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ROTZO NEWS
| RotzoVacanze.it, Rotzo.net e la Pro Loco di Rotzo informano gli appassionati di montagna che da alcuni giorni è completamente percorribile il nuovo tracciato escursionistico che collega i siti di maggior rilievo presenti nel nostro comune. | |||||
Questo sentiero ad anello della lunghezza di Km 14 e un dislivello complessivo di m. 700, accompagna l'escursionista attraverso boschi, prati e cenge, visitando i luoghi più suggestivi e caratteristici del Comune di Rotzo. Il percorso, partendo dal piazzale a fianco della chiesa parrocchiale, prende in direzione nord e passa poco dopo nei pressi della sorgente della Romita. Risalito pian piano i sentieri a nord di Rotzo si giunge a quota 1400 dove si prende la stradina che in direzione ovest passa sotto lo Spitz di Rotzo e conduce sulle bellezze a strapiombo della Valdastico, l'Altakugela, e poi l''AltarKnotto (altare di pietra), un enorme masso naturale che svetta sul dirupo e pare sospeso nel vuoto. Su questo altare pagano, attorno all' anno 1000 i montanari dell' Altopiano veneravano divinità di origine germanica, come Odino, Thor. Attorno all' antica pietra dell' Altarknotto si offrivano doni e si compivano sacrifici in onore degli spiriti dei boschi, dei monti e delle sorgenti. Il luogo è anche detto “Pria del Diavolo” in quanto tuttora associato a racconti diabolici di forze misteriose e affascinanti. Proseguendo per il sentiero si giunge poi alla Croce dell' Altaburg, situata sulla sommità di un promontorio rappresenta la meta finale del “sentiero della fede”, un luogo caro agli abitanti di Rotzo che qui hanno voluto erigere un simbolo della loro unità e devozione già dal 1900. L'altura è facilmente raggiungibile e permette di godere di stupendi panorami. Seguendo la segnaletica di colore blu, si scende per boschi di faggi e carpini fino all'antica chiesetta di Santa Margherita, il primo monumento segno del cristianesimo sull' Altopiano dei sette Comuni. L'origine dell' edificio si colloca intorno al 1100. La campana fortunatamente salvatasi dal rischio della dispersione durante la prima guerra mondiale allorché divenne bottino degli austriaci, poi dagli stessi restituito, è tutt'ora conservata all'interno della restaurata chiesetta. Da qui, camminando a fianco di prati e colture di patate, il sentiero porta a visitare l'area del Bostel, un importante sito archeologico dove vennero individuati insediamenti protostorici attribuiti all' età del ferro (10° - 11° sec. a. C.). Lungo la passeggiata si possono visitare alcuni scavi in atto ed una ricostruzione fedele di una struttura abitativa dell' età del ferro. Il cammino riprende poco sotto la suddetta collina e proseguendo in direzione sud - est costeggia le cenge a ridosso della Val d'Assa. In alcuni punti è richiesta molta attenzione e fermezza di piede. Procedendo in direzione est si incontrano dapprima i terrazzamenti del Vignale del Ghit e verso la fine le cascate del Pach. Risalendo poi in direzione nord l'omonima vallata si ritorna al punto di partenza passando accanto agli Antichi Lavatoi di Contra Valle. Questo percorso dotato di indicazioni e bacheche illustrate, poste lungo il tragitto, permette di avvicinare le bellezze di “ quest'aspra terra ” dal punto di vista geografico, storico e culturale. Immersi in questo ambiente potrete ammirare la flora e la fauna ammirare gli splendidi panorami di quest'angolo di Altopiano che forse ha meglio conservato l'impronta tradizionale e con gioia e soddisfazione potrete, nel silenzio, ascoltare la natura che parla |
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La sfilata si ferma per l'abbraccio al vecio dell'Abissinia Dalle autorità l'omaggio commosso a Cristiano Dal Pozzo Alle spalle due guerre e il lager. «Mi ha salvato la fede» |
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I gruppi di alpini hanno sfilato per le vie della città senza interruzioni, senza fermate. Il corteo è stato un lungo serpentone di uomini in divisa e penna nera in testa, organizzato proprio per evitare i blocchi e limitare le soste. Ma nel pomeriggio di ieri, mentre davanti alle tribune d'onore di piazza Matteotti sfilava la sezione di Asiago, tutto si è fermato per un unico, lunghissimo attimo. E tutti i presenti si sono alzati, con gli occhi lucidi e il cuore in gola, a rendere omaggio a un personaggio che ha fatto la storia del nostro Paese. Cristiano Dal Pozzo è nato nel 1913 ed è probabilmente tra le penne nere più anziane di questa 83ª adunata. Ma non è l'età ad emozionare pubblico e autorità: è l'uomo e la sua impresa. Dal Pozzo è un reduce dell'Abissinia, la guerra che circa 100mila italiani combatterono in Etiopia nel 1936 su ordine di Mussolini. In suo onore scendono dalla tribuna delle autorità il sottosegretario alle politiche della famiglia, Carlo Giovanardi, il presidente Ana nazionale, Corrado Perona, il sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, e il presidente della provincia, Ettore Pirovano. Un saluto che dura una manciata di minuti, tra l'ovazione delle migliaia di persone che assistono al corteo e Dal Pozzo che si alza a sua volta dalla sedia a rotelle, che lo accompagna lungo percorso, per ringraziare Bergamo e le cariche che gli stanno di fronte. Cappello di alpino in testa e divisa militare indosso, su cui mostra fiero le medaglie all'onore che si è guadagnato in guerra, Dal Pozzo guarda commosso la folla di Bergamo che non smette di applaudirlo e scattargli fotografie. Lo sguardo è lucido e le parole rotte dall'emozione, ma la memoria è ancora viva: «Mi suono arruolato volontario per andare in Etiopia – ci racconta – e di quel periodo ricordo tanta miseria. Quando stavo ad Addis Abeba erano molti i bambini che morivano di fame. Conoscevano solo quella e la paura della guerra. Nel vedere i soldati italiani, tantissimi ci venivano incontro dicendo "Guytana barguta", "dammi un po' di pane". Sono trascorsi tantissimi anni da allora, ma le facce di quei bambini e la loro fame le ho stampate nella mente». L'altra medaglia al valore che Dal Pozzo ha appuntato sulla divisa è della guerra in Libia. La seconda guerra mondiale lo richiama alle armi e Dal Pozzo deve partire per l'Africa. L'Italia però perde sul fronte libico e nel 1943 Dal Pozzo rientra a Bolzano, dove era arruolato, ma viene fatto subito prigioniero e recluso in un campo di concentramento in Austria. La sua lunga e dolorosa prigionia non gli fa perdere la speranza e soprattutto la fede. «Ho passato momenti duri, ma ho fatto un voto a Sant'Antonio: se mi avesse permesso di portare a casa la pelle, sarei andato in pellegrinaggio a Padova ogni anno», racconta la penna nera, mostrandoci la medaglia del santo con la quale è stato insignito lo scorso anno proprio per la sua devozione. Uscito vivo dal campo di concentramento e sopravvissuto al fronte, il reduce di Asiago ha mantenuto il suo voto e ogni anno celebra il suo compleanno, il 1° dicembre, a Padova: prende da solo il pullman che da Rotzo, uno dei sette paesi dell'Altopiano di Asiago, lo porta dal santo, dove prega e porta ai frati sacchi di patate e verdure del suo orto. Mentre scorrono i ricordi, le penne nere e i tanti partecipanti all'adunata lo circondano e ascoltano con ammirazione la sua storia. E lui commenta commosso: «Sono vicino ai bergamaschi: per cinque anni ho lavorato in Val Brembana costruendo dighe. Quando ero giovane si andava spesso lontano in cerca di lavoro, perché da noi scarseggiava. Qui ho conosciuto bene questa gente, disponibile e ospitale. Allora come oggi. Ringrazio Bergamo per gli onori ricevuti e per l'emozione davvero grande di questa adunata». Laura Generali |
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UN PELLEGRINO SPECIALE AL SANTO DI PADOVA |
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Sarà una delle giornate che rimarranno nella sua memoria per lungo tempo, quella che ha vissuto Cristiano Dal Pozzo Martedì 1° dicembre 2009, giorno del suo novantaseiesimo compleanno. Per mantenere fede ad un voto che aveva fatto nel 1945 in campo di concentramento austriaco, ogni anno, in occasione del suo compleanno, Cristiano si reca a Padova con il pulman per fare una visita alla Basilica di Sant'Antonio, ascoltare una Santa Messa, andare a mangiarsi una pizza e poi, nel pomeriggio, una visita ai suoi fratelli a Grisignano di Zocco per rientrare poi in serata a Castelletto. Quest'anno, in tale importante occasione, è stata organizzata per il nostro ex combattente una giornata un po' particolare. Alle sei del mattino sono giunti dalla pianura un giornalista del Giornale di Vicenza e del mattino di Padova, Antonio Gregolin da Montegaldella, che assieme ai nipoti Francesco e Antonio, sono saliti sulla corriera che conduce a Vicenza assieme a me e a Cristiano (vestito con la divisa coloniale delle sue campagne d'Africa) per accompagnarlo nel suo pellegrinaggio. Giunti a Padova alle 9,40, la delegazione è stata accolta nei chiostri della Basilica Antoniana dal Rettore Padre Enzo Poiana. Dopo i saluti, con l'intervento anche del Vice Presidente della provincia di Padova e del Gen.Pino comandante degli Alpini, per Cristiano è iniziata una lunga serie di interviste sia sulle reti nazionali (Canale 5 e Rai 3) sia su diverse tivù locali (Telechiara, Antenna 3, Telenordest, La 7 Gold, Rete Veneta), tutti a carpire al nostro concittadino i segreti di una così lunga vita e le sue aspettative per i prossimi anni, nonché fargli raccontare molti episodi delle guerra che ha vissuto e degli anni di prigionia. Moltissimi sono rimasti ammirati dalla bontà e semplicità di questo nonno. Terminate le interviste, vi è stata la celebrazione della Santa Messa ed al termine il pranzo nel refettorio dei frati, offerto dal Rettore. Dopo lo scambio di doni, nel pomeriggio Cristiano è stato accompagnato a Mestrino, dove vive la sorella Rita e dove per l'occasione sono convenuti anche il fratello Rino che vive a Grisignano di Zocco e l'altra sorella Catterina che abita a Cervarese Santa Croce. E' stata un'ottima occasione per ritrovarsi con i fratelli e per gustare la deliziosa torta preparata dalla nipote, oltre che per scambiare impressioni e commenti della giornata. Era presente anche il neo Parroco di Grisignano, Don Sergio Stefani. Quella giornata del 1° dicembre era stata ricordata dal Giornale di Vicenza che ha dedicato a Cristiano un'intera pagina, dal Mattino di Padova, dal Gazzettino e da un bell'articolo del Messaggero di Sant'Antonio, tutti realizzati dal Giornalista Antonio Gregolin che ringraziamo per l'interessamento e per aver organizzato questo importante evento per il nostro concittadino. Cristiano ovviamente era commosso ed entusiasta nel vedere tanto attaccamento alla sua persona ma la cosa che più di ogni altra mi ha colpito è stata la sua commozione sulla tomba di Sant'Antonio, segno della sua fede e della sua devozione al Santo che gli ha permesso di ritornare sano e salvo dalle vicende belliche, di formarsi una famiglia e di vivere in serenità e salute nel suo paesino di montagna. Grazie Cristiano per tutto quello che in questi anni hai dato al paese e per l'entusiasmo con cui affronti i tuoi impegni e la disponibilità ad essere presente a tutte le manifestazioni degli alpini. Arrivederci il prossimo mese di maggio all'adunata nazionale degli Alpini di Bergamo dove certamente sarai la star assoluta della manifestazione. Dal Pozzo Matteo video |
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Al villaggio del Bostel si tocca la preistoria |
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| Un villaggio preistorico dove poter vivere come gli abitanti originari. È il Bostel, sito archeologico di Rotzo situato a sud della frazione di Castelletto, abitato d'altura della seconda età del ferro, vale a dire dal V al I secolo avanti Cristo. Bostel significa “stalla, ripostiglio da conservarvi le biade ed il fieno per l'inverno", come indica l'abate Agostino Dal Pozzo che già nel '700 suggerì che nella località esistesse un insediamento antico. Posto ad un'altitudine di 850 metri, il Bostel si trova su un'altura ben soleggiata, strutturata a terrazzi con erba da pascolo e, da secoli, orti coltivati a patate. Il dislivello fra il pianoro ed il fondo della vallata sottostante in cui scorre il torrente Assa è di circa 450 metri. Le caratteristiche orografiche lo rendevano un avamposto ideale per il controllo del territorio circostante, tanto che dagli studi effettuati pare che il Bostel rivestisse una funzione nodale in una rete di scambi di un'economia basata soprattutto sul flusso delle risorse pastorali e minerario/metallurgiche. Grazie a questi scambi commerciali agli studiosi al Bostel sono evidenti le tipiche caratteristiche di “zona di confine", ovvero di incontro di due culture, quella della pianura veneta e quella alpina. Dagli anni '90 il sito è stato inserito in una pianificazione di scavi di ricerca e in un progetto di valorizzazione scientifica e turistica. Il progetto complessivo è frutto di una collaborazione tra Università di Padova, Soprintendenza archeologica per il Veneto e il Centro internazionale di studi di archeologia di superficie che insieme hanno realizzato l'Archeopercorso del Bostel. Lo scopo dell'archeopercorso è quello di valorizzare il sito archeologico attraverso un “restauro" del sito, così da permettere al visitatore di vedere come era disposto il villaggio. Inoltre sono stati realizzati degli esperimenti da far fare al visitatore che permettono una maggior comprensione del sito, mettendo in relazione il deposito archeologico e uno scenario di vita comune. Un nuovo modo di esibire siti archeologici con una forma di “pseudo contatto" denominato “touch the past", ovvero toccare il passato. Tra i punti di maggior interesse c'è la “casetta", un'abitazione ricostruita che è inserita in un insieme territoriale. Con l'archeopercorso e un'organizzazione dei suoi percorsi e sentieri si è cercato di allargare l'interesse del visitatore anche verso l'aspetto naturale che lo circonda (le risorse vegetali, animali, morfologiche, geologiche, mineralogiche) e verso altri tematismi culturali locali. L'archeopercorso è finanziato dalla Provincia , dalla Comunità montana dei Sette Comuni, dall'Apt di Asiago e dal Comune di Rotzo. La valorizzazione del sito, affidata alla società Archeidos convenzionata con il Comune di Rotzo, si concretizza con l'organizzazione di visite guidate, giornate di archeologia sperimentale e didattica e conferenze sul territorio. Dopo il Festival dell'archeologia, nei prossimi giorni prenderà il via l'attività didattica |
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| Dicono di noi… Pensieri per Rotzo e l'Altipiano di Asiago Agli Amici di RotzoVacanze Un pensiero in ricordo di una squisita ospitalità. Luglio 2009 Nove giorni sull'Altipiano |
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| Una vacanza piacevole in un territorio per me completamente nuovo. Rotzo, un angolo di Altipiano che non ha nulla da invidiare ad un Parco Nazionale, grazie alla sensibilità e all'educazione dei suoi abitanti, depositari delle antiche tradizioni a cui sono radicati. Il rapporto equilibrato tra boschi, pascoli e campi coltivati contiene già tutto quanto può chiedere un turista alla ricerca di tranquillità e di ambienti naturali spontanei . Un paese ordinato, pulito ed attento anche alla raccolta differenziata dei rifiuti, trasmette un segnale di civiltà non trascurabile. Facendo il confronto con quelle dell'Appennino, ho molto apprezzato lo stato di manutenzione delle numerose strade forestali che, con brevi tragitti, consentono di raggiungere la base di partenza dei percorsi escursionistici di maggiore interesse, tutti indicati da chiare e frequenti segnalazioni.Grande la cordialità degli abitanti dei borghi e delle frazioni che volentieri hanno fornito spiegazioni sui percorsi e sulle vicende storiche dei luoghi. Il ricordo delle terribili distruzioni subite durante la grande guerra e la faticosa ripresa successiva, che ha fatto risorgere dal nulla paesi totalmente rasi al suolo, hanno contribuito a mantenere vive, nelle genti dell'altipiano, la conservazione delle tradizionali attività produttive che prosperano soprattutto nel rispetto dell'ambiente naturale e dei suoi delicati equilibri. Durante le mie passeggiate ho visto campi coltivati a patate, pascoli, boschi e abetaie alternarsi dolcemente in una perfetta integrazione paesaggistica che, gradualmente, accompagna il visitatore fino alle zone più selvagge che costeggiano le imponenti falesie verticali lungo il canyon della Val d'Assa.Risalendo poi nei percorsi a Nord, ho potuto raggiungere i versanti più alti dell'altipiano rivolti verso il Trentino e la Val Sugana dove, tra boschi fitti e ben conservati, si aprono le radure delle malghe, con pacifiche bovine al pascolo, e i percorsi segnalati consentono di visitare agevolmente i forti della grande guerra, restaurati e collegati dal sentiero della pace. Ovunque le tracce della natura carsica del territorio sono leggibili nella scarsità di acque superficiali, nella presenza di inghiottitoi, voragini e caverne. Curioso della botanica e appassionato di macrofotografia, tra le consuete presenze della flora alpina, ho rilevato abbondanti esemplari di quattro diverse specie di orchidee spontanee, evidente testimonianza dello stato di salute del loro delicato ambiente naturale. Una breve vacanza, sicuramente troppo breve, che mi ha lasciato ottimi ricordi. Spero solo che luoghi come Rotzo, che riescono ancora a conservare la loro splendida identità culturale, non vengano progressivamente contaminati da facili sviluppi speculativi, che sono già presenti in luoghi turisticamente più noti e chiaramente visibili nell'anonimato delle dilaganti espansioni edilizie, che lasciano irrimediabili ferite al paesaggio naturale. Gioacchino Pedrazzoli da Reggio Emilia, Arrivato per caso (grazie alle ricerche internet di mia moglie) e ... pronto a ritornare appena possibile Ringrazio il Professor Gioacchino Pedrazzoli, membro del consiglio direttivo del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano ed ex Presidente WWF Emilia-Romagna e la gentile consorte Professoressa Isabella Salvadè per aver scelto di trascorrere le proprie vacanze a Rotzo. Un ulteriore e più caloroso ringraziamento per il tempo concessomi a discutere di temi ambientali e per i preziosi consigli ottenuti. Grazie di cuore ROTZOVACANZE.IT Rotzo.net ringrazia il professore per le belle parole riguardanti il nostro paese. ROTZO.NET |
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04.07.09 Rotzo, riecco il forte di Campolongo Una ristrutturazione da 400 mila euro Rotzo . |
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Tre anni di lavoro e quattrocentomila euro per salvare dal degrado un angolo di storia. Rotzo si prepara a due giornate che avranno come protagonista il forte di Campolongo, i cui lavori di ristrutturazione sono stati recentemente conclusi. È la prima delle grandi opere di ricostituzione ultimate dalla Comunità Montana Spettabile Reggenza dei 7 Comuni, con la Provincia e le Comunità Montane del Vicentino grazie ai fondi del ministero dei Beni Culturali. Il forte è una struttura imponente, a quota 1720 metri , sulla parete dolomitica che domina la Val d'Astico. Fu colpito il 12 giugno 1915 e un mese dopo fu praticamente demolito. Con l'offensiva di Primavera, la Strafexpedition , venne disarmato dei tre cannoni rimasti e fu conquistato dagli austro-ungarici, che lo occuparono fino alla fine del conflitto. «Il progetto di restauro - ha spiegato il presidente della Comunità montana Giancarlo Bortoli - ha avuto come presupposto la continuazione di un'avventura culturale iniziata qualche anno fa con il museo all'aperto di M. Zebio ed il Sentiero della Pace; progetti che hanno riportato in vita le strutture e la storia di questi particolari beni della Grande Guerra. Successivamente si è potuto dare il via al recupero di questo manufatto». Non un restauro isolato, quindi, ma un tassello che fa parte di un piano di più vasta portata, e che risulta tanto più importante ora che ci avviciniamo al centenario della Grande Guerra. I lavori al forte hanno richiesto tre anni. Si è proceduto con il consolidamento delle strutture esistenti e con la ricostruzione filologica dell'organizzazione logistica originaria. Ci si è concentrati sul ripristino della copertura, la messa in sicurezza, la sistemazione dei percorsi e degli spazi esterni e l'installazione di bacheche e di cartelli guida esplicativi. Ora, finalmente, il complesso appare come sede ideale per manifestazioni culturali e di visita, con una conseguente rivitalizzazione di tutte le altre componenti sociali, culturali, storiche e turistiche. |
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Meerzo 28 febbraio 2009 Sabato 28 febbraio, in località Hangar, sotto il cimitero, si è svolto il tradizionale “ Merso”, il gran falò che viene acceso come in tanti paesi del circondario che festeggiano il “ Shella Marzo” ovvero il bruciare l'inverno per far posto alla nuova stagione primaverile. Questo grande fuoco si svolgeva fin dai tempi antichi per scacciare con il calore delle fiamme e col rumore di barattoli vuoti di ferro attaccati dietro a biciclette o motorini la fredda stagione invernale. Grazie all'organizzazione della Pro Loco puntualmente alle ore 20.30 al grande deposito di ramaglie, quest'anno particolarmente asciutte visto il freddo ma bel tempo delle ultime settimane, è stato appiccato il fuoco che ha subito iniziato ad ardere con grande fervore. Sul posto sono intervenute moltissime persone , soprattutto giovani famiglie che hanno voluto far assaporare ai loro bambini questa antica tradizione rotzese.Al calore del fuoco si sono aggiunti alcuni scoppiettanti petardi e piccole fontane luminose che hanno decorato maggiormente la bella scenografia creata dal gigantesco falò. La Pro Loco ha saputo anche far gustare ancor di più la serata offrendo ai presenti un profumato vin brulè e della squisita cioccolata il tutto accompagnato da un gustoso spuntino con pane e soppressa.
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Pubblico la relazione inviata da Rotzo Vacanze all' Assessore al Turismo Ringrazio la stessa Rotzo Vacanze per le parole di apprezzamento rivolte al sito Rotzo.net. Bruno Slaviero Oggetto. Rotzo Vacanze – rif. Vostra. E. mail del 5.11.2008 All'Assessore al Turismo Rotzo Vacanze nasce dall'esperienza maturata con l'attività di B&B e del relativo sito promozionale oltre che da alcune considerazioni riguardanti lo stato attuale del turismo montano ed in particolare quello del nostro paese. Come si è potuto osservare nel corso degli ultimi anni, la minor disponibilità di tempo e denaro, la facilità di accesso ad altre mete, lo stesso cambiamento dei costumi hanno trasformato radicalmente il modo tradizionale di fare turismo. La villeggiatura intesa come lunghi periodi di permanenza prevalentemente estiva sta lasciando oramai il passo ad un nuovo modello; la tendenza attuale è quella di suddividere le vacanze in brevi periodi distribuiti in diversi momenti dell' anno. Molte stazioni turistiche che in passato hanno investito in strutture ricettive del tipo alberghiero subiscono ora una costante flessione delle presenze a causa sia delle sempre più scarse disponibilità del ceto medio sia della concorrenza della “seconda casa”. Ciò non deve far temere ad una riduzione della domanda, il degrado ambientale e la vita stressante che sta opprimendo la popolazione delle città inducono a considerare la vacanza sempre più come una necessità primaria soprattutto per bambini e anziani. Il nostro Comune, in questo momento, si trova in una situazione privilegiata per poter programmare un piano di sviluppo turistico adeguato ai cambiamenti in essere e libero da vincoli non essendo stato finora toccato dalla massiccia presenza di seconde case e neppure da alberghi o altre strutture ricettive; dubito comunque, anche se ci spero, che qualcuno sia disponibile ad investire uno o due milioni di euro per realizzare un albergo. Rotzo ha tutto, ambiente, storia, tranquillità, natura … ingredienti speciali per chi vuole proporre vacanze, necessità solo di essere promosso e pubblicizzato ma nel contempo è indispensabile sia offerta al turista la possibilità di soggiornarci comodamente. Rotzo Vacanze ha come obbiettivo promuovere l'immagine del nostro paese e proporre al potenziale ospite soluzioni turistiche alternative all'albergo e alla seconda casa stimolando gli operatori interessati quali affittacamere, proprietari di appartamenti, bar, agriturismo ecc. a fare “sistema” per attrarre ma soprattutto trattenere nuovi ospiti. Le strategie su cui si basa lo sviluppo di Rotzo Vacanze sono: Azioni di convincimento rivolte agli operatori affinché migliorino la qualità delle strutture, offrendo possibilità anche di soggiorni brevi, servizio di pulizia e biancheria ecc. Proposte di menù turistici e convenzioni per quanto riguarda invece le attività di ristorazione. Promozione delle attività commerciali presenti mediante la pubblicazione di pagine pubblicitarie nel portale turistico dedicato esclusivamente a Rotzo. Diffusione tramite gli uffici turistici e gli stand dei consorzi di promozione nelle fiere del settore di un depliant pubblicitario con indicazioni del tipo commerciale, utilizzando le pagine web già predisposte per internet ed informazioni turistiche quali percorsi, escursioni, manifestazione ecc. Coinvolgimento dei principali soggetti interessati al turismo come il Centro Fondo Campolongo, e Verena, culturali quali Archeidos e non per ultimo della Amministrazione Pubblica per promuovere in sinergia azioni atte a favorire lo sviluppo turistico del territorio. Rotzo Vacanze è ed intende restare un sito commerciale, ringrazio comunque l'Assessore al Turismo, che con la presente intendo rispondere, per l'interessamento e la disponibilità manifestata, ma ben più meritevole di Rotzo Vacanze è il lavoro portato avanti da Rotzo.net che è anche la piattaforma su cui si appoggia la stessa Rotzo Vacanze e che rischia di essere perso per mancanza di sponsor. Se codesto Assessorato intende veramente promuovere lo sviluppo non solo turistico del proprio territorio sostenga Rotzo.net magari riservandosi in cambio di un rimborso spese alcune pagine dello stesso portale da destinare alle informazioni riguardanti la Pubblica Amministrazione. Cordiali saluti Rotzo, 22.12.2008 Rotzo Vacanze Paolo Comparin
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Tremila anni fa il Bostel era il mercato del rame L'Altopiano, crocevia dei commerci tra le terre trentine e la pianura veneta. Accadeva tra il 1200 e il 1000 a.C., quando nella zona di Vezzena, in provincia di Trento ma confinante con i Sette Comuni, fioriva l'attività metallurgica con la lavorazione del rame. Luogo di transito per la sua vendita era il Bostel, sito archeologico che si trova a Castelletto, in Comune di Rotzo. Si parla anche di questo durante il ciclo di lezioni di due settimane iniziato ieri nella sala conferenze dell'Istituto culturale Mocheno-cimbro di Luserna. Si tratta della seconda edizione della scuola di alta formazione in "Archeologia ed Eco-Cultural Resource Management di montagna", e vi partecipa una trentina di giovani studenti di archeologia e progettazione-gestione del turismo culturale. L'iniziativa è organizzata dalla provincia autonoma di Trento, dalle università di Padova e Nottingham e dal Centro documentazione Luserna. Il tutto si colloca però in un più ampio progetto che coinvolge anche la provincia di Vicenza - la quale finanzia gli scavi del Bostel - e che mira alla valorizzazione del patrimonio archeologico sia dell'Altopiano di Asiago che degli altopiani trentini. Le lezioni che si tengono a Luserna vedranno protagonisti numerosi professori e studiosi, e venerdì esporranno le loro relazioni (sotto il titolo "Archeologia di montagna: il caso di studio del Bostel di Rotzo") gli archeologi Armando De Guio, Carlo Bressan, Marco Cagnoni, Paolo Kirschner e Chiara Padovan, tutti del dipartimento di scienze dell'antichità dell'università di Padova e componenti della società Archeidos, 'longa manus' dell'università che si occupa della valorizzazione del Bostel, luogo che non smette mai di restituire testimonianze del passato remoto dell'Altopiano. I cinque faranno il punto sugli scavi del sito, che si sono tenuti a giugno di quest'anno e riprenderanno il giugno prossimo, e analizzeranno l'importanza strategica, logistica e commerciale che aveva nella preistoria l'Altopiano; con riferimento non solo al Bostel, al suo archeo-parco e al museo che nascerà prossimamente, ma anche ad altri siti di grande interesse archeologico, come il Monte Corgnon di Lusiana. novembre 2004 di Cristiano Carli
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ROTZO. Da domani la 28esima edizione della manifestazione grazie a Regione e Comunità Montana
Gnocchi party alla Festa della Patata Ottima la stagione e anche la qualità, migliore persino degli ultimi anni Domani la patata torna ad essere per tre giorni la regina di Rotzo. E con questa fanno ventotto edizioni della festa dedicata al prelibato tubero. Sono tanti gli enti che girano attorno all'organizzazione della Festa della Patata: in primis la pro loco di Rotzo, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Regione, della Provincia, della Comunità montana e di Vicenza Qualità. L'apertura della manifestazione è prevista venerdì alle ore 21.00, anche se la patata non sarà protagonista fin dalla prima serata, nella quale domineranno invece i wurstel, crauti e birra per la September Fest, con musica dal vivo ( Good Jacks ed Exit i gruppi che si esibiranno) ed happy hour dalle 24. La festa della patata vera e propria comincia sabato alle ore 19, con l'apertura dello Gnocchi Party e di seguito, alle 21.30 la sesta edizione di Rock No Stop, con tributi musicali ai Placebo e agli U2. Nutrito il programma di domenica, con le messe celebrate alle 9.00 nella frazione di Castelletto e alle 10.15 a Rotzo, lo spettacolo cicense alle 15.30 nel palatenda, i " Balli del Vicentino " proposti alle 17.00 dall'Associazione amanti del ballo di Recoaro e serata di ballo liscio. Ma soprattutto per tutta la giornata di domenica sarà in funzione lo stand gastronomico con piatti a base di patate. Patate la cui eccellente qualità sembra riconfermarsi anche in questa annata: " La raccolta è andata bene - dice il Sindaco di Rotzo Edoardo Sartori - possiamo esserne pienamente soddisfatti anche perché sono tutte sane e, probabilmente per merito delle combinazioni climatiche, ancora più buone degli anni passati ". |
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Nuovi ritrovamenti nel celebre sito archeologico del Bostel, nella frazione di Castelletto
Non smette di fare la gioia degli archeologi il sito del Bostel, a Castelletto in comune di Rotzo. Come ogni anno è in atto la campagna di scavi finanziata dalla Provincia e seguita dal professor Armando De Guio, docente di metodologia e tecnica della ricerca archeologica all'università di Padova. Sul campo, una ventina di studenti della facoltà. Dal 1994 l'ateneo conduce annualmente attività che durano circa un mese (gli scavi attualmente in corso terminano domani mattina), in collaborazione con la società Archeidos, che si occupa della valorizzazione delle risorse archeologiche del luogo. Dei resti del villaggio del Bostel scrisse per la prima volta nel diciottesimo secolo l'abate rotzese Agostino Dal Pozzo. Probabilmente era stato il primo luogo abitato dell'Altopiano, almeno a quanto se ne sa fino ad oggi, e rimase frequentato dal quinto al secondo secolo avanti Cristo. Questi ultimi scavi, come confermano il coordinatore degli stessi Carlo Bressan e la responsabile di cantiere Chiara Padovan, hanno condotto a risultati eccellenti: "Abbiamo portato alla luce - spiega Bressan - una struttura che era già stata individuata negli anni scorsi. In essa si evidenzia una doppia frequentazione, dapprima come abitazione e in una fase successiva quale luogo in cui si esercitava un'attività artigianale, come indicano i resti di forni per la lavorazione della ceramica". Accanto a questa struttura sono stati ritrovati proprio quest'anno i resti un'altra. Si trattava di abitazioni semi interrate, delle dimensioni di circa sei metri per sei. In tutto negli anni ne sono state portate alla luce sei, ma si stima che potrebbero essere una quarantina. Risultati ottenuti anche grazie alle sofisticate tecniche di ricerca che si utilizzano oggi, come il rilevamento satellitare e ovviamente il computer sempre a portata di mano nei pressi dello scavo. Ma i ritrovamenti più affascinanti sono naturalmente i segni della vita quotidiana degli uomini: "Abbiamo trovato diversi frammenti di vasi e altri contenitori in ceramica - dice Chiara Padovan - di fattura molto bella, e poi materiale metallico come fibule, grappe e la maniglia di un'abitazione. Tutto materiale risalente al terzo secolo avanti Cristo, cioè alla seconda età del ferro". Per la prima volta al Bostel sono state rinvenute anche falangi di maiale, alcune delle quali recanti delle incisioni, che servivano alla pratica dell'osteomanzia, cioè una forma di predizione del futuro. Quest'ultima campagna ha anche confermato, come già si presumeva da tempo, che l'abbandono del villaggio fu un evento traumatico, dovuto con ogni probabilità a un incendio in seguito a scontri violenti con popoli della pianura già romanizzati. Tra i segni che testimoniano una rapida fuga dal luogo sono stati trovati in questi ultimi scavi dei panetti d'argilla non ancora lavorati, abbandonati nei pressi di quello che era un forno di cottura. Il sito del Bostel è visitabile come attrazione turistica e culturale durante l'estate, mentre tutto il materiale ritrovato verrà esposto nel museo archeologico dell'Altopiano, che verrà realizzato a breve nelle ex scuole elementari di Castelletto. Da il Giornale di Vicenza del 25/06/2004
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Rapina all'ufficio postale di Cristiano Carli Ci mancavano solo gli spari, che per fortuna non ci sono stati, e poi sarebbe stata un'autentica scena da far-west quella che si è svolta ieri mattina a Rotzo. Teatro del fatto, l'ufficio postale del piccolo Comune altopianese, nel quale hanno fatto irruzione due rapinatori armati di pistola che hanno svuotato la cassaforte e seminato il panico tra le numerose persone che si trovavano nei paraggi. È accaduto verso mezzogiorno, la gente stava rincasando per pranzo e dall'ufficio era appena uscito l'ultimo utente. All'interno era rimasto solo un impiegato, intento a sbrigare le ultime pratiche prima della chiusura. Di tutto potevano aspettarsi lui e i cittadini di Rotzo, tranquillissimo paesino di neanche seicento abitanti, tranne che il mezzogiorno del sabato sarebbe stato tanto 'movimentato'. La calma è stata interrotta quando due uomini, tra i 25 e i 30 anni, sono giunti in moto davanti alle poste (nello stesso edificio del municipio). Hanno parcheggiato e sono entrati nell'ufficio, entrambi armati di pistola, con il volto coperto dai caschi e da una bandana, intimando all'impiegato di consegnare i soldi. Alla sua esitazione, uno di loro ha risposto colpendolo a una spalla con il calcio della pistola. Poi, mentre uno stava di guardia all'entrata dell'ufficio, l'altro si è fatto accompagnare in uno stanzino. Qui i malviventi hanno avuto anche il lusso di trovare la cassaforte con le chiavi inserite, probabilmente perché stava per essere utilizzata dall'impiegato nelle fasi della chiusura dell'ufficio. Hanno prelevato 5 mila euro in contanti e 1400 euro in valori bollati. Quando sono usciti è stato il panico. L'impiegato, una volta rimasto solo, non ha resistito alla tensione del momento e si è messo a gridare, chiedendo aiuto. La gente che si trovava nelle vicinanze e per strada si è allarmata, pensando che si sentisse male; a fare chiarezza su quanto stava realmente accadendo sono stati i rapinatori stessi che, impugnando la pistola, nel risalire sulla moto e trovandosi al centro dell'attenzione di un attonito pubblico, si sono messi a minacciare i presenti, gridando senza mezzi termini che avrebbero sparato a chiunque avesse tentato di seguirli. Qualcuno è rimasto impietrito nel vedersi puntare contro la canna di una pistola, qualcun altro si è messo a urlare dallo spavento e qualcun altro ancora è corso a nascondersi dietro alle macchine del vicino parcheggio. Dopodiché i due, che da come parlavano hanno fatto capire di essere italiani, se la sono svignata prendendo la direzione di Valdastico e facendo perdere le loro tracce. Sono intervenuti i carabinieri della stazione di Canove, i carabinieri del nucleo operativo di Thiene e la polizia municipale di Roana, che si sono lanciati alla ricerca dei due. Oltre al grande spavento l'impiegato dell'ufficio postale ha anche riportato una contusione a causa del colpo infertogli alla spalla durante le fasi della rapina, giudicato guaribile in otto giorni. Da il Giornale di Vicenza del 27/06/2004
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Rotzo. Felice il primo cittadino
Sartori ne è convinto: "Premiati per avere risvegliato il paese" "Gli elettori hanno riconosciuto il lavoro fatto in questi anni: abbiamo risvegliato il nostro paese dal torpore, dandogli un nuova dignità e una maggiore visibilità all'esterno".Così Edoardo Sartori interpreta il voto dei suoi concittadini, che gli hanno rinnovato la fiducia riconfermandolo sindaco di Rotzo. La sua civica "Bostel ? Insieme per Rotzo" ha distanziato la lista "Due Torri" di Loretta Slaviero di settanta voti, un distacco notevole in un paese di nemmeno seicento abitanti. Messe in soffitta le polemiche, anche piuttosto aspre, della campagna elettorale, il sindaco esorta tutti coloro che siederanno in consiglio comunale a collaborare per il bene della piccola comunità.
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"Due Torri" denuncia: "Consiglieri minacciati"
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Loretta Slaviero: "Le lettere di minaccia esistono, possiamo darle ai carabinieri"
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Rotzo. Il consiglio comunale rimanda tutto ad aprile Che fine farà la colonia ex gioventù italiana di Castelletto di Rotzo? di Matteo Dal Pozzo 23/03/2004
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A Rotzo arriva il nuovo scuolabus .e gli alunni scrivono per ringraziare Alla fine del 2003 il Comune di Rotzo ha comprato un nuovo pulmino per il servizio di scuolabus. L'acquisto è stato possibile grazie a un consistente contributo da parte della Provincia, che ha partecipato per la metà della spesa complessiva di quasi 53mila €. Un gruppo di ragazzi ha voluto pubblicare una lettera per ringraziare gli enti che hanno fatto alle scuole di Rotzo e di Mezzaselva questo "regalo". Siamo i ragazzi e le ragazze di Rotzo, 17 in tutto, che frequentano la scuola media di Mezzaselva, sezione staccata della scuola media "Reggenza Sette Comuni di Asiago". Da qualche giorno e precisamente da sabato 14 febbraio abbiamo avuto la bella sorpresa di viaggiare con un nuovissimo pulmino, che il Comune ha provveduto ad acquistare, in quanto quello vecchio era ormai obsoleto e con continue avarie. Il nuovo pulmino Fiat Iveco 40C13VENDOR è molto più confortevole e capiente e può trasportare fino a 28 alunni, molti di più di quanti ne trasportava quello precedente. Al mattino alle ore 7.30 compie il giro delle frazioni di Castelletto e Albaredo, passando per Rotzo , sostando in diversi punti per far salire noi tutti che siamo ad attenderlo, per arrivare a scuola alle 7.45, in quanto le lezioni iniziano alle 7.50, sempre con grande puntualità. Poi prosegue il suo percorso fino a Roana, dove fa salire alcuni bambini della scuola elementare e dell'infanzia, compresi anche quelli di Mezzaselva, che sempre più numerosi frequentano la scuola di Rotzo. Lunedì 16 febbraio ha fatto il giro assieme a noi anche il nostro Sindaco, dr. Edoardo Sartori, il quale ci ha spiegato come è stato possibile acquistare questo nuovo pulmino, grazie anche ad un consistente contributo della Provincia, che vogliamo sentitamente ringraziare nelle persone di Giuliana Fontanella ,Vicepresidente, dell'Assessore ai trasporti Antonio Mondardo e dell'Assessore al bilancio Luciano Zerbaro, i quali si sono attivamente prodigati per far ottenere al Comune di Rotzo un cospicuo finanziamento. Infatti il nostro Comune , ci ha spiegato il Sindaco, non avrebbe potuto soltanto con i propri mezzi sostenere tutta la spesa. Il Sindaco ci ha poi raccomandato di avere massimo rispetto e cura di questo mezzo, che dovrà durare per parecchi anni e per molte generazioni di ragazzi che verranno dopo di noi. Il nostro autista si chiama Costa Terenzio ed è un dipendente comunale, in quanto il servizio di trasporto scolastico è gestito direttamente dal Comune. Con la sua lunga esperienza e capacità, ci sentiamo veramente sicuri, perché è una persona di grande senso di responsabilità e quindi lo ringraziamo. Così pure vogliamo ringraziare gli altri due dipendenti comunali accompagnatori, Sig. Costa Matteo e Sig.ra Slaviero Orietta, i quali aiutano a salire i più piccoli dalla scuola elementare e materna, che vengono consegnati amorevolmente dalle mamme, accompagnandoli magari con una carezza e aiutandoli a prendere posto. Chiudiamo queste poche righe, ringraziando ancora l'Amministrazione Comunale e la Provincia anche a nome degli alunni della scuola elementare e della scuola dell'infanzia, compresi i loro insegnanti, per averci messo a disposizione questo nuovo mezzo di trasporto. Gli alunni: Marangoni Sabrina, Slaviero Davide, Costa Giampietro, Spagnolo Alberto, Apolloni Alex, Fabris Marta, Costa Valentina, Martini Elena, Martin Davide, Cerato Matteo, Frigo Marco, Stefani Manuel, Franzoi Chiara, Spagnolo Michele, Lorenzin Giacomo, Cappelleti Sabrina, Stefani Francesca, Stefani Angela. Da il giornale dell'Altopiano
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Il sergente rimasto nella neve La memoria non conosce stagioni. Possono passarne tante, ma prima o poi arriva il momento in cui i ricordi riaffiorano. Così, alcuni mesi fa, nella comunità di Rotzo sull'Altopiano di Asiago, è tornato a rivivere nel ricordo il sergente degli alpini Giovanni Anselmo Dal Pozzo, detto Gianni, nato nel 1916, il cui corpo con ogni probabilità riposa, con tanti altri, in qualche angolo della sterminata steppa russa. La memoria decide da sola quando è ora di farsi viva. In questo caso è accaduto in un giorno di aprile dell'anno scorso. La signora Maria Bernardetta De Cesero è nella sua casa di Sospirolo, in provincia di Belluno. Una giornata come tante, ma ad un certo punto arrivano i ricordi. La signora De Cesero ha 75 anni, portati benissimo ma pur sempre carichi di memorie, alcune belle e altre tristi; quella che le torna alla mente il 4 aprile 2003 appartiene probabilmente a entrambe le categorie. L'immagine che le sovviene, evocata da una cerimonia su Nikolajewka tenutasi qualche settimana prima in una scuola e alla quale la signora ha assistito, è quella di Giovanni Dal Pozzo, un sergente degli alpini originario di Castelletto di Rotzo. La piccola comunità di Rotzo durante la campagna di Russia perse tre dei suoi giovani figli. Uno era Cristiano Costa, la cui salma venne ritrovata alcuni anni fa e riportata al paese natale; gli altri due, mai ritrovati, furono Mario Bruno Dal Pozzo e Giovanni Dal Pozzo. Del secondo però, Rotzo ha potuto riavere se non altro un ultimo ricordo, arrivato inaspettatamente a sessant'anni di distanza da quegli eventi e uscito dalla penna della signora De Cesero, che in quel giorno di aprile decide di scrivere al sindaco del piccolo comune altopianese, Edoardo Sartori: "Illustre signor Sindaco, Le invio innanzitutto le mie scuse, perché sto per chiederLe un favore. Sono una vecchia signora, che ha vissuto in gioventù tragici momenti durante il conflitto della seconda guerra mondiale. Abitavo in quel tempo in una zona, ora appartenente alla Slovenia, da dove partivano per il fronte russo i nostri alpini. Il paese era Canale d'Isonzo (Gorizia), ora si chiama Kanal de Soci. Sessant'anni fa, esattamente sessanta, mi recai con mia madre ed il fratellino a salutare una tradotta militare in partenza, piena di Alpini, destinati appunto a combattere. Su quel malaugurato treno c'era il Sergente degli Alpini Gianni Dal Pozzo - 8° Btg Compl. 649 Comp. Comando 8ª Armata, P.M.G. - la cui madre Domenica abitava a Castelletto di Rotzo?". La signora chiede al sindaco se in paese siano mai giunte notizie di Gianni Dal Pozzo, perché da quella volta, in partenza sulla tradotta militare, non lo videro più. Cosa legava Maria Bernardetta De Cesaro al sergente? Una fortissima amicizia familiare. Nella lettera la signora fa sapere che egli avrebbe dovuto fare da padrino di cresima al suo fratellino Maurizio, che oggi ha 68 anni e vive a Gradara, in provincia di Pesaro, e che in occasione della cerimonia ai Caduti che si è tenuta a Rotzo il 2 novembre ha voluto essere presente. Talmente forte era il legame che Dal Pozzo aveva stretto con questa famiglia che il piccolo Maurizio non si volle più cresimare, giurando che non l'avrebbe fatto fino a quando l'amico Gianni non sarebbe tornato dalla guerra. E non venne meno al suo voto fino a quando, dopo molti anni, volendosi sposare dovette ricevere la cresima, ma senza il padrino che aveva atteso a lungo e invano. Il sindaco di Rotzo non rimane sordo alla richiesta, e sapendo che in paese vivono alcuni parenti di Gianni Dal Pozzo non esita a suonare al loro campanello e a metterli in contatto con la signora De Cesero. Nella frazione di Castelletto abitano il fratello di Gianni, Claudio Dal Pozzo, con la moglie Armida, mentre l'altro fratello, Faustino, si divide tra il paese d'origine e l'Australia, ma nel momento in cui arriva la lettera da Sospirolo, si trova a Castelletto. L'incontro con la signora avviene a Sospirolo nell'ottobre scorso. Uno dei primi commenti del signor Faustino è stato: "La nostra mamma è morta attendendo invano qualche notizia del figlio disperso". Ora una notizia era arrivata. Almeno, dopo sessant'anni, si è saputo che il fratello non era solo mentre attendeva di partire per l'inferno bianco di Russia; che aveva avuto una sorta di famiglia adottiva durante l'attesa a Canale d'Isonzo, e soprattutto aveva avuto qualcuno a salutarlo per l'ultima volta, quando quella tradotta carica di sventura lasciava la stazione di Canale per non portare più indietro i suoi giovani passeggeri in armi. Maria Bernardetta De Cesero oggi ricorda così quel tristissimo ultimo saluto: "Faceva freddo, ma un freddo che attanagliava il cuore di tutti. Gianni e Maurizio (per tutti "Cucchi"), suo piccolo grande amico, piangevano abbracciati. A me, che gli porsi la medaglietta d'oro con l'effige della Vergine, vinta qualche settimana prima in collegio, mormorò: "Tornerò presto a riportartela", poi, rivoltosi verso il suo pastrano, contorcendone rabbiosamente i lembi, gridò: " Vecio , vero che torneremo?"". di Cristiano Carli 20/02/2004 |
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Un percorso sugli sci unirà l'Altopiano al Trentino: è il primo concreto passo di un progetto finanziato dalla Regione Veneto L'Altopiano punta a fare squadra con il vicino Trentino, e l'intenzione è quella di cominciare dallo sci da fondo. Risale a novembre del 2001 il protocollo di intesa sottoscritto dalla Regione Veneto, dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Spettabile reggenza dei Sette Comuni e dalle amministrazioni locali di Rotzo, Roana, Levico, Lavarone e Luserna, nonché dal Consorzio che gestisce il patrimonio di Rotzo, San Pietro Valdastico e Pedescala. Il 2 dicembre si è svolto un incontro a Levico per fare il punto sull'avanzamento di questo inedito programma interregionale, denominato Grandi Altipiani. Programma di cui lo sci nordico è solo un aspetto, il primo che si è scelto di perseguire, ma che abbraccerà una serie di progetti molto articolati riguardanti la realizzazione di musei diffusi della preistoria e della civiltà cimbra, un eco-museo della grande guerra, interventi in favore dell'agricoltura di montagna e di valorizzazione dei prodotti tipici, di un turismo del benessere, di conservazione e valorizzazione dell'ambiente. Il programma Grandi Altipiani rientra nel Piano d'area per l'Altopiano di Asiago - strumento di programmazione e sviluppo già adottato dalla giunta regionale veneta e ora in attesa dell'approvazione definitiva del consiglio - all'interno del quale riveste una certa priorità, in quanto ha appunto l'importante caratteristica di coinvolgere due regioni, aspetto ritenuto pregevole anche dall'unione europea che a questo tipo di iniziative ha destinato uno specifico fondo di finanziamento, l'Interreg. L'idea di prima attuazione è quella di realizzare un grande "circuito bianco" dello sci nordico che colleghi Campolongo di Rotzo ai centri fondo trentini di Vezzena, Millegrobbe e Malga Campo. "Si tratta di un territorio molto omogeneo - spiega il sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori, che assieme al sindaco di Luserna, Luigi Nicolussi Castellan, è il coordinatore del progetto - all'interno del quale i confini regionali non hanno alcun riscontro dal punto di vista orografico e paesaggistico. È come se si trattasse di un unico grande altopiano". Nei prossimi giorni verrà chiesto da parte dei due coordinatori, rispettivamente alla Regione Veneto e alla Provincia autonoma di Trento, di stanziare un primo finanziamento per complessivi 400 mila euro tra le risorse di bilancio del 2004, in modo da poter procedere già dall'anno prossimo con la progettazione delle piste (e per la stagione estiva dei percorsi per trekking e mountain bike) e con l'apposizione della segnaletica descrittiva e didattica in lingua italiana e cimbra. Questo in attesa di finanziamenti più corposi che si prevede di ricevere in ambito comunitario. Una volta realizzato il circuito del fondo, si sta già pensando di arricchire l'offerta turistica con un "circuito dei sapori" imperniato sui prodotti tipici, in particolare quelli caseari, viste le numerose malghe presenti in questa suggestiva zona di confine tra il Veneto e il Trentino. di Cristiano Carli 29/01/2004 |
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Un successo per i presepi di Rotzo Non sta certamente deludendo le aspettative degli organizzatori l'affluenza alla mostra dei cento presepi di Rotzo, che quest'anno è giunta alla sua quinta edizione. Sorta per raccogliere i presepi che venivano proposti negli anni precedenti lungo le vie del paese, la mostra è diventata via via più ricca di presepi realizzati sia dai bambini che dai giovani di Rotzo ed è ormai un appuntamento da non perdere nelle festività natalizie, ora rese più piacevoli anche dall'abbondante nevicata di questi ultimi giorni. Sono centinaia le persone che giornalmente dedicano un po' del loro tempo libero per la visita alla mostra armoniosamente realizzata come le offerte raccolte verranno destinate in parte per un aiuto alla Cooperativa per disabili San Matteo di Asiago ed in parte per iniziative umanitarie nei paesi dell'Africa prossimi dal gruppo "Amiciad", da anni impegnato nell'aiuto alle popolazioni africane. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino al 6 gennaio 2004 dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Sarà anche possibile una visita tutte le domeniche di gennaio e la prima domenica di febbraio con il medesimo orario. Dopo le vacanze natalizie sarà inoltre possibile la visita a gruppi o scolaresche su appuntamento telefonico alla Parrocchia di Rotzo al n. 0424/691004. Organizzata dalla Parrocchia, con la collaborazione di artigiani e commercianti la Mostra dei cento presepi aspetta grandi e piccini per rivevere l'atmosfera di pace e di serenità e per apprezzare la semplicità e originalità dei presepi esposti. Nella foto la natività realizzata nella Chiesa Parrocchiale da Bruno e Federico, due giovani di Rotzo. di Matteo Dal Pozzo 10/01/2004 |
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Rotzo. Valorizzazione grazie a finanziamenti europei I sentieri dei lavatoi Tornerà a scorrere l'acqua negli antichi lavatoi di Rotzo. Un recente finanziamento europeo di oltre 51 mila euro consentirà il recupero di queste costruzioni in pietra locale, risalenti a due secoli fa, che un tempo furono luoghi fulcro della vita del paese. Una volta erano quattro, uno a Rotzo e uno in ogni altro centro abitato del comune, Albaredo, Valle e Castelletto. Oggi sono rimasti solo questi ultimi due, gli altri vennero demoliti quando il primo benessere che arrivò sull'Altopiano fece apparire sgradita ogni testimonianza di tempi che oggi possono essere rievocati come suggestivi, ma che allora erano per lo più segnati dalla miseria che si voleva dimenticare al più presto. Un progetto dell'architetto asiaghese Barbara Rodeghiero, che ha fatto da presupposto alla richiesta di finanziamento, prevede il ripristino dell'afflusso nelle vasche dell'acqua che proviene dalla piccola sorgente Romita, situata circa duecento metri a monte; sarà necessario trattare e pulire i lastroni di pietra (stoan platten in cimbro), sostituire le parti danneggiate o mancanti per garantire la tenuta delle vasche. Ai lavatoi si accede per un suggestivo sentiero a gradini di pietra che scende dalla strada, che verrà a sua volta risistemato. L'area, che è di proprietà comunale, si inserisce in un contesto paesaggistico molto bello. Dai lavatoi prosegue infatti il Pach, un ruscello che dopo alcune centinaia di metri va a gettarsi nella Val d'Assa generando delle cascate, oggetto di ammirazione di molti turisti. Il progetto prevede anche interventi analoghi di ripristino per i lavatoi di Castelletto, dei quali è possibile anche una datazione più certa, perché il 1816 inciso sulla pietra non lascia dubbi sulla loro antichità. Accanto ad essi si trova un abbeveratoio visibilmente di epoca molto più recente ma ormai in disuso, del quale il progetto prevede la demolizione. Quando vennero costruiti i lavatoi, Rotzo contava molti più abitanti dei 576 attuali; basti pensare che un censimento del 1921 ne registrava 2300. Anche contrada Valle e la frazione di Castelletto dunque, al tempo in cui i lavatoi erano in funzione, dovevano essere molto più popolate di adesso, che ci vivono neanche trecento anime in tutto. Tanto che le donne, si racconta, dovevano addirittura darsi il turno perché le vasche non bastavano ad accoglierle tutte quand'era ora di lavare i panni. Questo rito si ripeté fino agli anni Cinquanta, poi i tempi cambiarono anche a Rotzo. di Cristiano Carli Da il giornale di Vicenza del 15.11.2003 |
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Rotzo . Il sottufficiale disperso in Russia sarà ricordato domenica nella celebrazione del 2 novembre Nella cerimonia in onore dei caduti di tutte le guerre che si terrà a Rotzo domenica 2 novembre, particolare rilievo avrà il sessantesimo anniversario della battaglia di Nikojewka, che il 26 gennaio 1943 vide le truppe italiane in ritirata aprire una disperata breccia nell'accerchiamento russo. E la comunità di Rotzo ricorderà in particolare un suo 'figlio'. Tra i soldati mai più tornati da quella sterminata distesa di neve c'era infatti un giovane rotzese, il sergente degli alpini Giovanni Anselmo Dal Pozzo, detto Gianni, classe 1916. Alcuni anni fa era stata riportata a Rotzo dall'Ucraina la salma ritrovata di Cristiano Costa, mentre di altri due abitanti del piccolo comune dell'Altopiano, Mario Bruno Dal Pozzo e Giovanni Anselmo Dal Pozzo, non si è mai più saputo nulla. Ma i famigliari di quest'ultimo - a Rotzo vive il fratello Claudio, in Australia il fratello Faustino, che in questo periodo si trova a Rotzo anche lui, e in Francia la sorella Maria - quest'anno hanno potuto aggiungere un altro tassello al mosaico della memoria del loro congiunto. Da Sospirolo, in provincia di Belluno, si è fatta viva una signora, oggi settantacinquenne, che è stata l'ultima a vedere Gianni partire per quel viaggio di sola andata. Il suo nome è Maria Bernardetta De Cesero, e nell'aprile di quest'anno le si sono riaffacciati dei ricordi che non ha saputo trattenere per sé. Così ha scritto una lettera al sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori: "Sono una vecchia signora - si legge nella lettera - che ha vissuto in gioventù tragici momenti durante la seconda guerra mondiale. Abitavo in quel tempo in una zona ora appartenente alla Slovenia, da dove partivano per il fronte russo i nostri alpini. Il paese era Canal d'Isonzo. Sessant'anni fa mi recai con mia madre e il fratellino a salutare una tradotta militare in partenza, piena di alpini destinati a combattere. Su quel malaugurato treno c'era il sergente Gianni Dal Pozzo. Piangevamo tutti disperati". La signora racconta che Gianni, durante la sua permanenza a Canal d'Isonzo, era diventato un loro carissimo amico: "Aveva un legame sentimentale con mia cugina e avrebbe dovuto fare da padrino di cresima al mio fratellino Maurizio (che vive a Gradara e domenica sarà a Rotzo), il quale allora aveva nove anni e vedendo che Gianni non tornava più dalla Russia non si è più cresimato, fino a quando ha dovuto farlo per potersi sposare". I fratelli di Gianni il 3 ottobre sono dunque andati a Sospirolo, per conoscere la signora Maria, ed è nata immediatamente una sincera amicizia. Per loro è stato come riaprire dopo tanto tempo il cassetto dei ricordi, e tra le foto e le vecchie lettere, potervi aggiungere anche questa preziosa testimonianza: almeno Gianni che andava alla guerra aveva avuto qualcuno da salutare, una specie di famiglia adottiva, visto che non era riuscito a fare un'ultima visita a casa prima della partenza definitiva. E quanto avrebbe desiderato farla lo aveva scritto nella sua ultima lettera ai genitori e ai fratelli, datata 2 gennaio 1943: "Mi spiace infinitamente non avere potuto fare una scappata fino a salutarvi. Non piangete cari genitori per questa avversità, fu il destino che volle così, io sono abbastanza rassegnato e anche tranquillo". La steppa lo attendeva, e lo trattenne per sempre. Ricorda il fratello Faustino: "La nostra mamma è morta attendendo invano notizie del figlio disperso. Ma alcuni anni fa lo scrittore Mario Rigoni Stern mi parlò del 'battaglione Cividale', al quale apparteneva Gianni, e mi disse che di quelli che ne facevano parte non è tornato vivo nessuno". di Cristiano Carli
Da il Giornale di Vicenza del 31/10/2003
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La lampada della pace da Assisi a Campolongo E il sindaco Sartori la dedica agli emigranti di Cristiano Carli |
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A Rotzo in 2000 per la Giornata della Montagna Probabilmente si supereranno le duemila presenze registrate l'anno scorso alla 3ª Giornata della Montagna in programma domani in località Campolongo di Rotzo. "Quest'anno - dice il sindaco di Rotzo Edoardo Sartori - abbiamo scelto di abbinare tre temi molto sentiti da tutti: il titolo della giornata è infatti Emigrazione, pace, montagna. Come ha detto il presidente Ciampi, gli emigranti sono stati i primi costruttori dell'Europa unita, perchè hanno imparato a convivere soffrendo". La montagna è stata una terra spopolata dall'emigrazione, e la giornata ha soprattutto lo scopo di ricordare quanti sono emigrati e morti all'estero: "Abbiamo stilato una lista - continua Sartori - della quale daremo lettura durante la giornata, di 70 persone emigrate da Rotzo e ora sepolte in terra straniera. È a loro che va il nostro pensiero". Negli ultimi giorni, vista la preannunciata abbondanza di persone che si recheranno a Campolongo sono stati incrementati i vettovagliamenti, compreso un camion di patate, per far fronte alla ristorazione. Tra gli ospiti sono attesi il console italiano a Dortmund Antonio Frinchese, l'amministratore delegato dell'Opera romana pellegrinaggi monsignor Liberio Andreatta e il priore di Assisi monsignor Giuseppe Marini. Numerose le autorità che hanno annunciato la presenza, dall'europarlamentare Lia Sartori a diversi assessori regionali e provinciali. Incerto l'arrivo del ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia. Questo il programma: alle 10 l'arrivo di ospiti e autorità; alle 10.30 messa celebrata da monsignor Andreatta, monsignor Marini e il parroco di Rotzo don Pierangelo Panozzo; alla messa seguirà la donazione da parte dell'Ordine francescano secolare della lampada della pace che troverà posto nella chiesetta di San Francesco d'Assisi; alle 11.30 gli interventi delle autorità e alle 13 il pranzo al Centro Fondo Campolongo. |
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Rotzo. Alla festa del prelibato tubero sono state bruciate 2500 porzioni di gnocchi in varie "salse"
Tutti in coda per la patata Presentato anche un libro dedicato alla sua cucina di Cristiano Carli Da il giornale di vicenza del 08/09/2003 Ci ha messo dei secoli per acquisire l'onore di un posto a tavola, ma adesso la patata è riconosciuta come elemento importante dell'alimentazione e Rotzo la celebra ogni anno come se si trattasse di un cittadino illustre. E un po' lo è, visto che fa parte della vita, dell'economia e della tradizione del piccolo paese dell'Altopiano. La Festa della Patata, ventisettesima edizione, si è chiusa ieri lasciando dietro a sè una scia di numeri che rendono bene l'idea di quanto questo prodotto sia ormai conosciuto ovunque ed apprezzato anche dai palati più fini: nella giornata di ieri se ne sono andati via la bellezza di venti quintali di patate cucinate fritte, sotto forma di gnocchi o di considera, una particolare varietà di polenta di colore marrone, corposa e nutriente che riempie bene lo stomaco, come serviva in tempo di fame, il cui ingrediente caratteristico sono appunto le patate. Ma il piatto nel quale le patate di Rotzo danno il loro meglio sono gli gnocchi, di cui ieri sono state letteralmente 'bruciate' 2500 porzioni, e la gente ogni anno è disposta a un'interminabile coda pur di pranzare con un piatto di gnocchi al ragù o al pomodoro. Chi ha la fortuna di essere ospite in casa di un rotzese li può gustare anche nella tradizionale ricetta con zucchero e cannella. Si comincia quattro giorni prima a preparare i tuberi per la festa, lavorandoli con farina, uova, noce moscata e grana, e poi con quell'ingrediente speciale che è l'esperienza tramandata di generazione in generazione tra le donne del paese. Un posto d'onore a tavola per la patata di Rotzo ma anche nella letteratura gastronomica tra le pagine del libro Le patate del vicentino nel piatto, edizioni Terraferma, scritto a sei mani da Francesco Soletti, curatore della guida enogastronomica del Touring Club Italiano, Alfredo Pelle, gastronomo e membro dell'Accademia Italiana della Cucina, e Amedeo Sandri, chef e gastronomo. La pubblicazione è stata presentata ieri mattina nella sala consiliare di Rotzo dal sindaco Edoardo Sartori alla presenza di numerose autorità altopianesi, provinciali e regionali. Un'occasione per celebrare anche il lavoro dei coltivatori. La figura di Cristiano Dal Pozzo, presente in sala, ben rappresenta il passato in cui affonda le radici la coltivazione della patata a Rotzo. Dall'alto dei suoi 91 anni, dieci dei quali passati in guerra, e il soprannome di 'Trattore' per la tenacia con cui ha sempre svolto il lavoro nei campi - ora coltivati dai figli - Dal Pozzo ha ripercorso in un discorso di poche righe vergate a mano, in un italiano poco accademico ma certamente espressivo, la storia della patata di Rotzo: "I nostri nonni coltivavano le patate. La semensa è venuta dalla Germania e si chiamava 'masciara'. Più avanti sono venute fuori tre sorti di patate portate dall'Olanda e dalla Germania, selezionate e precoci: la bintja, la desirèe e la spunta. Un quintale della semensa di queste tre produceva sette o otto quintali di patate, e vederle sopra la terra era uno spetacolo". Perfino l'alimento per antonomasia, il pane, a Rotzo veniva fatto con le patate; una specialità che ancora di tanto in tanto viene sfornata dai coniugi Giacomo Rigoni e Bertilla Coaro, titolari del forno che da alcune generazioni produce il pane per il paese. Ma alla fine di quest'anno probabilmente cesseranno l'attività. Fornaio cercasi dunque a Rotzo, disposto a continuare a produrre un pane che i rotzesi non esitano a definire, probabilmente non a torto, il migliore dell'Altopiano. |
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Rotzo. Da oggi a domenica si festeggia il famoso prodotto della "Campagna" Da il giornale di Vicenza del giorno 05/09/2003 di Cristiano Carli Tre giorni dedicati alle patate, il prodotto della terra che rappresenta uno dei massimi vanti per il paese di Rotzo. Da oggi a domenica il piazzale delle scuole elementari ospita la 27ª edizione la Festa della patata, organizzata dalla pro loco di Rotzo con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza, della Comunità Montana 7 Comuni e da Vicenza Qualità. Un appuntamento tradizionale che ha contribuito a far conoscere in tutta Italia questa pianta della famiglia delle solanacee che così bene cresce in questa parte di Altopiano. Proprio in questi giorni si sta ultimando la raccolta nei campi, con l'aiuto di poche macchine e come una volta prevalentemente a mano. Un angolo incantato di Altopiano quello che si apre a valle del paese di Rotzo, che comunemente viene chiamato 'la campagna', un territorio vasto ed esposto al sole, tra i pochi di queste montagne adatto all'agricoltura. Ma la patata vi trova il suo habitat ideale, poiché cresce bene sui terreni sciolti e che drenano bene l'acqua, così com'è quello carsico dell'Altopiano. E questa coltivazione a Rotzo avviene da tempi lontani, narrati dai numerosi segni che i contadini hanno lasciato sul terreno, come si legge nelle pagine del libro Le patate del vicentino nel piatto, edizioni Terraferma, una ricerca del giornalista del Touring Club Francesco Soletti che verrà presentata in sala consigliare a Rotzo domenica alle 11.30: "... le lastre di pietra che delimitano le proprietà secondo l'uso locale, i muretti a secco che bordano le stradine e i terrazzamenti creati per addolcire la pendenza, i cumuli di sassi risultanti dal dissodamento e ora nascosti dai cespugli". E da allora non è cambiato molto, la coltivazione della patata è portata avanti da piccole aziende familiari riunite in una Cooperativa di produttori, che in collaborazione con la Comunità Montana e con la Coldiretti si sta adoperando per far ottenere la certificazione e il marchio territoriale 'Patata di Rotzo'. Ma da dove viene la patata di Rotzo? Mario Rigoni Stern nel libro La storia di Tönle, narra che alla fine dell'Ottocento Tönle portò dall'Ungheria "una razza di patate che poi per tanti e tanti anni diede buoni raccolti e si diffuse tra le nostre montagne". Forse era la patata della qualità chiamata Nera, una varietà tradizionale - scopriamo dal libro di Soletti - documentata negli scritti del primo Ottocento e presente ancora in varie parti d'Europa. Ora le qualità coltivate sono la Bintja o Olandese, ottima per tutti gli usi culinari, la Desirèe, quella con la buccia rossa che dà il meglio di sé fritta, la Spunta, la Monalisa e la Primura. |
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Rotzo. Saranno adeguate le scuole elementari Disabili, il Comune contro le barriere da il Giornale di Vicenza 27/08/200 Il Comune di Rotzo guarda ai disabili. In quest'anno dedicato dall'Europa alle persone portatrici di handicap, il comune dell'Altopiano lunedì scorso ha approvato con l'unanimità del consiglio una delibera che sancisce l'impegno a promuovere interventi per l'abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli ambienti pubblici e privati. A tal fine verranno completati i lavori di adeguamento delle scuole elementare e materna, verrà chiesto alla Regione di stanziare fondi per abbattere le barriere in case private abitate da disabili, e al Governo di rifinanziare una apposita legge in vigore dall'89. Il Comune di Rotzo si impegna anche, attraverso le quattro conferenze dei sindaci della Provincia di Vicenza, a promuovere il potenziamento dei Servizi di Integrazione Lavorativa. Infine, per non rischiare che si parli di disabilità solo quest'anno, il sindaco Edoardo Sartori sottoscriverà alla fine dell'anno un patto tra il Comune di Rotzo e le associazioni dell'handicap della provincia di Vicenza, per proseguire gli impegni anche dopo il 2003. |
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Festa Itinerante dell'Emigrante domenica 3 agosto Rotzo, la terra del ritorno Altopiano terra di emigrazione, ma anche terra di ritorni, a volte per sempre, a volte solo in speciali occasioni. E una di queste occasioni, probabilmente la più importante nel suo genere, è l'annuale "Festa itinerante dell'emigrante" alla quale ha dato vita sei anni fa l'Ente Vicentini nel Mondo, l'associazione che mantiene vivi i contatti con l'altra Vicenza', composta da coloro che in tempi diffìcili hanno dovuto abbandonare la città e la provincia alla ricerca di una vita migliore all'estero, dove hanno dato vita a numerose e nutrite comunità di vicentini. L'Altopiano è stata una delle terre che ha pagato il tributo più alto all'emigrazione, e tra i Comuni altopianesi quello di Rotzo, il più piccolo, è tra quelli che più si sono ritrovati, nel giro di pochi anni, praticamente svuotati. Anche per questo l'Ente Vicentini nel mondo ha deciso di affidare a Rotzo l'onere ma soprattutto l'onore di organizzare domenica 3 agosto la sesta edizione della festa itinerante, impegno che prontamente il sindaco Edoardo Sartori non ha esitato ad assumersi e nel quale è stato prontamente affiancato dalla pro loco, dalla parrocchia, da tutti gli altri Comuni dell'Altopiano (nessuno di essi è rimasto immune dallo spopolamento), dalla Comunità Montana e dai Comuni di Valdastico, Pedemonte e Lastebasse. Per l'occasione è stato pubblicato un numero speciale della rivista " Vicentini nel mondo", l'organo di informazione dell'Ente, che raccoglie tutti i dettagli sulla festa e il personale saluto dei sindaci dei Comuni coinvolti. "Organizziamo questa festa spiega Sartori per tener viva la memoria di questo grande fenomeno che ha caratterizzato la nostra storia, per non dimenticare i disagi, le difficoltà di ogni genere, lo sradicamento dai luoghi e dagli affetti che hanno accompagnato i nostri emigranti sulle vie del mondo, dove hanno onorato i nostri paesi". Per l'evento sono attesi, oltre naturalmente a circa un migliaio di emigranti ed ex emigranti, i sindaci di molti Comuni del vicentino e autorità provinciali e regionali tra cui l'assessore regionale ai flussi migratori Raffaele Zanon, e non è esclusa la partecipazione del ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia e del console di Dortmund, dove nella miniera di Brambauer nel 1912 sono morti in un'esplosione quarantanove minatori, tra i quali quattro giovani di Rotzo. Per l'occasione verrà ricordata anche la figura di Angelo Galvan, nativo di Mezzaselva, che nel 1956 con grande eroismo salvò dalle fiamme alcuni compagni nella grande tragedia di Marcinelle. Durante la festa verrà anche scoperto il monumento all'emigrante collocato nei nuovi giardini che stanno per essere ultimati nel centro di Rotzo grazie anche al lavoro di alcuni emigranti che sono tornati in paese per l'estate. Il monumento è stato realizzato dallo scultore lusianese Gabriele Cantele su un masso di marmo bianco donato dalla ditta estrattiva di Fioravante Pizzato. Da il giornale dell'Altopiano 19 luglio 2003 |
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Rotzo. Nascerà nella scuola di Castelletto con un contributo di 510 mila euro della Fondazione Cariverona La preistoria abiterà nel museo L'iniziativa è stata lanciata dalla Comunità montana della Lessinia Verranno raccolte anche alcune incisioni rupestri della Val d'Assa La Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona ha erogato un contributo di 510.000 euro per la ristrutturazione dell'edificio scolastico di Castelletto di Rotzo, che sarà trasformato in museo archeologico dell'Altipiano dei Sette Comuni. L'iniziativa avanzata dalla Comunità Montana della Lessinia e sostenuta dall'Amministrazione provinciale di Vicenza, consentirà di riunire nell'edificio le interessanti collezioni preistoriche e protostoriche provenienti dalle ricerche condotte sull'Altipiano. Nel territorio altipianese sono venuti in luce manufatti dell'uomo di Neandertal, datati tra 100.000 e 40.000 anni fa, in vari punti: Cava degli Orsi e Grotta Obar de Leute nella valle del Gelpach, Gallio, Marcesina, M. Corgnon di Lusiana. Più abbondanti le tracce lasciate dai cacciatori di stambecchi che hanno frequentato l'Altipiano attorno a 13.000 anni fa: Bosco del Prunno presso Asiago, Vallastari di Conco, Marcesina e, sempre sull'Altipiano ma in territorio amministrativamente trentino, Riparo Dalmeri. In quest'ultimo sito sono state messe in luce recentemente, alla base dell'abitato, alcune eccezionali pietre dipinte con ocra rossa che rappresentano le prede dei cacciatori (stambecchi, bisonti, cervi, caprioli, camosci) e vari vegetali. Infine, per quanto riguarda la frequentazione di popoli cacciatori e raccoglitori, saranno ben documentati i numerosi accampamenti di caccia di età mesolitica, databilki attorno a 9.000 anni da oggi, esplorati nell'area compresa tra Cima XII e Bivio Italia. La preistoria più recente sarà rappresentata dai reperti venuti in luce al margine meridionale dell'Altipiano e che andranno anche questi ad arricchire la collezione di reperti per ricostruire in modo particolareggiato la storia dell'Altopiano. Infine, tra i siti protostorico sarà ampiamente documentato il vicino Villaggio del Bostel di Rotzo, indagato già nel XVIII sec. Dall'Abate Agostino Dal Pozzo. Si prevede di collocare nel museo anche una documentazione relativa alle incisioni rupestri della Val d'Assa, attribuite ad età medioevale, anche queste di particolare pregio e in grado di accrescere ulteriormente l'interesse del centro che già si preannuncia ricco di interessanti spunti per ricercatori e semplici appassionati. Con l'allestimento del Museo, nel quale sarà messa in evidenza come l'evoluzione dell'ambiente abbia condizionato la presenza e l'attività dell'uomo, l'Altipiano potrà offrire ai suoi ospiti un'immagine completa delle frequentazioni autropiche che si sono succedute negli ultimi 100.000 anni e in questo modo rendere più agevole anche la comprensione delle evoluzioni storiche più recenti. Da il giornale di Vicenza del gg. 04/06/2003 |
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21/01/2003 da Il Giornale di Vicenza |
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09/01/2003 da Il Giornale di Vicenza |
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Rotzo. Imprenditore italo-brasiliano È ritornato dal Brasile per trascorrere alcuni giorni a Castelletto di Rotzo da dove sono partiti circa 120 anni fa i suoi antenati per andare a cercare fortuna in America del Sud. Era già venuto in Italia nel 1998 Lidio Dal Pozzo, assieme alle cugine Marines e Mistica, per conoscere i luoghi di cui aveva sempre sentito parlare da suo nonno Giovanni. Si era così innamorato dei luoghi e della gente di Rotzo che questanno non ha resistito alla tentazione di ritornare. Racconta che il suo avo Dal Pozzo Antonio Nicolò, assieme alla moglie Slaviero Domenica, emigrò in Brasile nel 1886, a Nova Padua, nello Stato del Rio Grande do Sul. Qui hanno avuto diversi figli fra i quali suo nonno Giovanni che ha avuto 11 figli. Anche il papà di Lidio ha avuto ben 11 figli, cinque maschi e sei femmine, quindi si può ben immaginare come la dinastia dei Dal Pozzo si sia rafforzata con un gran numero di componenti. Lidio è sposato ed ha tre figlie; è proprietario di una cava di ghiaia che conduce con la collaborazione della moglie e di una figlia e con 11 operai dipendenti; alcuni suoi fratelli gestiscono un ristorante "Castelletto" nelle vicinanze delle famose cascate di "Iguaçu". In Brasile è ancora vivente la madre che ha 75 anni. Ad accompagnare Lidio in Italia suo cognato Gavazzoni Olmar, titolare di unagenzia di viaggi nello Stato del Parai. In questi giorni Lidio ed il cognato sono impegnati a visitare parenti ed amici per rafforzare quei legami che hanno permesso a Lidio Dal Pozzo di conoscere ed apprezzare questi posti da dove sono partiti i suoi antenati. Lui sta già programmando la prossima visita in Italia ed intanto si augura che anche qualche parente di Castelletto di Rotzo si rechi in Brasile per conoscere la dinastia dei Dal Pozzo, che ha già superato i cento componenti. Da il giornale l'Altopiano |
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Il nuovo Bancomat a Rotzo |
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A Rotzo domenica 8 settembre la Festa di Malga e dellAlpeggio Un rilancio delle montagne, proprio nell'anno internazionale a loro dedicate. Un'occasione importante per sostenere un realtà che a livello vicentino e veneto continua a rappresentare una grande ricchezza, non solo dal punto economico e quindi dagli introiti di turismo e pastorizia. Un dato ufficiale, per dimostrare che le nostre montagne "vanno sempre di moda" è questo: il Veneto è l'unica regione italiana che è stata capace di accrescere di un ulteriore 5,8\% il suo movimento turistico, chiudendo il 2001 con 58 milioni di presenze e 12 milioni di arrivi. In questo panorama, anche la montagna ha confermato i segnali di risveglio degli ultimi tempi, con una buona stagione invernale nonostante lo scarso innevamento naturale e una ripresa d'interesse del turista anche per l'offerta estiva. Di certo l'Altopiano dei Sette Comuni rappresenta una dei comprensori più ambiti a livello nazionale. E non è un caso che le manifestazioni che la prima delle grandi iniziative (tenutasi ad inizio luglio) messe in cantiere dalla Regione Veneto per l'Anno Internazionale della Montagna 2002 sia stata ospitata proprio ad Asiago, nella sala convegni dell'hotel Linta Park: si è trattato di un simposio internazionale dal titolo "La Montagna, ambiente per la Salute". Tutti gli amministratori montani, compresi quelli altopianesi, pongono l'attenzione sulla necessità di rilanciare con un progetto strategico ad ampio respiro l'intera gamma di proposte per la vacanza in montagna. E una forte valorizzazione per rilanciare con nuove idee l'offerta turistica montana può venire proprio dal binomio salute-benessere. E d'altronde gli stessi medici e specialisti sono unimamente d'accordo: un soggiorno in montagna fa molto più bene di quanto non si creda. Secondo una recente ricerche scientifiche, con le dovute cautele e acclimatazione, la montagna fa bene ai cardiopatici anche al di sopra della fatidica "quota 1000" fino ad ora indicata come loro limite massimo; fa bene pressocchè per tutte le necessità riabilitative comprese quelle postinfartuali; fa benissimo ai broncopneumopatici; è un toccasana per bambini e anziani, non solo grazie all'aria migliore (già questo basterebbe) ma anche grazie ai benefici per l'apparato muscolo-scheletrico e per la circolazione, che derivano dall'attività fisica legata all'escursionismo. Ecco quindi che l'Anno Internazionale della Montagna 2002 non si inserisce solo in un contesto economico e turistico, ma anche sociale e legato alla salute. Tornando agli appuntamenti promossi in questo ambito un'iniziativa importante è stata assegnata anche al Comune di Rotzo, per sottolineare "le attività tipiche delle aree montane". Gli amministratori locali, con il sindaco Edoardo Sartori in testa, hanno pertanto ritenuto di dedicare la giornata di domenica 8 settembre alla "Festa di Malga e dell'Alpeggio", per evidenziare proprio questo settore economico. Durante la giornata - promossa anche con l'intervento della Regione Veneto, della Comunità Montana, della Camera di Commercio di Vicenza e di alcuni istituti di credito altopianesi, oltre che con il patrocinio dell'ONU - sarà rievocata anche la donazione dell'esemplare delle Croce Astile, issata al Polo Nord e custodita all'interno della chiesetta di San Francesco, ricavata da un manufatto della ex-malga di Campolongo , ora rinomato Centro Fondo. Il programma prevede alle 10 l'arrivo delle autorità, alle 10.30 la Messa nella chiesetta di San Francesco, alle 11.30 i saluti e gli interventi delle autorità e degli invitati e alle 13 il pranzo al Centro Fondo Campolongo . La giornata proseguirà poi alle 14.30 con il Pentathlon del boscaiolo, alle 16 con un concerto all'aperto con la presenza dell'Orchestra Camerata Musicale Vicentina, mentre la conclusione della "Festa della Malga e dell'Alpeggio" è prevista alle 18 con la benedizione presso la Chiesetta. |
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Da il Giornale di Vicenza del 04.07.2002 di Matteo Dal Pozzo È stata inaugurata lattività dellagriturismo "Zecchinati" con sede a Rotzo, in via Capovilla. Dopo tanta attesa, finalmente anche nel piccolo centro montano si può trovare un ambiente confortevole e dai prezzi accessibili che presenti i prodotti tipici locali, in particolare i piatti a base di patate e la carne dellazienda agricola, unica azienda nel territorio comunale che alleva oltre cento capi di bestiame da carne. Il titolare dellazienda è il sig. Egidio Zecchinati, da sempre impegnato nel lavoro dei campi, nellallevamento del bestiame e nella produzione di patate. "Lidea di aprire un locale - dice Zecchinati - è venuta alla mia famiglia quando il secondogenito Francesco si è iscritto alla scuola alberghiera e quindi, anche in considerazione che in paese non vi era nemmeno un locale destinato alla ristorazione, si è deciso di puntare su tale settore. La mia famiglia è sempre vissuta del lavoro dei campi e quindi ci sembrava opportuno valorizzare i nostri prodotti ed offrirli ai clienti dellagriturismo". Prosegue Egidio: "Il locale doveva sorgere in aperta campagna, immerso nel verde, ma purtroppo problemi burocratici ci hanno indotto a dirottare i lavori nellazienda già esistente, in centro a Rotzo". La conduzione dellagriturismo è affidata al figlio Francesco, ma tutti i familiari ed i parenti sono coinvolti per la riuscita delliniziativa. Lazienda agricola Zecchinati, già da molti anni specializzata nella vendita della famosa patata "Bintje" di Rotzo, incrementa ora la propria attività con la conduzione dellimportante struttura agrituristica. "Offriamo alla nostra clientela la carne prodotta nella nostra azienda, sia di bovini che di suini e pollame ci dice Clara, cuoca allattività agrituristica e la patata che ha reso famoso Rotzo; la specialità del nostro ambiente sono senzaltro i tipici prodotti a base di patata, come gnocchi, purea, polenta considera ed altre specialità locali. Le verdure vengono raccolte tutte nei nostri orti e nei campi e quindi la specifica qualità del prodotto non sempre ci permette di mantenere i prezzi troppo bassi; un prezzo equo, quindi, per prodotti di alta qualità". "Linizio della nuova attività - conclude Clara - è senzaltro positivo e speriamo che in futuro si allarghi la cerchia dei clienti che sappiano apprezzare la genuinità dei prodotti locali". |
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PARCHEGGI ?
Nella seguente tabella vengono illustrati i costi di massima degli interventi. |
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Posti Macchina Attuali |
Posti macchina previsti |
Costo Intervento |
Costo per posto macchina |
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|---|---|---|---|---|---|
| Parcheggio Garage comunali |
3 |
8 |
€ 5000 |
€ 1000 |
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| Parcheggio viale scuole elementari |
0 |
18 |
€ 18.000 |
€ 1000 |
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| Parcheggio chiesa |
0 |
17 |
€ 35.000 |
€ 2058 |
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| Parcheggio sotto Via Capovilla |
0 |
15 |
€ 38.000 |
€ 2533 |
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| Totale |
3 |
43 |
€ 96.000
(£ 186.000.000) |
€ 2233 ( £ 4.323.000 ) |
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Oggetto: Proposta di soluzione del problema dei parcheggi nel capoluogo.
Al Sig. Sindaco |
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Nata in sordina due anni fa, la rassegna dei presepi ha visto una crescente adesione da parte della gente del paese rimarrà aperta ancora per due domeniche E' solo alla sua terza edizione ma ha già riscosso tanto successo ed unanimi consensi la Mostra dei Presepi ospitata nei locali della Biblioteca Comunale a Rotzo; L'iniziativa è nata nel 1999 ad opera di un gruppo parrocchiale che ha pensato di utilizzare l'intraprendenza, la fantasia e la creatività dei rotzesi. fino a qualche anno fa si facevano presepi all'aperto, qua e là, sia tradizionali che d'avanguardia o particolari per tecnica e concezione; ecco che messe insieme queste così diverse modalità di sintetizzare la natività, si è pensato di crearne una mostra che potesse valorizzare, divenuta nel contempo fiore all'occhiello delle proposte turistiche invernali per trascorrere qualche attimo particolare, sereno e sicuramente piacevole. Nella "vernice" del 1999 erano 25 i Presepi esposti, ed il successo fu già incoraggiante tanto che il numero è arrivato quasi a raddoppiarsi lo scorso anno, quando il Natale 2000 le rappresentazioni messe in vetrina diventarono 45. Per questa edizioni altro aumento esponenziale del numero, arrivato a ben 85 opere realizzate quasi esclusivamente da rotzesi con le più disparate concezioni, tecniche e materiali. Si trovano così natività dipinte o scolpite su legno o articolate lungo un ramo d'albero, altre realizzate con pasta, con spezie, con stagnola, con polistirolo, con cotone, rame, perle, corda o tela di sacco, calze di nylon,mattoncini lego, biscotti, sassi....; qualcuno tornito in legno, altri realizzati dentro un vecchio televisore o in una lampadina. Insomma, una fantasia senza limiti e confini che non manca di sbalordire ed entusiasmare il visitatore per una rassegna che, probabilmente la più vasta raccolta ed esposizione della Provincia, dovrebbe trovare spazio nel "guiness dei primati" provinciali in materia. A margine anche una mostra di disegni a tema natalizio realizzati dai bambini delle scuole elementari di Rotzo ed una mostra fotografica testimonianza delle "Capanne natalizie" realizzate nella Chiesa di S. Gertrude negli anni Ottanta. Nel solo periodo delle vacanze natalizie e nonostante una non certo eclatante reclamizzazione, la mostra ha visto passare ben oltre tremila visitatori tutti sorpresi e soddisfatti per un viaggio nel mondo dei presepi probabilmente inaspettato per quantità e qualità. Mentre si guarda già al futuro (per il quale il problema più grosso potrebbe essere quello di uno spazio adeguato in caso di ulteriore, presumibile ampliamento dell'"offerta"), i ritardatari possono ancora pensare ad una visita, visto che la mostra rimarrà aperta anche nelle restanti due domeniche di gennaio, dalle ore 15 alle ore 19, sempre nei locali della Biblioteca messa a disposizione dall'Amministrazione Comunale. L'ingresso è gratuito e la libera offerta servirà a finanziare progetti a sostegno delle Missioni in Africa, direzione in cui il gruppo di promotori opera da tempo ed in svariati modi. |
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MOSTRA PRESEPI |
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PENSIERI TRATTI IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA FUNEBRE DELLA MAESTRA CARLA |
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22 novembre 2001 Se nè andata la "maestra Carla" di Rotzo Negli anni 60 guidò una giunta femminileÈ mancata laltra mattina, stroncata da un arresto cardiaco Carla Slaviero (nella foto), da tutti conosciuta come la "maestra Carla" di Rotzo. Nata 79 anni fa in paese, per oltre 40 anni aveva svolto il suo insegnamento alle scuole elementari del piccolo centro montano, dapprima ad Albaredo e poi a Rotzo, fino al pensionamento avvenuto una ventina di anni fa. Fu alla ribalta della cronaca nazionale quando, nel 1963, aveva guidato il paese di Rotzo come sindaco di unAmministrazione composta da sole donne.Per ben sei anni era durato il suo mandato, nel corso del quale aveva risolto la delicata vertenza con San Pietro e Pedescala per la divisione dei beni patrimoniali delle malghe e del patrimonio boschivo, favorendo una divisione a metà fra il Comune di Rotzo e lAmministrazione dei beni di uso civico di San Pietro e Pedescala, frazioni di Valdastico.Successivamente è stata consigliere comunale di minoranza, impegnata in politica fino ad una decina di anni fa.Ritiratasi a vita privata, non aveva abbandonato tuttavia la sua passione per la raccolta di libri e notizie storiche, ed aveva sempre prestato la propria collaborazione a favore del Comune, della parrocchia e della Pro loco per iniziative a carattere storico-culturale. Fino alla sera prima di morire aveva partecipato in parrocchia ad una riunione per la programmazione del libretto parrocchiale "Altaburg la voce", una rivista trimestrale che viene distribuita fra le famiglie di Rotzo con riportati gli avvenimenti di ogni trimestre. Fervida sostenitrice del restauro della chiesetta di Santa Margherita, era entrata a far parte del comitato per la ristrutturazione delledificio sacro ed aveva contribuito con le sue conoscenze affinché lopera di restauro rispecchiasse le caratteristiche originarie della chiesetta. Si era interessata anche per la realizzazione, lo scorso autunno, della cappella di San Francesco di Assisi, realizzata in settembre per contenere la croce astile donata a Rotzo da mons. Andreatta e collocata a Campolongo nella nuova cappella. Su questo argomento aveva preparato un articolo che sarebbe stato pubblicato nel libretto parrocchiale il prossimo Natale. Lascia buoni ricordi in tutti i suoi compaesani, che per lei avevano il massimo rispetto e una profonda considerazione. La cerimonia funebre avrà luogo a Rotzo, sabato alle 10; poi la salma sarà tumulata nella tomba di famiglia. Matteo Dal Pozzo |
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07 Settembre 2001 da il Giornale di Vicenza di Adriano Toniolo |
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Giovedì 30 Agosto 2001 Patate in crisi. Ma ottime Produzione dimezzata, Rotzo chiede la calamità naturale Da venerdì a domenica la festa ci sarà comunque, perché le tradizioni non vanno interrotte. Ma questanno cè qualche motivo in meno per essere allegri: la produzione di patate a Rotzo è praticamente dimezzata rispetto alle attese, tanto che lAmministrazione comunale ha chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale. È la lunga siccità la causa della drastica diminuzione del raccolto, che in alcuni casi è sceso al 40 per cento di quanto veniva prodotto solitamente. La produzione si attestava fra i 2.700 e i 3 mila quintali, secondo le annate, ma finora non si era mai scesi ai 1.500 quintali raccolti. Lassociazione produttori di patate di Rotzo, sorta due anni fa per tutelare con maggiore efficacia le esigenze degli agricoltori che si dedicano a questa attività, ha incontrato lunedì scorso Graziano Impiumi, direttore dellispettorato regionale per lagricoltura. La convocazione è stata disposta dal sindaco di Rotzo, Edoardo Sartori: «In quella sede - spiega il primo cittadino - abbiamo spiegato la situazione, presentando tutti i dati. Il problema è piuttosto grave: non solo i quantitativi sono inferiori, ma anche la pezzatura è minuta e rende le patate stesse difficilmente commerciabili. Il danno economico è ingente, in considerazione degli alti costi di produzione». La documentazione è stata trasmessa anche alla Camera di commercio, allassessorato allagricoltura della Provincia, alla Comunità montana: «Auspico che questi enti - dice ancora il sindaco - possano in qualche modo intervenire per compensare il danno subito. Lispettorato allagricoltura ha assicurato che i produttori di Rotzo saranno inseriti nel programma di calamità provinciale del Vicentino, di cui fanno parte altre zone della provincia particolarmente colpite dalla siccità o dalla grandine. In breve tempo saranno forniti i moduli da compilare da parte di ogni singolo produttore, sia i coltivatori diretti, sia gli imprenditori agricoli come attività secondaria». Lunica consolazione, se di consolazione si può parlare, è il fatto che raramente le patate sono state buone come questanno. Per sapore, resa gastronomica e valore nutritivo, la patata di Rotzo è già considerata nella top ten dei tuberi a livello nazionale. Grazie al clima (siccità a parte), alla particolare natura del terreno e alle tecniche di coltivazione ancora di tipo tradizionale (i concimi sono organici, la raccolta viene effettuata a mano, i trattamenti ridotti al minimo), la patata di Rotzo è più ricca di amido e con minore umidità rispetto ai tuberi di pianura, molto soffice e farinosa. NellAltopiano fu introdotta già nel Settecento, proveniente dal continente americano, ma dovette superare la diffidenza della gente di montagna, abituata a cereali e legumi, prima di imporsi come alimento indispensabile, se non unico, durante il periodo invernale. La tradizione della patata appartiene alla popolazione di Rotzo dallOttocento, quando veniva prodotto un tubero dalla buccia violacea, o "nera", che arrivava sulle tavole dei vicentini di pianura. "Bintje", "Spunta", "Desirée", "Monalisa" sono i nomi delle varietà coltivate oggi, ciascuna con caratteristiche peculiari. Scorrendo la lista dei modi in cui la patata può essere preparata e cotta, cè di che stuzzicare i palati più esigenti: fritta, lessata, al forno, o utilizzata come ingrediente nella polenta impatata, nel pane di patate, nella minestra di riso e patate, negli gnocchi. Fino al piatto forse più succulento, la "polenta considera", fatta con patate, farina, strutto, cipolla e un po di latte. E ci saranno tutti alla Festa della patata, che comincia domani. Saranno utilizzati 50 quintali di tuberi per questa edizione, la venticinquesima; più di quaranta volontari, coordinati dalla Pro loco di Rotzo, sono già al lavoro per sbucciare le patate e predisporle per essere convenientemente cucinate. «Ci sono anche alcuni villeggianti, che si sono messi a disposizione per dare una mano - commenta il sindaco -. Non posso che ringraziare la sensibilità di tante persone, solidali con i produttori in questo momento di difficoltà». Gianmaria Pitton |
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La patata di Rotzoe la sua nicchia di campagna Edoardo Sartori |
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Lo scoglio del diavolo " Tra le manifestazioni culturali organizzate per lestate 2001 sullAltopiano di Asiago segnaliamo la presentazione del libro " Lo scoglio del diavolo" di Andrea Cera, pubblicato dalla casa editrice "La Serenissima" di Vicenza. Vi si racconta la storia di un ragazzo e di un suo viaggio dallAltopiano dei Setta Comuni e in particolare da Rotzo, suo paese natale, alla città di Vicenza, ai tempi della grande epidemia di peste, che sconvolse il Nord DItalia allinizio del600. Ne risulta un affresco sulla vita della gente di montagna in quei tempi lontani, una vita difficile, ove leseguità delle risorse nel quotidiano era compensata dalla solidarietà tra le persone, dalla fede nella Chiesa, ma anche nelle forze soprannaturali, derivata da antiche credenze pagane. Lautore di origini altopianesi vive e lavora a Vicenza come medico ospedaliero, Fin da ragazzo ha manifestato una spiccata vocazione letteraria. Questo è il suo primo libro, opera originale ed interessante, che merita lattenzione degli addetti ai lavori. Le presentazioni hanno il seguente calendario: il 21 luglio a partire dalle ore 17.30 nella Sala Consiliare ( Sala Quadri ) del Comune di Asiago, a cura del dr. Giancarlo Bortoli, autorevole storico dellAltopiano dei Sette Comuni; il 28 luglio a partire dalle ore 21.00 nellantica chiesetta di S. Margherita di Rotzo, a cura del dr. Edoardo Sartori, sindaco di Rotzo; il 17 agosto a partire dalle ore 21.00 presso lIstituto di Cultura Cimbra, a cura del prof. Sergio Bonato". Andrea Cera |
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La Croce Astile benedetta dal Papa sarà posta nella piana di Campolongo |
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Rogazione 2001 |
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Mercoledì 4 Aprile 2001 Matteo Dal Pozzo |
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