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La peste scoppiata nell'anno 1630 e descritta,
con sofferto realismo e cristiana pietà, da Alessandro Manzoni
nel suo celebre romanzo " I Promessi Sposi", si diffuse rapidamente
anche nel Veneto, Migliaia e migliaia le vittime di questa pestilenza
nelle città, a Venezia in particolare, nelle campagne e in montagna.
Il tragico evento contagiò nel 1631 anche il nostro Altopiano e
le popolazioni vennero decimate da questo morbo mortale: paesi e contrade
vennero spopolati dalla spaventevole pestilenza in breve tempo. Ed anche
le genti della nostra terra montana pregarono supplicarono il Cielo di
far cessare la terribile epidemia. Invocarono in modo particolare S. Rocco,
il taumaturgo di Montpellier Francia), buon intercessore contro la peste,
il pellegrino di Dio. Gli appestati venivano portati a morire in luoghi
lontano dai centri abitati: luoghi chiamati "Lazzaretti" Per
questo motivo Castelletto, Rotzo, Albaredo hanno una località denominata
"Lazarit". A Castelletto si trova lungo la strada che si snoda
attraverso la campagna in direzione di Rotzo. A ricordo del triste luttuoso
luogo, da secoli ormai, si erge ad un certo punto una croce. A Rotzo in
località Sabaus (= casa del pastore) verso la Valdassa e ad Albaredo
nel pianoro che si estende in fondo al Pùbel (=piccola sommità-collina)
verso il Packtaal (= valle del torrente). Le popolazioni sempre più
angosciate da tante vittime fecero un voto a S. Rocco. La peste finalmente
cessò ed allora i superstiti di Castelletto mantennero la loro
libera promessa: costruire una chiesetta a S. Rocco quale solenne ringraziamento
per la fine della pestilenza che tante vittime aveva mietuto nel nostro
paese e sull'Altopiano. La edificarono, con amore e perizia, proprio nel
centro della Contrada a ringraziamento di essere stati liberati da1 tremendo
flagello.
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Al centro dell'altare, in alto, una
bella statua di S. Rocco con uno sguardo sofferente e supplichevole,
vestito da pellegrino con mantello e bastone e con il suo fedele
cane tutto proteso a leccargli la piaga sanguinante del ginocchio
sinistro. La Chiesetta venne sempre tenuta con grande cura dai fedeli
di Castelletto, provvedendo con sollecitudine ad ogni necessità
e fu sempre l'orgoglio della contrada. Nella visita effettuata dal
Vescovo di Padova, Giorgio Cornelio, nel 1633, la gente supplicò
il prelato di permettere all'arciprete di Rotzo di poter celebrare
la S. Messa almeno due volte al mese nell'oratorio di S. Rocco in
considerazione della distanza di quasi due km da Castelletto a Rotzo,
della lunga stagione invernale e delle cattive condizioni della
strada. Il Vescovo acconsentì alla richiesta e diede facoltà
al Vicario Foraneo di benedire l'oratorio che si riteneva dignitosamente
curato e munito del necessario. Venne, pertanto, concesso all'arciprete
di Rotzo di celebrare, a sua discrezione, soddisfacendo le attese
dei fedeli. Accanto al piccolo oratorio, da secoli, ormai, simbolo
della frazione, non fu mai eretto il campanile.
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Sulla sommità della facciata,
sul tetto, una semplice sopra elevazione "alla cappuccina"
che oggi richiama e raduna i fedeli per le sacre funzioni con
mezzi sonori moderni. Forse in passato era appesa una campanella.
Più sotto si legge: In honorem S. Rochi La chiesetta fu
priva della sacrestia per secoli: questa necessaria adiacenza
venne costruita molto più tardi, esattamente durante la
ricostruzione dopo i gravi danni subiti a causa della grande guerra
1915-1918. Grande il fervore del restauro. Le persone più
anziane ricordano che la parte della chiesetta non danneggiata
venne adibita a cucina a beneficio degli operai impegnati nei
lavori. Negli anni successivi l'Oratorio venne sempre più
curato, diventando sempre più chiaramente l'espressione
della fede e delle tradizioni di Castelletto, Rotzo e Albaredo.
Ogni anno, infatti, il 16 agosto, veniva celebrata la "Sagra
di S.Rocco", in una festosa, atmosfera religiosa e paesana,
occasione di incontro fra parenti ed amici nel ricordo dei tempi
passati. Una grande festa religiosa e civica nello stesso tempo.
In seguito, il progresso di questi ultimi decenni apparino la
vivacità della ricorrenza e, piano piano, la festività
di S. Rocco si ridusse ad una semplice funzione religiosa. In
compenso, però, si fece sempre più attenta la manutenzione
ordinaria e straordinaria della chiesetta che, con il passar del
tempo, acquistò un aspetto ancor più decoroso e
funzionale da diventare un dignitoso punto d'incontro per le celebrazioni
liturgiche: il cuore della contrada. Al suo interno si rilavano
lindore e accuratezza in ogni particolare; semplicità,
buon .gusto, decoro. Mi sia consentito un ricordo. Un giorno della
scorsa estate, un gruppo di amici da Vicenza, diretto al Bostel,
visitò la chiesetta di S. Rocco: sorpresa e stupore! Per
i miei ospiti è stato il primo fiore colto in montagna:
la prima entusiastica conquista di conoscenze delle vicende storielle
della nostra terra, solitaria e meravigliosa, che fanno di Castelletto
un prestigioso biglietto di presentazione di tutto l'Altopiano.
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