo di storia. Rotzo si prepara a due giornate che avranno come protagonista il forte di Campolongo, i cui lavori di ristrutturazione sono stati recentemente conclusi. È la prima delle grandi opere di ricostituzione ultimate dalla Comunità Montana Spettabile Reggenza dei 7 Comuni, con la Provincia e le Comunità Montane del Vicentino grazie ai fondi del ministero dei Beni Culturali. Il forte è una struttura imponente, a quota 1720 metri , sulla parete dolomitica che domina la Val d'Astico. Fu colpito il 12 giugno 1915 e un mese dopo fu praticamente demolito. Con l'offensiva di Primavera, la Strafexpedition , venne disarmato dei tre cannoni rimasti e fu conquistato dagli austro-ungarici, che lo occuparono fino alla fine del conflitto. «Il progetto di restauro - ha spiegato il presidente della Comunità montana Giancarlo Bortoli - ha avuto come presupposto la continuazione di un'avventura culturale iniziata qualche anno fa con il museo all'aperto di M. Zebio ed il Sentiero della Pace; progetti che hanno riportato in vita le strutture e la storia di questi particolari beni della Grande Guerra. Successivamente si è potuto dare il via al recupero di questo manufatto». Non un restauro isolato, quindi, ma un tassello che fa parte di un piano di più vasta portata, e che risulta tanto più importante ora che ci avviciniamo al centenario della Grande Guerra. I lavori al forte hanno richiesto tre anni. Si è proceduto con il consolidamento delle strutture esistenti e con la ricostruzione filologica dell'organizzazione logistica originaria. Ci si è concentrati sul ripristino della copertura, la messa in sicurezza, la sistemazione dei percorsi e degli spazi esterni e l'installazione di bacheche e di cartelli guida esplicativi. Ora, finalmente, il complesso appare come sede ideale per manifestazioni culturali e di visita, con una conseguente rivitalizzazione di tutte le altre componenti sociali, culturali, storiche e turistiche.
«Un lavoro impegnativo - hanno considerato Galdino Zanchetta, presidente della delegazione Uncem Veneto e Martino Bonotto, assessore provinciale alla cultura - il cui obiettivo è duplice. Il recupero di una testiomonianza per non dimenticare l'assurdità della guerra e un monito per le generazioni future. Secondariamente è un ulteriore passo nella valorizzazione del nostro territorio». «All'inaugurazione che si terrà sabato è stato invitato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non potrà intervenire i - ha spiegato il presidente Giancarlo Bortoli - ma sarà comunque presente un suo rappresentante incaricato a portare i saluti della Presidenza della Repubblica». Claudia Milani


Meerzo 28 febbraio 2009

Sabato 28 febbraio, in località Hangar, sotto il cimitero, si è svolto il tradizionale “ Merso”, il gran falò che viene acceso come in tanti paesi del circondario che festeggiano il “ Shella Marzo” ovvero il bruciare l'inverno per far posto alla nuova stagione primaverile. Questo grande fuoco si svolgeva fin dai tempi antichi per scacciare con il calore delle fiamme e col rumore di barattoli vuoti di ferro attaccati dietro a biciclette o motorini la fredda stagione invernale. Grazie all'organizzazione della Pro Loco puntualmente alle ore 20.30 al grande deposito di ramaglie, quest'anno particolarmente asciutte visto il freddo ma bel tempo delle ultime settimane, è stato appiccato il fuoco che ha subito iniziato ad ardere con grande fervore. Sul posto sono intervenute moltissime persone , soprattutto giovani famiglie che hanno voluto far assaporare ai loro bambini questa antica tradizione rotzese.Al calore del fuoco si sono aggiunti alcuni scoppiettanti petardi e piccole fontane luminose che hanno decorato maggiormente la bella scenografia creata dal gigantesco falò. La Pro Loco ha saputo anche far gustare ancor di più la serata offrendo ai presenti un profumato vin brulè e della squisita cioccolata il tutto accompagnato da un gustoso spuntino con pane e soppressa.


 

Pubblico la relazione inviata da Rotzo Vacanze all' Assessore al Turismo Ringrazio la stessa Rotzo Vacanze per le parole di apprezzamento rivolte al sito Rotzo.net.

Bruno Slaviero

Oggetto. Rotzo Vacanze – rif. Vostra. E. mail del 5.11.2008

All'Assessore al Turismo
del Comune di ROTZO
Dr. Fabrizio Carnino

Rotzo Vacanze nasce dall'esperienza maturata con l'attività di B&B e del relativo sito promozionale oltre che da alcune considerazioni riguardanti lo stato attuale del turismo montano ed in particolare quello del nostro paese. Come si è potuto osservare nel corso degli ultimi anni, la minor disponibilità di tempo e denaro, la facilità di accesso ad altre mete, lo stesso cambiamento dei costumi hanno trasformato radicalmente il modo tradizionale di fare turismo. La villeggiatura intesa come lunghi periodi di permanenza prevalentemente estiva sta lasciando oramai il passo ad un nuovo modello; la tendenza attuale è quella di suddividere le vacanze in brevi periodi distribuiti in diversi momenti dell' anno. Molte stazioni turistiche che in passato hanno investito in strutture ricettive del tipo alberghiero subiscono ora una costante flessione delle presenze a causa sia delle sempre più scarse disponibilità del ceto medio sia della concorrenza della “seconda casa”. Ciò non deve far temere ad una riduzione della domanda, il degrado ambientale e la vita stressante che sta opprimendo la popolazione delle città inducono a considerare la vacanza sempre più come una necessità primaria soprattutto per bambini e anziani. Il nostro Comune, in questo momento, si trova in una situazione privilegiata per poter programmare un piano di sviluppo turistico adeguato ai cambiamenti in essere e libero da vincoli non essendo stato finora toccato dalla massiccia presenza di seconde case e neppure da alberghi o altre strutture ricettive; dubito comunque, anche se ci spero, che qualcuno sia disponibile ad investire uno o due milioni di euro per realizzare un albergo. Rotzo ha tutto, ambiente, storia, tranquillità, natura … ingredienti speciali per chi vuole proporre vacanze, necessità solo di essere promosso e pubblicizzato ma nel contempo è indispensabile sia offerta al turista la possibilità di soggiornarci comodamente. Rotzo Vacanze ha come obbiettivo promuovere l'immagine del nostro paese e proporre al potenziale ospite soluzioni turistiche alternative all'albergo e alla seconda casa stimolando gli operatori interessati quali affittacamere, proprietari di appartamenti, bar, agriturismo ecc. a fare “sistema” per attrarre ma soprattutto trattenere nuovi ospiti.

Le strategie su cui si basa lo sviluppo di Rotzo Vacanze sono:

•  Azioni di convincimento rivolte agli operatori affinché migliorino la qualità delle strutture, offrendo possibilità anche di soggiorni brevi, servizio di pulizia e biancheria ecc. Proposte di menù turistici e convenzioni per quanto riguarda invece le attività di ristorazione.

•  Promozione delle attività commerciali presenti mediante la pubblicazione di pagine pubblicitarie nel portale turistico dedicato esclusivamente a Rotzo.

•  Diffusione tramite gli uffici turistici e gli stand dei consorzi di promozione nelle fiere del settore di un depliant pubblicitario con indicazioni del tipo commerciale, utilizzando le pagine web già predisposte per internet ed informazioni turistiche quali percorsi, escursioni, manifestazione ecc.

•  Coinvolgimento dei principali soggetti interessati al turismo come il Centro Fondo Campolongo, e Verena, culturali quali Archeidos e non per ultimo della Amministrazione Pubblica per promuovere in sinergia azioni atte a favorire lo sviluppo turistico del territorio.

Rotzo Vacanze è ed intende restare un sito commerciale, ringrazio comunque l'Assessore al Turismo, che con la presente intendo rispondere, per l'interessamento e la disponibilità manifestata, ma ben più meritevole di Rotzo Vacanze è il lavoro portato avanti da Rotzo.net che è anche la piattaforma su cui si appoggia la stessa Rotzo Vacanze e che rischia di essere perso per mancanza di sponsor. Se codesto Assessorato intende veramente promuovere lo sviluppo non solo turistico del proprio territorio sostenga Rotzo.net magari riservandosi in cambio di un rimborso spese alcune pagine dello stesso portale da destinare alle informazioni riguardanti la Pubblica Amministrazione.

Cordiali saluti

Rotzo, 22.12.2008

Rotzo Vacanze

Paolo Comparin


 

Tremila anni fa il Bostel era il mercato del rame

L'Altopiano, crocevia dei commerci tra le terre trentine e la pianura veneta. Accadeva tra il 1200 e il 1000 a.C., quando nella zona di Vezzena, in provincia di Trento ma confinante con i Sette Comuni, fioriva l'attività metallurgica con la lavorazione del rame. Luogo di transito per la sua vendita era il Bostel, sito archeologico che si trova a Castelletto, in Comune di Rotzo. Si parla anche di questo durante il ciclo di lezioni di due settimane iniziato ieri nella sala conferenze dell'Istituto culturale Mocheno-cimbro di Luserna. Si tratta della seconda edizione della scuola di alta formazione in "Archeologia ed Eco-Cultural Resource Management di montagna", e vi partecipa una trentina di giovani studenti di archeologia e progettazione-gestione del turismo culturale. L'iniziativa è organizzata dalla provincia autonoma di Trento, dalle università di Padova e Nottingham e dal Centro documentazione Luserna. Il tutto si colloca però in un più ampio progetto che coinvolge anche la provincia di Vicenza - la quale finanzia gli scavi del Bostel - e che mira alla valorizzazione del patrimonio archeologico sia dell'Altopiano di Asiago che degli altopiani trentini. Le lezioni che si tengono a Luserna vedranno protagonisti numerosi professori e studiosi, e venerdì esporranno le loro relazioni (sotto il titolo "Archeologia di montagna: il caso di studio del Bostel di Rotzo") gli archeologi Armando De Guio, Carlo Bressan, Marco Cagnoni, Paolo Kirschner e Chiara Padovan, tutti del dipartimento di scienze dell'antichità dell'università di Padova e componenti della società Archeidos, 'longa manus' dell'università che si occupa della valorizzazione del Bostel, luogo che non smette mai di restituire testimonianze del passato remoto dell'Altopiano. I cinque faranno il punto sugli scavi del sito, che si sono tenuti a giugno di quest'anno e riprenderanno il giugno prossimo, e analizzeranno l'importanza strategica, logistica e commerciale che aveva nella preistoria l'Altopiano; con riferimento non solo al Bostel, al suo archeo-parco e al museo che nascerà prossimamente, ma anche ad altri siti di grande interesse archeologico, come il Monte Corgnon di Lusiana.

novembre 2004 di Cristiano Carli


 

ROTZO. Da domani la 28esima edizione della manifestazione grazie a Regione e Comunità Montana
Gnocchi party alla Festa della Patata
Ottima la stagione e anche la qualità, migliore persino degli ultimi anni

Domani la patata torna ad essere per tre giorni la regina di Rotzo. E con questa fanno ventotto edizioni della festa dedicata al prelibato tubero. Sono tanti gli enti che girano attorno all'organizzazione della Festa della Patata: in primis la pro loco di Rotzo, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Regione, della Provincia, della Comunità montana e di Vicenza Qualità. L'apertura della manifestazione è prevista venerdì alle ore 21.00, anche se la patata non sarà protagonista fin dalla prima serata, nella quale domineranno invece i wurstel, crauti e birra per la September Fest, con musica dal vivo ( Good Jacks ed Exit i gruppi che si esibiranno) ed happy hour dalle 24. La festa della patata vera e propria comincia sabato alle ore 19, con l'apertura dello Gnocchi Party e di seguito, alle 21.30 la sesta edizione di Rock No Stop, con tributi musicali ai Placebo e agli U2. Nutrito il programma di domenica, con le messe celebrate alle 9.00 nella frazione di Castelletto e alle 10.15 a Rotzo, lo spettacolo cicense alle 15.30 nel palatenda, i " Balli del Vicentino " proposti alle 17.00 dall'Associazione amanti del ballo di Recoaro e serata di ballo liscio. Ma soprattutto per tutta la giornata di domenica sarà in funzione lo stand gastronomico con piatti a base di patate. Patate la cui eccellente qualità sembra riconfermarsi anche in questa annata: " La raccolta è andata bene - dice il Sindaco di Rotzo Edoardo Sartori - possiamo esserne pienamente soddisfatti anche perché sono tutte sane e, probabilmente per merito delle combinazioni climatiche, ancora più buone degli anni passati ".


 

Nuovi ritrovamenti nel celebre sito archeologico del Bostel, nella frazione di Castelletto
Ossa usate per le profezie

Segni di vita quotidiana arrivano da oltre 2.200 anni fa


di Cristiano Carli

Non smette di fare la gioia degli archeologi il sito del Bostel, a Castelletto in comune di Rotzo. Come ogni anno è in atto la campagna di scavi finanziata dalla Provincia e seguita dal professor Armando De Guio, docente di metodologia e tecnica della ricerca archeologica all'università di Padova. Sul campo, una ventina di studenti della facoltà. Dal 1994 l'ateneo conduce annualmente attività che durano circa un mese (gli scavi attualmente in corso terminano domani mattina), in collaborazione con la società Archeidos, che si occupa della valorizzazione delle risorse archeologiche del luogo. Dei resti del villaggio del Bostel scrisse per la prima volta nel diciottesimo secolo l'abate rotzese Agostino Dal Pozzo. Probabilmente era stato il primo luogo abitato dell'Altopiano, almeno a quanto se ne sa fino ad oggi, e rimase frequentato dal quinto al secondo secolo avanti Cristo. Questi ultimi scavi, come confermano il coordinatore degli stessi Carlo Bressan e la responsabile di cantiere Chiara Padovan, hanno condotto a risultati eccellenti: "Abbiamo portato alla luce - spiega Bressan - una struttura che era già stata individuata negli anni scorsi. In essa si evidenzia una doppia frequentazione, dapprima come abitazione e in una fase successiva quale luogo in cui si esercitava un'attività artigianale, come indicano i resti di forni per la lavorazione della ceramica". Accanto a questa struttura sono stati ritrovati proprio quest'anno i resti un'altra. Si trattava di abitazioni semi interrate, delle dimensioni di circa sei metri per sei. In tutto negli anni ne sono state portate alla luce sei, ma si stima che potrebbero essere una quarantina. Risultati ottenuti anche grazie alle sofisticate tecniche di ricerca che si utilizzano oggi, come il rilevamento satellitare e ovviamente il computer sempre a portata di mano nei pressi dello scavo. Ma i ritrovamenti più affascinanti sono naturalmente i segni della vita quotidiana degli uomini: "Abbiamo trovato diversi frammenti di vasi e altri contenitori in ceramica - dice Chiara Padovan - di fattura molto bella, e poi materiale metallico come fibule, grappe e la maniglia di un'abitazione. Tutto materiale risalente al terzo secolo avanti Cristo, cioè alla seconda età del ferro". Per la prima volta al Bostel sono state rinvenute anche falangi di maiale, alcune delle quali recanti delle incisioni, che servivano alla pratica dell'osteomanzia, cioè una forma di predizione del futuro. Quest'ultima campagna ha anche confermato, come già si presumeva da tempo, che l'abbandono del villaggio fu un evento traumatico, dovuto con ogni probabilità a un incendio in seguito a scontri violenti con popoli della pianura già romanizzati. Tra i segni che testimoniano una rapida fuga dal luogo sono stati trovati in questi ultimi scavi dei panetti d'argilla non ancora lavorati, abbandonati nei pressi di quello che era un forno di cottura. Il sito del Bostel è visitabile come attrazione turistica e culturale durante l'estate, mentre tutto il materiale ritrovato verrà esposto nel museo archeologico dell'Altopiano, che verrà realizzato a breve nelle ex scuole elementari di Castelletto.

Da il Giornale di Vicenza del 25/06/2004


 

Rapina all'ufficio postale
Rotzo. Due malviventi armati di pistola si dileguano con 5 mila euro e valori bollati
Picchiano un impiegato e terrorizzano i passanti

di Cristiano Carli

Ci mancavano solo gli spari, che per fortuna non ci sono stati, e poi sarebbe stata un'autentica scena da far-west quella che si è svolta ieri mattina a Rotzo. Teatro del fatto, l'ufficio postale del piccolo Comune altopianese, nel quale hanno fatto irruzione due rapinatori armati di pistola che hanno svuotato la cassaforte e seminato il panico tra le numerose persone che si trovavano nei paraggi. È accaduto verso mezzogiorno, la gente stava rincasando per pranzo e dall'ufficio era appena uscito l'ultimo utente. All'interno era rimasto solo un impiegato, intento a sbrigare le ultime pratiche prima della chiusura. Di tutto potevano aspettarsi lui e i cittadini di Rotzo, tranquillissimo paesino di neanche seicento abitanti, tranne che il mezzogiorno del sabato sarebbe stato tanto 'movimentato'. La calma è stata interrotta quando due uomini, tra i 25 e i 30 anni, sono giunti in moto davanti alle poste (nello stesso edificio del municipio). Hanno parcheggiato e sono entrati nell'ufficio, entrambi armati di pistola, con il volto coperto dai caschi e da una bandana, intimando all'impiegato di consegnare i soldi. Alla sua esitazione, uno di loro ha risposto colpendolo a una spalla con il calcio della pistola. Poi, mentre uno stava di guardia all'entrata dell'ufficio, l'altro si è fatto accompagnare in uno stanzino. Qui i malviventi hanno avuto anche il lusso di trovare la cassaforte con le chiavi inserite, probabilmente perché stava per essere utilizzata dall'impiegato nelle fasi della chiusura dell'ufficio. Hanno prelevato 5 mila euro in contanti e 1400 euro in valori bollati. Quando sono usciti è stato il panico. L'impiegato, una volta rimasto solo, non ha resistito alla tensione del momento e si è messo a gridare, chiedendo aiuto. La gente che si trovava nelle vicinanze e per strada si è allarmata, pensando che si sentisse male; a fare chiarezza su quanto stava realmente accadendo sono stati i rapinatori stessi che, impugnando la pistola, nel risalire sulla moto e trovandosi al centro dell'attenzione di un attonito pubblico, si sono messi a minacciare i presenti, gridando senza mezzi termini che avrebbero sparato a chiunque avesse tentato di seguirli. Qualcuno è rimasto impietrito nel vedersi puntare contro la canna di una pistola, qualcun altro si è messo a urlare dallo spavento e qualcun altro ancora è corso a nascondersi dietro alle macchine del vicino parcheggio. Dopodiché i due, che da come parlavano hanno fatto capire di essere italiani, se la sono svignata prendendo la direzione di Valdastico e facendo perdere le loro tracce. Sono intervenuti i carabinieri della stazione di Canove, i carabinieri del nucleo operativo di Thiene e la polizia municipale di Roana, che si sono lanciati alla ricerca dei due. Oltre al grande spavento l'impiegato dell'ufficio postale ha anche riportato una contusione a causa del colpo infertogli alla spalla durante le fasi della rapina, giudicato guaribile in otto giorni.

Da il Giornale di Vicenza del 27/06/2004


 

Rotzo. Felice il primo cittadino
Sartori ne è convinto: "Premiati per avere risvegliato il paese"

"Gli elettori hanno riconosciuto il lavoro fatto in questi anni: abbiamo risvegliato il nostro paese dal torpore, dandogli un nuova dignità e una maggiore visibilità all'esterno".Così Edoardo Sartori interpreta il voto dei suoi concittadini, che gli hanno rinnovato la fiducia riconfermandolo sindaco di Rotzo. La sua civica "Bostel ? Insieme per Rotzo" ha distanziato la lista "Due Torri" di Loretta Slaviero di settanta voti, un distacco notevole in un paese di nemmeno seicento abitanti. Messe in soffitta le polemiche, anche piuttosto aspre, della campagna elettorale, il sindaco esorta tutti coloro che siederanno in consiglio comunale a collaborare per il bene della piccola comunità.
Della maggioranza faranno parte, oltre a Sartori, Bruno Tondello, Luciano Cunico, Carlo Cunico, Michele Arcangelo Iuliani, Aldo Sacco Comis Dell'Oste, Mirco Sartori e Aldo Pellizzari. Loretta Slaviero farà opposizione assieme a Fabrizio Carnino, Lucio Spagnolo e Ugo Costa.
di Cristiano Carli da il giornale di Vicenza del 17.06.04


 

"Due Torri" denuncia: "Consiglieri minacciati"


di Cristiano Carli


"Rotzo come Corleone?". È il testo, che per certi versi sa dell' incredibile, di un manifesto con cui sono stati tappezzati in questi giorni i muri del paese. Un manifesto che denuncia presunte pressioni ai candidati "invitati" a non presentarsi alle elezioni. Nonostante le accuse gravissime, al momento pare non sia stata presentata alcuna denuncia ai carabinieri. La similitudine tra il piccolo Comune dell'Altopiano e il paese siciliano il cui nome viene spesso tristemente associato alla mafia, la suggerisce il comitato elettorale della lista civica "Due Torri" che alle prossime elezioni amministrative correrà contro la lista "Bostel" del sindaco uscente Edoardo Sartori. Nessun fatto di sangue, per fortuna, ma una presunta vicenda di lettere anonime ha spinto i componenti della "Due Torri" ad affiggere nei giorni scorsi un manifesto lungo le strade di Rotzo per rendere pubblica la cosa. "Recentemente - si legge nel manifesto - alcuni cittadini simpatizzanti della istituenda lista civica "Due Torri" si sono visti recapitare delle lettere anonime dal carattere minaccioso e intimidatorio". Non sono stati resi noti i nomi di coloro che hanno ricevuto le lettere, e neppure il contenuto di esse nei dettagli. In totale comunque ne sarebbero state recapitate quattro, sia a persone che avevano dato la loro adesione come componenti alla lista, sia ad altre che avevano accordato il loro appoggio esterno. Ci sarebbe stato anche chi, a detta del candidato sindaco della "Due Torri", Loretta Slaviero, proprio a causa delle intimidazioni contenute nelle missive ha rinunciato a far parte della lista. "Tutto questo - commenta Loretta Slaviero - non fa che esacerbare in modo eccessivo il clima che precede le elezioni. È un peccato che in una comunità piccola come la nostra si debba arrivare a questo punto". Ma c'è anche chi pensa a una sorta di strategia pre-elettorale. Da parte sua Edoardo Sartori prende le distanze, per sé stesso e per la sua lista, dall'accaduto, ma lascia trapelare il suo dubbio che possa trattarsi di una mossa per avere un alibi nel caso che il gruppo "Due Torri" non riesca a portare a termine la formazione della lista.



Loretta Slaviero: "Le lettere di minaccia esistono, possiamo darle ai carabinieri"
"Niente strategie occulte"
La lista "Due Torri" replica al sindaco Sartori


di Cristiano Carli
"Non abbiamo alcun problema a formare e presentare la nostra lista". Così Loretta Slaviero, candidato sindaco della lista "Due Torri" a Rotzo, replica a Edoardo Sartori sulla vicenda delle presunte lettere anonime di minaccia giunte ad alcuni componenti della sua lista che, alle prossime amministrative, si opporrà a quella uscente di Sartori. Tutto è nato da un manifesto che il comitato elettorale della "Due Torri" ha affisso nei giorni scorsi lungo le strade di Rotzo, con il quale si denuncia appunto che alcune persone che si erano messe in lista, o che avevano dato il loro appoggio esterno, sono state destinatarie di missive intimidatorie, in seguito alle quali qualcuno avrebbe addirittura rinunciato a far parte del gruppo che si presenterà alle elezioni. Il sindaco, Edoardo Sartori, che si ripresenterà all'appuntamento del 12 e 13 giugno, aveva ventilato il dubbio che si trattasse di una strategia, per avere eventualmente la scusa nel caso quelli che saranno i suoi avversari non riuscissero a completare la loro lista. Il candidato Loretta Slaviero però nega decisamente che vi siano sotto giochi sporchi. Al momento comunque non vi sono notizie di denunce presentate da chi ha ricevuto la lettera, i cui nomi non sono tra l'altro stati resi noti. Sulla possibilità che venga sporta denuncia da parte della lista o del suo candidato sindaco, Loretta Slaviero dichiara che si sta valutando questa opportunità, ma che dovrà essere una decisione presa collegialmente dall'intero gruppo che compone la lista. Sull'eventualità che i carabinieri intraprendano autonomamente delle indagini sul fatto, la Slaviero si dice assolutamente tranquilla: "Non abbiamo nulla da nascondere, abbiamo agito con limpidezza e se i carabinieri chiederanno di vedere le lettere, coloro che le hanno ricevute non avranno alcun problema a metterle a disposizione".


 

Rotzo. Il consiglio comunale rimanda tutto ad aprile

Che fine farà la colonia ex gioventù italiana di Castelletto di Rotzo?
Il Comune durante l'ultima seduta ha deciso di rinviare ogni decisione ad aprile: la proposta di concessione in comodato ventennale alla sezione scout di Vicenza non convince. A inizio di seduta il sindaco Edoardo Sartori ha illustrato le finalità dell'iniziativa: affidare l'immobile ed i terreni adiacenti alla struttura della vecchia colonia agli scout per attività educative e di volontariato per i giovani, coinvolgenti il territorio comunale con manifestazioni anche a carattere regionali e nazionali. Gli scout si impegnano a loro volta ad investire 150 mila euro in dieci anni per sistemare l'immobile con rifacimento di pavimenti, recupero dei serramenti, tinteggiatura, realizzazione dell'impianto elettrico e di riscaldamento, ripristino della cucina e realizzazione di servizi igienici. Il sindaco ha ricordato come vi fossero proposte precedenti fra cui una con la Regione Veneto per una casa di riposo ed un'altra con uno studio di architettura per appartamenti e sale d'incontro comunali, ma ha ribadito la serietà del gruppo scout e l'importanza di un'iniziativa simile. La minoranza ha manifestato contrarietà alla concessione perché non discussa in sede consiliare, per la mancanza di cognizione economica e sociale e per la necessità di analizzare proposte più vantaggiose. Anche alcuni consiglieri di maggioranza inoltre chiedevano il rinvio dell'ordine del giorno data l'importanza dell'argomento ed il fatto che un vincolo ventennale condizioni lo sviluppo dell'area e sottragga spazio pubblico. Pertanto, con sei voti favorevoli e sei contrari, si è deciso il rinvio della questione. Il sindaco si è detto comunque certo che in tale incontro, previsto per aprile, la cessione al gruppo scout otterrà il voto favorevole.

di Matteo Dal Pozzo 23/03/2004


 

A Rotzo arriva il nuovo scuolabus….e gli alunni scrivono per ringraziare

Alla fine del 2003 il Comune di Rotzo ha comprato un nuovo pulmino per il servizio di scuolabus. L'acquisto è stato possibile grazie a un consistente contributo da parte della Provincia, che ha partecipato per la metà della spesa complessiva di quasi 53mila €. Un gruppo di ragazzi ha voluto pubblicare una lettera per ringraziare gli enti che hanno fatto alle scuole di Rotzo e di Mezzaselva questo "regalo".

Siamo i ragazzi e le ragazze di Rotzo, 17 in tutto, che frequentano la scuola media di Mezzaselva, sezione staccata della scuola media "Reggenza Sette Comuni di Asiago". Da qualche giorno e precisamente da sabato 14 febbraio abbiamo avuto la bella sorpresa di viaggiare con un nuovissimo pulmino, che il Comune ha provveduto ad acquistare, in quanto quello vecchio era ormai obsoleto e con continue avarie. Il nuovo pulmino Fiat Iveco 40C13VENDOR è molto più confortevole e capiente e può trasportare fino a 28 alunni, molti di più di quanti ne trasportava quello precedente. Al mattino alle ore 7.30 compie il giro delle frazioni di Castelletto e Albaredo, passando per Rotzo , sostando in diversi punti per far salire noi tutti che siamo ad attenderlo, per arrivare a scuola alle 7.45, in quanto le lezioni iniziano alle 7.50, sempre con grande puntualità. Poi prosegue il suo percorso fino a Roana, dove fa salire alcuni bambini della scuola elementare e dell'infanzia, compresi anche quelli di Mezzaselva, che sempre più numerosi frequentano la scuola di Rotzo. Lunedì 16 febbraio ha fatto il giro assieme a noi anche il nostro Sindaco, dr. Edoardo Sartori, il quale ci ha spiegato come è stato possibile acquistare questo nuovo pulmino, grazie anche ad un consistente contributo della Provincia, che vogliamo sentitamente ringraziare nelle persone di Giuliana Fontanella ,Vicepresidente, dell'Assessore ai trasporti Antonio Mondardo e dell'Assessore al bilancio Luciano Zerbaro, i quali si sono attivamente prodigati per far ottenere al Comune di Rotzo un cospicuo finanziamento. Infatti il nostro Comune , ci ha spiegato il Sindaco, non avrebbe potuto soltanto con i propri mezzi sostenere tutta la spesa. Il Sindaco ci ha poi raccomandato di avere massimo rispetto e cura di questo mezzo, che dovrà durare per parecchi anni e per molte generazioni di ragazzi che verranno dopo di noi. Il nostro autista si chiama Costa Terenzio ed è un dipendente comunale, in quanto il servizio di trasporto scolastico è gestito direttamente dal Comune. Con la sua lunga esperienza e capacità, ci sentiamo veramente sicuri, perché è una persona di grande senso di responsabilità e quindi lo ringraziamo. Così pure vogliamo ringraziare gli altri due dipendenti comunali accompagnatori, Sig. Costa Matteo e Sig.ra Slaviero Orietta, i quali aiutano a salire i più piccoli dalla scuola elementare e materna, che vengono consegnati amorevolmente dalle mamme, accompagnandoli magari con una carezza e aiutandoli a prendere posto. Chiudiamo queste poche righe, ringraziando ancora l'Amministrazione Comunale e la Provincia anche a nome degli alunni della scuola elementare e della scuola dell'infanzia, compresi i loro insegnanti, per averci messo a disposizione questo nuovo mezzo di trasporto.

Gli alunni: Marangoni Sabrina, Slaviero Davide, Costa Giampietro, Spagnolo Alberto, Apolloni Alex, Fabris Marta, Costa Valentina, Martini Elena, Martin Davide, Cerato Matteo, Frigo Marco, Stefani Manuel, Franzoi Chiara, Spagnolo Michele, Lorenzin Giacomo, Cappelleti Sabrina, Stefani Francesca, Stefani Angela.

Da il giornale dell'Altopiano


 

Il sergente rimasto nella neve
Due famiglie diverse unite nel ricordo di Giovanni Dal Pozzo, mai tornato dalla Russia Prima di essere mandato al fronte venne adottato da alcuni goriziani di Canale d'Isonzo
Parlava al suo pastrano: "Vecio, vero che torneremo?"

La memoria non conosce stagioni. Possono passarne tante, ma prima o poi arriva il momento in cui i ricordi riaffiorano. Così, alcuni mesi fa, nella comunità di Rotzo sull'Altopiano di Asiago, è tornato a rivivere nel ricordo il sergente degli alpini Giovanni Anselmo Dal Pozzo, detto Gianni, nato nel 1916, il cui corpo con ogni probabilità riposa, con tanti altri, in qualche angolo della sterminata steppa russa. La memoria decide da sola quando è ora di farsi viva. In questo caso è accaduto in un giorno di aprile dell'anno scorso. La signora Maria Bernardetta De Cesero è nella sua casa di Sospirolo, in provincia di Belluno. Una giornata come tante, ma ad un certo punto arrivano i ricordi. La signora De Cesero ha 75 anni, portati benissimo ma pur sempre carichi di memorie, alcune belle e altre tristi; quella che le torna alla mente il 4 aprile 2003 appartiene probabilmente a entrambe le categorie. L'immagine che le sovviene, evocata da una cerimonia su Nikolajewka tenutasi qualche settimana prima in una scuola e alla quale la signora ha assistito, è quella di Giovanni Dal Pozzo, un sergente degli alpini originario di Castelletto di Rotzo. La piccola comunità di Rotzo durante la campagna di Russia perse tre dei suoi giovani figli. Uno era Cristiano Costa, la cui salma venne ritrovata alcuni anni fa e riportata al paese natale; gli altri due, mai ritrovati, furono Mario Bruno Dal Pozzo e Giovanni Dal Pozzo. Del secondo però, Rotzo ha potuto riavere se non altro un ultimo ricordo, arrivato inaspettatamente a sessant'anni di distanza da quegli eventi e uscito dalla penna della signora De Cesero, che in quel giorno di aprile decide di scrivere al sindaco del piccolo comune altopianese, Edoardo Sartori: "Illustre signor Sindaco, Le invio innanzitutto le mie scuse, perché sto per chiederLe un favore. Sono una vecchia signora, che ha vissuto in gioventù tragici momenti durante il conflitto della seconda guerra mondiale. Abitavo in quel tempo in una zona, ora appartenente alla Slovenia, da dove partivano per il fronte russo i nostri alpini. Il paese era Canale d'Isonzo (Gorizia), ora si chiama Kanal de Soci. Sessant'anni fa, esattamente sessanta, mi recai con mia madre ed il fratellino a salutare una tradotta militare in partenza, piena di Alpini, destinati appunto a combattere. Su quel malaugurato treno c'era il Sergente degli Alpini Gianni Dal Pozzo - 8° Btg Compl. 649 Comp. Comando 8ª Armata, P.M.G. - la cui madre Domenica abitava a Castelletto di Rotzo?". La signora chiede al sindaco se in paese siano mai giunte notizie di Gianni Dal Pozzo, perché da quella volta, in partenza sulla tradotta militare, non lo videro più. Cosa legava Maria Bernardetta De Cesaro al sergente? Una fortissima amicizia familiare. Nella lettera la signora fa sapere che egli avrebbe dovuto fare da padrino di cresima al suo fratellino Maurizio, che oggi ha 68 anni e vive a Gradara, in provincia di Pesaro, e che in occasione della cerimonia ai Caduti che si è tenuta a Rotzo il 2 novembre ha voluto essere presente. Talmente forte era il legame che Dal Pozzo aveva stretto con questa famiglia che il piccolo Maurizio non si volle più cresimare, giurando che non l'avrebbe fatto fino a quando l'amico Gianni non sarebbe tornato dalla guerra. E non venne meno al suo voto fino a quando, dopo molti anni, volendosi sposare dovette ricevere la cresima, ma senza il padrino che aveva atteso a lungo e invano. Il sindaco di Rotzo non rimane sordo alla richiesta, e sapendo che in paese vivono alcuni parenti di Gianni Dal Pozzo non esita a suonare al loro campanello e a metterli in contatto con la signora De Cesero. Nella frazione di Castelletto abitano il fratello di Gianni, Claudio Dal Pozzo, con la moglie Armida, mentre l'altro fratello, Faustino, si divide tra il paese d'origine e l'Australia, ma nel momento in cui arriva la lettera da Sospirolo, si trova a Castelletto. L'incontro con la signora avviene a Sospirolo nell'ottobre scorso. Uno dei primi commenti del signor Faustino è stato: "La nostra mamma è morta attendendo invano qualche notizia del figlio disperso". Ora una notizia era arrivata. Almeno, dopo sessant'anni, si è saputo che il fratello non era solo mentre attendeva di partire per l'inferno bianco di Russia; che aveva avuto una sorta di famiglia adottiva durante l'attesa a Canale d'Isonzo, e soprattutto aveva avuto qualcuno a salutarlo per l'ultima volta, quando quella tradotta carica di sventura lasciava la stazione di Canale per non portare più indietro i suoi giovani passeggeri in armi. Maria Bernardetta De Cesero oggi ricorda così quel tristissimo ultimo saluto: "Faceva freddo, ma un freddo che attanagliava il cuore di tutti. Gianni e Maurizio (per tutti "Cucchi"), suo piccolo grande amico, piangevano abbracciati. A me, che gli porsi la medaglietta d'oro con l'effige della Vergine, vinta qualche settimana prima in collegio, mormorò: "Tornerò presto a riportartela", poi, rivoltosi verso il suo pastrano, contorcendone rabbiosamente i lembi, gridò: " Vecio , vero che torneremo?"".

di Cristiano Carli 20/02/2004


Un circuito bianco da Rotzo a Levico

Un percorso sugli sci unirà l'Altopiano al Trentino: è il primo concreto passo di un progetto finanziato dalla Regione Veneto

L'Altopiano punta a fare squadra con il vicino Trentino, e l'intenzione è quella di cominciare dallo sci da fondo. Risale a novembre del 2001 il protocollo di intesa sottoscritto dalla Regione Veneto, dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Spettabile reggenza dei Sette Comuni e dalle amministrazioni locali di Rotzo, Roana, Levico, Lavarone e Luserna, nonché dal Consorzio che gestisce il patrimonio di Rotzo, San Pietro Valdastico e Pedescala. Il 2 dicembre si è svolto un incontro a Levico per fare il punto sull'avanzamento di questo inedito programma interregionale, denominato Grandi Altipiani. Programma di cui lo sci nordico è solo un aspetto, il primo che si è scelto di perseguire, ma che abbraccerà una serie di progetti molto articolati riguardanti la realizzazione di musei diffusi della preistoria e della civiltà cimbra, un eco-museo della grande guerra, interventi in favore dell'agricoltura di montagna e di valorizzazione dei prodotti tipici, di un turismo del benessere, di conservazione e valorizzazione dell'ambiente. Il programma Grandi Altipiani rientra nel Piano d'area per l'Altopiano di Asiago - strumento di programmazione e sviluppo già adottato dalla giunta regionale veneta e ora in attesa dell'approvazione definitiva del consiglio - all'interno del quale riveste una certa priorità, in quanto ha appunto l'importante caratteristica di coinvolgere due regioni, aspetto ritenuto pregevole anche dall'unione europea che a questo tipo di iniziative ha destinato uno specifico fondo di finanziamento, l'Interreg. L'idea di prima attuazione è quella di realizzare un grande "circuito bianco" dello sci nordico che colleghi Campolongo di Rotzo ai centri fondo trentini di Vezzena, Millegrobbe e Malga Campo. "Si tratta di un territorio molto omogeneo - spiega il sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori, che assieme al sindaco di Luserna, Luigi Nicolussi Castellan, è il coordinatore del progetto - all'interno del quale i confini regionali non hanno alcun riscontro dal punto di vista orografico e paesaggistico. È come se si trattasse di un unico grande altopiano". Nei prossimi giorni verrà chiesto da parte dei due coordinatori, rispettivamente alla Regione Veneto e alla Provincia autonoma di Trento, di stanziare un primo finanziamento per complessivi 400 mila euro tra le risorse di bilancio del 2004, in modo da poter procedere già dall'anno prossimo con la progettazione delle piste (e per la stagione estiva dei percorsi per trekking e mountain bike) e con l'apposizione della segnaletica descrittiva e didattica in lingua italiana e cimbra. Questo in attesa di finanziamenti più corposi che si prevede di ricevere in ambito comunitario. Una volta realizzato il circuito del fondo, si sta già pensando di arricchire l'offerta turistica con un "circuito dei sapori" imperniato sui prodotti tipici, in particolare quelli caseari, viste le numerose malghe presenti in questa suggestiva zona di confine tra il Veneto e il Trentino.

di Cristiano Carli 29/01/2004


Un successo per i presepi di Rotzo

Non sta certamente deludendo le aspettative degli organizzatori l'affluenza alla mostra dei cento presepi di Rotzo, che quest'anno è giunta alla sua quinta edizione. Sorta per raccogliere i presepi che venivano proposti negli anni precedenti lungo le vie del paese, la mostra è diventata via via più ricca di presepi realizzati sia dai bambini che dai giovani di Rotzo ed è ormai un appuntamento da non perdere nelle festività natalizie, ora rese più piacevoli anche dall'abbondante nevicata di questi ultimi giorni. Sono centinaia le persone che giornalmente dedicano un po' del loro tempo libero per la visita alla mostra armoniosamente realizzata come le offerte raccolte verranno destinate in parte per un aiuto alla Cooperativa per disabili San Matteo di Asiago ed in parte per iniziative umanitarie nei paesi dell'Africa prossimi dal gruppo "Amiciad", da anni impegnato nell'aiuto alle popolazioni africane. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino al 6 gennaio 2004 dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Sarà anche possibile una visita tutte le domeniche di gennaio e la prima domenica di febbraio con il medesimo orario. Dopo le vacanze natalizie sarà inoltre possibile la visita a gruppi o scolaresche su appuntamento telefonico alla Parrocchia di Rotzo al n. 0424/691004. Organizzata dalla Parrocchia, con la collaborazione di artigiani e commercianti la Mostra dei cento presepi aspetta grandi e piccini per rivevere l'atmosfera di pace e di serenità e per apprezzare la semplicità e originalità dei presepi esposti. Nella foto la natività realizzata nella Chiesa Parrocchiale da Bruno e Federico, due giovani di Rotzo.

di Matteo Dal Pozzo 10/01/2004


Rotzo. Valorizzazione grazie a finanziamenti europei I sentieri dei lavatoi
Stanziati 51 mila euro per recuperarli

Tornerà a scorrere l'acqua negli antichi lavatoi di Rotzo. Un recente finanziamento europeo di oltre 51 mila euro consentirà il recupero di queste costruzioni in pietra locale, risalenti a due secoli fa, che un tempo furono luoghi fulcro della vita del paese. Una volta erano quattro, uno a Rotzo e uno in ogni altro centro abitato del comune, Albaredo, Valle e Castelletto. Oggi sono rimasti solo questi ultimi due, gli altri vennero demoliti quando il primo benessere che arrivò sull'Altopiano fece apparire sgradita ogni testimonianza di tempi che oggi possono essere rievocati come suggestivi, ma che allora erano per lo più segnati dalla miseria che si voleva dimenticare al più presto. Un progetto dell'architetto asiaghese Barbara Rodeghiero, che ha fatto da presupposto alla richiesta di finanziamento, prevede il ripristino dell'afflusso nelle vasche dell'acqua che proviene dalla piccola sorgente Romita, situata circa duecento metri a monte; sarà necessario trattare e pulire i lastroni di pietra (stoan platten in cimbro), sostituire le parti danneggiate o mancanti per garantire la tenuta delle vasche. Ai lavatoi si accede per un suggestivo sentiero a gradini di pietra che scende dalla strada, che verrà a sua volta risistemato. L'area, che è di proprietà comunale, si inserisce in un contesto paesaggistico molto bello. Dai lavatoi prosegue infatti il Pach, un ruscello che dopo alcune centinaia di metri va a gettarsi nella Val d'Assa generando delle cascate, oggetto di ammirazione di molti turisti. Il progetto prevede anche interventi analoghi di ripristino per i lavatoi di Castelletto, dei quali è possibile anche una datazione più certa, perché il 1816 inciso sulla pietra non lascia dubbi sulla loro antichità. Accanto ad essi si trova un abbeveratoio visibilmente di epoca molto più recente ma ormai in disuso, del quale il progetto prevede la demolizione. Quando vennero costruiti i lavatoi, Rotzo contava molti più abitanti dei 576 attuali; basti pensare che un censimento del 1921 ne registrava 2300. Anche contrada Valle e la frazione di Castelletto dunque, al tempo in cui i lavatoi erano in funzione, dovevano essere molto più popolate di adesso, che ci vivono neanche trecento anime in tutto. Tanto che le donne, si racconta, dovevano addirittura darsi il turno perché le vasche non bastavano ad accoglierle tutte quand'era ora di lavare i panni. Questo rito si ripeté fino agli anni Cinquanta, poi i tempi cambiarono anche a Rotzo.


di Cristiano Carli
Da il giornale di Vicenza del 15.11.2003

Rotzo . Il sottufficiale disperso in Russia sarà ricordato domenica nella celebrazione del 2 novembre

Nella cerimonia in onore dei caduti di tutte le guerre che si terrà a Rotzo domenica 2 novembre, particolare rilievo avrà il sessantesimo anniversario della battaglia di Nikojewka, che il 26 gennaio 1943 vide le truppe italiane in ritirata aprire una disperata breccia nell'accerchiamento russo. E la comunità di Rotzo ricorderà in particolare un suo 'figlio'. Tra i soldati mai più tornati da quella sterminata distesa di neve c'era infatti un giovane rotzese, il sergente degli alpini Giovanni Anselmo Dal Pozzo, detto Gianni, classe 1916. Alcuni anni fa era stata riportata a Rotzo dall'Ucraina la salma ritrovata di Cristiano Costa, mentre di altri due abitanti del piccolo comune dell'Altopiano, Mario Bruno Dal Pozzo e Giovanni Anselmo Dal Pozzo, non si è mai più saputo nulla. Ma i famigliari di quest'ultimo - a Rotzo vive il fratello Claudio, in Australia il fratello Faustino, che in questo periodo si trova a Rotzo anche lui, e in Francia la sorella Maria - quest'anno hanno potuto aggiungere un altro tassello al mosaico della memoria del loro congiunto. Da Sospirolo, in provincia di Belluno, si è fatta viva una signora, oggi settantacinquenne, che è stata l'ultima a vedere Gianni partire per quel viaggio di sola andata. Il suo nome è Maria Bernardetta De Cesero, e nell'aprile di quest'anno le si sono riaffacciati dei ricordi che non ha saputo trattenere per sé. Così ha scritto una lettera al sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori: "Sono una vecchia signora - si legge nella lettera - che ha vissuto in gioventù tragici momenti durante la seconda guerra mondiale. Abitavo in quel tempo in una zona ora appartenente alla Slovenia, da dove partivano per il fronte russo i nostri alpini. Il paese era Canal d'Isonzo. Sessant'anni fa mi recai con mia madre e il fratellino a salutare una tradotta militare in partenza, piena di alpini destinati a combattere. Su quel malaugurato treno c'era il sergente Gianni Dal Pozzo. Piangevamo tutti disperati". La signora racconta che Gianni, durante la sua permanenza a Canal d'Isonzo, era diventato un loro carissimo amico: "Aveva un legame sentimentale con mia cugina e avrebbe dovuto fare da padrino di cresima al mio fratellino Maurizio (che vive a Gradara e domenica sarà a Rotzo), il quale allora aveva nove anni e vedendo che Gianni non tornava più dalla Russia non si è più cresimato, fino a quando ha dovuto farlo per potersi sposare". I fratelli di Gianni il 3 ottobre sono dunque andati a Sospirolo, per conoscere la signora Maria, ed è nata immediatamente una sincera amicizia. Per loro è stato come riaprire dopo tanto tempo il cassetto dei ricordi, e tra le foto e le vecchie lettere, potervi aggiungere anche questa preziosa testimonianza: almeno Gianni che andava alla guerra aveva avuto qualcuno da salutare, una specie di famiglia adottiva, visto che non era riuscito a fare un'ultima visita a casa prima della partenza definitiva. E quanto avrebbe desiderato farla lo aveva scritto nella sua ultima lettera ai genitori e ai fratelli, datata 2 gennaio 1943: "Mi spiace infinitamente non avere potuto fare una scappata fino a salutarvi. Non piangete cari genitori per questa avversità, fu il destino che volle così, io sono abbastanza rassegnato e anche tranquillo". La steppa lo attendeva, e lo trattenne per sempre. Ricorda il fratello Faustino: "La nostra mamma è morta attendendo invano notizie del figlio disperso. Ma alcuni anni fa lo scrittore Mario Rigoni Stern mi parlò del 'battaglione Cividale', al quale apparteneva Gianni, e mi disse che di quelli che ne facevano parte non è tornato vivo nessuno".

di Cristiano Carli
Da il Giornale di Vicenza del 31/10/2003

La lampada della pace da Assisi a Campolongo

E il sindaco Sartori la dedica agli emigranti

di Cristiano Carli
Emigrazione, pace, montagna. Qual è il filo conduttore che lega le tre parole dedicate quest'anno alla Giornata della Montagna, che si è tenuta ieri a Campolongo di Rotzo e alla quale hanno partecipato più di un migliaio di persone? Il trait d'union è il concetto del sacrificio, come ha spiegato nell'omelia della messa monsignor Liberio Andreatta, amministratore delegato dell'Opera romana pellegrinaggi, molto vicino alla comunità di Rotzo tanto da averne ricevuto l'anno scorso la cittadinanza onoraria: "Oggi il sacrificio non si insegna più - ha detto il monsignore - ma esso è il prezzo da pagare per ogni cosa che abbia un valore nella vita. Sacrificio richiede la vita in montagna, sacrificio richiede l'accoglienza di chi lascia la propria terra per una vita migliore, e sacrificio richiede infine la condivisione, anche della sofferenza, unica via che può portare alla pace". E gli emigranti, come ha detto il sindaco di Rotzo Edoardo Sartori, sono i pionieri della pace, coloro che per primi hanno superato i confini e condiviso tra loro speranze e sofferenze. Particolarmente toccante è stata la lettura, da parte del parroco di Rotzo don Pierangelo Panozzo, di circa settanta nomi di abitanti di Rotzo emigrati e morti all'estero. Nomi raccolti presso i famigliari e spulciando i documenti del comune e della parrocchia. Per la memoria di uno di loro, Giovanni Spagnolo Batost, morto nel 1911, si sta muovendo il consolato italiano a Dortmund. Si è infatti in possesso di una foto della sua tomba, che esiste sicuramente ancora perchè si tratta di una specie di monumento, ma finora non si è riusciti a ritrovarla. Il console, Antonio Frinchese, aveva annunciato che sarebbe stato presente a Campolongo, ma un'emergenza lo ha trattenuto in terra tedesca. Con un messaggio ha però ribadito l'impegno nelle ricerche, che potrebbero estendersi praticamente a tutta la Germania. All'appuntamento sono giunti, per voce dell'assessore provinciale Modesto Basso, anche i saluti del ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia, dell'assessore regionale ai flussi migratori Raffaele Zanon, del presidente della provincia Manuela Dal Lago e del vicepresidente Giuliana Fontanella. A ricordo della giornata rimarrà, all'interno della chiesetta di San Francesco d'Assisi di Campolongo, il dono fatto dal delegato del Sacro Convento di Assisi, padre Olindo Maria Baldassa, a monsignor Andreatta: un esemplare della Lampada della Pace consegnata nel gennaio dell'anno scorso dal Papa ai rappresentanti di tutte le religioni del mondo riuniti ad Assisi.


A Rotzo in 2000 per la Giornata della Montagna
Un ricordo agli emigranti morti all'estero. Atteso anche il ministro Tremaglia

Probabilmente si supereranno le duemila presenze registrate l'anno scorso alla 3ª Giornata della Montagna in programma domani in località Campolongo di Rotzo. "Quest'anno - dice il sindaco di Rotzo Edoardo Sartori - abbiamo scelto di abbinare tre temi molto sentiti da tutti: il titolo della giornata è infatti Emigrazione, pace, montagna. Come ha detto il presidente Ciampi, gli emigranti sono stati i primi costruttori dell'Europa unita, perchè hanno imparato a convivere soffrendo". La montagna è stata una terra spopolata dall'emigrazione, e la giornata ha soprattutto lo scopo di ricordare quanti sono emigrati e morti all'estero: "Abbiamo stilato una lista - continua Sartori - della quale daremo lettura durante la giornata, di 70 persone emigrate da Rotzo e ora sepolte in terra straniera. È a loro che va il nostro pensiero". Negli ultimi giorni, vista la preannunciata abbondanza di persone che si recheranno a Campolongo sono stati incrementati i vettovagliamenti, compreso un camion di patate, per far fronte alla ristorazione. Tra gli ospiti sono attesi il console italiano a Dortmund Antonio Frinchese, l'amministratore delegato dell'Opera romana pellegrinaggi monsignor Liberio Andreatta e il priore di Assisi monsignor Giuseppe Marini. Numerose le autorità che hanno annunciato la presenza, dall'europarlamentare Lia Sartori a diversi assessori regionali e provinciali. Incerto l'arrivo del ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia. Questo il programma: alle 10 l'arrivo di ospiti e autorità; alle 10.30 messa celebrata da monsignor Andreatta, monsignor Marini e il parroco di Rotzo don Pierangelo Panozzo; alla messa seguirà la donazione da parte dell'Ordine francescano secolare della lampada della pace che troverà posto nella chiesetta di San Francesco d'Assisi; alle 11.30 gli interventi delle autorità e alle 13 il pranzo al Centro Fondo Campolongo.


Rotzo. Alla festa del prelibato tubero sono state bruciate 2500 porzioni di gnocchi in varie "salse"
Tutti in coda per la patata
Presentato anche un libro dedicato alla sua cucina

di Cristiano Carli

Da il giornale di vicenza del 08/09/2003

Ci ha messo dei secoli per acquisire l'onore di un posto a tavola, ma adesso la patata è riconosciuta come elemento importante dell'alimentazione e Rotzo la celebra ogni anno come se si trattasse di un cittadino illustre. E un po' lo è, visto che fa parte della vita, dell'economia e della tradizione del piccolo paese dell'Altopiano. La Festa della Patata, ventisettesima edizione, si è chiusa ieri lasciando dietro a sè una scia di numeri che rendono bene l'idea di quanto questo prodotto sia ormai conosciuto ovunque ed apprezzato anche dai palati più fini: nella giornata di ieri se ne sono andati via la bellezza di venti quintali di patate cucinate fritte, sotto forma di gnocchi o di considera, una particolare varietà di polenta di colore marrone, corposa e nutriente che riempie bene lo stomaco, come serviva in tempo di fame, il cui ingrediente caratteristico sono appunto le patate. Ma il piatto nel quale le patate di Rotzo danno il loro meglio sono gli gnocchi, di cui ieri sono state letteralmente 'bruciate' 2500 porzioni, e la gente ogni anno è disposta a un'interminabile coda pur di pranzare con un piatto di gnocchi al ragù o al pomodoro. Chi ha la fortuna di essere ospite in casa di un rotzese li può gustare anche nella tradizionale ricetta con zucchero e cannella. Si comincia quattro giorni prima a preparare i tuberi per la festa, lavorandoli con farina, uova, noce moscata e grana, e poi con quell'ingrediente speciale che è l'esperienza tramandata di generazione in generazione tra le donne del paese. Un posto d'onore a tavola per la patata di Rotzo ma anche nella letteratura gastronomica tra le pagine del libro Le patate del vicentino nel piatto, edizioni Terraferma, scritto a sei mani da Francesco Soletti, curatore della guida enogastronomica del Touring Club Italiano, Alfredo Pelle, gastronomo e membro dell'Accademia Italiana della Cucina, e Amedeo Sandri, chef e gastronomo. La pubblicazione è stata presentata ieri mattina nella sala consiliare di Rotzo dal sindaco Edoardo Sartori alla presenza di numerose autorità altopianesi, provinciali e regionali. Un'occasione per celebrare anche il lavoro dei coltivatori. La figura di Cristiano Dal Pozzo, presente in sala, ben rappresenta il passato in cui affonda le radici la coltivazione della patata a Rotzo. Dall'alto dei suoi 91 anni, dieci dei quali passati in guerra, e il soprannome di 'Trattore' per la tenacia con cui ha sempre svolto il lavoro nei campi - ora coltivati dai figli - Dal Pozzo ha ripercorso in un discorso di poche righe vergate a mano, in un italiano poco accademico ma certamente espressivo, la storia della patata di Rotzo: "I nostri nonni coltivavano le patate. La semensa è venuta dalla Germania e si chiamava 'masciara'. Più avanti sono venute fuori tre sorti di patate portate dall'Olanda e dalla Germania, selezionate e precoci: la bintja, la desirèe e la spunta. Un quintale della semensa di queste tre produceva sette o otto quintali di patate, e vederle sopra la terra era uno spetacolo". Perfino l'alimento per antonomasia, il pane, a Rotzo veniva fatto con le patate; una specialità che ancora di tanto in tanto viene sfornata dai coniugi Giacomo Rigoni e Bertilla Coaro, titolari del forno che da alcune generazioni produce il pane per il paese. Ma alla fine di quest'anno probabilmente cesseranno l'attività. Fornaio cercasi dunque a Rotzo, disposto a continuare a produrre un pane che i rotzesi non esitano a definire, probabilmente non a torto, il migliore dell'Altopiano.


Rotzo. Da oggi a domenica si festeggia il famoso prodotto della "Campagna"
Tre giorni da protagonista La patata sale in passerella

Da il giornale di Vicenza del giorno 05/09/2003

di Cristiano Carli

Tre giorni dedicati alle patate, il prodotto della terra che rappresenta uno dei massimi vanti per il paese di Rotzo. Da oggi a domenica il piazzale delle scuole elementari ospita la 27ª edizione la Festa della patata, organizzata dalla pro loco di Rotzo con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza, della Comunità Montana 7 Comuni e da Vicenza Qualità. Un appuntamento tradizionale che ha contribuito a far conoscere in tutta Italia questa pianta della famiglia delle solanacee che così bene cresce in questa parte di Altopiano. Proprio in questi giorni si sta ultimando la raccolta nei campi, con l'aiuto di poche macchine e come una volta prevalentemente a mano. Un angolo incantato di Altopiano quello che si apre a valle del paese di Rotzo, che comunemente viene chiamato 'la campagna', un territorio vasto ed esposto al sole, tra i pochi di queste montagne adatto all'agricoltura. Ma la patata vi trova il suo habitat ideale, poiché cresce bene sui terreni sciolti e che drenano bene l'acqua, così com'è quello carsico dell'Altopiano. E questa coltivazione a Rotzo avviene da tempi lontani, narrati dai numerosi segni che i contadini hanno lasciato sul terreno, come si legge nelle pagine del libro Le patate del vicentino nel piatto, edizioni Terraferma, una ricerca del giornalista del Touring Club Francesco Soletti che verrà presentata in sala consigliare a Rotzo domenica alle 11.30: "... le lastre di pietra che delimitano le proprietà secondo l'uso locale, i muretti a secco che bordano le stradine e i terrazzamenti creati per addolcire la pendenza, i cumuli di sassi risultanti dal dissodamento e ora nascosti dai cespugli". E da allora non è cambiato molto, la coltivazione della patata è portata avanti da piccole aziende familiari riunite in una Cooperativa di produttori, che in collaborazione con la Comunità Montana e con la Coldiretti si sta adoperando per far ottenere la certificazione e il marchio territoriale 'Patata di Rotzo'. Ma da dove viene la patata di Rotzo? Mario Rigoni Stern nel libro La storia di Tönle, narra che alla fine dell'Ottocento Tönle portò dall'Ungheria "una razza di patate che poi per tanti e tanti anni diede buoni raccolti e si diffuse tra le nostre montagne". Forse era la patata della qualità chiamata Nera, una varietà tradizionale - scopriamo dal libro di Soletti - documentata negli scritti del primo Ottocento e presente ancora in varie parti d'Europa. Ora le qualità coltivate sono la Bintja o Olandese, ottima per tutti gli usi culinari, la Desirèe, quella con la buccia rossa che dà il meglio di sé fritta, la Spunta, la Monalisa e la Primura.
In tutto a Rotzo si trovano una ventina di coltivatori di patate, nove dei quali appartenenti alla Cooperativa e altri più piccoli, perché ogni famiglia che abbia un pezzetto di terra si dedica a questa attività, magari anche soltanto per il consumo familiare. A Rotzo si producono dai 3000 ai 3500 quintali di patate l'anno, dei quali oltre mille raccolti dall'azienda agricola Zecchinati, tra gli unici ad avere la macchina raccoglitrice e nel cui agriturismo si mangiano piatti a base di patate tutto l'anno. Quest'anno la produzione ha sicuramente risentito della siccità dal punto di vista quantitativo, ma c'è anche il lato positivo: "Il grande secco - spiega il sindaco di Rotzo Edoardo Sartori - per le patate comporta una resa quantitativa inferiore ma un innalzamento della qualità. Le potenzialità di produzione potrebbero essere anche maggiori, ma questo dipende dal mercato e dalla possibilità di ottenere un certo reddito dalla coltivazione. Ma siamo sulla buona strada perché ormai la qualità della patata di Rotzo è ampiamente riconosciuta ovunque". L'appuntamento per la festa è venerdì sera alle 21 con musica dal vivo e discoteca; sabato ci sarà ancora musica con la 5ª edizione di "Music no stop" e domenica per l'intera giornata funzionerà un ricco stand gastronomico, naturalmente tutto a base di patate.


Rotzo. Saranno adeguate le scuole elementari

Disabili, il Comune contro le barriere

da il Giornale di Vicenza 27/08/200

Il Comune di Rotzo guarda ai disabili. In quest'anno dedicato dall'Europa alle persone portatrici di handicap, il comune dell'Altopiano lunedì scorso ha approvato con l'unanimità del consiglio una delibera che sancisce l'impegno a promuovere interventi per l'abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli ambienti pubblici e privati. A tal fine verranno completati i lavori di adeguamento delle scuole elementare e materna, verrà chiesto alla Regione di stanziare fondi per abbattere le barriere in case private abitate da disabili, e al Governo di rifinanziare una apposita legge in vigore dall'89. Il Comune di Rotzo si impegna anche, attraverso le quattro conferenze dei sindaci della Provincia di Vicenza, a promuovere il potenziamento dei Servizi di Integrazione Lavorativa. Infine, per non rischiare che si parli di disabilità solo quest'anno, il sindaco Edoardo Sartori sottoscriverà alla fine dell'anno un patto tra il Comune di Rotzo e le associazioni dell'handicap della provincia di Vicenza, per proseguire gli impegni anche dopo il 2003.


Festa Itinerante dell'Emigrante domenica 3 agosto

Rotzo, la terra del ritorno

Altopiano terra di emigrazione, ma anche terra di ritorni, a volte per sempre, a volte solo in speciali occasioni. E una di queste occasioni, probabilmente la più importante nel suo genere, è l'annuale "Festa itinerante dell'emigrante" alla quale ha dato vita sei anni fa l'Ente Vicentini nel Mondo, l'associazione che mantiene vivi i contatti con l'altra Vicenza', composta da coloro che in tempi diffìcili hanno dovuto abbandonare la città e la provincia alla ricerca di una vita migliore all'estero, dove hanno dato vita a numerose e nutrite comunità di vicentini. L'Altopiano è stata una delle terre che ha pagato il tributo più alto all'emigrazione, e tra i Comuni altopianesi quello di Rotzo, il più piccolo, è tra quelli che più si sono ritrovati, nel giro di pochi anni, praticamente svuotati. Anche per questo l'Ente Vicentini nel mondo ha deciso di affidare a Rotzo l'onere ma soprattutto l'onore di organizzare domenica 3 agosto la sesta edizione della festa itinerante, impegno che prontamente il sindaco Edoardo Sartori non ha esitato ad assumersi e nel quale è stato prontamente affiancato dalla pro loco, dalla parrocchia, da tutti gli altri Comuni dell'Altopiano (nessuno di essi è rimasto immune dallo spopolamento), dalla Comunità Montana e dai Comuni di Valdastico, Pedemonte e Lastebasse. Per l'occasione è stato pubblicato un numero speciale della rivista " Vicentini nel mondo", l'organo di informazione dell'Ente, che raccoglie tutti i dettagli sulla festa e il personale saluto dei sindaci dei Comuni coinvolti. "Organizziamo questa festa spiega Sartori per tener viva la memoria di questo grande fenomeno che ha caratterizzato la nostra storia, per non dimenticare i disagi, le difficoltà di ogni genere, lo sradicamento dai luoghi e dagli affetti che hanno accompagnato i nostri emigranti sulle vie del mondo, dove hanno onorato i nostri paesi". Per l'evento sono attesi, oltre naturalmente a circa un migliaio di emigranti ed ex emigranti, i sindaci di molti Comuni del vicentino e autorità provinciali e regionali tra cui l'assessore regionale ai flussi migratori Raffaele Zanon, e non è esclusa la partecipazione del ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia e del console di Dortmund, dove nella miniera di Brambauer nel 1912 sono morti in un'esplosione quarantanove minatori, tra i quali quattro giovani di Rotzo. Per l'occasione verrà ricordata anche la figura di Angelo Galvan, nativo di Mezzaselva, che nel 1956 con grande eroismo salvò dalle fiamme alcuni compagni nella grande tragedia di Marcinelle. Durante la festa verrà anche scoperto il monumento all'emigrante collocato nei nuovi giardini che stanno per essere ultimati nel centro di Rotzo grazie anche al lavoro di alcuni emigranti che sono tornati in paese per l'estate. Il monumento è stato realizzato dallo scultore lusianese Gabriele Cantele su un masso di marmo bianco donato dalla ditta estrattiva di Fioravante Pizzato.

Da il giornale dell'Altopiano 19 luglio 2003


Rotzo. Nascerà nella scuola di Castelletto con un contributo di 510 mila euro della Fondazione Cariverona

La preistoria abiterà nel museo L'iniziativa è stata lanciata dalla Comunità montana della Lessinia Verranno raccolte anche alcune incisioni rupestri della Val d'Assa La Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona ha erogato un contributo di 510.000 euro per la ristrutturazione dell'edificio scolastico di Castelletto di Rotzo, che sarà trasformato in museo archeologico dell'Altipiano dei Sette Comuni. L'iniziativa avanzata dalla Comunità Montana della Lessinia e sostenuta dall'Amministrazione provinciale di Vicenza, consentirà di riunire nell'edificio le interessanti collezioni preistoriche e protostoriche provenienti dalle ricerche condotte sull'Altipiano. Nel territorio altipianese sono venuti in luce manufatti dell'uomo di Neandertal, datati tra 100.000 e 40.000 anni fa, in vari punti: Cava degli Orsi e Grotta Obar de Leute nella valle del Gelpach, Gallio, Marcesina, M. Corgnon di Lusiana. Più abbondanti le tracce lasciate dai cacciatori di stambecchi che hanno frequentato l'Altipiano attorno a 13.000 anni fa: Bosco del Prunno presso Asiago, Vallastari di Conco, Marcesina e, sempre sull'Altipiano ma in territorio amministrativamente trentino, Riparo Dalmeri. In quest'ultimo sito sono state messe in luce recentemente, alla base dell'abitato, alcune eccezionali pietre dipinte con ocra rossa che rappresentano le prede dei cacciatori (stambecchi, bisonti, cervi, caprioli, camosci) e vari vegetali. Infine, per quanto riguarda la frequentazione di popoli cacciatori e raccoglitori, saranno ben documentati i numerosi accampamenti di caccia di età mesolitica, databilki attorno a 9.000 anni da oggi, esplorati nell'area compresa tra Cima XII e Bivio Italia. La preistoria più recente sarà rappresentata dai reperti venuti in luce al margine meridionale dell'Altipiano e che andranno anche questi ad arricchire la collezione di reperti per ricostruire in modo particolareggiato la storia dell'Altopiano. Infine, tra i siti protostorico sarà ampiamente documentato il vicino Villaggio del Bostel di Rotzo, indagato già nel XVIII sec. Dall'Abate Agostino Dal Pozzo. Si prevede di collocare nel museo anche una documentazione relativa alle incisioni rupestri della Val d'Assa, attribuite ad età medioevale, anche queste di particolare pregio e in grado di accrescere ulteriormente l'interesse del centro che già si preannuncia ricco di interessanti spunti per ricercatori e semplici appassionati. Con l'allestimento del Museo, nel quale sarà messa in evidenza come l'evoluzione dell'ambiente abbia condizionato la presenza e l'attività dell'uomo, l'Altipiano potrà offrire ai suoi ospiti un'immagine completa delle frequentazioni autropiche che si sono succedute negli ultimi 100.000 anni e in questo modo rendere più agevole anche la comprensione delle evoluzioni storiche più recenti.

Da il giornale di Vicenza del gg. 04/06/2003


21/01/2003 da Il Giornale di Vicenza
Rotzo dà l'addio a "Rino Sartori"
Si è spento a 57 anni, dopo dolorosa malattia, Catterino Sartori, da tutti chiamato "Rino", figura di spicco della comunità di Rotzo che si stringe attorno a lui per l'ultima volta domani alle ore 15.00 per il rito funebre. Sartori era molto conosciuto nell'Altopiano dei Sette Comuni, dove svolgeva attività di venditore di prodotti caseari. Impegnato in politica nelle file della Democrazia cristiana, ha ricoperto cariche pubbliche dal 1980 al 1999. Eletto consigliere nel 1980, ha ricoperto in Comunità montana la carica di assessore all'agricoltura. Divenuto il referente principale per il mantenimento della struttura ospedaliera di Mezzaselva, si è sempre battuto per la salvaguardia degli ospedali dell'Altopiano. Dal 1990 al 1995 è stato consigliere del gruppo di maggioranza. Nel 1995 è stato candidato sindaco nelle lista civica "Unione popolare Rotzo, Castelletto, Valle e Albaredo".Pur non risultando vincitore, non ha comunque mai fatto mancare il proprio impegno e la propria profonda esperienza di amministratore. Lascia la moglie Gisella, i figli Silvia,Mirko e Arianna. La salma sarà tumulata nel cimitero di Rotzo. 


09/01/2003 da Il Giornale di Vicenza
Più di cinquemila i visitatori alla mostra dei cento presepi
Terminate le festività natalizie è tempo di bilanci per la parrocchia di Rotzo, dove la mostra dei cento presepi ha riscosso un successo che è andato ben oltre le previsioni. "Sono state oltre cinquemila le persone che durante le feste hanno fatto tappa alla mostra - asserisce Massimo Ferraresi, uno dei principali artefici dell'iniziativa - e tutti i visitatori sono rimasti entusiasti nel vedere tanti presepi realizzati nei modi più diversi. Ci sono natività dipinte o scolpite su legno o articolate lungo un ramo d'albero, altre realizzate con pasta, con spezie, con stagnola, con polistirolo, cotone, rame, perle, corda o tela di sacco continua Ferraresi qualcuno tornito in legno, altri realizzati dentro un vecchio televisore o in una lampadina; altri infine realizzati con dei biscotti ed anche una capanna realizzata all'interno di un panettone". "Le offerte raccolte sono destinate in parte alla Missione di padre Ruaro in Congo - a confermarlo è Alberto Costa, altro artefice della mostra. Laggiù la situazione è grave. È davvero un grosso problema riuscire a trovare posto per ospitare centinaia di migliaia di profughi". La mostra sarà aperta anche durante tutte le domeniche di gennaio dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. C'è ancora tempo quindi, per chi lo desidera, visitare la mostra dei presepi di Rotzo, giunta quest'anno alla sua quarta edizione. Magari, dopo una giornata trascorsa sulle magnifiche montagne dell'Altopiano o sulle piste da sci, ecco l'occasione per poter gustare la sapienza artistica e l'incantevole suggestione di un piccolo angolo di antica terra cimbra. Non solo. Anche lungo le vie del paese si possono ammirare diversi presepi all'aperto realizzati dalle famiglie di Rotzo. Da ricordare, inoltre che la mostra può essere utile spunto anche per chiudere il periodo natalizio per le scuole della zona e non solo. Per gruppi o comitive è possibile visitare la mostra durante la settimana, prenotando telefonicamente la visita in parrocchia (0424/ 691004) o ad Alberto Costa (0424/ 691080).
di Matteo Dal Pozzo


Rotzo. Imprenditore italo-brasiliano
Torna sui luoghi da dove 120 anni fa partirono gli avi

È ritornato dal Brasile per trascorrere alcuni giorni a Castelletto di Rotzo da dove sono partiti circa 120 anni fa i suoi antenati per andare a cercare fortuna in America del Sud. Era già venuto in Italia nel 1998 Lidio Dal Pozzo, assieme alle cugine Marines e Mistica, per conoscere i luoghi di cui aveva sempre sentito parlare da suo nonno Giovanni. Si era così innamorato dei luoghi e della gente di Rotzo che quest’anno non ha resistito alla tentazione di ritornare. Racconta che il suo avo Dal Pozzo Antonio Nicolò, assieme alla moglie Slaviero Domenica, emigrò in Brasile nel 1886, a Nova Padua, nello Stato del Rio Grande do Sul. Qui hanno avuto diversi figli fra i quali suo nonno Giovanni che ha avuto 11 figli. Anche il papà di Lidio ha avuto ben 11 figli, cinque maschi e sei femmine, quindi si può ben immaginare come la dinastia dei Dal Pozzo si sia rafforzata con un gran numero di componenti. Lidio è sposato ed ha tre figlie; è proprietario di una cava di ghiaia che conduce con la collaborazione della moglie e di una figlia e con 11 operai dipendenti; alcuni suoi fratelli gestiscono un ristorante "Castelletto" nelle vicinanze delle famose cascate di "Iguaçu". In Brasile è ancora vivente la madre che ha 75 anni. Ad accompagnare Lidio in Italia suo cognato Gavazzoni Olmar, titolare di un’agenzia di viaggi nello Stato del Parai. In questi giorni Lidio ed il cognato sono impegnati a visitare parenti ed amici per rafforzare quei legami che hanno permesso a Lidio Dal Pozzo di conoscere ed apprezzare questi posti da dove sono partiti i suoi antenati. Lui sta già programmando la prossima visita in Italia ed intanto si augura che anche qualche parente di Castelletto di Rotzo si rechi in Brasile per conoscere la dinastia dei Dal Pozzo, che ha già superato i cento componenti.

Da il giornale l'Altopiano


Il nuovo Bancomat a Rotzo
L’arrivo del Bancomat a Rotzo è stato salutato venerdì scorso con grande entusiasmo dall’intera comunità del più piccolo paese dell’Altopiano. Il merito è stato della Cassa Rurale di Roana che ha risposto alle sollecitazioni della giunta comunale capitanata dal sindaco Edoardo Sartori a ha consentito al primo cittadino di tagliare finalmente il nastro per l’inaugurazione. Naturalmente la banca punta sulla "buona volontà" dei cittadini nell’utilizzare al meglio questa nuova risorsa, tenendo aperta la possibilità, tra qualche tempo, di aprire anche uno sportello "leggero", cioè aperto un paio di giorni alla settimana. Per un istituto di credito si tratta infatti di un investimento non indifferente aprire un bancomat, soprattutto in un centro dove la popolazione non raggiunge certo i grandi numeri, me è anche questo un segnale della volontà di valorizzare i piccoli paesi, in particolare quelli di montagna che sono più abituati a vedersi sottrarre i servizi piuttosto che riceverne di nuovi.


A Rotzo domenica 8 settembre la Festa di Malga e dell’Alpeggio

Un rilancio delle montagne, proprio nell'anno internazionale a loro dedicate. Un'occasione importante per sostenere un realtà che a livello vicentino e veneto continua a rappresentare una grande ricchezza, non solo dal punto economico e quindi dagli introiti di turismo e pastorizia. Un dato ufficiale, per dimostrare che le nostre montagne "vanno sempre di moda" è questo: il Veneto è l'unica regione italiana che è stata capace di accrescere di un ulteriore 5,8\% il suo movimento turistico, chiudendo il 2001 con 58 milioni di presenze e 12 milioni di arrivi. In questo panorama, anche la montagna ha confermato i segnali di risveglio degli ultimi tempi, con una buona stagione invernale nonostante lo scarso innevamento naturale e una ripresa d'interesse del turista anche per l'offerta estiva. Di certo l'Altopiano dei Sette Comuni rappresenta una dei comprensori più ambiti a livello nazionale. E non è un caso che le manifestazioni che la prima delle grandi iniziative (tenutasi ad inizio luglio) messe in cantiere dalla Regione Veneto per l'Anno Internazionale della Montagna 2002 sia stata ospitata proprio ad Asiago, nella sala convegni dell'hotel Linta Park: si è trattato di un simposio internazionale dal titolo "La Montagna, ambiente per la Salute". Tutti gli amministratori montani, compresi quelli altopianesi, pongono l'attenzione sulla necessità di rilanciare con un progetto strategico ad ampio respiro l'intera gamma di proposte per la vacanza in montagna. E una forte valorizzazione per rilanciare con nuove idee l'offerta turistica montana può venire proprio dal binomio salute-benessere. E d'altronde gli stessi medici e specialisti sono unimamente d'accordo: un soggiorno in montagna fa molto più bene di quanto non si creda. Secondo una recente ricerche scientifiche, con le dovute cautele e acclimatazione, la montagna fa bene ai cardiopatici anche al di sopra della fatidica "quota 1000" fino ad ora indicata come loro limite massimo; fa bene pressocchè per tutte le necessità riabilitative comprese quelle postinfartuali; fa benissimo ai broncopneumopatici; è un toccasana per bambini e anziani, non solo grazie all'aria migliore (già questo basterebbe) ma anche grazie ai benefici per l'apparato muscolo-scheletrico e per la circolazione, che derivano dall'attività fisica legata all'escursionismo. Ecco quindi che l'Anno Internazionale della Montagna 2002 non si inserisce solo in un contesto economico e turistico, ma anche sociale e legato alla salute. Tornando agli appuntamenti promossi in questo ambito un'iniziativa importante è stata assegnata anche al Comune di Rotzo, per sottolineare "le attività tipiche delle aree montane". Gli amministratori locali, con il sindaco Edoardo Sartori in testa, hanno pertanto ritenuto di dedicare la giornata di domenica 8 settembre alla "Festa di Malga e dell'Alpeggio", per evidenziare proprio questo settore economico. Durante la giornata - promossa anche con l'intervento della Regione Veneto, della Comunità Montana, della Camera di Commercio di Vicenza e di alcuni istituti di credito altopianesi, oltre che con il patrocinio dell'ONU - sarà rievocata anche la donazione dell'esemplare delle Croce Astile, issata al Polo Nord e custodita all'interno della chiesetta di San Francesco, ricavata da un manufatto della ex-malga di Campolongo , ora rinomato Centro Fondo. Il programma prevede alle 10 l'arrivo delle autorità, alle 10.30 la Messa nella chiesetta di San Francesco, alle 11.30 i saluti e gli interventi delle autorità e degli invitati e alle 13 il pranzo al Centro Fondo Campolongo . La giornata proseguirà poi alle 14.30 con il Pentathlon del boscaiolo, alle 16 con un concerto all'aperto con la presenza dell'Orchestra Camerata Musicale Vicentina, mentre la conclusione della "Festa della Malga e dell'Alpeggio" è prevista alle 18 con la benedizione presso la Chiesetta.


Da il Giornale di Vicenza del 04.07.2002
A Rotzo debutta il primo agriturismo della zona
L’azienda è della famiglia Zecchinati, esperti coltivatori nella produzione della patata "bintje"

di Matteo Dal Pozzo

È stata inaugurata l’attività dell’agriturismo "Zecchinati" con sede a Rotzo, in via Capovilla. Dopo tanta attesa, finalmente anche nel piccolo centro montano si può trovare un ambiente confortevole e dai prezzi accessibili che presenti i prodotti tipici locali, in particolare i piatti a base di patate e la carne dell’azienda agricola, unica azienda nel territorio comunale che alleva oltre cento capi di bestiame da carne. Il titolare dell’azienda è il sig. Egidio Zecchinati, da sempre impegnato nel lavoro dei campi, nell’allevamento del bestiame e nella produzione di patate. "L’idea di aprire un locale - dice Zecchinati - è venuta alla mia famiglia quando il secondogenito Francesco si è iscritto alla scuola alberghiera e quindi, anche in considerazione che in paese non vi era nemmeno un locale destinato alla ristorazione, si è deciso di puntare su tale settore. La mia famiglia è sempre vissuta del lavoro dei campi e quindi ci sembrava opportuno valorizzare i nostri prodotti ed offrirli ai clienti dell’agriturismo". Prosegue Egidio: "Il locale doveva sorgere in aperta campagna, immerso nel verde, ma purtroppo problemi burocratici ci hanno indotto a dirottare i lavori nell’azienda già esistente, in centro a Rotzo". La conduzione dell’agriturismo è affidata al figlio Francesco, ma tutti i familiari ed i parenti sono coinvolti per la riuscita dell’iniziativa. L’azienda agricola Zecchinati, già da molti anni specializzata nella vendita della famosa patata "Bintje" di Rotzo, incrementa ora la propria attività con la conduzione dell’importante struttura agrituristica. "Offriamo alla nostra clientela la carne prodotta nella nostra azienda, sia di bovini che di suini e pollame ci dice Clara, cuoca all’attività agrituristica e la patata che ha reso famoso Rotzo; la specialità del nostro ambiente sono senz’altro i tipici prodotti a base di patata, come gnocchi, purea, polenta considera ed altre specialità locali. Le verdure vengono raccolte tutte nei nostri orti e nei campi e quindi la specifica qualità del prodotto non sempre ci permette di mantenere i prezzi troppo bassi; un prezzo equo, quindi, per prodotti di alta qualità". "L’inizio della nuova attività - conclude Clara - è senz’altro positivo e speriamo che in futuro si allarghi la cerchia dei clienti che sappiano apprezzare la genuinità dei prodotti locali".


PARCHEGGI ?
Proposta di soluzione del problema dei parcheggi nel capoluogo.
Presentata dai Consiglieri Comunali :
Comparin Paolo
Dal Pozzo Gian Martino
Slaviero Costantino
Slaviero Loretta
Slaviero Marzia
In questi ultimi anni le problematiche causate dalla carenza nel nostro Paese di spazi da adibire a parcheggio stanno assumendo carattere sempre più d’emergenza e richiedono pertanto una risposta concreta da parte della Pubblica Amministrazione Il motivo che induce a trattare l’argomento con la dovuta sollecitudine è soprattutto la necessità di garantire agli utenti della strada ed in particolare ai pedoni, il diritto di accedere agli spazi pubblici in maniera sicura ed appropriata. Come tutti avranno avuto modo di verificare, in particolare nei giorni festivi, i marciapiedi che costeggiano la strada provinciale, sono frequentemente occupati dai veicoli in sosta obbligando così i pedoni a camminare sulla corsia riservata al transito degli autoveicoli con grave pericolo per la pubblica incolumità. Da una piccola indagine che gli autori della presente hanno avuto cura di effettuare, risulta essere particolarmente critica la zona compresa fra l’Ambulatorio Medico in Via Capovilla e la farmacia In Via Roma nonché l’area prossima alla chiesa.Via Capovilla e Via Roma sono le zone in cui appaiono maggiori le difficoltà a reperire spazi idonei al parcheggio in quanto interessate dalla presenza di diverse abitazione ed attività commerciali posizionate lungo la strada provinciale con impossibilità di accedere a spazi diversi dai marciapiedi stessi. La situazione attuale già critica è in ogni modo destinata ad un ulteriore peggioramento in quanto è programmato a breve l’apertura in Via Capovilla di due nuovi esercizi pubblici e non sembra siano previste soluzioni di parcheggio alternative ai già martoriati marciapiedi. L’area attigua alla chiesa parrocchiale, diversamente da Via Roma e Via Capovilla, è interessata da difficoltà di parcheggio che possono apparire anche rilevanti ma che si manifestano solamente in coincidenza con funzioni religiose di una certa importanza. Il Comune dispone in Via Capovilla di due spazi che attualmente sono poco utilizzati e più precisamente il parcheggio dei garage comunali ed il viale delle scuole elementari che costeggia il parco giochi.
Il parcheggio dei garage comunali (dietro la casa Ex Ghit) pur essendo collocato a ridosso di un area critica e disponendo di un accesso ampio e sicuro sulla strada principale, è attualmente poco utilizzato a causa dello scorretto uso dello spazio disponibile. Infatti parte dell’area viene adibita a deposito di materiale all’aperto, e parte ancora più rilevante, risulta inaccessibile in quanto divisa dalla recinzione. Con piccoli accorgimenti, come, l’eliminazione della rete, la creazione di un marciapiede adeguato per la casa comunale, nell’area in cui attualmente possono parcheggiare non più di tre autoveicoli ne potrebbero invece trovare posto almeno otto. Inoltre rendendo libero il passaggio in galleria esistente nella casa ex Ghit, il parcheggio acquisterebbe ulteriore pregio in quanto disporrebbe di un accesso pedonale dedicato avente sbocco in prossimità di due punti frequentati del paese (ambulatorio e bar Comparin). Analogo discorso vale per il viale che costeggia il giardino pubblico in direzione delle scuole elementari. L’area attualmente non è utilizzata, gode di un accesso ottimale sia in termini di sicurezza che architettonici e, come nel caso precedentemente illustrato, serve un area in cui maggiori sono le difficoltà di sosta. Inoltre, creando un collegamento con la parallela strada comunale, il parcheggio potrebbe essere di notevole beneficio anche ai nuovi insediamenti abitativi ad ovest delle scuole elementari in quanto alleggerirebbe il traffico sull’attuale via che non gode certo di un accesso altrettanto sicuro. Anche in questo caso gli interventi necessari per la creazione di un parcheggio avente la capacita di 18 posti auto sono di modesta entità e consistono prevalentemente nella creazione di una piazzola di manovra nella parte terminale del viale e nell’eliminazione del cancello metallico dell’ ingresso. Per quanto riguarda i parcheggi in prossimità della chiesa, lo spazio necessario può essere reperito usufruendo dell’area di fronte al vecchio cimitero e della cabina ENEL visto che quest’ultima è destinata ad essere eliminata.Inoltre dall’altra parte della strada esiste uno spazio privato che negli anni non ha saputo trovare una propria collocazione e che necessita sicuramente di miglioramento in considerazione del fatto che detta opera è inserita in un contesto architettonico di pregio. Gli investimenti necessari per poter creare complessivamente 16 –17 posti auto consistono prevalentemente nell’acquisto da parte del Comune del terreno privato mentre le opere di sistemazione si riducono esclusivamente a lavori di asfaltatura ed attrezzatura dell’area.  Discorso da valutare con più attenzione è quello legato alla futura presenza di due nuovi esercizi pubblici in via Capovilla che, loro malgrado, aggraveranno ulteriormente i problemi di parcheggio generando già da adesso preoccupazione da parte dei residenti; timori aggravati anche dall’assenza da parte dell’ Amministrazione Comunale di indicazioni adeguate alla gravità della situazione. Una possibile soluzione può essere individuata nell’utilizzo dell’ area promiscua attualmente di pertinenza del caseggiato in cui si trovano anche gli esercizi di prossima apertura. Detta area attualmente è utilizzata dai proprietari nei più svariati modi ( orto, legnaia, parcheggio concimaia ecc.). Considerato che è soprattutto interesse dei futuri esercenti garantire ai propri clienti spazi confortevoli in cui poter sostare e nel contempo favorire l’accesso a coloro che preferiscono passeggiare per il centro de paese, è da ritenersi possibile e auspicabile un accordo fra vari proprietari e il Comune per la rivalutazione dell’area sottostante. La conversione in parcheggio di detta area, con accesso sulla strada per il cimitero, consentirebbe la sosta di 15 autovetture in un punto strategico del paese, con soddisfazione degli esercenti stessi ma anche dagli utenti che visitano il cimitero o il campo sportivo e soprattutto di coloro che potranno finalmente passeggiare con sicurezza sui marciapiedi di via Capovilla.
Tutte e quattro le opere illustrate godono di una serie di vantaggi ed in particolare:

  • Sono di rapida realizzazione
  • Necessitano di modeste opere di conversione
  • Sono distribuite nelle aree in cui sono maggiori le difficoltà di parcheggio
  • Hanno impatto ambientale nullo in quanto già esistenti e decentrate rispetto alla via principale
  • Risanano aree che attualmente sono abbandonate a se stesse e che richiederanno in futuro ulteriori investimenti.
  • Ben s’adattano ad ulteriori programmi di miglioramenti della viabilità del paese (per esempio rendendo transitabile la strada per il campo sportivo si potrebbe sperimentare una isola pedonale nel centro paese durante l’estate)

Nella seguente tabella vengono illustrati i costi di massima degli interventi.

Posti
Macchina
Attuali
Posti
macchina
previsti
Costo
Intervento
Costo per
posto macchina
Parcheggio Garage comunali
3
8
€ 5000
€ 1000
Parcheggio viale scuole elementari
0
18
€ 18.000
€ 1000
Parcheggio chiesa
0
17
€ 35.000
€ 2058
Parcheggio sotto Via Capovilla
0
15
€ 38.000
€ 2533
Totale
3
43
€ 96.000

(£ 186.000.000)

€ 2233

( £ 4.323.000 )

Oggetto: Proposta di soluzione del problema dei parcheggi nel capoluogo.

Al Sig. Sindaco
del Comune di ROTZO
E p.c. ai Sigg. Consiglieri Comunali
di ROTZO
Egregio signor Sindaco, come ha avuto modo di apprendere nel corso dell’ ultimo consiglio comunale, agli scriventi consiglieri permangono alcune perplessità in merito alla realizzazione del parcheggio in prossimità del vecchio cimitero ed in particolare ritengono che l’intervento:non risolva il problema del parcheggio nelle vie del centro in quanto collocato lontano dalle aree critiche
richieda massicci interventi sul territorio, muri di sostegno ed un grande terrapieno
abbia un impatto ambientale negativo
sia di lunga realizzazione (il naturale assestamento non consentirà la pavimentazione se non in tempi lunghi)
trasformi l’area in una grande discarica di materiale di scavo (con conseguente via vai di camion)sia eccessivamente oneroso rispetto al beneficio apportato ( oltre 400 milioni - 11 milioni per posto auto).
Considerato che l’argomento sarà oggetto di trattazione nel prossimo consiglio Comunale chiediamo gentilmente venga presa in dovuta considerazione anche la proposta di soluzione alternativa da noi formulata ed allegata alla presente.Distinti saluti
I Consiglieri Comunali



Da il Giornale di Vicenza del 14.01.2002
ROTZO FA UNA MOSTRA E SI SCATENA LA FANTASIA

Nata in sordina due anni fa, la rassegna dei presepi ha visto una crescente adesione da parte della gente del paese rimarrà aperta ancora per due domeniche E' solo alla sua terza edizione ma ha già riscosso tanto successo ed unanimi consensi la Mostra dei Presepi ospitata nei locali della Biblioteca Comunale a Rotzo; L'iniziativa è nata nel 1999 ad opera di un gruppo parrocchiale che ha pensato di utilizzare l'intraprendenza, la fantasia e la creatività dei rotzesi. fino a qualche anno fa si facevano presepi all'aperto, qua e là, sia tradizionali che d'avanguardia o particolari per tecnica e concezione; ecco che messe insieme queste così diverse modalità di sintetizzare la natività, si è pensato di crearne una mostra che potesse valorizzare, divenuta nel contempo fiore all'occhiello delle proposte turistiche invernali per trascorrere qualche attimo particolare, sereno e sicuramente piacevole. Nella "vernice" del 1999 erano 25 i Presepi esposti, ed il successo fu già incoraggiante tanto che il numero è arrivato quasi a raddoppiarsi lo scorso anno, quando il Natale 2000 le rappresentazioni messe in vetrina diventarono 45. Per questa edizioni altro aumento esponenziale del numero, arrivato a ben 85 opere realizzate quasi esclusivamente da rotzesi con le più disparate concezioni, tecniche e materiali. Si trovano così natività dipinte o scolpite su legno o articolate lungo un ramo d'albero, altre realizzate con pasta, con spezie, con stagnola, con polistirolo, con cotone, rame, perle, corda o tela di sacco, calze di nylon,mattoncini lego, biscotti, sassi....; qualcuno tornito in legno, altri realizzati dentro un vecchio televisore o in una lampadina. Insomma, una fantasia senza limiti e confini che non manca di sbalordire ed entusiasmare il visitatore per una rassegna che, probabilmente la più vasta raccolta ed esposizione della Provincia, dovrebbe trovare spazio nel "guiness dei primati" provinciali in materia. A margine anche una mostra di disegni a tema natalizio realizzati dai bambini delle scuole elementari di Rotzo ed una mostra fotografica testimonianza delle "Capanne natalizie" realizzate nella Chiesa di S. Gertrude negli anni Ottanta. Nel solo periodo delle vacanze natalizie e nonostante una non certo eclatante reclamizzazione, la mostra ha visto passare ben oltre tremila visitatori tutti sorpresi e soddisfatti per un viaggio nel mondo dei presepi probabilmente inaspettato per quantità e qualità. Mentre si guarda già al futuro (per il quale il problema più grosso potrebbe essere quello di uno spazio adeguato in caso di ulteriore, presumibile ampliamento dell'"offerta"), i ritardatari possono ancora pensare ad una visita, visto che la mostra rimarrà aperta anche nelle restanti due domeniche di gennaio, dalle ore 15 alle ore 19, sempre nei locali della Biblioteca messa a disposizione dall'Amministrazione Comunale. L'ingresso è gratuito e la libera offerta servirà a finanziare progetti a sostegno delle Missioni in Africa, direzione in cui il gruppo di promotori opera da tempo ed in svariati modi.  
di Cesare Pivotto


MOSTRA PRESEPI
25/12/2001
Anche quest’anno, presso la Biblioteca Comunale viene organizzata la tradizionale " MOSTRA PRESEPI" . La Mostra, giunta alla sua terza edizione, ha visto negli anni scorsi un costante aumento di visitatori e di espositori, tanto da aver suscitato in tutti una profonda ammirazione. Il numero di presepi in esposizione è cresciuto ancora, tanto che saranno presenti quest’anno circa 70 presepi, costruiti da artisti locali in varie dimensioni e con i più svariati materiali. Inoltre quest’anno la stessa sarà di più facile localizzazione grazie ad un grande striscione che sarà posizionato di fronte al Municipio con l’indicazione. " MOSTRA PRESEPI". Questo è stato possibile grazie al generoso contributo della " COOPERATIVA POPOLO DI ROTZO" . La mostra accoglierà anche una " minimostra" ove saranno esposti i disegni dei presepi dei bambini più piccoli che hanno voluto dare anche loro un piccolo contributo per la riuscita della manifestazione. La mostra sarà aperta tutti i giorni dal 25/12/2001 al 06.01.2001 dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e tutte le domeniche di gennaio nel medesimo orario. Per eventuali visite di comitive fuori da questi orari contattare il Parroco allo 0424/691004 . Un grazie anticipato a coloro che vorranno fare una visita che senz’altro farà assaporare in modo più completo l’atmosfera del SS. Natale. Ferraresi Massimo


PENSIERI TRATTI IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA FUNEBRE DELLA MAESTRA CARLA
… Una particolare attenzione e interesse dedicava alla storia ed alla ricerca storiografica basata sulle fonti e sui documenti, sollecitando gli alunni al gusto di scoprire e di comprendere le ragioni e i motivi dell’insediamento sull’Altopiano, il succedersi delle generazioni, la storia della gente comune che deve vivere giorno dopo giorno in mezzo a mille difficoltà e privazioni. Ha collaborato alla pubblicazione del libro " La valigia dell’Emigrante" con un capitolo sull’emigrazione di Rotzo e al libro " La Chiesetta di S. Margherita", curando la parte storica con competenza e con puntuale documentazione. Con la Maestra Carla se ne va un pezzo della storia del nostro paese , in quanto è stata una persona che ha vissuto un’esperienza di vita fortemente radicata dentro la nostra cultura, le nostre tradizioni e la storia della nostra Comunità.SARTORI Edoardo – Sindaco di ROTZOLassù, al limitare del bosco, c’è la tua casa, che per tutti noi resterà la casa della Maestra Carla, e i caprioli, sul finire dell’inverno, continueranno a scendere e a pascolare là, dietro la radura. Quando mi parlavi della tua casa " il sogno della mia vita", così ardentemente voluta , progettata, realizzata, lo facevi con orgogliosa soddisfazione. Io ti vedevo là nella pace, nel silenzio, nella tranquillità, nello studio appassionato, nella ricerca storica, nella preghiera, trascorrere i tuoi giorni. Il ricordo dei nostri cari che non ci sono più era continuo e ti teneva compagnia. Ora tu sei nel Paradiso, carissima Carla, goditi la pace eterna. Addio , Maestra Carla, cugina e amica mia. TOLDO Luisa


22 novembre 2001

Se n’è andata la "maestra Carla" di Rotzo Negli anni ’60 guidò una giunta femminileÈ mancata l’altra mattina, stroncata da un arresto cardiaco Carla Slaviero (nella foto), da tutti conosciuta come la "maestra Carla" di Rotzo. Nata 79 anni fa in paese, per oltre 40 anni aveva svolto il suo insegnamento alle scuole elementari del piccolo centro montano, dapprima ad Albaredo e poi a Rotzo, fino al pensionamento avvenuto una ventina di anni fa. Fu alla ribalta della cronaca nazionale quando, nel 1963, aveva guidato il paese di Rotzo come sindaco di un’Amministrazione composta da sole donne.Per ben sei anni era durato il suo mandato, nel corso del quale aveva risolto la delicata vertenza con San Pietro e Pedescala per la divisione dei beni patrimoniali delle malghe e del patrimonio boschivo, favorendo una divisione a metà fra il Comune di Rotzo e l’Amministrazione dei beni di uso civico di San Pietro e Pedescala, frazioni di Valdastico.Successivamente è stata consigliere comunale di minoranza, impegnata in politica fino ad una decina di anni fa.Ritiratasi a vita privata, non aveva abbandonato tuttavia la sua passione per la raccolta di libri e notizie storiche, ed aveva sempre prestato la propria collaborazione a favore del Comune, della parrocchia e della Pro loco per iniziative a carattere storico-culturale. Fino alla sera prima di morire aveva partecipato in parrocchia ad una riunione per la programmazione del libretto parrocchiale "Altaburg la voce", una rivista trimestrale che viene distribuita fra le famiglie di Rotzo con riportati gli avvenimenti di ogni trimestre. Fervida sostenitrice del restauro della chiesetta di Santa Margherita, era entrata a far parte del comitato per la ristrutturazione dell’edificio sacro ed aveva contribuito con le sue conoscenze affinché l’opera di restauro rispecchiasse le caratteristiche originarie della chiesetta. Si era interessata anche per la realizzazione, lo scorso autunno, della cappella di San Francesco di Assisi, realizzata in settembre per contenere la croce astile donata a Rotzo da mons. Andreatta e collocata a Campolongo nella nuova cappella. Su questo argomento aveva preparato un articolo che sarebbe stato pubblicato nel libretto parrocchiale il prossimo Natale. Lascia buoni ricordi in tutti i suoi compaesani, che per lei avevano il massimo rispetto e una profonda considerazione. La cerimonia funebre avrà luogo a Rotzo, sabato alle 10; poi la salma sarà tumulata nella tomba di famiglia. Matteo Dal Pozzo


07 Settembre 2001 da il Giornale di Vicenza
Rotzo. Domenica mattina a malga Campolongo la solenne cerimonia della intronizzazione 
Da porcilaia a suggestivo tempioOspiterà una copia della Croce issata a Pasqua al Polo Nord. Quella splendida chiesetta, in stile pastoral montanaro che gli architetti Barbara Rodeghiero e Luciano Cunico hanno ricavato dalla dismessa porcilaia della malga di Campolongo, a quota 1550 metri in Comune di Rotzo, rimarrà piccola ma diventerà un grande santuario. Lo fanno capire il Sindaco Edoardo Sartori, l’arciprete don Giuseppe Tommasin e Marcello Borgo presidente del Consorzio usi civici, che si sono trovati a gestire, assieme ad un Comitato, un regalo tanto imprevedibile quanto magnifico che verrà ufficializzato e consacrato domenica 9 settembre con una solenne cerimonia che inizierà, calcolando anche il quarto d’ora introduttivo riservato all’arrivo e alla presentazione di una folla di autorità, alle 10.45 e che non andrà avanti più di un’ora e mezzo. Nel suggestivo contenitore sacro recuperato - a tempo di record, dall’inizio di agosto ai giorni scorsi - da un manipolo di splendidi volontari ospitati dalla generosità del Centro Fondo, e dedicato a San Francesco d’Assisi, verrà intronizzata una copia dell’artistica croce che il giorno di Pasqua è stata issata al Polo Nord e che ha alle spalle una lunga tormentata storia. Ma prima raccontiamo la piccola grande storia che ha paracadutato a Campolongo questo "segno" eccezionale. Per prepararsi alla faticosa spedizione al Polo, il veneto-trevigiano mons. Liberio Andreatta amministratore delegato dell’Orp (opera romana pellegrinaggi), ente promotore dell’iniziativa, aveva scelto come palestra di allenamento il Centro Fondo di Campolongo. La voglia di un veneto di riservare un segno particolare di amicizia ad un lembo montano del Veneto, la gratitudine per la professionalità del Centro, i fraterni rapporti instaurati con l’arciprete Tommasin e il sindaco Sartori hanno portato mons. Andreatta ad una decisione: regalare una copia della croce issata al vertice dei ghiacci eterni del Nord. Passiamo ora alla grande storia che coinvolge e travolge beneficamente anche Rotzo. Cento anni fa finì male la famosa spedizione al Polo guidata da Luigi Amedeo di Savoia- Aosta, duca degli Abruzzi, alla quale avrebbe dovuto partecipare anche il prete alpinista milanese Achille Ratti, il futuro papa Pio XI, che all’ultimo momento dovette rinunciare. Divenuto pontefice, Ratti regalò la croce da issare al Polo alla spedizione, più sfortunata della prima, guidata nel 1928 da Umberto Nobile. Il 2001 finalmente ha visto realizzarsi il sogno della Croce al Polo Nord anche come ricordo del Giubileo che ha inaugurato il Terzo Millennio. Il giorno di Pasqua la spedizione, guidata dal generale degli alpini Antonio Vizzi e della quale faceva parte anche Mike Bongiorno (che assieme a Vizzi e mons. Andreatta sarà domenica a Campolongo), ha raggiunto la meta. Sull’altarino improvvisato sotto la Croce, opera dell’artista romano Andrea Trisciuzzi, è stata celebrata la messa. Sulla mensa due regali di Giovanni Paolo II che a Roma aveva benedetto la Croce: un paio di sci (in sostituzione dei tradizionali fiori) ed un paio di scarponi (al posto dei candelieri e della lampada). A completare la serie delle insolite suppellettili sacre anche un cappello da alpino. La Croce originale è stata regalata al museo dell’Artico e dell’Antartico di San Pietroburgo in Russia, sci e scarponi al museo dello scarpone di Montebelluna, il cappello di alpino ad un museo delle penne nere. E cinque copie della Croce sono state destinate ad altrettante località italiane fra cui Rotzo. C’è anche un altro risvolto storico: le 5 Croci si ricollegano, oltre che al Giubileo Duemila, anche a quello del 1900. Nel 1901 papa Leone XIII aveva raccomandato che a ricordo dell’Anno Santo appena trascorso venissero issate croci sul maggior numero possibile di vette. E puntualmente una croce era stata intronizzata anche sul Grappa. Una croce simbolo di pace accanto ai forti Campolongo e Verena che ricordano la tragedia delle guerre e come premio ad una terra che vede la fatica di una popolazione fiera e nobile, dice il sindaco Sartori. Una croce in una chiesetta alpina che diventerà sosta di preghiera e di riflessione per i tanti villeggianti che arrivano per trovare quella pace e quella serenità che hanno le radici vere nello spirito, aggiunge don Tommasin. Da quell’albero della vita - così ha concepito la sua opera l’artista Trisciuzzi - che vede il Crocifisso staccare una mano dal legno e porgerla a Giovanni Paolo II in arrampicata alla guida di una cordata di altre sette persone (uomini, donne, giovani e una mamma con il bambino) partono due segnali: un arcobaleno che congiunge l’Altopiano al Grappa e un’aurora boreale che saetta da Campolongo al Polo.

di Adriano Toniolo


Giovedì 30 Agosto 2001

Patate in crisi. Ma ottime Produzione dimezzata, Rotzo chiede la calamità naturale

Da venerdì a domenica la festa ci sarà comunque, perché le tradizioni non vanno interrotte. Ma quest’anno c’è qualche motivo in meno per essere allegri: la produzione di patate a Rotzo è praticamente dimezzata rispetto alle attese, tanto che l’Amministrazione comunale ha chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale. È la lunga siccità la causa della drastica diminuzione del raccolto, che in alcuni casi è sceso al 40 per cento di quanto veniva prodotto solitamente. La produzione si attestava fra i 2.700 e i 3 mila quintali, secondo le annate, ma finora non si era mai scesi ai 1.500 quintali raccolti. L’associazione produttori di patate di Rotzo, sorta due anni fa per tutelare con maggiore efficacia le esigenze degli agricoltori che si dedicano a questa attività, ha incontrato lunedì scorso Graziano Impiumi, direttore dell’ispettorato regionale per l’agricoltura. La convocazione è stata disposta dal sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori: «In quella sede - spiega il primo cittadino - abbiamo spiegato la situazione, presentando tutti i dati. Il problema è piuttosto grave: non solo i quantitativi sono inferiori, ma anche la pezzatura è minuta e rende le patate stesse difficilmente commerciabili. Il danno economico è ingente, in considerazione degli alti costi di produzione». La documentazione è stata trasmessa anche alla Camera di commercio, all’assessorato all’agricoltura della Provincia, alla Comunità montana: «Auspico che questi enti - dice ancora il sindaco - possano in qualche modo intervenire per compensare il danno subito. L’ispettorato all’agricoltura ha assicurato che i produttori di Rotzo saranno inseriti nel programma di calamità provinciale del Vicentino, di cui fanno parte altre zone della provincia particolarmente colpite dalla siccità o dalla grandine. In breve tempo saranno forniti i moduli da compilare da parte di ogni singolo produttore, sia i coltivatori diretti, sia gli imprenditori agricoli come attività secondaria». L’unica consolazione, se di consolazione si può parlare, è il fatto che raramente le patate sono state buone come quest’anno. Per sapore, resa gastronomica e valore nutritivo, la patata di Rotzo è già considerata nella top ten dei tuberi a livello nazionale. Grazie al clima (siccità a parte), alla particolare natura del terreno e alle tecniche di coltivazione ancora di tipo tradizionale (i concimi sono organici, la raccolta viene effettuata a mano, i trattamenti ridotti al minimo), la patata di Rotzo è più ricca di amido e con minore umidità rispetto ai tuberi di pianura, molto soffice e farinosa. Nell’Altopiano fu introdotta già nel Settecento, proveniente dal continente americano, ma dovette superare la diffidenza della gente di montagna, abituata a cereali e legumi, prima di imporsi come alimento indispensabile, se non unico, durante il periodo invernale. La tradizione della patata appartiene alla popolazione di Rotzo dall’Ottocento, quando veniva prodotto un tubero dalla buccia violacea, o "nera", che arrivava sulle tavole dei vicentini di pianura. "Bintje", "Spunta", "Desirée", "Monalisa" sono i nomi delle varietà coltivate oggi, ciascuna con caratteristiche peculiari. Scorrendo la lista dei modi in cui la patata può essere preparata e cotta, c’è di che stuzzicare i palati più esigenti: fritta, lessata, al forno, o utilizzata come ingrediente nella polenta impatata, nel pane di patate, nella minestra di riso e patate, negli gnocchi. Fino al piatto forse più succulento, la "polenta considera", fatta con patate, farina, strutto, cipolla e un po’ di latte. E ci saranno tutti alla Festa della patata, che comincia domani. Saranno utilizzati 50 quintali di tuberi per questa edizione, la venticinquesima; più di quaranta volontari, coordinati dalla Pro loco di Rotzo, sono già al lavoro per sbucciare le patate e predisporle per essere convenientemente cucinate. «Ci sono anche alcuni villeggianti, che si sono messi a disposizione per dare una mano - commenta il sindaco -. Non posso che ringraziare la sensibilità di tante persone, solidali con i produttori in questo momento di difficoltà».                                                                                                                         

Gianmaria Pitton


La patata di Rotzoe la sua nicchia di campagna
13.agosto.2001Che bele patatare che la gà st’ano Maria, le xè le meio de tuta la campagna, complimenti! Grazie, sior Sindaco, ma tute con la sapeta, salo tute con la sapeta e con le mi man, mi no voio le machine…Ma xe le siè de matina e si za nel campo, xè pena ciaro! Cosa volo sior Sindaco, mi e mi fradelo Toni, do pori vecioti, alle sette de sera simo za in leto, la television con quele ciacole non s’interessa gnente e alle 4 de matina, anche d’inverno, son su a fare el fogo e meto su el cafè per me fradelo Toni, che l’è più vecio de mi, povareto. Ma anche vu, sior Sindaco, ve alzè presto la matina. Sì, sì Maria, me piase ‘ndar in giro per la campagna con sti tre cani, al guinzaglio s’intende, par lavarli so in mezzo all’erba con la rugiada de la matina; ogni tanto i se ferma per fare i su bisogni e magnare qualche erbetta che i sa che ghe fa ben all’intestin. El fa ben sior Sindaco, così non i ciapa le malatie, noi altri invese i se fa magnar certe porcherie e serte medesine, ha che mondo! Ma na volta vedevo anca vostro fradelo Toni nel campo, adeso non lo vedo più. Ha, sior Sindaco, el xe malandà, povareto, l’è pien de malani, però la malattia non lo fa star in leto, alle 4 e meza l’è su anca lu e dopo el taca a brontolare. Cosa vola Maria, quando semo veci simo tutti uguali, diventemo come i putei. Adeso vado, se no sti tre cagnassi i me tira con le caene che i me spaca le man, ve saludo e ste ben e saludeme el Toni, disighe che el se riguarda e che el ghe mola de ‘ndar in giro con l’ape, ve saludo e no stè lavorar massa. Sono le 6 del mattino di sabato 26 maggio, quando intreccio questo dialogo semplice e spontaneo con la Maria, che già si trova sul campo di patate. In questo periodo la campagna di Rotzo è nel suo pieno rigoglio, i prati sono pronti per essere sfalciati e i campi di patate dalle forme perfettamente geometriche risaltano per il colore verde scuro del fogliame delle piante perfettamente allineate in lunghe file e già ricalzate di terra. Fra pochi giorni avrà inizio la fioritura, distese di fiori bianchi e di un rosa tenue, uno spettacolo tutto da vedere, così come la fioritura di un giallo intenso del tarassaco che assomiglia ad un tappeto disteso sui prati che si allargano a vista d’occhio scendendo per la Gaiga verso Asiago. Questa campagna di Rotzo, sia di pure di piccole dimensioni, ha costituito per secoli una risorsa alimentare indispensabile per la sopravvivenza della popolazione e ha sfamato intere generazioni con i suoi prodotti, segala, orzo, frumento, mais, fagioli, ma soprattutto patate. Si racconta nella " Storia della chiesetta di Santa Margherita", la più antica testimonianza religiosa dei 7 Comuni e risalente all’undicesimo secolo, che ogni qual volta le nubi minacciose si addensavano sull’Altaburg, foriere di devastanti temporali e grandinate, che mettevano a repentaglio i raccolti dei campi, una vecchia campanara, anch’essa di nome Maria, accorreva alla chiesetta e faceva tintinnare ininterrottamente la campanella e puntualmente il miracolo si avverava; le fosche nubi si scioglievano e si diradavano e lo squillo della campana metteva in fuga i demoni dell’Altaburg responsabili dei nubifragi. Questi prati e questi campi sono il risultato di una attività secolare di bonifica fatta da generazioni di contadini, che hanno ripulito (roncare) il terreno dai sassi, con i quali hanno costruito i muretti a secco ricavando tanti terrazzi. Ora, essendo ormai scomparse le famiglie contadine che allevavano due o tre vacche da latte nella stalla attigua alla cucina, la coltura prevalente è quella della patata, che qui trova un terreno soffice e sabbioso particolarmente idoneo alla sua crescita. Scrive l'Abate Dal Pozzo (storico insigne, archeologo e letterato) nelle sue "Memorie Istoriche dei 7 Comuni": << per supplire in parte a questa scarsezza de grani, io non mancherò di suggerire ai miei connazionali, come cosa molto utile, l'introduzione della pianta che chiamasi patata, nome corrotto da papas o papatus, che gli spagnoli danno al pane fatto dalla sua radice (…). Le patate allignano dappertutto, ma fanno meglio in un terreno dolce leggero e sabbionico (…). Dopo che questa pianta della patata è stata riconosciuta dalle nazioni più colte d'Europa per un cibo salutare ed economico, che coltivasi da più di un secolo in molte province e in luoghi vicino ai nostri, dove non si raccolgono biade che bastino a mantenere la popolazione, credo di non far torto ai miei connazionali se volessi insistere con nuove ragioni ed argomenti per persuaderli ad introdurla sui loro monti>>. Si tratta di un prodotto di nicchia, quindi ben localizzato e circoscritto, le cui caratteristiche organolettiche di elevata qualità sono da attribuire alla particolare tessitura del terreno, mescolato con molti sassi della grandezza di un uovo, che lascia trasparire facilmente e soprattutto caratterizzato da un buon drenaggio. Recita una bella poesia in cimbro del compianto Umberto Martello Martalar, insigne studioso e cultore della lingua cimbra e autore di un famoso vocabolario: << an de bill siganau pataten soone, groose un guute,zetze untar an rènghen, èerdan huute (se vuoi produrre patate belle buone e sane, fan che sentan le campane)>>. E più ricca di amido e con minor contenuto di umidità, quindi una patata soffice e farinosa, particolarmente adatta per gli gnocchi, ma anche per tutti gli altri usi. Si coltivano almeno tre specie di tuberi, con netta prevalenza per le Bintye, detta anche olandese, ottima per tutti gli usi e assai apprezzata, la Desirèe dalla buccia rossa, ideale per essere fritta perchè ricca di zuccheri, la Monnalisa particolarmente adatta per essere lessa o fritta in quanto resta in fetta. Le tecniche colturali sono ancora di tipo tradizionale, con concimazione organica (letame stagionato) e soltanto con modesti apporti di concimi minerali. Anche i trattamenti antiparassitari vengono eseguiti solo in caso di necessità e con prodotti a basso impatto ambientale. Scrive Mario Rigoni Stern nel suo libro "Sentieri sotto la neve" (Edizioni Einaudi): <<Sempre più vuoti sono i paesi delle Alpi. Eppure amiamo la nostra terra. Oggi sono andato a fare provvista di patate in un paese di 600 abitanti diviso in tre frazioni. I campi al sole, gli orti davanti alle case, il bosco che avanza e la montagna alle spalle; lindore, aria pulita, gente serena che poco chiede. Gli altri nativi sono in Canada, Australia, Francia…Il ragazzo dal quale ho comprato due quintali di patate concimate con il letame e coltivate senza prodotti chimici dopo aver disossato un terreno vegro (pascolo non brucato), è diplomato, ma piuttosto che scendere a lavorare in città o emigrare, preferisce stare quassù con maggior lavoro e minor guadagno>>. Ora si è anche costituita una cooperativa di produttori della patata di Rotzo, che ho l'onore di presiedere, con lo scopo di promuovere e di meglio far conoscere questo delicato prodotto e di farne sempre più apprezzare le peculiari caratteristiche alimentari. Inoltre sono state avviate, sulla base di uno studio e di un progetto-obbiettivo, le procedure per ottenere la certificazione di qualità, in collaborazione con la Comunità Montana e con la Coldiretti, allo scopo di contraddistinguerlo sul mercato con un marchio apposito ed evitare quindi possibili contraffazioni. Quest'anno è già stato inserito nel paniere dei prodotti tipici assieme ad altri prodotti. La manifestazione più importante si svolge la prima domenica di settembre con la tradizionale Festa della Patata, che richiama a Rotzo migliaia di persone e di turisti che vogliono assaporare tutti piatti tipici, polenta considera, purea di patate, pane di patate, dolci di patate, ma soprattutto gli squisiti gnocchi che sono il piatto forte della manifestazione. In questa giornata molti visitatori approfittano per portarsi a casa un sacco di patate confezionate in appositi sacchi di juta e di vario peso.                                                                                                        

 Edoardo Sartori


 Lo scoglio del diavolo
Un’interessante viaggio alla scoperta di Rotzo, rivivendo la storia d’un ragazzoai tempi della peste.

" Tra le manifestazioni culturali organizzate per l’estate 2001 sull’Altopiano di Asiago segnaliamo la presentazione del libro " Lo scoglio del diavolo" di Andrea Cera, pubblicato dalla casa editrice "La Serenissima" di Vicenza. Vi si racconta la storia di un ragazzo e di un suo viaggio dall’Altopiano dei Setta Comuni e in particolare da Rotzo, suo paese natale, alla città di Vicenza, ai tempi della grande epidemia di peste, che sconvolse il Nord D’Italia all’inizio del’600. Ne risulta un affresco sulla vita della gente di montagna in quei tempi lontani, una vita difficile, ove l’eseguità delle risorse nel quotidiano era compensata dalla solidarietà tra le persone, dalla fede nella Chiesa, ma anche nelle forze soprannaturali, derivata da antiche credenze pagane. L’autore di origini altopianesi vive e lavora a Vicenza come medico ospedaliero, Fin da ragazzo ha manifestato una spiccata vocazione letteraria. Questo è il suo primo libro, opera originale ed interessante, che merita l’attenzione degli addetti ai lavori. Le presentazioni hanno il seguente calendario: il 21 luglio a partire dalle ore 17.30 nella Sala Consiliare ( Sala Quadri ) del Comune di Asiago, a cura del dr. Giancarlo Bortoli, autorevole storico dell’Altopiano dei Sette Comuni; il 28 luglio a partire dalle ore 21.00 nell’antica chiesetta di S. Margherita di Rotzo, a cura del dr. Edoardo Sartori, sindaco di Rotzo; il 17 agosto a partire dalle ore 21.00 presso l’Istituto di Cultura Cimbra, a cura del prof. Sergio Bonato". Andrea Cera


La Croce Astile benedetta dal Papa sarà posta nella piana di Campolongo
29 giugno 2001
L'opera Romana Pellegrinaggi ORP, su iniziativa di Monsignor Liberio Andreatta, Ammnistratore delegato dell'opera stessa, ha deciso di fare dono dell'esemplare della Croce Astile al Comune di Rotzo. La Croce sarà posta nella piana di Campolongo in prossimità della malga omonima, non solo ovviamente per ricordare il fatto che Monsignor Andreatta si è preparato sulle nevi di Campolongo per la spedizione al Polo Nord, ma sopratutto per dare una testimonianza di fede e di pace, che è stato lo scopo principale della spedizione stessa. Infatti la Croce Astile, benedetta dal Papa, è stata posta al Polo Nord il giorno di Pasqua e sarà collocata anche al Polo Sud il giorno di Natale di quest'anno. Un esemplare simile sarà donato anche all'Accademia Navale di Livorno, da dove è partita la spedizione del Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia Aosta, alla quale avrebbe dovuto partecipare anche il Sacerdote Achille Ratti, esperto alpinista, che divenne Papa nel1922 con il nome di Pio XI. Com'e risaputo il Sacerdote non potè partecipare e la spedizione non riuscì. Il quarto esemplare sarà appunto donato al Comune di Rotzo e la cerimonia è fissata per Domenica 9 settembre 2001 alle ore 11 Si tratta di un avvenimento eccezionale, che richiamerà migliaia di persone e che vedrà la partecipazione di numerose autorità civili, religiose, politiche. Con molte probabilità saranno inoltre presenti anche Mike Buongiorno che ha partecipato alla spedizione, il generale degli Alpini Antonio Vizzi e il " musher" (istruttore di cani da slitta) Dodo Perri. Sono già in atto i preparativi per organizzare in modo migliore questa importante manifestazione, per la quale è stato costituito un apposito comitato organizzatore presieduto dal Sindaco dr. Edoardo Sartori, così formato: Sartori Edoardo Sindaco di Rotzo, Don Giuseppe Tommasin Parroco di Rotzo, Prof. Bonato Sergio Presidente Cassa Rurale di Roana e Istituto di Cultura Cimbra, Bon Leonardo Cento fitness Altopiano,Dr Borgo Marcello Presidente Conzorzio Usi Civici Rotzo - S Pietro Valdastico e Pedescala, Clementi Bruno Commissario APT (Azienda Promozione Turistica), Costa Anna Centro Fondo Campolongo, Cunico Luciano architetto assessore ai lavori pubblici di Rotzo,Longhini Stefania giornalista di Radio Asiago, Martina Sergio consulente tecnico, Paganin Franco Presidente Cons. Turistico, Rebeschini Andrea Presidente Pro-Loco Rotzo, Rebeschini Daniela segretaria del comitato, Rebeschini Enrico Claudio Stefani responsabili della scuola di sci Campolongo - Verena, Sartori Luigi gruppo alpini Rotzo, Stefani Giorgio consulente tecnico, Spagnolo Sandro Cooperativa Popolo di Rotzo, Tondello Lauro membro Consiglio Pastorale.    
La Croce donata al Comune di Rotzo autentico capolavoro d'arte scultorea L'O.R.P., su iniziativa di Monsignor Andreatta, Amministratore delegato dell'Opera stessa, Ha ritenuto di fare dono dell'esemplare della Croce Astile già issata al Polo Nord il giorno di Pasqua, alla nostra comunità di Rotzo. ho avuto modo di ammirare questo autentico capolavoro d'arte scultorea, realizzato dall'artista romano Andrea Trisciuzzi, lo scorso 20 giugno a Livorno, in occasione della donazione di analogo esemplare alla città di Livorno, alla Provincia e all'Accademia navale a ricordo della partenza da questo porto della spedizione del 1899, guidata dal duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo d'Aosta, erede al trono di Spagna, che all'epoca frequentava l'Accademia navale di Livorno. Alla spedizione avrebbe dovuto partecipare anche il prete alpinista, don Achille Ratti, il futuro Pio XI che però non potè partire per "contrattempi sopravvenuti negli ultimi giorni". Com'è noto, la spedizione non riuscì completamente, in quanto si fermò alla latitudine di 86° 33° 49°, a 381 chilometri dal Polo. La recente spedizione durata 18 giorni, dall'1 al 18 aprile, ha assunto pertanto il significato di una spedizione celebrativa, anche per ricordare questi fatti storici. Per la nostra comunità di Rotzo si tratta di un avvenimento eccezionale, che avra una vasta risonanza nei mass media e che farà meglio conoscere questo paese. Desidero già sin d'ora esprimere a Monsignor Andreatta tutta la nostra gratitudine per questo gesto così nobile e carico di significati. La Croce Astile a Campolongo in un vecchio manufatto che sarà adeguatamente ristrutturato ad opera di volontari, assumerà diversi significati, strettamente correlati alla località: Il lavoro secolare dei boschi e delle malghe,- il ricordo delle passate generazioni che ci hanno consegnato un patrimonio agro-silvopastorale di inestimabile valore e che siamo tenuti a consegnare integro alle generazioni future, - la vicinanza del Forte di Campolongo, testimone della grande guerra 1915-18, - La pratica dello sport dello " sci da fondo" così diffuso e particolarmente adatto a ricreare sia nel fisico e nello spirito. Siete pertanto tutti invitati a partecipare per testimoniare con la vostra presenza il nostro sincero ringraziamento. A Livorno ho avuto modo di parlare con molti dei personaggi presenti, i quali mi hanno assicurato la loro presenza a Rotzo:- generale degli alpini Antonio Vizzi responsabile della spedizione, il sindaco di Livorno o suo delegato, - il Presidente della Provincia di Livorno o suo delegato, - L'Ammiraglio comandante l'Accademia navale, - L'artista scultore Andrea Trisciuzzi, - Mosignor Liberio Andreatta amministratore delegato Opera Romana Pellegrinaggi, - Mike Buongiorno (probabile) in qualità di componente della spedizione, - il Prefetto di Vicenza dr. Angelo Tranfaglia - e saranno inoltre presenti altre Autorità Civili e Militari, rappresentanti di Associazioni Sportive, Onorevoli, Assessori e Consiglieri della Regione e della Provincia. Vorrei anche ricordare che sempre a Campolongo verrà ristrutturato un vecchio edificio e trasformato in cappelletta, che ospiterà la Croce. Vi è l'intenzione di farvi officiare una Messa tutte le Domeniche mattina alle ore 8.00, riservata d'inverno in particolare ai fondisti che vogliono profittarne prima di affrontare le piste.
Edoardo Sartori


Rogazione 2001
     Sotto l’insegna di un bellissimo sole anche quest’anno , domenica 20 maggio 2001 ha avuto luogo la tradizionale " Rogazione" di Rotzo . La processione alla croce dell’Altaburg, è stata per molti decenni, soprattutto nella prima metà del secolo scorso, una celebrazione molto sentita in paese, anche se nel recente passato era stata un po’ " abbandonata". Da alcuni anni grazie alla proposta del parroco Don Giuseppe e del Consiglio Pastorale, l’iniziativa ha ripreso il suo cammino e vede coinvolte diverse famiglie del paese che amano trascorrere in preghiera e all’aria aperta una giornata un po’ speciale. Essendo inoltre Rotzo un paese turistico, nonostante la manifestazione si svolga per così dire " fuori stagione" , richiama diversi villeggianti o paesani emigrati in pianura che amano fare questa processione in compagnia con gli abitanti del luogo accomunati da sentimenti di tradizione e di fede che fanno gustare la gioia del camminare e pregare insieme in mezzo alla natura.Il ritrovo è stato fissato per le ore 10.15 presso la Chiesa parrocchiale, subito dopo la SS. Messa , eccezionalmente anticipata alle 09.00, dove si è svolto il primo momento di preghiera con in primo piano la figura di S.Agostino e la benedizione della lapide, con le scritte in italiano e cimbro, che sarà poi fissata alla croce per ricordare l’inizio del nuovo millennio e il centenario della erezione della stessa.Finita la preghiera circa un centinaio di persone ,grandi e piccine, si sono incamminati , accompagnati dal suono delle campane, per la meta prefissata, seguendo la vecchia strada che subito dopo la chiesa si diparte a sinistra , passando presso la sorgente della "Romita", con in testa il fiero " cappellano" Tiberio con una croce ben in vista ad aprire il corteo.Dopo circa una mezz’ora , giunti alla " Curva del Telale" si è svolta la prima sosta , per far prendere un po’ il fiato e nel contempo proseguire con un secondo momento di preghiera, con l’approfondimento della figura di San Pietro. La processione è poi proseguita in direzione dei " Praetti dell’Ulbach" , con il corteo che nel tratto pianeggiante proseguiva cantando le litanie.Arrivati ai " Praetti" , raggruppamento generale dei partecipanti in vista dell’ultima salita, con discussione sul luogo del pranzo a sacco.Come previsto dalla tabella di marcia si arrivava in cima all’Altaburg a mezzogiorno. Il tempo di riprendere fiato e di far conoscenza con gli escursionisti presenti e poi inizia il terzo momento di preghiera con illustrazione della figura di San Francesco e benedizione del Parroco Don Giuseppe al paese, abitanti ed emigranti e sistemazione della lapide che posta ai piedi del basamento in ferro della croce, porta la seguente scritta:" INIZIO 3° MILLENNIO – COMUNITA’ DI ROTZO – CONFERMA FEDE IN CRISTO REDENTORE – IERI OGGI E SEMPRE – ROGAZIONE 20.05.2001 ** AMME ERSTE DON III° MILLENIUM - DE ROTZARN – ZICHARENT DE ZAIN KLOBE IN GUUTE HERE – GHESTARN HOITE UN HORTAN – TREETANTLS GAPEETACH XX – V - MMI".Ultimate le operazioni , come suolsi in queste occasioni....... foto ricordo generale.Dopo un bello sguardo al magnifico panorama , la comitiva scendeva nella radura sottostante per consumare il pranzo a sacco, all’ombra di qualche abete, per recuperare un po’ la fatica e ritemprare le stanche membra , con qualche panino e un goccio di vino, qualche canzone o qualche scherzetto, che in queste occasioni dan gioia e diletto.La rogazione è poi proseguita in direzione di Castelletto , e camminando tra boschi e tra prati ha concluso il suo corso presso la Chiesetta di Santa Margherita dove la processione ha avuto conclusione con il quarto momento di preghiera.Dopo il successo e l’entusiasmo che di anno in anno questa manifestazione va accrescendo, ci si augura che anche in futuro si possa continuare questa tradizione, confidando nel bel tempo e nella " buona volontà" di tante persone. Ferraresi Massimo


Mercoledì 4 Aprile 2001
 
Un museo Bostel a Castelletto con 900 milioni                     
Finalmente un po’ di pubblico nell’ultimo consiglio comunale a Rotzo. Fra i primi punti all’ordine del giorno il sindaco Edoardo Sartori ha annunciato la sostituzione dell’assessore ai Servizi sociali Carlo Furegon, dimessosi per motivi personali, con Tiziano Vellar, dipendente dell’Ulss 3 in servizio all’istituto di Mezzaselva come fisioterapista. Il consigliere di minoranza Gianmartino Dal Pozzo avrebbe auspicato la nomina di un componente della minoranza ma evidentemente i rapporti fra i due gruppi non hanno permesso questa eventualità. Si è passati poi all’esame delle opere pubbliche per il triennio 2001-2003. Per l’anno in corso sono previste queste opere: il primo stralciodel parcheggio nelle adiacenze del vecchio cimitero, finanziato per 190 milioni con l’avanzo di amministrazione; il secondo stralcio della rete di pubblica illuminazione, per un importo di 85 milioni finanziato per 50 con mutuo e per 35 milioni con l’avanzo di amministrazione; la sistemazione dellastrada dell’Akrabelt, 90 milioni; la sistemazione delle antiche vasche di Castelletto, 37 milioni; la sistemazione della strada della campagna, 40 milioni; la sistemazione della strada del monte, 32 milioni.Nell’anno 2002 sono previsti il secondo stralcio del parcheggio vicino al vecchio cimitero, 210 milioni; il miglioramento della viabilità nella zona artigianale di Castelletto, 200 milioni; la realizzazione a Castelletto di un museo archeologico per la valorizzazione e la conservazione dei reperti del Bostel (900 milioni, metà con contributo regionale e metà da privati); il rifacimento della rete di pubblica illuminazione (se ad Albaredo o Castelletto va deciso), 100 milioni. Nell’anno 2003 si prevedono fondi regionali e statali pari a 1.200 milioni per il rifacimento dei marciapiedi; la sistemazione della sede municipale per 200 milioni, sempre grazie a contributi regionali e statali ed infine la sistemazione della casa comunale "ex Ghit" per 500 milioni. Il sindaco ha ricordato il finanziamento di 80 milioni per la sistemazione della strada dei boschi dietro ad Albaredo e l’appalto (Genio civile) dei lavori per in consolidamento del vecchio cimitero per 480 milioni, opera che può essere realizzata grazie ad un contributo della Regione. La minoranza ha sottolineato come non vi siano decreti di assegnazione dei contributi e come le opere programmate siano approssimative. Il sindaco, ha ribadito come opera prioritaria la realizzazione del parcheggio vicino al vecchio cimitero. Il consigliere Paolo Comparin ha precisato come i soldi che verranno spesi per il parcheggio siano un’esagerazione, mentre si sarebbero potuti razionalizzare i parcheggi esistenti risparmiando diversi milioni; ha sottolineato l’importanza della sistemazione della strada verso il campo sportivo ed ha caldeggiato che la realizzazione del museo del Bostel trovi collocazione nel palazzo delle elementari. Il programma delle opere pubbliche è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza e quello contrario della minoranza e di Comparin. Per il bilancio di previsione, è stata ridotta di mezzo punto (da 6 a 5,5 per mille) l’Ici sulla abitazione principale e aumentata di mezzo punto (da 6 a 6,5 per mille) sulle seconde case. Anche il bilancio è stato approvato con il voto della maggioranza (contrari minoranza e Comparin). Il bilancio complessivo ammonta a 1 miliardo e 800 milioni per quest’anno. Si è passati poi all’esame delle variazioni apportate ad alcuni articoli del Regolamento edilizio e delle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale. La minoranza ha rilevato come tali variazioni fossero state adottate con la presenza di 7 consiglieri e quindi non con la maggioranza qualificata dei due terzi. Al voto hanno partecipato consiglieri interessati all’introduzione delle modifiche per questioni professionali e quindi sussisterebbe l’illegittimità dell’atto.                                                 

Matteo Dal Pozzo


 

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